mercoledì 8 luglio 2026

Vintregal - Towards the Last Dawn

#FOR FANS OF: Pagan Black
The eastern lands of Europe have always been a great niche for excellent black metal. The combination of an equally soulful and aggressive subgenre with rich folklore and the fiery Slavic character has created excellent projects whose music is highly appreciated by fans.

Ukraine is certainly a land where great bands have appeared over the years, and fortunately the arrival of new gems seems to remain active. Vintregal is the name of this new beast, a very obscure project as we don’t know the names or number of members. In any case, the music itself speaks volumes, and the result is the excellent debut EP entitled 'Назустріч Останньому Світанку | Towards the Last Dawn'. Vintregal plays very enjoyable pagan black metal where rudeness, melody, and atmosphere coexist with great balance. Considering that this is a debut effort, the production is remarkably solid. It tends to be a bit raw, but vocals and instruments are perfectly distinguishable, and the sound is overall powerful and clean enough.

Pace-wise, the structures flow very naturally between fast and furious parts, creating very enjoyable pieces. Acoustic-style guitars and occasional keys create a great mysterious atmosphere that fits perfectly with the aggressive vocals and relentless guitars. The EP opener "Wolf’s Heart" is a perfect example of this tasteful use. In five minutes, all these elements are perfectly combined. The band also seems to be inspired when composing melodic guitar parts. There is a nice number of catchy melodies that fans will enjoy, as we can appreciate in the great composition "Steadfastness," for example. The atmospheric essence of Vintregal appears in its full glory in the EP closer "Sons of Winter," where keys have a majestic touch, helping to create the most epic track of this short yet fruitful release. It’s great to see once again how good this project is when it wants to combine fury and atmosphere. This is probably my favourite song and a reminder that this project should add more keys if they are as good as these.

Vintregal definitely appears to be a great addition to the pagan black metal scene, and I am reasonably hyped about a future full-length where this project should show all its potential. (Alain González Artola)

(Self - 2026)
Score: 82

martedì 7 luglio 2026

Mylingen - Det Inre Mörkret

#PER CHI AMA: Death/Doom
Quando ho ascoltato 'Det Inre Mörkret', secondo capitolo degli svedesi Mylingen, la prima sensazione è stata di aver scoperchiato qualcosa che era rimasto troppo a lungo nascosto sotto la superficie. Questo duo scandinavo si muove in quella terra di nessuno, dove il blackened death metal perde la sua componente più sguaiata per sposare la freddezza del progressive e il passo rallentato, quasi funereo, del death-doom. La produzione avvolgente sembra offrire un calore antico e un suono organico dove le chitarre non cercano la violenza gratuita ma preferiscono lavorare per sottrazione, alternando riff taglienti a momenti in cui lo spazio si dilata a dismisura. È una musica che respira, anche quando l'aria si fa vischiosa e pesante. La scelta di mantenere i testi rigorosamente in lingua madre non fa poi che aumentare questa sensazione protettiva. Il disco si compone di otto pezzi, che aprono con "Vansinne" che impatta subito con i suoi oltre sette minuti di progressioni progressive e sfuriate blackened death, seguita dall'incedere più compatto e aspro di "Utan Mening" in cui, il growling del frontman si fa più corrosivo. "I Mörkret" mostra un lato inedito del duo di Söderköping, più ricco di groove nella prima metà e più saturnino nel proseguio. La tensione emotiva rallenta, facendosi più opprimente nella successiva "Tomheten", comunque sempre abbondante sul versante melodico. Si riparte poi con le melodie cosmico-stralunate di "Den Oönskade", forse vera hit del disco, lasciando a "Fallna Änglar" il compito di ridefinire l'equilibrio tra aggressività e melodia prima della chiusura formale del lotto, affidata agli ultimi due brani, "Norr" e "Till Slut", che confermano la vena death atmosferica dell'act svedese. Alla fine 'Det Inre Mörkret' è un viaggio intimo, un blocco monolitico pensato per chi ha ancora la pazienza di sedersi al buio e ascoltare la propria ombra senza la fretta di dover accendere la luce. (Francesco Scarci)

