![]() |
| #PER CHI AMA: Funeral/Doom |
A dieci anni esatti dall'uscita del magistrale 'Downstream', la band russa torna a farsi sentire con un full length che raccoglie brani scritti in questo lungo lasso temporale, ovvero tra il 2017 e 2025. La nuova opera è un colossale lavoro che raccoglie le varie identità sonore intraprese nella carriera di questa band, gli stili toccati, le atmosfere espresse album dopo album, racchiuse in queste nuove cinque tracce. I Goatpsalm suonano in maniera originale una musica carica di un'emotività sinistra, usando linguaggi diversificati tratti da generi che trasudano oscurità da tutti i pori, utilizzando il verbo dell'industrial, del noise, del funeral doom, della psichedelia virata al dark, il tutto con un tocco di rarefatto folk d'ambiente suonato, concedetemi il paragone, con l'intensità e la classe acustica, gotica e sofisticata, alla maniera di band che con il metal non hanno nulla a che vedere, come gli And Also the Trees. Il risultato è complesso: si parte con una mini intro etno-ambient per poi raggelare il terreno con "Heart of Damballah Wedo", che ricorda le sperimentazioni dei francesi Spherical Unit Provided o Supuration. Doom metal dai tratti glaciali e siderali quindi, combinati con suoni sintetici e futuristici per uno spazio siderale infinito. Il mood affonda con "Split Soil" dove il funeral doom diventa più oppressivo e pesante, attraente generatore di nere (e mere) allucinazioni fatte di un sound che sa di infinita capitolazione, una vera e propria maestosa, decadente discesa agli inferi. "Kalbas Whispers of Death" cambia scenari, avvalendosi di percussioni etniche per un suono scarno che arde di profumi sciamanici; quanto meno inaspettato a questo punto del disco, ma diventa uno spartiacque riflessivo ed ipnotico per rarefarsi nel finale, e scegliere la via della sfumatura in nero che anticipa l'arrivo di "Exequires", il brano simbolo, a mio parere, di questo album. Una traccia che affronta i chiaroscuri del funeral doom senza compromessi, un suono che scivola tra il sotterraneo funereo degli Esoteric e i Thergothon. Quindi scream, growl e una cadenza ridotta della ritmica fino al minuto 3:43, dove tutto progressivamente si ferma, come se stessimo cadendo in un vuoto assoluto, nota dopo nota in sintonia con il doom più cerebrale e d'avanguardia, fatto di rumori d'ambiente e versi di animali, che portano ad un senso di immobilità concreto che si manifesta nel lunghissimo finale, laddove una voce ribassata di tono e una velocità rallentata, ci accompagnano in un viaggio attraverso lande desolate e nebbiose, in assenza di ritmo con a capo un suono vicino al rumore bianco, per una visione sonora spettrale. Finisce così un disco deliziosamente sinistro, difficile da ascoltare ma assai attraente, un lavoro che profuma di decadenza e composizioni plumbee, per una band che riconferma la propria altissima qualità . (Bob Stoner)
(Aesthetic Death - 2026)
Voto: 80







