Francesco Scarci
The Ruins of Beverast – Tempelschlaf
Abstract Illusion - The Sleeping City
De l'Abîme Naît l'Aube - Rituel: Initiation
---
Alain González Artola
One of Nine - Dawn Of The Iron Shadow
Rå - Rå
Bianca - Bianca
---
Death8699
Abigor - Totschläger, a Saintslayer's Songbook
Be'lakor - Coherence
Ghoul - We Came for the Dead!!
mercoledì 25 febbraio 2026
Kowloon - Let's Sing! Let's Move Forward! / And Winter Turned Into Spring
![]() |
![]() |
| #PER CHI AMA: Raw Black |
Li avevo pescati per sbaglio lo scorso ottobre su Bandcamp, e li avevo recensiti più per curiosità che per meriti. I Kowloon infatti sono una band nord coreana che mi ha fatto subito simpatia pensando al loro cicciottello leader, non certo per le condizioni indecenti in cui vive la popolazione. Nel frattempo, la band deve averci preso gusto a registrare, visto che a novembre ha fatto uscire '노래하자! 전진하자!', una raccolta di tre pezzi dedicata alla madre patria, al compagno segretario generale, al Partito dei Lavoratori di Corea e alle amate madri in occasione della celebrazione della festa della mamma del 16 novembre. Ecco, regalare un compendio di musica black metal alla festa della mamma credo sia cosa alquanto originale, non so poi se sia stata cosa gradita. Se i primi due pezzi sono un inno al raw black di Windir ed Emperor, il terzo sembra invece una melodia popolare, con vocals pulite cantate rigorosamente in lingua madre, ma che ricorda un po' la sigla dei cartoni animati giapponesi dei primi anni '80. La band di Rason è tornata a mostrare anche recentemente i propri muscoli con altri due pezzi e un'altra dedica a Kim Jong-il, l'eterno segretario generale dell'amato Partito dei Lavoratori di Corea. E la proposta del terzetto sembra virare qui verso un black metal più atmosferico, sempre registrato grezzamente ma che almeno nel primo pezzo, sfodera uno strepitoso assolo, delicati arpeggi e un mid-tempo alquanto inatteso. Di tutt'altra pasta il secondo, con un black acuminato di scuola Mayhem, inviperito e selvaggio, grazie a uno screaming violento e a un sound malato ma alla fine, devo ammettere affascinante. E allora attendiamo con interesse una nuova release per confermare le doti o meno di questa abominevole creature nord coreana. (Francesco Scarci)
(Self - 2025/2026)
Voto: 65
martedì 24 febbraio 2026
Slagmaur - Hulders Ritual
![]() |
| #FOR FANS OF: Avantgarde Black |
Slagmaur is a very particular project. Founded initially as a solo project in Norway almost 30 years ago by the musician known as General Gribbsphiiser, Slagmaur has always tried to create its own sound by combining the core fundamentals of black metal with a lugubrious and avant-garde approach. Its debut full-length, 'Skrekk Lich Kunstler,' forged the distinctive elements of the project’s sound, while the sophomore effort, 'Von Rov Shelter,' delved deeper into the ritualistic and heavy approach that has defined the project since then. Lyrically, the solo project, which later became a three-piece band, has tried to escape from the most stereotypical lyrics, focusing on horror, ritual, and deep psychological concepts that have obviously influenced the music itself.
After the aforementioned albums, Slagmaur has taken its time to release a new opus, which has seen the light of day this year. 'Hulder Ritual' is the name of the new beast and has included the participation of the legendary Snorre of Thorns as an additional producer of the album and as a contributor of some guitar lines. Those who have been aware of the album's release may know that the project reported the false disappearance of both musicians in the forest as part of a bizarre promotion for the new album, which is both ridiculous and the most black metal thing you can ever imagine.
