venerdì 6 febbraio 2026

Cyclone - Known Unto God

#PER CHI AMA: Thrash/Speed
Trentasei anni di silenzio discografico rappresentano un vero e proprio abisso temporale, ma per i belgi Cyclone, pionieri del thrash metal europeo dal 1981, il tempo sembra essersi fermato nell'energia travolgente di 'Brutal Destruction', il loro capolavoro underground che uscì addirittura 40 anni fa. Con il nuovo EP 'Known Unto God', la band guidata dall'inconfondibile voce di Guido Gevels (in stile vocalist dei Forbidden) torna a farsi sentire con una forza che si pone esattamente tra la brutalità teutonica e la precisione tecnica della Bay Area (che evoca spettri di Exodus, Sacred Reich e i già menzionati Forbidden), senza rinunciare a un richiamo alla muscolosa anima NWOBHM. La produzione si distingue per un sound potente e autentico: le chitarre sono affilate come lame, mentre la sezione ritmica mantiene quel groove incessante che da sempre contraddistingue il sound del quintetto fiammingo, schivando abilmente le insidie di una modernità eccessivamente sintetica. L'EP si apre con "Eliminate", un brano selvaggio che trasmette immediatamente l'energia della rinnovata line-up che solo recentemente ha trovato una sua stabilità. In seconda posizione nella scaletta, ecco la title-track, un pezzo dal ritmo cadenzato e massiccio, in cui la parte solista è semplicemente da urlo come quello di Guido a chiudere il brano. Con "I Fear Myself", la band accelera nuovamente, con un sound semplice e lineare, ma sempre efficace. Chiaro, non stiamo scoprendo l'acqua calda, ma è innegabile che l'energia sprigionata dai nostri diventi virale dopo pochi secondi. Postilla per un altro bell'assolo di scuola heavy rock in chiusura del brano. "Nothing Is Real" si configura come un omaggio energico alle radici anni '80, con una costruzione musicale dinamica e travolgente, ma forse eccessivamente accademica. La chiusura è invece affidata a "The Truth Lies", l'ultimo schiaffone, in puro stile thrash metal, a segnare il ritorno trionfale di una band che non ha perso un grammo della propria identità negli ultimi 45 anni. (Francesco Scarci)

(M-Theory Audio - 2026)
Voto: 74

Trimarkisia - The Light Keeper

#PER CHI AMA: Black/Death/Doom
Con 'The Light Keeper', la one man band francese dei Trimarkisia si riappropria dell'oscurità più pura, consegnandoci un'opera che affonda le radici nel black/death/doom melodico, memore della lezione dei primi Katatonia. Un primo vagito che ci fa già ben sperare per il futuro del mastermind originario dell'Occitania. Il disco si presenta subito in palla con la title-track e le sue melodie accattivanti, che richiamano Jonas Renkse e soci, ai tempi di 'Brave Murder Day'. Le chitarre non disdegnano aperture atmosferiche di rara bellezza, tra il sinistro e il malinconico, mentre le vocals si muovono più su un growl oscuro, senza tuttavia rinunciare a qualche urlaccio qua e là. Ma è con la seconda "Last Days of Rain" che la band mi conquista definitivamente, sebbene qualche momento un po' troppo ancorato alla vecchia scuola doom. Il dischetto (dura quasi 29 minuti) è comunque un bel biglietto da visita per il factotum transalpino e anche le due restanti tracce, "Aven" e "When the Sun No Longer Rises", si confermano qualitativamente sullo stesso piano delle precedenti. Forse c'è ancora qualcosina su cui lavorare e da levigare, ma è innegabile come la qualità della melodia, la pesantezza ritmica, e anche una certa fluidità musicale, risuonino a meraviglia in questo EP di debutto. Spettacolare, a tal proposito, il bridge di "Aven" con le sue coinvolgenti melodie tastieristiche che ci accompagneranno fino alla fine di quello che sarà anche il mio pezzo preferito. L'ultimo brano è forse un filo più scolastico; ecco, avrei osato un po' di più, alla ricerca di un nuovo filone melodico dedito al black/death/doom. (Francesco Scarci)

