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venerdì 12 agosto 2022

Dimmu Borgir - Spiritual Black Dimensions

#FOR FANS OF: Symph Black
A good follow-up from 'Enthrone Darkness Triumphant', but this album didn't surpass it in my estimation. The riffs are good and the synthesizers not overly powerful, though they were powerful. Not enough to drown out the guitars though. I think the riffs were solid, catchy and thick. That's one thing their predecessor lacked. Yes, this album a little more heavy than the last. Just the riff writing needed to be stronger and more creative. That's my view at least, but I still gave the album a "B" rating. And Silenoz does a great job on vocals. He makes Dimmu who they are. It's too bad the newer releases aren't as strong.

I felt that the vocals, guitar and synthesizers were the highlights to the album. They really hit home with me. It's not my favorite Dimmu release, but it's up there. I felt that 'Stormblast' was too mild a release, still good though. They toned it up in a big way in terms of the guitars. But it didn't seem like the guitars flowed with the synthesizers. That's one thing I felt was so awesome about 'Enthrone Darkness Triumphant'. Everything seemed to flow together guitars and everything. Not on here.

Silenoz seemed ultimately angry on here though. It's a positive for the guitars to keep that aggression up there. It's just the riffs weren't catchy enough. They seemed to fall short even though the distortion tone was good, the riffs weren't. That may just be something I had to accept from this album. They really needed a better follow-up to keep the progression cycle in place. But I was mistaken. Dimmu just has had a winding path from glory to doom. If they continued on a stronger lineup, then maybe that would've transpired. But this wasn't the case. The line-up changes didn't do good for the band. Not on every album, just a good portion of them.

I felt that the production sound on here was good, but the music fell short. It's still good, but just like I said a "B" rating. If you've never heard this one or are new to Dimmu and their sound, you could make your own determination whether or not it suits you and your taste in symphonic black metal. I like this album, don't get me wrong, it's just not my favorite. I think ti'd be best to check it out on YouTube or Spotify to make your determination as to if you should be the CD. I bought the CD, but it sits on the shelf most days because 'Enthrone Darkness Triumphant' is more in my headset. But still, check it out! (Death8699)


(Nuclear Blast - 1999)
Score: 83

https://www.facebook.com/dimmuborgir

The Scum - The Hunger

#PER CHI AMA: Death Old School
Nati semplicemente come Scum, i sei colombiani di Manizales, hanno mutato il loro moniker in The Scum nel 2017, rilasciando successivamente il debut album 'Ashen' nel 2018 e quest'anno il secondo 'The Hunger'. I nostri sono fautori di una proposta brutale che dal rombo di chitarra (ce ne sono ben tre!) dell'iniziale "Winds of the End", sembrano poter evocare un che degli esordi di Grave/Entombed, con un pizzico in più di groove nelle chitarre soliste. La ritmica è comunque tesa con il bel vocione di José Fernando Ospina a sostenere un sound spinoso, alleggerito da un paio di assoli niente male. Le cose si ripetono anche nella successiva "I Drink Your Blood and I Eat Your Skin", song forse drammaticamente old school ma con degli assoli da urlo che si stagliano su una porzione cupa e orrorifica. Mettiamo comunque subito i puntini sulle i: per quanto il lavoro conservi un'aura retrò evocante un po' tutti i maestri del death europeo di metà anni '90, peraltro enfatizzato dal mastering del buon vecchio Dan Swanö, trovo che sia ideale come spaccaculi, suonato poi da musicisti davvero bravi e ispirati in chiave solistica. È il caso della strepitosa "Burial" con assoli epici e melodici sciorinati l'uno dietro l'altro. Un po' meno invece la malmostosa "One of Them", fatto salvo sempre per quei giochi di luci ed ombre messe in scena dalle sei corde, reale punto di forza di un lavoro che rischierebbe invece di scadere nell'anonimato. La title track ha un impatto devastante ma in corrispondenza di un rallentamento a metà brano, sigilla la sua forza con un assolo di scuola Morbid Angel, che ci accompagna quasi fino al finale. Apertura inedita per "Withered Faith" la song più lunga e strutturata del lotto, che sembra prendere le distanze dagli altri pezzi per una velocità decisamente più meditabonda ed un assolo qui più ringhiante. In chiusura, un'altra manciata di pezzi che vi permetteranno di apprezzare ulteriormente l'urticante proposta dei The Scum: dalle brevissime "The Seal" e "Redemption" alle veementi "The Death of Light" e "Rogue", quest'ultima una vera e propria contraerea a livello di batteria. Insomma una bella carneficina da quella che viene chiamata "La Città delle Porte Aperte". (Francesco Scarci)

(Satanath Records/Wild Noise Productions - 2022)
Voto: 73

https://satanath.bandcamp.com/album/sat342-the-scum-the-hunger-2022

La Reine Seule - Visages

#PER CHI AMA: Neoclassic
Nel 1988 comprai un album della cantautrice italiana Alice, che interpretava arie di Satie, Faurè e Ravel, in una forma molto classica di solo piano, suonato dal maestro Michele Fedrigotti. Era intitolato 'Melodie Passagère' e mi colpì molto per il suo effetto sospeso, malinconico ma arioso pieno di vitalità, ma grigio interiormente, proprio come i colori della sua splendida copertina. La stessa bella sensazione la riprovo oggi nell'ascoltare 'Visages', il nuovo lavoro di Judith Hoorens uscito per la Kapitän Platte, già pianista dei post rockers We Stood Like Kings. Un album adulto, sognante, riflessivo ed onirico simultaneamente, un disco neoclassico di solo piano diviso in otto parti, dove da un'identica cellula musicale di tre sole note, tra minori e maggiori, si sviluppano tutte le varie melodie che compongono l'opera, donando una corposità materiale alla musica, che avvolge e rapisce l'immaginazione costantemente, nota dopo nota. L'effetto sospensivo è ipnotico e mette in mostra le capacità eccelse della pianista belga nel comporre ed eseguire musiche in solitudine di fronte ad un pianoforte, che a volte si copre di malinconiche arie ma che sanno anche dare cristallini tocchi di vitalità, una gioia leggera come un soffio di vento soffice sul viso. In queste otto tracce, La Reine Seule dona vita ad un lavoro magico, gestito come una colonna sonora per un film in bianco e nero di una pellicola retrò, intenso e profondo accompagnato da un artwork di copertina assai affascinante ideato dall'artista Taila Onraedt. Non è facile spiegare come un disco di questa fattura possa entrare nelle grazie di un pubblico esteso, ma credo che basterà un solo ascolto di 'Visages', per farsene una ragione, d'altronde Judith Hoorens, era già deliziosa nei dischi degli We Stood Like Kings fin dall'ottimo 'Berlin 1927', passando per 'Classical Re:Works', dove il post rock incontrava la classica, rivisitandola a suo modo e come fosse cosa di tutti i giorni farlo in quel contesto. La Reine Seule conferma la sua ottima qualità, anche in perfetta solitudine, legata mani e piedi al neoclassicismo di un piano che è impossibile non amare alla follia. Ascolto consigliatissimo. (Bob Stoner)
 