Musically, 'Hulder Ritual' is exactly what we could expect from this Norwegian trio, as it displays a wide range of elements deriving both from the essential core of the genre and from the avant‑garde. The production, for example, is remarkably raw and reminds us of how many albums sounded back in the ’90s. The harsh and murky tone of the tremolo‑style riffs is truly loyal to the genre’s most authentic foundations. The guitar lines are a pleasure for those who have always enjoyed the distinctive melodies of black metal, and Slagmaur has, of course, not forgotten how to create plenty of them. Pace‑wise, the band focuses much more on mid‑tempo sections that fit better with their ritualistic and macabre sound, although there is room for some speed, as happens in "Huldergeist", for instance. While the basis strongly recalls the genre’s origins, it is the arrangements and specific details of each composition that contribute to forging a more original, adventurous, and distinctive style. "Hexen Herjer" combines raw riffs with a hypnotic piano and phantasmagoric voices, creating the aforementioned ritualistic atmosphere. The vocals also have a peculiar and dramatic touch. All these elements together create a rather theatrical black metal song that perfectly defines what Slagmaur aims to offer to the listener. Although the initial tracks may create the impression that the main vocals follow a more traditional approach, as the album progresses it becomes quite clear that "Aatselgribb" delivers a rich palette of voices that fit perfectly with the band’s tenebrous and mysterious vision. The album closer, "Rathkings," is another highlight of this opus. This composition opens with a ferocious section where blasting drums and aggressive guitars take the lead, while the second part delves deeper into Slagmaur’s hypnotic and dramatic style, including some tiny but perfectly placed arrangements that reinforce this haunting atmosphere.
'Hulder Ritual' by the Norwegian band Slagmaur is indeed an interesting record. The well‑structured combination of raw and traditional elements with more adventurous ones creates an album that delivers the best of both worlds and can attract fans from both sides. The ritualistic ambience established here is also a defining element, contributing to forging a sound that makes Slagmaur a truly original band. (Alain González Artola)
(Prophecy Productions - 2026)
Score: 81
Mortal Decay - Forensic
BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
![]() |
| #PER CHI AMA: Brutal Death/Black |
Musica da camera… mortuaria. La band è al suo secondo full-length (se si esclude la raccolta su cd dei primi tre demo rimasterizzati, intitolata 'Gathering of Human Artifacts'), dopo 'Sickening Erotic Fanaticism'. Se non li conoscete ancora, questa è l’occasione buona per farlo. 'Forensic' è un album death cupo e straniante. Stenterete a crederci, ma non è neppure esageratamente noioso, né del tutto prevedibile nei suoi passaggi. Merito di un songwriting abbastanza creativo. Il libretto riporta la seguente epigrafe: “Vorremmo estendere le nostre condoglianze alle vittime dei tragici eventi dell’11 settembre”. Ammetterete che un album brutal death è una collocazione piuttosto insolita per una frase come questa. I testi riservano un’ulteriore sorpresa: vi si coglie qualche timido accenno di giudizio morale. Appena un barlume, intendiamoci. Un esempio? "Monkey Cage" tratta di vivisezione ma, pur soffermandosi su particolari atroci, non reca segni di compiacimento per le crudeli sevizie inflitte agli animali. Si parla infatti di folli esperimenti e di scienza impazzita. In "My Mind Bleeds Tragedies" ecco la confessione di un medico legale, per cui si legge: “Non ci si abitua all’odore delle vittime carbonizzate, o alla vista dei bambini morti”. Un decennio di testi improntati al nichilismo più bieco ci ha fatto scordare che esiste una cosa chiamata Etica. Brutal death e black metal ci hanno riservato la glorificazione del peggio: l’apologia della violenza e della sopraffazione. Cos’è accaduto, nel frattempo, per far sì che un gruppo di deathsters statunitensi si riavesse – parzialmente e, temo, in via del tutto transitoria – dall’obnubilamento indotto dall’appartenenza alla suddetta scena? È accaduto che tremila persone perdessero la vita in poche ore, assassinate da dei fanatici, sotto gli occhi dell’intera nazione americana e del mondo.