(Self - 2026)
Voto: 70

domenica 5 luglio 2026

Pontecorvo - Scheletri

#PER CHI AMA: Noise/Punk
Il terzo capitolo dei Pontecorvo, intitolato 'Scheletri', s'inserisce nell'underground italiano con un approccio tagliente che coniuga noise rock, punk, garage e sfumature stoner. Questo album è profondamente segnato dalla tragica perdita del bassista Alessandro Milani, riflettendo un'urgenza espressiva che permea l'intera opera. Realizzato e prodotto da Fabio Intraina presso il Trai Studio di Inzago, l'album presenta arrangiamenti fieramente viscerali e diretti. La chitarra e la voce abrasiva di Fili, al pari di Luca, la batteria potente e precisa di Fra, e le linee di basso suonate da Ste e Laura creano un sound compatto, privo di eccessi digitali. A livello tematico, 'Scheletri' esplora con disillusione e intensità emotiva il dolore della perdita, la memoria e la resilienza necessaria per andare avanti. I testi in italiano si trasformano poi in uno specchio lucido del disagio esistenziale. L'approccio spigoloso è evidente fin dall'inizio con "Un Altro Sbaglio", che colpisce con il suo punk ruvido e intenso. Seguono la title track e il singolo "Troppe Parole", pezzi trainanti che denunciano in modo rapido l’ipocrisia delle frasi fatte in occasione di un lutto. La tensione prosegue nella più dinamica "Cenere", per poi addentrarsi nella malinconia di "mAle". Qui, il suono raggiunge una potente fusione tra urgenza noise e pesantezza stoner, accompagnati da ritmi punk. Ulteriori brani arricchiscono l'album, dalla grooveggiante "Porter" alla conclusiva "Tramonto", che con i suoi quasi sei minuti di riflessione, offre la degna chiusura per 'Scheletri'. Un lavoro questo, nudo e crudo, pensato quasi esclusivamente per chi apprezza un rock genuino e intransigente, privo di qualsiasi compromesso. (Francesco Scarci)

(Argo Dog Sound/I Dischi del Minollo/Porco Rosso Records - 2026)
Voto: 68

venerdì 3 luglio 2026

Endseeker - Coffin Born

#PER CHI AMA: Swedish Death
C’è un momento preciso della vita in cui capisci che una storia è arrivata alla fine. Gli Endseeker hanno scelto giugno 2026 per posare gli strumenti, e lo hanno fatto consegnando ai fan un EP, l'ultimo testamento intitolato 'Coffin Born'. La band di Amburgo ha trascorso l'intera esistenza respirando la polvere del death metal svedese più crudo, quello dei primi Entombed e Dismember. E ispirandosi a questi modelli, la produzione non poteva che mantenere un profilo analogico, sporco e arrogante, peraltro anche nei toni, urlando posizioni politiche chiare, volte a un antifascismo viscerale. L’apertura affidata a "Enemies of Peace" è un assalto che puzza di hardcore e crust punk, un pezzo che riprende gli esordi delle due band di cui sopra e alla fine, ci travolge con le sue chitarre ringhianti ribassate e quelle vocals perennemente incazzate. Non c'è un filo di novità, è un semplice tuffo indietro nel tempo, per ricordare che la musica estrema, quando ha qualcosa da dire, sa ancora far paura. Subito dopo, "No After. No Before." aggiunge giusto quel pizzico di groove che mi costringe a muovere la testa. La title-track è introdotta da una sirena d'allarme che sembra preannunciare un crollo imminente, poi largo a una ritmica pesante, pur mantenendosi su un mid-tempo; il tutto serve a preparare il terreno per il passo oppressivo e schiacciante della successiva "Life Breeds Death", una mannaia dal cielo. Poi, quando pensi di aver capito la traiettoria del disco, arriva la bizzarria finale: una cover dissacrante di "True Survivor" di David Hasselhoff, dove il growl di Lenny s'incastra con la voce pulita di Chris Harms dei Lord Of The Lost. Insomma, alla fine per essere ricordati davvero, bisogna avere il coraggio di consumarsi prima che sia il tempo a decidere la nostra usura. (Francesco Scarci)