martedì 2 agosto 2022

Bestialord - Bless Them With Pain

#PER CHI AMA: Thrash/Death/Doom
Dagli US ecco arrivare un mefistofelico mostro che risponde al nome di Bestialord, un moniker che pensavo mi potesse portare nei paraggi di un death black senza compromessi e invece mi consegna in questa terza release intitolata 'Bless Them With Pain', un disco devoto ad un thrash death doom ritmato e chiaramente super old school. Le influenze che si riscontrano infatti sin dall'iniziale title track sono riferibili a band quali Celtic Frost o primi Cathedral anche se poi a livello solistico, il terzetto originario di Wichita, si lancia in suoni più heavy metal che estremi, sebbene il growling possa semmai evocare Death o Obituary. Insomma un bel minestrone avrete capito, ma tutto concentrato comunque in sonorità estreme di fine anni '80 inizi '90. Tutto questo è sottolineato anche dalla celerità di un brano come "Face Your Sin", thrash death nella più marcata tradizione americana, con un riffing che richiama i primi Over Kill. Con "Upon the Altar" si rimane nei paraggi di un death doom (cosi come "Are We Not Gods") che puzza proprio di sulfurei suoni infernali; ci pensa fortunatamente una buonissima chitarra solistica (ottima anche in "So It Shall Be" e in "Starless Seas", cosi vicina ai Nocturnus) a dare una certa verve ad un pezzo che altrimenti non mi farebbe certo gridare al miracolo. E il problema permane anche nelle successive tracce, a mio avviso rimangono troppo legate ad un passato di cui dovremmo rassegnarci al fatto che non ci siano più degni eredi. Le otto song qui incluse alla fine faranno la gioia di vecchi nostalgici del thrash death di tre decadi fa, gli altri per favore si astengano o si vadano a recuperare gli originali. (Francesco Scarci)

Haissem - A Sleep Of Primeval Ignorance

#PER CHI AMA: Black/Death
Avevo già apprezzato gli Haissem nel 2020 in occasione del loro disco 'Kuhaghan Tyyn'. Li ritrovo ora con due nuovi album alle spalle, 'Philosofiend' uscito lo scorso anno e questo 'A Sleep Of Primeval Ignorance', fuori nel 2022 per la Satanath Records e per cui concentrerò le mie attenzioni quest'oggi. Il sesto album per la one-man-band di Donetsk contiene quattro nuove tracce che irrompono con un indelebile black/death melodico sin dalla distruttiva "Shade Upon the Forsaken Grave" che apre le danze del nuovo lavoro. Devo ammettere che pur mantenendo quella vena melodica apprezzata in passato, avverto la proposta di Andrey Tollock un po' meno accessibile rispetto ai vecchi lavori. La musica è decisamente più tesa, inglobando un rifferama tagliente, che sottolinea in certi rallentamenti, e più in generale in drastici cambi di tempo, le caratteristiche di questo nuovo disco. Buone le linee di chitarra (e alcuni assoli) ma francamente mi ero esaltato molto di più con 'Kuhaghan Tyyn'. Trovo che il nuovo cd sia un gradino (forse due) sotto rispetto a quel disco, probabilmente perchè maggior ancorato ad una tradizione "old school". I pezzi, sempre lunghissimi nei suoi minutaggi, si lasciano comunque ascoltare piacevolmente. "Bleak Heaven Aloft" mostra una ritmica sghemba anche laddove il mastermind ucraino prova ad attenuarne il temperamento con parti atmosferiche o più orchestrali. "Dieu Le Veut. Chaoseed" (a mio avviso il miglior pezzo dei quattro) richiama solo inizialmente un che dei primissimi Katatonia, mentre la componente corale/sinfonica potrebbe fare il versetto a Dimmu Borgir o Cradle of Filth, certo non con la medesima caratura. Il disco però sembra migliorare man mano che si prosegue nell'ascolto e si arriva infatti alla conclusiva "At the Trail to Devastated Infinity" con un sorriso più marcato, complice quel miglioramento globale della proposta tanto auspicato. L'ultima traccia si rivela come un altro modo per tributare Dani Filth e soci in un contesto sinistro di black doom che non esiterà a lanciarsi in epiche e furenti cavalcate black contrapposte a frangenti atmosferici e partiture decisamente più melodiche per un album alla fine da ascoltare e riascoltare per poter essere davvero apprezzato fino in fondo. (Francesco Scarci)

Cannibal Corpse - Butchered At Birth

#FOR FANS OF: Brutal Death
This is a top album by the band over their enormous career. The fact that it's a follow-up from the debut album, they show much superiority in songwriting here, my favorite ever. Barnes is better on here than 'Tomb of the Mutilated', he wasn't so burly sounding, just gruesome enough to show us that he's at his mightiest. The tempos of the songs are pretty fast and the riffs are top-notch. So are the leads. I'm surprised that at early on their style was ingenious. They knew how to construct death metal that has now lasted over 30 years. On 'Butchered At Birth', they took time to formulating riffs that instill precision.

There is no downfall found in this album, it's purely immaculate in its entirety. They really show the listener what a great release is where it's at: IT'S ON HERE! Barnes has no variability on here. It's purely deep throat the whole way through and the guitars are as I've said ingenious. The leads are quality too. I think it took quite a while to construct music like this because not only is it original sounding, but it's unique too. All of the songs took a shit-ton of guts to put forth throughout the entire entourage. These guys know how to kill it and not only that but KILL IT ALL THE WAY THROUGH THE ALBUM!

It's my favorite Cannibal Corpse release to this date. I'm not just jumping on the bandwagon here, I'm being honest about my preference in this respect. Barnes is solid the whole way through the way that wasn't evident on it's predecessor nor the follow-up from this on 'Tomb of the Mutilated'. I've found no flaws on this album and it'll continue to remain my favorite of all time. The music, vocals, production and sound quality is all tight. And Jack/Bob rip it up here on the guitars. Original member Alex Webster racks it on bass as well. Not to mention Glen Benton guest vocals on a track on here to show you that they were at a high level early on.

I bought this CD a while ago and you can probably hear it on YouTube if you're a newbie death metal fan or metal fan at that. I didn't find any flaws on here throughout the release. I would say support the band and buy the CD. And forget the digital, pull out your boom box and listen to it on there. That's where I started listening to it so take back time and go old school! These guys always showed that potential and on here they deliver. Definitely will remain my favorite release on here of all time but that doesn't mean the newer material is bad in any respect! Check this out! (Death8699)