(Unique Leader Records/Dissonant Tapes - 2002/2024)
Voto: 65
lunedì 23 febbraio 2026
Eviscerate - S/t
BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
![]() |
| #PER CHI AMA: Death/Thrash |
Gran bel demo quello di questo quartetto bresciano, registrato ottimamente e composto da sei pezzi più intro per un totale di 27 minuti. La musica proposta era frutto di molteplici influenze: il death melodico dei primi In Flames e Dark Tranquillity, l’aggressività del thrash americano e anche diverse cose dei maestri Death (ho ricordato 'Human' in alcuni passaggi). Sostanzialmente, potremmo definire melodic death metal il genere degli Eviscerate, ma lo svariato background della band, rende davvero interessante il risultato. Impossibile non segnalare la preparazione tecnica dei nostri, decisamente al di sopra della media: in particolare, credo, il lavoro delle chitarre si sia fatto invidiare da molti. "Organic Weapons" è un brano che denota un’imbarazzante capacità tecnico-compositiva. Anche "Invasion" è veramente bello, con un main-riff che, una volta ascoltato, vi si inchioderà nei tessuti nervosi. Pregevoli gli assoli che rimandano a reminiscenze maideniane e grandiosa la voce, tagliente e ruvida. Per finire facciamo i super-pignoli: qualche intermezzo arpeggiato in meno non sarebbe stato male, visto che a, mio avviso, gli Eviscerate danno il meglio di sé nelle parti più cattive e coinvolgenti oppure quando sovrappongono a tali parti assoli dal tono meno incazzato, creando un piacevolissimo contrasto. Chiude il dischetto "Death on my life", veramente stupenda. Acquisto vivamente raccomandato (lo si trova su discogs.com), anche a chi non è appassionato del genere: la buona musica si fa sempre apprezzare!
(Self - 2001)
Voto: 70
Sadael - Paralytic Thrall
Ascolta "Sadael - Paralytic Thrall" su Spreaker.
![]() |
| #PER CHI AMA: Brutal Death |
A me sembrava che i Sadael fossero una band votata al funeral doom, e invece quando ho fatto partire il disco inviatomi dalla Satanath Records, mi sono ritrovato di fronte a un attacco di robusto death metal. Che diavolo è successo a questo musicista armeno che distillava musica influenzata dal minimalismo dei Thergothon o dalle atmosfere più tragiche dei My Dying Bride? Che lo spostamento in Austria abbia in un qualche modo influenzato il sound dei nostri, o il banale cambio del logo significhi un totale cambiamento musicale? Chi può dirlo. Io so solo che la song iniziale di 'Paralytic Thrall' (ventunesimo album peraltro), mi ha preso a scarpate in faccia e nel culo. Ora distinguere dove siano posizionate entrambe potrebbe essere un quesito ardito ma non altrettanto interessante quanto capire cosa abbia portato il buon Sadael, col fido compagno Andrew Gossard (voce dei Putrefaction), a una svolta cosi radicale. Posso solo dire che "Into Absence" è puro death metal, al pari della successiva "Erasure", sebbene in alcuni momenti, si assista a un rallentamento quasi claustrofobico delle sue ritmiche (retaggio della vecchia creatura probabilmente). "Identity Dissolving" sfocia addirittura nello slam death metal con le voci tra il growl e il pig squeal e le ritmiche sparate a tutta birra. Ecco, non certo il mio genere preferito, per quanto qua e là (in "Leave the Weak Behind" ad esempio) gli assoli regalino momenti edificanti. Il resto però è puro death metal disturbante con una complessità strumentale non indifferente ma la cui brutalità fisica, lo va a rendere fin troppo caotico e furioso. Interessanti le melodie di "Screaming Earth" o l'asfissia emanata da un brano come "From Flesh to Void". Per il resto, allacciatevi le cinture, pronti a impattare con l'annientamento totale profuso da questo 'Paralytic Thrall'. (Francesco Scarci)