(Metal Blade - 2026)
Voto: 70

giovedì 2 luglio 2026

Mucky Muck - Seeds

#PER CHI AMA: Alternative Rock/Indie
Il ritorno sulle scene dei Mucky Muck, con quello che dovrebbe essere il loro secondo album, 'Seeds', segna un nuovo capitolo per la band islandese, nota agli appassionati per muoversi in territori a cavallo tra l'alternative rock, il post-grunge e l'indie, riversando una certa spigolosità nel proprio sound. Questo lo si evince immediatamente dall'opening track, "Breathe It Out", ruvida quanto basta e con le sue ritmiche che strizzano l'occhiolino alle derive più fangose del grunge anni '90, richiamando alla mente le trame storiche di acts d'oltreoceano e l'approccio sfrontato dei primissimi Nirvana, ma anche per l'utilizzo di vocals che si muovono costantemente tra linee melodiche, ritornelli di forte presa e improvvise fiammate corrosive, sporche e cattive. Se parliamo poi di produzione e arrangiamenti, il disco sembra presentarsi volutamente privo di sovrastrutture digitali e ancorato a un mixaggio che mette in risalto il timbro graffiante e abrasivo delle chitarre. "I Got Something" è un altro schiaffone acido e scontroso, dall'incedere ritmico serrato corredato dalle vocals abrasive e malinconiche del frontman. Totalmente opposta "This Time", decisamente più melliflua e suadente nei primi 60 secondi, più indie punk nella seconda metà (si, dura 2 min e 20). La title track è un altro calcio nelle palle, uno di quelli che fa stringere denti e chiappe nello stesso tempo e in cui, a mettersi in luce, c'è una bella linea di chitarra dal piglio hard-rock. Se "Come Undone" mostra il lato più stralunato del gruppo, "Slave to the Trade" ne evidenzia quello più schizzato, complice una sezione ritmica implacabile e una voce caustica come la soda. In chiusura, "Take Me Away" ha il compito di chiudere il disco, dapprima con una calma diffusa, poi con una verve che evoca ancora sentori di Nirvana memoria, lasciandoci riflettere su quanto 'Seeds', sia alla fine, un lavoro solido, consigliato principalmente agli amanti del grunge più viscerale e di quelle sonorità underground che rifiutano le produzioni patinate. (Francesco Scarci)

(DistroKid - 2026)
Voto: 70

mercoledì 1 luglio 2026

Cripple Bastards - La Tua Foto sul Marmo

Ascolta "Cripple Bastards - Latua foto sul marmo" su Spreaker.
#PER CHI AMA: Grindcore
Otto anni dopo 'La Fine Cresce da Dentro', split album e compilation varie, Giulio The Bastard e soci tornano con un EP che è, a tutti gli effetti, un pugno in faccia con guanti di piombo: sei tracce e 13 minuti all'insegna del grindcore tricolore. Con una line-up che si mantiene imperturbabile e coesa da tempo, i Cripple Bastards tornano con la solita genuina proposta a dir poco violenta. "Il Respiro si Chiude" apre veemente con un blast devastante che manda in pezzi qualsiasi aspettativa; è il brano più emblematico del disco, capace di comprimere una quantità assurda di stati d'animo, tra il riflessivo, l'incazzato e il caustico, in meno di tre minuti. Riff sparati a mille, vocals al vetriolo anche per i 66 secondi di "Scarto del Rimorso" che tiene alta la pressione e vira verso un grind-hardcore vorticoso. "Vendicativo" macina ritmiche indemoniate, pur alternando sezioni più controllate a quelle scalmanate, e introducendo delle veloci clean vocals e un assolo di chitarra che spezza il ritmo in modo chirurgico. La title track è il momento più grooveggiante del lotto, sebbene sfoderi dopo il primo minuto, un taglio decisamente punk, con una sensazione di disperazione che si annida sotto ogni nota. "L'Era della Dispersione" e "Ai Confini di Quel che Puoi Dire" chiudono senza lasciare scampo, mantenendo la stessa imprevedibilità strutturale che caratterizza tutto l'EP. Il limite, se proprio lo si deve trovare, è quello della durata: 13 minuti sono pochi anche per un disco di grind, e quando finisce, lascia una sensazione addosso di aver preso solo metà dose di quello che dovevi. Sicuramente un lavoro consigliato a chi mastica grindcore; meno utile per chi vuole un respiro melodico. (Francesco Scarci)

(F.O.A.D. Records - 2026)
Voto: 73

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martedì 30 giugno 2026

The Pit Tips

Francesco Scarci

Cemetery Skyline - Nordic Gothic (Deluxe Edition)
The Holeaum - Ensis
Junius - Sotera

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Death8699

Emperor - In The Nightside Eclipse
Sarkrista - Summoners of the Serpents Wrath
Trivax - The Great Satan

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Alain González Artola

A Forest of Stars - Stack Overflow In Corpse Pile
Dust in Mind - Hcno
Cnoc An Tursa - A Cry For The Slain