(Self - 2025)
Voto: 74

mercoledì 4 febbraio 2026

Anal Trump - Fuckin' Bitch

#PER CHI AMA: Grind/Punk
Non sono mai stato un grande fan del grind/punk/hardcore tuttavia, pur di dare visibilità a questa band e soprattutto a quello che c'è dietro (il supporto al progetto di difesa degli immigrati e del Centro nazionale per la legge sull'immigrazione negli Stati Uniti, grazie ai siti https://www.nilc.org/ e https://www.immigrantdefenseproject.org/), eccomi pronto a immolarmi nell'ascolto di 'Fukin' Bitch', solo per una giusta causa. E chi meglio dei Trump stessi, non gli originali sia chiaro, ma una "famiglia" formata da Travis, Justin e Rob, originari di San Diego, a combattere le mistificazioni del presidente americano? Con un EP di 10 pezzi, gli Anal Trump si candidano sicuramente al disco più corto al mondo: ben 74 secondi!! Si, avete letto bene. Si tratta di schegge impazzite di protesta che vanno dal secondo di durata ai 15, con un sound che premia l'estremismo sonoro, sorretto da testi non proprio comprensibilissimi, a meno che non vi leggiate le liriche sulla pagina bandcamp. Per certi versi, mi sono venuti in mente i famigerati Lawnmower Deth (ai tempi di 'Billy') che popolavano i miei incubi notturni una trentina di anni fa, anche se quelli erano decisamente più scanzonati di questi Anal Trump, che trovo davvero incazzati per i fatti provocati dall'ICE e da una politica di deportazione statunitense davvero scellerata. Musica e propaganda politica non possono coesistere? Al punk non gliene è mai fottuto niente. (Francesco Scarci)

(Self - 2026)
Voto: 65

lunedì 2 febbraio 2026

Galibot - Euch’Mau Noir Bis

Ascolta "Galibot - Euch’Mau Noir Bis" su Spreaker.
#PER CHI AMA: Post Black
Cerchiamo di fare chiarezza sul motivo per cui i francesi Galibot abbiano sostanzialmente pubblicato due album quasi identici a un anno di distanza l'uno dall'altro. Nel 2024 hanno rilasciato in maniera autoprodotta 'Euch'Mau Noir', un lavoro di sei tracce; tra qualche settimana è previsto l'arrivo di 'Euch'Mau Noir Bis'. Di fatto, si tratta dello stesso album, seppur con alcune differenze: una nuova copertina, un sound migliorato, due tracce aggiuntive (che incrementano la durata di appena tre minuti, peraltro già presenti nel demo del 2022, 'Wallers-Arenberg', ma stavolta riscritte e riregistrate) e, soprattutto, il supporto della Les Acteurs de l'Ombre Productions. Con un concept impegnativo che affronta il tema dell'utilizzo dei bambini (i cosiddetti galibot) nelle miniere di carbone francesi, la band si presenta con un sound ferale all'insegna di un black metal crudo e privo di concessioni melodiche. Superata l'intro iniziale, l'album esplode con "Cheval de Fosse", una traccia feroce caratterizzata da riff velocissimi e un cantato oscuro, espresso in uno screaming malefico. Sebbene non manchi una vena melodica tipica dello stile LADLO Productions, il disco appare marcatamente derivativo, con una sensazione di déjà-vu che accompagna l'ascolto dal primo all'ultimo secondo. Tuttavia, alcuni accorgimenti mirano a rendere il lavoro più variegato. Si notano passaggi leggermente più mid-tempo o l'inclusione di voci femminili spettrali, sia in scream che in pulito, grazie alla notevole performance di Diffamie nel finale di "Barbara". Questo brano fa riferimento a Santa Barbara, protettrice dei minatori, e al romanzo 'Germinale' di Émile Zola. "Courrières", di contro, è cosi scolastico che potrebbe facilmente essere inserito in uno dei tanti album pubblicati dalla label francese negli ultimi anni. Nonostante ciò, sarebbe ingiusto relegare la band originaria di Wallers-Arenberg nel calderone degli sprovveduti. Brani come la stessa "Barbara" e "Les Nords", emergono per intensità e qualità: esplosioni di violenza post-black accostate a un cantato che richiama gli esordi di Cadaveria negli Opera IX. Qui l'attenzione si sposta su un black metal più affilato e meno teatrale, con chitarre taglienti che strizzano l'occhio alla scuola svedese e una batteria in ultra blast beat, che evoca la potenza di una contraerea piuttosto che delle semplici percussioni. Per questa ragione, il lavoro non merita una bocciatura: s'intravedono infatti solide potenzialità di crescita nelle future produzioni del quintetto francese. (Francesco Scarci)

(LADLO Productions - 2026)
Voto: 66

domenica 1 febbraio 2026

Are you ready to dive into the depths of music and share your passion with the world? The Pit of the Damned is looking for enthusiastic album reviewers to join our team! Are you excited to be part of our crew?