Ad Noctem Funeriis - Abyss, Fire, Brimstones

#PER CHI AMA: Black Old School
Gli Ad Noctem Funeriis sono una band italica in giro dal 2003 dedita ad un classico black metal di stampo norvegese. Ora, mi domando come sia possibile che mi sia perso i loro tre album (oltre ad un paio di split), scrutando io il mondo dell'underground da oltre trent'anni. I circuiti bazzicati dal quintetto pugliese devono essere stati davvero un sottobosco per pochissimi eletti. Comunque, oggi 'Abyss, Fire, Brimstones' è arrivato sulla mia scrivania con tutto il suo carico d'odio e blasfemia, attraverso gli amici della Symbol Of Domination. Otto le tracce a disposizione per i nostri per convincermi della bontà musicale (non certo quella spirituale visti gli espliciti accenni satanistici). E l'attacco di "Abyss I" non prelude a nulla di buono, investendemi con tutta la sua furia ma anche con la sua scarsa verve in fatto di personalità. Si perchè, sarà tutto anche al posto giusto ma la proposta degli Ad Noctem Funeriis francamente rientra nella categoria del già sentito milioni di volte tra ritmiche tesissime e scream vocals. Molto meglio "Abyss II" che include nel suo interno anche una certa dose di malinconia, palesata anche attraverso un break atmosferico che interrompe la colata lavica che ci investe attraverso quelle linee di chitarra tesissime, che si riproporranno un po' in tutti i brani, evidenziando una certa ridondanza di fondo nella proposta dei nostri, che finisce per avere quell'effetto sul sottoscritto nel voler skippare quanto prima al brano successivo. D'altro canto, chi mai ha detto che fare black metal fosse realmente una passeggiata? E poi ci sono io che sono una persona estremamente esigente visto che ascolto questo genere dal 1985 e di album di questo tipo ne sono passati a centinaia tra le mie grinfie di cui la maggior parte brutalizzati. Andando avanti comunque, pregevole il tentativo di inserire voci pulite a fianco delle grim vocals in "Fire I", un brano che si conferma comunque allineato ai precedenti in fatto di violenza ma che comunque mi convince di più forse proprio grazie a questo dualismo vocale. La cosa ahimè non si ripete in "Fire II" e ripiombo nel desiderio di avanzare alle tracce successive, dove manca ancora soluzione di continuità. Per vedere il classico strappo alla regola dobbiamo attendere la strumentale ed acustica "Brimstones I", un po' poco per considerare 'Abyss, Fire, Brimstones' un album ricercato o dotato di una sua personalità, visto che la conclusiva "Brimstones II" ci spinge direttamente all'Inferno senza il classico biglietto di ritorno. (Francesco Scarci)

(Symbol Of Domination/Pluton’s Rising - 2022)
Voto: 63

Epidemik - S/t

#PER CHI AMA: Thrash/Death
Su oltre 2000 recensioni da me scritte, non mi ero mai imbattuto in una band proveniente dal Costa Rica. Eccomi accontentato dalla GrimmDistribution che mi ha messo in mano la proposta di questo combo proveniente da Cartago ed un debut album omonimo che arriva a ben nove anni dal primo EP della band. La proposta dei nostri? Un thrash death metal che evoca quanto fatto da band quali Sepultura e Kreator, almeno quando sul mio lettore scorre "Global Mass", traccia d'apertura di 'Epidemik'. La song non mette in mostra chissà quali innovazioni per il genere, anzi mi proietta indietro nel tempo di 30 anni, tra riffoni robusti, cambi di tempo che richiamano inequivocabilmente la band di Mille Petrozza e soci, ed un buon assolo conclusivo di scuola Slayer. La medesima trama si applica anche per la successiva "Murder by Command" e via via dicendo per le altre tracce qui incluse, tra ritmiche serrate, qualche rallentamento ("Rotten n Dead") e taglienti, quanto azzecatissimi assoli, che rappresentano il reale punto di forza di questo lavoro. Le influenze che si possono scorgere durante i quasi 48 minuti di musica inclusi in questo disco, registrato a dire il vero non proprio benissimo, sono poi molteplici, grazie a qualche riferimento ancora a Lamb of Gof o Evildead, senza voler citare l'arpeggio iniziale di "The Mortal is Lost" che mi ha evocato i Metallica di "Nothing Else Master", per un brano che in realtà poi vira verso il più classico thrash metal. Servirebbe ora una bella sgrezzata ed un bel po' di originalità in più per rendere un lavoro onesto anche intellettualmente interessante. (Francesco Scarci)

(Sanatorio Records/GrimmDistribution - 2022)
Voto: 62

https://grimmdistribution.bandcamp.com/album/077gd-epidemik-epidemik-2022

The Moon Mistress - Silent Voice Inside

#PER CHI AMA: Stoner/Doom
Mi fa un po' specie notare che l'Addicted Label mi ha inviato un album del 2012 (ristampato nel 2020) di una band che nel frattempo ha cambiato anche moniker. Sto parlando dei moscoviti The Moon Distress che dal 2014 si chiamano Dekonstruktor e di cui questo 'Silent Voice Inside', ne rappresenta l'unico Lp della carriera, accanto ad un paio di split e un EP. A parte questo, quanto ascoltato in questa nuova versione di 'Silent Voice Inside', che include peraltro un paio di bonus track rispetto all'originale, il trio ci propina uno stoner doom lento e ossessivo, magnetico nella sua componente vocale, che sin da "Cremation Meditation", la seconda traccia dopo l'intro, colpisce per quel suo incedere lisergico e al contempo pachidermico, ammiccando qua e là ai nostrani Ufomammut, con i testi votati ad una certa forma di occultismo che rendono il tutto alquanto accattivante. Al pari di quel basso che apre la lunga "The Wicker Man", una sfiancante ed ipnotica traccia che ci terrà incollati allo stereo per oltre 10 minuti, tra litaniche vocals e chitarre roboanti che evocano i Black Sabbath degli esordi. "Cease to Exist" ci offre invece un brano dall'incipit dai toni piuttosto vintage, ma quell'aura settantiana direi che circonda un po' tutti i pezzi di questo disco, anche quelli di più recente concepimento, come ""Heavy Sun" e "Mindlock". Diciamo che quello che penalizza il lavoro è forse una registrazione non propriamente all'altezza, cosi come pure brani forse un po' troppo monolitici e privi di verve, come potrebbe essere "Invocation to Hecate", che ci attanaglia con la sua melodica linea sludge doom rock per ben 11.40. Non male, ma se si fosse ridotta la durata qua e là di un disco che sfonda la barriera dei 70 minuti di durata, forse il terzetto ne avrebbe tratto maggior beneficio. A tal proposito, perchè non sottolineare anche i 16 minuti e mezzo della title track che ci danno il definitivo colpo del ko con un rifferama troppo ripetitivo che non fa altro che invogliarmi a skippare la song per mantenere la mia sanità mentale e arrivare al termine di un lungo viaggio nei meandri di un certo doom d'annata, che sicuramente verrà apprezzato dai fan di Ozzy e soci ma anche da chi amato gli esordi dei Cathedral o chi segue gli Electric Wizard. (Francesco Scarci)

