![]() |
| #PER CHI AMA: Noise/Indie/Alternative |
Subito dopo l'uscita di 'God Hates Cowards', mi gironzolavano per la testa alcune domande sul futuro della band marchigiana, su come avrebbero potuto evolvere ed espandere l'ispirazione e l'urgenza di questo loro bel primo disco senza incorrere o inciampare in ripetizioni compositive, cercando di restare interessanti, senza dover pagare il dazio a una così azzeccata uscita. Il nuovo disco in parte conferma i miei dubbi e in parte li smentisce. 'Can You Hear Me?' è il titolo del nuovo album e l'allacciamento con la celebre strofa della canzone "Christmas" dei The Who, "Tommy can you hear me", è già di suo una dichiarazione d'intenti, magari d'amore o di stima verso la storica band inglese. Per quanto riguarda la musica, possiamo dire che il disco si muove bene tra i suoi vicoli scuri, i musicisti navigati ci sono, e conoscono le coordinate del loro progetto, ne custodiscono i segreti e i dettagli, quindi le composizioni si snodano sciolte e liquide, capitanate dalle soniche chitarre che sono il marchio di fabbrica di questa band. Chitarre sempre curatissime ed intelligentemente rumorose, con quel tocco di garage psichedelico mischiato al noise rock che fa sempre un certo effetto stordente sull'ascoltatore. In realtà, il sound vira verso derive noise degli anni '90/2000 e suona meno post-punk del lavoro precedente. Ci sono poi echi e riverberi dei Loop o dei Girls Against Boys di "Stay in the Car", degli A Place to Bury Strangers, con vaghi ricordi anche di Jesus Lizard e ancora i primissimi One Dimentional Man, che ne fanno sicuramente un buon disco, che soffre di una produzione diversa e meno brillante rispetto a 'God Hates Cowards'. Alla fine, anche se il lungo brano intitolato "9 Minutes", è veramente ipnotico, il lavoro nel suo insieme acquista il sapore di dischi come 'Trompe le Monde' dei Pixies, un disco interessante ma non sviluppato alla perfezione per via di una produzione non all'altezza delle altre loro uscite. Quindi, 'Can You Hear Me?', a mio modesto parere, sembra essere un'ottima collana di B-sides come poteva esserlo 'Pisces Iscariot' degli Smashing Pumpkins o 'Barbed Wire Kisses' dei The Jesus and the Mary Chain a suo tempo, e anche il solo paragone a questi capolavori noise, è certamente da considerarsi come un gran complimento per chi parla la lingua del feedback. Per usare un termine calcistico, la band ha usato l'esperienza per evitare un fallo e rischiare così di non eguagliare il loro precedente lavoro, giocando di astuzia ed intelligenza, cambiando giusto un poco e il minimo necessario per rendere il nuovo album un'evoluzione logica ma che non può o deve essere messa a confronto con il disco dello scorso anno, per essere analizzata. Ammiriamolo così allora, con il suo rumore riverberato, l'atmosfera da seminterrato buio, più garage e a volte anche più ruffiano, come nel brano "Your Party is Gravy", con il suo taglio indie davvero coinvolgente, o quando le chitarre virano verso lo shoegaze ("No Return"). I Cowards rimangono una band che, orgogliosamente, non si colloca nelle mode musicali del momento, soffrono di un pregiato amarcord sonoro e restano una solida realtà nel panorama alternativo italiano, sicuramente una tra le più interessanti. (Bob Stoner)
(Bloody Sound - 2026)
Voto: 70