(Holy Mountains Music - 2025)
Voto: 62
venerdì 20 febbraio 2026
Krsnī - Neige Éternelle
![]() |
| #PER CHI AMA: Atmospheric Black |
L'Uzbekistan non è solo terra di grande cultura ma da oggi diventa per il sottoscritto, anche la culla che ha dato i natali a questa one-man band di Tashkent, i Krsnī . E 'Neige Éternelle' è addirittura il quinto capitolo, dal 2022 a oggi, del mastermind Trizna, un lavoro di minimalista raw black metal atmosferico. Lo dimostrano le lunghe note strumentali dell'incipit "Passage", un brano glaciale e strumentale che sembra uscito dalla mente diabolica del buon vecchio Burzum. E la successiva "Marche d'Hiver" non cade troppo lontano dall'albero, con un sound che si conferma ipnotico e rarefatto al pari di quello di Varg Vikernes, con le chitarre in tremolo stratificato, un'atmosfera super lo-fi, un drumming tra blast-beat e mid-tempo ritualistico, e lo screaming efferato e lontano del polistrumentista uzbeko, un eco di un lamento smarrito in una tormenta di neve, a cantare stranamente in francese. Probabilmente, album del genere ne abbiamo recensiti a tonnellate, quindi mi viene un po' difficile trovare le parole giuste per descrivere in modo originale un tale lavoro. "Paysage Enneigé" prosegue nel suo cammino innevato con melodie più malinconiche e atmosfere più delicate, con la voce a nascondersi nel sottofondo della steppa infinita. Il disco potrebbe evocare tante immagini nelle vostre menti, paesaggi desolati e innevati in primis, lasciandovi addosso un senso di profondo disagio e inadeguatezza che troverà il suo acme nella conclusiva "Long Voyage". Questa si palesa come un claustrofobico viaggio senza ritorno lungo fiumi ghiacciati, foreste innevate in cui udire il cantato del frontman vicino all'ululato dei lupi, in totale contemplazione della natura nelle profondità di un silenzio eterno. (Francesco Scarci)
(Satanath Records - 2025)
Voto: 64
Glassbone - Ruthless Savagery
![]() |
| #PER CHI AMA: Death/Hardcore |
Secondo EP all'attivo per i parigini Glassbone, che tornano, dopo il lavoro del 2024, 'Deaf of Suffering'., con questo 'Ruthless Savagery'. Il genere proposto? Presto detto, un granitico e brutale slam death metal, sporcato di influenze hardcore. Un macigno monolitico e fangoso che sin dall'iniziale title track, ci schiaccia con i suoi suoni cingolati e la voce cavernosa del frontman che cerca in tutti i modi di spaventarci. L'hardcore in tutto questo dov'è? In qualche passaggio spigoloso, nei breakdown che evocano gli anni '90 e in una narrazione di violenza urbana e degrado morale. A seguire la ritmica serratissima ma a tratti anche asfissiante, della più ignorante "Dryin' Up of Their Blood". Il massacro prosegue sulle note di "Apostasy Imperium" e un death metal accademico, che francamente, in pochi si ricorderanno da qui a qualche mese, non fosse altro per quel tagliente assolo che dopo un minuto, fa la sua comparsa. Poi, poco altro a dire il vero. Anche "E.K.F.I.V." non è nulla di che, se non pura dimostrazione che si può ancora pestare come fabbri ma niente di più, perchè queste note non arrivano là dove dovrebbero arrivare, sebbene il quintetto sfoderi un altro bell'assolo anche in questo brano. Troppo poco però per toccare le mie corde. E anche il featuring dei nostrani Fulci in "Testimony of Death" mi lascia indifferente, sebbene la carneficina venga servita nel migliore dei modi. Forse il brano che maggiormente ho preferito è la conclusiva "Driven by Sinister", martellante e spettrale al tempo stesso, ma che fondamentalmente non inventa nulla, se non cercare il colpo del definitivo ko. (Francesco Scarci)
(Iron Fortress Records - 2026)
Voto: 60
Iscriviti a:
Commenti (Atom)