(Pestis Insaniae/Addicted Labels - 2012/2020)
Voto: 66

https://themoonmistress.bandcamp.com/album/silent-voice-inside

Dirtpill - Oil Tank Blues

#PER CHI AMA: Punk/Hardcore
'Oil Tank Blues' resta a oggi ancora l'unico full length nella discografia dei russi Dirtpill, nonostante la fondazione dei siberiani risalga addirittura al 2008 e questo lavoro sia datato ormai 2011. Da allora, il terzetto di Krasnoyarsk si è rifatto sentire solo con lo split in compagnia dei Fire to Fields, l'anno seguente. Poi solo silenzio, nonostante Metal Archives li consideri ancora attivi. Parlando di questo cd, francamente non posso spendere proprio belle parole: si tratta di 13 anni tracce, tra cui anche "Johnny Reverb" cover dei Messer Chups, un gruppo sperimentale di San Pietroburgo, dedite ad un punk hardcore di bassa lega. Tredici schegge impazzite che irrompono nel nostro stereo con la graffiante "Mites Doctrine" fino a chiudere con la già citata cover track. In mezzo una poltiglia di suoni, con una produzione peraltro imbarazzante, che guardano anche allo sludge (e penso a "Uxmal" o "Tommy") o al grind ("Parambulator" che vanta anche un frangente doom), che sembrano non essere suonate con il giusto piglio o con il cuore di chi crede realmente in quello che fa. Se state pertanto cercando qualcosa di interessante, mi verrebbe da dirvi di stare a distanza da questo disco. Se invece avete voglia di qualche scarica di adrenalina (tipo la devastante "Newshit", quasi di scuola Nihilist, la creatura precedente agli Entombed), magari qui ci trovate qualcosa per soddisfare i vostri appettiti. Per me sappiate che è un no a braccia incrociate. (Francesco Scarci)

lunedì 1 agosto 2022

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sabato 30 luglio 2022

Keepleer 18 - Vammifiaa

#PER CHI AMA: Sludge/Grind
I Keepleer 18 sono una compagine ucraina dedita ad uno stoner sludge caratterizzato principalmente da una voce alquanto inusuale, quasi in scream. 'Vammifiaa' è il loro primo Lp, uscito originariamente nel 2014 ma riesumato nel 2016 in formato fisico dalla Bad Road Records. Devo ammettere che, seppur la proposta del quartetto di Chernihiv non mi scaldi più di tanto il cuore, qualcosa di intrigante l'ho anche trovato lungo le otto tracce qui incluse, a partire dall'opener "Mirzzaf", song sludgy ma che nel suo interno regala una scheggia grind a cui far da contraltare con una porzione punk rock, un qualcosa che mi ha evocato, giusto per un secondo, i Lawnmower Deth degli esordi. Certo, rimane il problema che la voce di Sergey Senchuk (aka Senya) sia a dir poco odiosa, ma il disco ha comunque qualcosa in serbo che prova per lo meno a differenziarlo dalla miriade di lavori simili che continuano a uscire ogni giorno in US. "Om-Karidaat" si muove ancora su un'architettura musicale analoga, tra frangenti sludge e brevi divagazioni grind. Lo stesso dicasi di tutti i brani successivi che mostrano un canovaccio alquanto simile, tra un rifferama ritmato, a cui dar successivamente libero sfogo con scorribande grind (in "Suuroo" il drumming è comparabile a quello di una contraerei), qualche rallentamento doom (si ascolti "Fliboor" o "Riizofaar") o addirittura qualche squarcio chitarristico (la stessa "Fliboor" o la successiva "Lakkan") che ci condurranno fino alla conclusiva "Zollof", che chiude un lavoro per quanto mi riguarda non troppo entusiasmante ma che necessita di ripetuti ascolti per essere apprezzato integralmente. (Francesco Scarci)

(Bad Road Records - 2016)
Voto: 62

https://keepleer18.bandcamp.com/album/vammifiaa

venerdì 29 luglio 2022

Moonlight Sorcery - Piercing Through the Frozen Eternity

#PER CHI AMA: Symph Black
Era da un bel po' di tempo che non mi immergevo nei boschi finlandesi e in aiuto mi sono venuti i Moonlight Sorcery a catapultarmi nel loro sound devoto ad un power black sinfonico estremamente ricco di melodie. Dopo la classica intro che apre questo primo lavoro ufficiale per la band, intitolato 'Piercing Through the Frozen Eternity', ecco giungere "For Thy Light Is Ice" a raccontarci un po' di più del terzetto originario di Tampere. Sono inevitabilmente facili alcuni accostamenti che si possono fare alla band: ho pensato infatti ai Children of Bodom per il comparto tastieristico e quel ventaglio di soluzioni che oscillano dal power al black, con lo screaming di Ruttomieli comunque inossidabile e in primo piano. "Ice-Veiled Spell", il primo singolo della band, è un esempio di black rabbioso che strizza l'occhiolino ai Dissection e che di originale ha ben poco da offrire, ma d'altro canto, chi al giorno d'oggi riesce ancora ad offrire album dotati di personalità? Direi quasi nessuno. E allora lasciamoci andare alle belle aperture chitarristiche, alle ariose melodie, alle galoppate furenti, dove la batteria è l'elemento che stranamente mi convince di meno, con quel suo fin troppo eccessivo serratissimo incedere. Le chitarre invece continuano a volare anche nell'arrembante "Wolven Hour", heavy thrash black allo stato puro, che trova in brillantissimi cambi di tempo (e contestualmente anche di genere) il suo vero punto di forza, grazie ad un eccelso lavoro alla sei corde ma anche alle tastiere. La seconda metà del brano peraltro varrebbe il prezzo dell'acquisto del cd, grazie ad una serie sequenziale di stacchi e trovate varie, che stonano semplicemente per quel lavoro alle pelli che non mi dà pace, ed una voce che sembra evocare quasi quella di Dani Filth. In chiusura, "Hauta-alttari" per gli ultimi sei minuti all'insegna di un black mid-tempo portatore di quel gelido vento finlandese che per certi versi mi ha addirittura evocato un che dei Primordial. Tutto alla fine molto interessante, da sviluppare al più presto in un cd completo e meglio suonato nel comparto batteristico. (Francesco Scarci)

(Avantgarde Music - 2022)
Voto: 73
 

Opeth - Blackwater Park

#FOR FANS OF: Prog Death
This album is a bit heavier than 'Still Life' though it features more diversity (piano). But it is also a bit heavier than their predecessor. The music varies a lot here. Hence the progressive metal effort. It's a shame that the band stopped playing metal and swayed to progressive rock. But at least we can appreciate their older music than what's now that they are dishing out. The music and the vocals are the best parts of the album. The length of the album is another one that exceeds 60 minutes. They really were a talented progressive metal band. I'm not in the liking of how they changed, but like I said, their old stuff is their best stuff.

The metal and tough sound permeates throughout this album. But they do a good job with taking a break from the heavy guitar bits to settle down with clean guitars and vocals. Mikael uttered that he hates the deep throat on songs, but it's still good to have. It could be another reason why they're a rock band now. I like the old stuff only, 'Heritage' is not for me, sorry. The music on here is fantastic. They really don't include much lead guitar riffs, just acoustic guitars and clean tone riffs. But it constantly fluctuates. I like it when they put forth the metal in the songs. It takes me aback, but it's also good to hear them always changing it up.

I like the music and vocals the most, they can do without some things though most of it is appropriate here in making this a dominating album. I like the deep vocals, the clean is a good change up however. I wouldn't really change anything on here, the music is just amazing. It's the riffs that do it for me. The bar chords and that mixed with the clean is well-done. The fluctuation always keeps you guessing. They don't seem to run out of ideas on here. The music just flows and the thickness in the chunky guitar is spellbinding. I like the clean stuff too, it's good for a change. Sometimes it's difficult to hear only heavy shit.

I would say that every song on here is worthwhile, nothing on here misses a bit. I would say this is one of the best Opeth releases in the early 2000 era. But just how they changed made me pause. As long as they keep it to music that is progressive metal, then good. But that's not going to happen again, at least that is my prediction. They put in their bit in the metal world, onto the next chapter. I like this one entirely, as I said, nothing that needs a change on here. I like the clean a lot on here. Both the vocals and guitar, it sounds really amazing. But once the heavy guitar bits come forth, then the destruction of your eardrums.

