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| #PER CHI AMA: Symph Black |
I Les Chants de Nihil tornano a far sentire la propria voce con 'Graines', un lavoro intriso di quell'approccio avanguardistico, decadente e visceralmente poetico che da sempre contraddistingue la formazione transalpina. Il combo bretone continua a muoversi lungo quel sottile confine dove rabbia primordiale, trame melodiche dal retrogusto tragico e fascinazioni teatrali collidono. La produzione, curata nei minimi dettagli, lascia che ogni strumento emerga con nitidezza pur salvaguardando un'aura sporca e soffocante: le chitarre intessono intrecci dissonanti mentre la sezione ritmica varia da assalti feroci a cadenze ipnotiche e marziali. A coronare il tutto interviene una prova vocale poliedrica, abile nell'alternare uno screaming lacerante a declamazioni teatrali, cori solenni e passaggi recitati in lingua madre che accentuano il respiro narrativo dei testi. I brani si sviluppano attraverso strutture articolate e mai sbrigative. La cervellotica e violenta "Ignares" chiarisce subito le regole del gioco con un'aggressione frontale che concede tregua solo a digressioni atmosferiche, cambi di tempo imprevedibili e fendenti dissonanti che tentano di ipnotizzare l'ascoltatore, anche se con risultati alterni. Si passa poi a "Saigner", singolo apripista che mette a nudo l'impatto spietato del quartetto. In tutta onestà, avevo apprezzato maggiormente la band in occasione del precedente 'Le Tyran et l'Esthète' di cinque anni fa: non che questo nuovo capitolo non sia valido, sia chiaro, ma in alcuni frangenti affiora una leggera forzatura stilistica, con i nostri intenti a spingere sull'acceleratore a tutti i costi. La successiva "Garnies", per quanto più compassata nei tempi, risulta altrettanto brutale grazie a un basso che non fa prigionieri e a un sound via via più corrosivo. "Regains" viaggia su coordinate analoghe, partendo sorniona prima di esplodere in caustiche scorribande guidate da una sezione ritmica davvero muscolosa; eppure, pur sfoggiando un bridge più melodico, il pezzo non riesce a far scattare appieno la scintilla. La vera svolta arriva nella seconda metà del platter con il concept in quattro parti intitolato per l'appunto 'Graines', capace di risollevare nettamente le sorti del disco e spostare l'ago della bilancia verso un giudizio molto più positivo. Le aperture corali di "Graines I : L'imprégnation" rendono la proposta più atmosferica e dinamica, spianando la strada al soffio pianistico di novanta secondi di "Graines II : Le Temps Suspendu". È la prima pietra per la meditabonda "Graines III : L'étincelle Primale", autentico vertice dell'album e mio brano preferito in assoluto: un episodio eclettico, drammatico e lontano dagli schemi classici della band, dove le voci pulite s'innestano su sonorità poetiche e finalmente ispirate che deliziano il palato per quasi dieci minuti. La conclusiva "Graines IV : Pour un Ailleurs" chiude infine con veemenza che è ben distante dalle bordate dei primi brani, mostrando una band e un'opera finalmente ricca di sfaccettature. 'Graines' è un disco forse imperfetto e talvolta un po' ostinato nella prima parte, ma capace di regalare momenti di assoluta classe che faranno la gioia di tutti gli amanti del black metal francese più eccentrico e decadente. (Francesco Scarci)
(LADLO Productions - 2026)
Voto: 73