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venerdì 30 gennaio 2026

Order Of The Ebon Hand - XI: Justice

#PER CHI AMA: Hellenic Black Metal
Da Atene, ecco tornare gli Order Of The Ebon Hand con un nuovo lavoro, il quarto, intitolato 'XI: Justice'. Con undici tracce e settanta minuti di durata, l'album è una bestia alquanto differente da quanto la band aveva partorito in passato, per un viaggio lungo quanto il concetto stesso di giustizia, inteso non come tribunale terreno ma come equilibrio cosmico tra mondi e piani spirituali. Un black metal, quello del quartetto greco, che affonda le proprie radici nella tradizione ellenica anni '90, che richiama i fasti di Rotting Christ, Necromantia e Varathron, senza tuttavia dimenticarsi nemmeno la lezione dei primi Bathory. Con una produzione che bilancia magistralmente modernità ad attitudine raw, il disco si dipana in brani in cui le chitarre alternano tremolo picking rabbiosi a riff melodici carichi di una certa epicità, mentre le tastiere s'inseriscono con eleganza in sezioni ritmiche più pesanti, con l'intento di creare atmosfere oscure che ne amplificano la componente rituale. Insomma, gli ingredienti per far bene sembrano esserci tutti per offrire un black canonico dotato di una vena ritualistica. La batteria spazia tra blast beat furenti, mid-tempo ipnotici e rallentamenti doom-oriented (ascoltatevi "Gorgon", che vede peraltro alcuni passaggi in greco che amplificano la solennità del messaggio): il tutto è già conclamato nella lunga "Eryn", il brano che segue l'intro. A completare il tutto ci sono le vocals di Merkaal nel loro screaming acido, sebbene non rinunci a inserti puliti o spoken words ritualistiche. Devo ammettere di non esser mai stato un grande fan dei nostri, eppure l'ascolto di questa nuova fatica, mi ha fatto ricredere sulle qualità dell'ensemble. Se avevo trovato di grande interesse "Eryn", "Charybdis" suona un filo troppo canonica per i miei gusti, al pari della successiva "Glasyalabolas", che sfoggia tuttavia un notevole intermezzo atmosferico con tanto di vocals pulite ritualistiche. "Vine" è un altro brano che si abbatte come l'oceano in tempesta sulla battigia, ma che ci fa prender fiato con un altro break centrale. Più scolastiche "Amaymon" e "Justice I: The Sword", ma non per questo, meno efficaci. L'ultima hit la identificherei in "Anteriad", per una parte di chitarra davvero epica e un crescendo esplosivo notevolissimo. Da citare per ultima la parte acustica/solistica di "Justice II: The Scale", una chicca che rende giustizia a un signor album. Con un paio di pezzi in meno, forse staremo parlando davvero di un grande disco. (Francesco Scarci)

(Satanath Records - 2025)
Voto: 75

The Pit Tips - Best 2025

Francesco Scarci

Astronoid - Stargod
Contemplation - Au Bord du Précipice
Blut Aus Nord - Ehereal Horizon
Sunken - Lykke
Novarupta - Astral Sands

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Alain González Artola

Hesperia - Fra li Monti Sibillini (Black medieval Winter Over the Sibylline Mounts)
Vermilia - Karsikko
Ellereve - Umbra
Saor - Amidst the Ruins
Grima - Nightside

lunedì 26 gennaio 2026

Viserion - Fire and Blood

#PER CHI AMA: Black Metal
Emergono direttamente da un Kali Yuga in fiamme questi estremisti sonori statunitensi chiamati Viserion. 'Fire and Blood' è il loro nuovo vagito dopo l'EP di debutto del 2020, l'album del 2021 e uno split del 2023. La proposta sonora puzza tuttavia di vecchio e stagnante, pur proponendo un incendiario black-death. Il loro nuovo lavoro s'inserisce infatti nelle pieghe di quel filone dove l’aggressività nuda cruda del black incontra la perizia tecnica del death, richiamando l’oscurità dei primi Behemoth. Sgomberando subito ogni dubbio sul risultato ottenuto, diciamo che quanto sentirete in questo EP è già stato proposto in ogni tipo di salsa: le classiche chitarre affilate immerse in un mare di pece, sostenute da una sezione ritmica che non concede respiro e da una prova vocale efferata grazie ai suoi scream laceranti. Quante volte avrete ormai letto di lavori di questo tipo? Io ne ho scritti a palate, e per quanto le tematiche siano profondamente radicate nell’immaginario dark-fantasy de Il Trono di Spade, il risultato alla fine sarà di una noia mortale, sin dall'opening track, nonché anche traccia che dà anche il titolo al dischetto. L’apertura mostra subito la pasta di cui è fatto il quartetto di New York, tra ritmiche serrate e blast beat che trascinano l’ascoltatore in una fucina sonora di nichilismo puro. E con i successivi pezzi il risultato non cambia di una virgola, anzi la band sembra ulteriormente accelerare, senza mai però impressionare realmente, fatto salvo per la glaciale "Blackfyre" o la più melodica "Harrenhal". Alla fine quel che conta è che il disco rimane nella testa giusto il tempo di un ascolto, perché la voglia di riascoltare questo lavoro si rivelerà alquanto improbabile. Un suggerimento? Lasciate perdere va. (Francesco Scarci)

(Terminus Hate City - 2026)
Voto: 48