I venture to say if you still have a CD player, buy the physical copy of the album! Show support for metal music! This one is another great chapter in metal history. It's not that you necessarily have to like the band members to respect what they have done for the metal world over the years in their career in music. They still need your support for ongoing the next chapter in their career. Check this one out, you'll hear a great many things worthwhile and experimental. The heavy and clean are both wicked, and they show their talent for mixing these two aspects into a great many compositions. Own it if you don't already! (Death8699)


(Music For Nations/Sony - 2001/2021)
Score: 86

https://www.facebook.com/Opeth

Sound of New Soma – Musique Bizarre

#PER CHI AMA: Psych/Kraut Rock
L'ultima opera di questo duo tedesco, composto da Alex Djelassi e Dirk Raupach, è un parto cospicuo di 12 brani (ovvero un doppio album) messi insieme con parti scritte e donate da altri musicisti della Tonzonen Records. Compagni di scuderia (tra cui membri di The Spacelord, Vespero, etc), che hanno partecipato attivamente con le loro idee, alla realizzazione di questo undicesimo disco targato Sounds of New Soma. L'ambiente sonoro di 'Musique Bizarre' si muove attorno al regno della psichedelia più tenace e multiforme (guardatevi i video nel loro canale youtube per farvi un'idea), ipnotica e orientata verso forme di German rock, con un gusto per un certo immobilismo sonoro che induce verso l'estasi sensoriale, profuso in tutti i brani, anche se per ognuno di loro si può descrivere un universo interiore diverso dall'altro. Il mondo psych, da 'Timewind' di Klaus Shulze ai Tangerine Dream, incontra l'elettronica moderna con l'intento di riorganizzare la forma più robotica del kraut rock degli esordi, ed in sostanza tra queste tracce, si riconfermano i sentori cosmici del disco precedente, anche se qui la sezione ritmica gioca un ruolo fondamentale nel dirigere il viaggio cosmico. "Berlin Marrakesch" è una lunga suite che come preannuncia il titolo, farà la gioia dei psyconauti più vicini alle escursioni esotiche nel ricordo degli Aktuala dell'omonimo album del 1973, tra ambient sintetico, elettronica vintage e rintocchi dal sapore etnico, che riportano ad un Magreb futurista e proiettato in un deserto di qualche altra sconosciuta galassia. "Waidmann" si alterna a sapori post industriali e classicismo, con una tromba inaspettata che squarcia l'atmosfera di scuola Vangelis, che l'avvolge e ne stravolge il verso iniziale, mentre per "Klausz" (il titolo è fuorviante) credo sia indubbia la ricerca di una composizione per rendere omaggio all'infinito musicale del maestro Sakamoto, autore di brani simili, come "Hibari". In questo disco appaiono molte composizioni di lunga durata, tra le tante "Gökotta", che mi ha colpito più di altre per la sua locazione industrial/kosmische musik, mentre "Balkenspirale", è un altro brano di lunga durata ispirato e alimentato dalla mano sapiente (in fatto di rock psichedelico) degli The Spacelord, e sviluppato secondo i canoni ipnotici degli Ozric Tentacles ed anche dei Porcupine Tree di un tempo. In definitiva i Sounds of New Soma riconfermano il loro amore per certa ambient psichedelica ben strutturata e raffinata, ispirata dai grandi maestri del passato e con l'aspirazione massima di ripercorrerne le orme e rinverdirne le idee, con il rischio concreto che l'originalità non sia sempre una prerogativa. Comunque, dopo questa ennesima buona prova, per il duo tedesco l'appellativo migliore è quello di nipotini talentuosi dei Tangerine Dream, provenienti direttamente dalla costellazione di Alpha Centauri. (Bob Stoner)

The Pit Tips

Francesco Scarci

Infig - Utfryst
Olhava - Reborn
Windfaerer - Breaths of Elder Dawns

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Death8699

Epica - The Quantum Enigma
Metallica - Master of Puppets
Sodom - Persecution Mania

martedì 26 luglio 2022

Svrm - Червів майбутня здобич

#PER CHI AMA: Post Black
Da una delle città più martoriate dal conflitto russo-ucraino, Kharkiv, ecco arrivare i Svrm, one man band alquanto famosa nel circuito black underground con ben tre Lp e sei EP all'attivo. 'Червів майбутня здобич' (tradotto in "futura preda dei vermi") è l'ultimo lavoro uscito quest'anno poco prima dell'esplosione della guerra che include quattro pezzi di black atmosferico dai connotati malinconici. Il tutto è testimoniato dall'opener, nonchè title track del dischetto, che mette in mostra la rabbia post black del musicista ucraino, contrappuntata da una vena malinconica a livello delle melodie di sottofondo. Ancora meglio nella seconda traccia, "Поклик могил", che parte feroce come non mai, ma che a metà brano, ci offre un break acustico dai tratti folklorici, per poi ripartire all'insegna di ritmiche furenti, grim vocals e chitarre ancora più ispirate. "Carceri" si muove sulla stessa linea, con un songwriting nebuloso, fosco, decisamente cupo ed ancorato alla tradizione black, con una ritmica bella serrata, interrotta da uno stop and go delle forsennate linee di chitarra. A chiudere ci pensa la rovente "Смерть" che testimonia come il nostro mastermind di oggi, pur non inventando nulla di nuovo (qui siamo al cospetto di un black mid tempo), mostra comunque ancora qualche cartuccia interessante per catturare la nostra attenzione. (Francesco Scarci)

(Self - 2022)
Voto: 68

https://svrm.bandcamp.com/album/--8  

Abbath - S/t

#FOR FANS OF: Black Metal
I thought that this release is actually better than their new LP because it sounds less like Immortal and more like Abbath's band. So on here, you hear what Abbath had in store with listeners, not Immortal. I liked it the whole way through. They have some catchy songs. I liked this from start to finish, even though not everything I liked about it. I liked the aura and atmosphere it has to it. It's a little bit eerie in a way. The guitars and vocals are the favorites of mine out of everything on here. The recording quality was good, pretty top notch if I might say so at least. I just thought a little of it is kind of flat sounding, but not too bad.

Abbath sounds like their holding the sound of their own whereas 'Outstrider' sounds too much like Immortal. Of course Abbath's vocals can't be duplicated so he'll always sound like himself. He changes up a little bit on here but not too much. The music is just astounding, especially track one. The songs are pretty much all killer and pack a punch to them. I don't think they ever let up at times. A lot of the riffs are technical. And original sounding as all hell. Abbath came up with some KING guitar pieces he really delved into creativity city. I don't doubt that it took some time to write the music to this one.

The sound of most of the vocals were grim but that's what makes his voice not duplicated in black metal. Though the latest Immortal with Demonaz was sounding pretty much like Abbath for that record. I still think it can't be replicated. And the riffs are sweet the whole way through. It's too bad he didn't carry this sound to the latest Abbath. It would've been better not to sound like his former band. On here, he just tears it up. The whole release is killer. Even the bonus tracks. I liked this one the whole way through. There wasn't anything that I'd change on here. It's definitely monumental.

