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| #PER CHI AMA: Black/Sludge/Folk |
Il menestrello oscuro del Massachusetts è tornato con un disco che conferma la sua geniale originalità . Perseguendo le strade del suo stile unico e profumato di odori intensi, di natura ostica e selvaggia, fonde una forte componente spirituale con alternative country, post doom e black metal minimale dai rintocchi rituali. Apre le danze la lunga "The Savage Face of Tekoa", progressiva corsa che passa da un leggero folk recitato ad un sound figlio dei Melvins e dei Cathedral più criptici, con una ritmica pesantissima forte di un riff marmoreo ad elevata capacità di assimilazione per l'ascoltatore (una vera goduria per le orecchie), per finire in un doom atmosferico dal riff ciclico e ipnotico, che chiude con una coda figlia di un sound ridotto all'osso ma decisamente d'estrazione grunge. Le tracce sono di media molto lunghe e in sette formano un disco che nella sua totalità supera i 40 minuti, mentre il sound nella sua complessità , risulta tanto e deliziosamente sotterraneo, ipnotico, cavernoso e rude, ma estremamente attraente e, pur non lasciando mai il legame con quel senso di natura primordiale, per certi aspetti, è anche circondato da un certo tipo di feeling avanguardistico evoluto, scarnificato, visionario e secco come un ramo d'autunno privo di foglie. "Appalachian Alchemy" è letteralmente disarmante per il suo letale bagliore verso l'infinito, deflagrante, con al suo interno, un ponte folk, flauto e chitarra cristallina, a creare un'immagine surreale di via di fuga verso un cosmo violento ma protettivo. La ricerca sonora di Adam R. Bryant, ex membro della band post-black metal americana Pando, con all'attivo un sacco di altri progetti, si avvale di innumerevoli rumori e suoni di sottofondo, che rendono le sue opere particolarmente interessanti, sporche ed evocative, veri e propri campi di battaglia mentali per l'equilibrio umano. Come nei nove minuti di "Sunrise Offering (The Valley as an Altar)", dove una rumorosa ritmica in lontananza crea un mood sonoro soffocante, dalle evidenti sfumature esoteric black, sviluppandosi poi in pura rumoristica d'ambiente, sperimentale a dir poco, inquietante, con una chiusura mistica governata da percussioni rituali prese in prestito dalla world music più tribale. "Amanita Bisporigera" è il nome di un fungo del nord America, chiamato anche l'angelo distruttore, estremamente letale per l'uomo, ma anche il titolo dell'allucinata traccia più corta dell'album, che al suo interno al minuto 1:30, si avvale di un breve stacco inaspettato che riporta in vita la forza d'impatto delle prime note gelide di "Bela Lugosi's Dead", per poi aprirsi ad un esperimento cacofonico con un organo in sottofondo, altrettanto inaspettato, che gela il sangue, dando un nuovo significato mistico all'occult metal. Il finale è affidato al brano dal titolo "Panacea", dove Cave Dweller, torna ad esplorare le terre sconfinate dell'alternative country più buio e intimo, con un recitato dai canoni teatrali, pieno di effetti e doppie voci, rumori pesanti, rarefatti, e dal sapore quasi industrial/drone, a fotografare una foresta di ferro e acciaio, per un effetto cinematografico raggelante e tanto suggestivo, dal significato inequivocabile, dove solo la simbiosi con la natura può essere la cura di tutti i mali dell'essere umano. 'Showing Teeth' alla fine è un viaggio sonoro che conferma una figura artistica che disarciona i generi musicali più estremi, scomponendoli e filtrandoli con una sensibilità ignota ad altri artisti, un'enfasi folk apocalittica che rende questo musicista underground unico nel suo genere. Splendido album. (Bob Stoner)
(Aesthetic Death - 2026)
Voto: 80