The only reason why I knocked off some points is because I thought the recording could've sounded a little bit better. Nevertheless, they get an 80. Probably one of the better recordings in 2016. I can't believe it's been that long before he's had this record out. But anyway, for him to be still active in the metal genre is good. He's quite an outstanding musician. His lead guitar work could be a little bit better but still, his songwriting is exceptional. One of my favorite black metal musicians. As long as he keeps making music, I'll be happy with that. Give this one a listen to! (
Death8699)

(Season of Mist - 2016)
Score: 80

https://abbath.bandcamp.com/album/abbath

Centurian - Liber ZarZax

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Death Metal, Deicide
Cosa si propongono gli olandesi Centurian? Di rammentarci che la spada di Damocle dello sterminio di massa è sempre sospesa su di noi? O si tratta semplicemente dell'ennesima allegra brigata in vena di caciara? A giudicare da titoli come "Fornicating the Nazarene", la seconda ipotesi parrebbe la più plausibile. Ma soprassediamo. Rammentate il primo Lp dei Deicide e 'Cross the Styx' dei Sinister? Bene, l'assalto sonoro dei Centurian può essere accostato a quei precedenti illustri. 'Liber ZarZax' è un album che prende alla gola. Si soffre, e molto, prima di vederne la fine. Undici canzoni, undici inesorabili vangate. La voce, bassa e gutturale, ci riporta alle veglie intorno al fuoco nelle caverne del paleolitico. Laceranti assoli di chitarra aggiungono un tocco ulteriore di follia al quadro d'insieme. Quanto ai testi: "Colosseum of Blood" tratta del medesimo argomento di "Lion's Den" dei Morbid Angel (da 'Covenant'): se allora David Vincent ruggiva "Kill them all! Kill them all for slander and mute their ways!" qui si legge "Kill them all! Shed their blood. Kill them! The flesh must fall". In entrambi i casi, quel "them" è riferito ai cristiani votati al martirio nelle arene della Roma dei Cesari. Le litanie apocalittiche di "Heading for Holocaust" risultano persino commoventi: solo un inguaribile ottimista potrebbe ancora sperare nella fine del mondo. Per concludere, l'album dei Centurian va affrontato alla stregua di un'esperienza penitenziale: con stoicismo.

(Listenable Records - 2001)
Voto: 60

https://www.facebook.com/Centurian333

lunedì 25 luglio 2022

Power Trip - Nightmare Logic

#FOR FANS OF: Thrash Metal
All 32 minutes is quite killer! Awesome riffs, original and catchy. That's what I liked the most out of this release. That and the vocals. Sad what happened to Riley, he was just too darn young. His vocals have an echo sound to them and hoarse sort of sound. They were pretty unique. I think they augmented the guitars. And the guitars were put together in a quite masterful way. I wouldn't change anything about this release. They lacked it a bit in the recording department, though that's my only sense of drawback with the release. But everything else is quite good. The drums went well aside the guitars.

This album could've been a bit longer, but I loved every bit of it. The music is the strongest force here. Not too familiar with crossover metal as I am with thrash metal but they're both meshed together. I liked what I heard though. The riffs are quite technical as hell. They sway all over the place. But it's in a good way, they all have their unique quality to them. Just the leads are a little sloppy, but not that bad. I think if they took out the leads and just kept it to the music itself then I would've given them a higher rating. Nevertheless, a good release from start to finish. That crunch tone guitar is just sick!

As I say, the production quality could've been a little bit better but everything was well orchestrated. They really did an ass-kicking job here. The recording quality just needed a little adjustment, that's pretty much it. In any case, this release just dominated. The vocals were like I said unique and went well with the music. I liked everything about this release except the production. It just needed a step up to it. But the guitar riffs made up for that. I made sure to hear this on digital before anything else. The album isn't that long but it's still pretty good to put on my "to get" list in terms of CD's.

Definitely check out the digital recording to this release and see what you think. I thought that the whole release was killer. But to each to their own. I wouldn't say "caveat emptor" I'd say that it's worth some spins through before you see about getting the actual CD. That is, if it's available. I would say a really strong release here and every minute of it was sick. The guitars are quite technical as hell. That's what's the highlight of this release. Even though Riley died, he left off with an amazing record that will in the thrash/crossover metal recordings that are just sickly. Take a listen to this! (Death8699)


(Southern Lord Recordings - 2017)
Score: 82

https://powertripsl.bandcamp.com/album/nightmare-logic

Epica - The Holographic Principle

#FOR FANS OF: Symph Metal
I was a fan after I heard 'The Quantum Enigma' some years ago when it was newly released. I felt that since I liked that one, 'The Holographic Principle' was good in the next. I was right. I like Simone's vocals and the music, which is whole symphonic featuring some killer guitars. I also liked their EP 'The Solace System' which featured six tracks that didn't make it on this full-length. 'The Holographic Principle' features some moderate sounding tempos with illustrious vocals (clean) as well as mixed with some male voice that's hoarse (featured on "Universal Death Squad", etc.). It's mostly Simone on here.

The music is all-encompassing pretty orchestra tic and the guitar riffs are blatantly heavy. But they (despite the keys) sound like an underground band with seriously intriguing musicians. Both styles of the vocals (brief) seem to mesh well with the operatic vox. Simone is easily likeable though they are many people that I've heard that despise her voice and personality. But on here to me, she's absolutely amazing. Her voice soothes the brutal tunes of the music. An illustrious taste.

My favorite song of all time from the band "Universal Death Squad" is featured on a YouTube video for the song. I don't much like the video but hearing the song on this LP has what really got me into this release. Though I like all tracks on here. But this one in particular hit-home with me. Absolutely. The whole album seems to tell a story and seems to be a sort of concept release. Mark seems to have infected Simone with certain types of physics (which appears on an interview with Simone). She barely made it through High School when it was the second time around that she was asked to be on vocals for the band.

I think that Simone's voice on here seems to fit that moving sound that the band has eradiated over the years which I don't want to go any further down their discography. I think that 'The Quantum Enigma' is or was a good start to the band. I feel that this one and that one are my favorites. Though I did enjoy 'The Solace System' EP quite immensly. I can't wait to hear their latest 'Omega'. Mark does the bulk of the songwriting which is where Simone has to latch onto (the concepts) in order to successfully belt forth her immaculate clean Dutch vocal duties. It's no wonder she's friends with Christina Scabbia. Women in metal, hell yes! Check this out! (Death8699)


(Nuclear Blast - 2016)
Score: 80

https://www.epica.nl/band

Graveyard - Lights Out

#PER CHI AMA: Hard Rock
La consueta raffica di pallettoni zep-sab ("An Industry of Murder", "Goliath", "Seven Seven", il riff killer di "Endless Night" e, in misura solo leggermente minore, tutto il resto dell'album) dovrebbe riuscire nell'intento di impallinare a morte i vostri padiglioni coriacei. Viceversa, gli schivapallottole potrebbero rilevare maggior fascino nelle ballad mid-tempo, bluesy ("Hard Time Lovin'") e sbilenche ("20/20"), a metà tra la magniloquenza southern del suono e quello spleen sornione cali-pop jim-morrisoniano nella modulazione vocale che negli anni sessanta attirava reggiseni con la stessa magnitudo con cui il monolite di '2001 Odissea nello Spazio' attirava la conoscenza. Se avete in mente di sbarazzarvi della famiglia e rifare con la stessa gente quella stessa vacanza ad Amsterdam di venticinque anni fa che nelle conversazioni riuscite a qualificare esclusivamente con l'aggettivo "epica", ecco, questo è il disco giusto da prender su. (Alberto Calorosi)

(Nuclear Blast - 2012)
Voto: 77

https://www.facebook.com/graveyardofficial

Panopticon - The End is Growing Near

#PER CHI AMA: Black/Folk
Dopo il 'Live in Belgium' ed in attesa di ascoltare qualcosa di nuovo, il buon Austin Lunn ha riesumato un paio di pezzi che aveva scritto nel biennio 2008-2010, all'epoca dell'uscita di 'Collapse'. Proprio in linea con la furia di quel disco, i due nuovi vecchi brani dei Panopticon si muovono tra ritmiche sparatissime, urla feroci e melodie votate sempre ad un caotico ma efficace black dalle vaghe tinte folkloriche. Si parte con la lunga e tortuosa "Haunted America II", song incentrata sul tema della persecuzione degli indigeni d'America da parte dei coloni inglesi e che si muove su frenetiche ritmiche black contrappuntate dalle grim vocals del factotum statunitense, e tra disarmoniche porzioni di chitarra che raramente ho trovato nella discografia del musicista originario del Kentucky. Il primo pezzo sembra un lungo racconto che avrà modo di toccare apici compositivi davvero interessanti per poi chiudersi con delle spoken words che ci introdurranno all'altrettanto suggestiva title track, il cui tema è legato alla crisi climatica e alla degradazione dell'ambiente, e che nasconde nella sua ritmica una spettrale melodia che ne stempera la brutalità palesata nel martellante incedere di batteria e chitarre. Saranno anche due brani di oltre 12 anni fa, ma la qualità dei Panopticon non si discute minimamente, anzi trovo questi due pezzi molto migliori di alcune delle ultime release del polistrumentista americano. Bella trovata. (Francesco Scarci)

domenica 24 luglio 2022

Bergthron - Jagdheim

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Epic Black
Mini cd (tre canzoni) di black metal dal respiro epico. I testi sono in lingua tedesca. Nulla da eccepire in merito a questa scelta: è giusto che le nazioni difendano le proprie peculiarità linguistiche dalla marea montante dell'omologazione culturale. Nel libretto appare, in calce, un breve scritto intitolato "Il culto di Wotan". Venendo alla musica, cominciamo col dire che le canzoni dei Bergthron sono piuttosto lunghe, com'è consuetudine per molti gruppi black epici (pensate solo a Falkenbach e Graveland). Chi nutre predilezione e simpatia per il genere apprezzerà senz'altro le prime due canzoni, "Aus Edlem Blut" e "Im Weien Wald". La title track, invece, parte svantaggiata da un riff di chitarra alquanto discutibile (degno tutt’al più della musica rock radiofonica) e dalla malaugurata presenza di una voce gracchiante e sgraziata. Un semplice incidente di percorso?

(Perverted Taste – 2001)
Voto: 63

https://www.bergthron.de/index.php?route=common/home


Emperor - IX Equilibrium

#FOR FANS OF: Symph Black
What a kick ass release! So much intensity and variety. I valued this album greatly. The music is what's the most captivating! I enjoyed the whole thing. I don't know why this got some poor ratings because it's so catchy and noteworthy. These guys know how to tear it up musically. I realize the symphonic black metal genre it falls under and me disliking synthesizers doesn't make me like this album any less than it is. I think the keys went well alongside the guitars. The guitars are where the intensity lies. And the variation in the vocals make the album even more likable. It totally kicks ass the whole way through.

Songs are in variation with tempos, but most of them has that sort of variety in themselves. These guys never seem to disappoint. I like the guitars on pretty much all of the songs. I think the songwriting is way good. That's what makes the music most likable to me. The vocals are good as well. Everything seems to fit in just right. I like the atmosphere here, too. It makes the music sound more eerie and dark. But always the guitars, they kick ass the most. A long sought after release that I didn't take notice of until somewhat recently. The release was from long ago but still deserves praise.

I like the production quality and mixing. It seems as though everything was woven together rightly. It's everything to like in a black metal album. These guys have been kicking ass for years, I hope that they have a new album on it's way since they're still active! I'd love to hear some good new material. The only thing that is in a sour note is the lead guitar. I couldn't really stomach it I thought the main rhythms were fantastic though. If they cut out the lead I would've rated this higher. But since this is an older album, the guitars should've been just rhythm. They kind of make the sound to the rhythms more muddled.

I liked this album the whole way through. I enjoyed the bulk of the compositions. I think I'm right in saying that the leads put a damper on the music. If it were solely the rhythms, the music would sound more intense and killer. The tempo changes were there making it more diverse and well thought after. I really think this is an underrated album. But I can't change that. My opinion is to check out this album on digital first then make your choice as if you would want a physical copy of the LP. Get to hearing it! (Death8699)

(Candlelight Records - 1999)
Score: 80

https://www.facebook.com/emperorofficial

Grave - Out of Respect For the Dead

#FOR FANS OF: Swedish Death, Dismember
This is a quality album, I'm not sure why people think it's "generic." I thought it anything but that. This is a MONUMENTAL release from the band. Hope that they come out with a new album soon, too. But this one is a good one that they left off with. I think that the rhythms are awesome and the vocals go along well with the music. Every song on here was worth its wait at the time. They put in some phenomenal music to this one. I like the sound to it. The vocals are tolerable and vicious! There is an unrelenting vibe to strike here. A great follow-up album I thought that they did an outstanding job.

The songs are furious and INTENSE. The riffs are victorious in sound. They all seem to flow together. And some demon-struck sort of vibe to the music. I thought that this was a good release from 2015. And a boon to the death metal community. Nothing generic about this. The music just reigns supreme. They really show maturity being in the death metal community for a long time. And yes, they conquer! Not every song is fast and furious, they change it up here and there. And the leads are pretty good, too. But mostly the riffs are MONUMENTAL. I don't think this band has an album where they don't play their heart out.

The quality of the production was great and they sound great! Everything on here I liked. It took some time to get used to this one, but when I laid it all out, everything went together. And the more I hear the album, the more I like it. I think that they really dominate the scene and are able to show the metal community that they're still kicking ass after many years being active. I hope that they come out with a new one sometime soon. I'd be curious to hear what it'd sound like. They really are killer through and through again. More people need to find out about this one since nobody is really writing much about them.

I bought the CD since I'm a CD collector but you can probably hear this on YouTube. I'm pretty sure that's the best avenue to hear it. It's been some years since it was released so yeah, check it out on there. You'll hear sounds that never before have been heard. It's HEAVY and straightforward death metal. They have a certain groove to them as well so you won't get bored with it. Just the leads aren't the greatest that they could be but still the rhythms make up for that. I gave the album a "77" because I think that even though it was solid on the forefront, there were still some things that needed better working. Own it! (Death8699)


(Century Media Records - 2015)
Score: 77

https://www.facebook.com/GraveOfficial

Blood Red Throne - Brutalitarian Regime

#FOR FANS OF: Death Metal, Cannibal Corpse
Definitely a solid release by this 5-piece act. I enjoyed the whole album. I thought that the vocals and the riffs were the best things about the album. They really know HEAVY guitar and hoarse voice. The sound quality here was outstanding as well. They remind me a bit of Cannibal Corpse, that's what I initially thought when I first heard this. Just the vocals aren't as fast. But still the music is awesome and the musicianship/songwriting was awesome. I didn't think any less than this album than a "75" rating. I felt that they really deserved it. All 40+ minutes here.

The music goes along well with the vocals. And the drums pack a sure punch to them! I didn't see any flaws here. They really are an interesting band. They know how to do the songwriting to a point to where it's a MONUMENT. I thought their most recent was better, but this one packs a punch to it as well. I hope that they continue to stay a 5-piece band. Usually bands with 4+ members makes a more well rounded band. And this is a great example of that. I felt that they really didn't have any weak points to them. The music is awesome in every respect. I feel that the only thing that they could step up are a little bit more original sound.

The production quality was top notch here. I didn't take any points off in that respect. You can hear everything mixed well on this one and they just do away with you from every respect. There were no gaps where they didn't deliver. This whole thing delivers. Just the leads could've been left out. I think that the rhythms were the best part of the album. The vocals were low-bellowing sort of voice. And everything just seemed to fit here from every aspect. There were no songs on here that lagged in any respect. I liked this from start to finish! But yeah, way a lot like Cannibal Corpse in their compositions.

I showed the band respect and bought the physical copy. I didn't know much about this band at first. Wasn't sure what to expect. They really blew me away. I enjoyed the entire CD. I think that you will too if you give it a fair shake. It may take time to get to liking this release, but I liked it right away. Definitely worth it's weight in gold. If you like death metal, you'll most likely like this one. Definitely a good release through and through. The music just blows you away. Get it! (Death8699)


domenica 17 luglio 2022

IWKC - Before We Disappear

#PER CHI AMA: Post Rock Orchestrale Strumentale
I IWKC (aka per I Will Kill Chita) sono un quartetto moscovita dedito ad un post rock strumentale. 'Before We Disappear' è il loro secondo album uscito nel 2013, che l'etichetta della band mi ha recentemente inviato. Non mi è chiaro se per farne pubblicità a distanza di quasi due lustri dalla sua uscita o se perchè c'è un nuovo lavoro della band pronto ad affacciarsi sul mercato. Fatto sta che faccio il mio dovere di recensore e vi parlo di un disco che vede una mezza orchestra a servizio dei quattro musicisti per offrire una proposta dai forti tratti sinfonici. E in effetti il disco presenta fin dalla sua traccia d'apertura, l'inequivocabile "USSR", uno splendido post rock affrescato da un collettivo strumentale che rende il sound della band davvero affascinante, per quanto non proponga nulla di realmente originale. Tuttavia, la componente orchestrale arricchisce e di molto, una proposta che verosimilmente si sarebbe persa nel marasma infinito di band che popolano la scena post rock. E invece le melodie malinconiche dell'opener, ingigantite dalle porzioni orchestrali fanno della proposta dei IWKC, una bella proposta. Non si può dire altrettanto della successiva "Hard Times" (altro titolo estremamente azzeccato per i giorni nostri): oltre undici minuti di melodie a tratti francamente noiose, che provano a ridestarsi grazie ad improvvise e sporadiche accelerazioni che vanno a contrastare una ritmica molle e con poca verve. Il finale però sarà davvero esplosivo e col suo bel carico sinfonico alle spalle. "Streets Going Under Water (Part I)" parte nuovamente in sordina e inizia a mostrare i propri contenuti dopo 90 secondi, anche se in realtà non farà mai il proprio dovere, ossia quello di ammaliare dovutamente l'ascoltatore. Ci prova allora la lunghissima suite (20 minuti) intitolata "Young Heroes" a cambiare le sorti di un classico disco "vorrei ma non posso": robusto attacco rock di chitarre con sezione di archi a supporto a cui farà seguito un segmento ambient prima di una breve pausa, quasi a segnare il confine tra una serie di parti incluse nel brano stesso. Poi nuovamente chitarre pizzicate e a corollario archi e fiati, e poi ancora frammenti atmosferici, in un saliscendi sonico che si riproporrà per l'intera durata del brano e che è peraltro dotato di una parte centrale davvero tosta. "We Had Only One Day" è un pezzo decisamente più fruibile, grazie ai suoi tre minuti e mezzo di musica robusta ritmicamente, la cui enfasi è però stemperata dalle parti orchestrali. "Memories" si lascia a tenui melodie malinconiche che trovano grande enfasi nel finale in una porzione che mi ha evocato gli *Shels. In chiusura ecco le soffuse chitarre di "Streets Going Under Water (Part II)" a chiudere mestamente un disco che vive di alti e bassi, ma che comunque sottopone alla vostra attenzione una band che potrebbe anche meritare la vostra attenzione. (Francesco Scarci)

Svin - Introducing Svin

#PER CHI AMA: Experimental Sounds
La scena danese sta crescendo che è un piacere, anche grazie ad entità come gli Svin, che con questo 'Introducing Svin', giungono al settimo capitolo della loro ultradecennale carriera. Sebbene un titolo ingannevole, quasi atto ad introdurci per la prima volta al mondo del trio avantgarde di Copenaghen, i nostri ci prendono per mano per condurci nel loro visionario cosmo musicale, fatto di rock sperimentale proposto davvero ad alti livelli. E lo confermano immediatamente i suoni cinematici dell'introduttiva "Obelisk", che sciorinano landscape sonici davvero suggestivi, complice verosimilmente l'utilizzo del sax (a cura di Henrik Pultz Melbye) e di un uso fantasioso di chitarra e batterista, grazie alle performance di Lars Bech Pilgaard e Thomas Eiler. Non sarà il mio genere, ma il primo brano mi ha steso per intensità emotiva, coinvolgimento, durezza e per quell'uso stralunato delle voci campionate. Con "From Within" si entra invece in una sorta di incubo a occhi aperti, con sonorità minimal al limite del glaciale nella prima metà, e paranoico-jazzistiche nella seconda parte. Questo evidenzia come 'Introducing Svin' non sia un disco semplice da affrontare, ma sicuramente ha un certo spessore tecnico, confermato dalla terza "Bøn", dove appare la voce di Thorbjørn Radisch Bredkjær, in una song dai tratti obliqui che non ho realmente ben capito e per questo ho apprezzato enormemente per le sue storture musicali. Storture che proseguiranno nel resto del lavoro, dalla jazzata e psicotica "Snake" passando per la dronica "Herbalism", fino ad arrivare all'imprevedibile "Årring", che vede Kasper Tranbjerg dilettarsi egregiamente alla tromba (il quale tornerà anche nella schizoide e John "zorniana" "Punklort"). "Deadweight" è un lungo brano di oltre nove minuti di angoscianti sonorità drone, mentre la conclusiva "Dødsenangst" è un esempio di scomposti suoni elettronici contaminati dal noise, che vedono alla voce la robotica ugola di Marie Eline Hansen, a completare un disco che dire sperimentale potrebbe apparire addirittura eufemistico. (Francesco Scarci)

(Tonzonen Records - 2022)
Voto: 75

https://svin.bandcamp.com/album/introducing-svin