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| #PER CHI AMA: Black/Speed Metal |
Il problema di certi dischi non è la mancanza di grinta, ma l'impressione perenne di stare ascoltando un karaoke estremo ben eseguito. Con il secondo album, 'Flawless Intrigue from Hell', i canadesi Skumstrike tornano a scatenare il loro micidiale ibrido di blackened, speed metal, il tutto condito da sferzate crust-punk, saccheggiando a mani basse dal catalogo dei giapponesi Sabbat e, soprattutto, dal repertorio sacro dei primi Slayer. La produzione esalta una resa sonora chirurgicamente sporca ma potente, dove i testi sviscerano il solito catalogo di nichilismo, satanismo da sbarco e desolazione apocalittica. Il trio picchia duro e sa come stare sullo strumento, ma il tasso di clonazione lungo la scaletta sfiora livelli di guardia preoccupanti. L'apertura affidata a "Death Reckoning" scaglia una scarica di energia primordiale guidata da accelerazioni serrate e chitarre affilate, impreziosita da una discreta linea solistica, ma l'impianto ritmico e i riff sono spudoratamente rubati di sana pianta a capolavori come 'Show No Mercy' e 'Hell Awaits' di Araya e soci. La successiva "Venomous Spiral" insiste sul pedale dell'acceleratore con cambi di tempo frenetici e riff stridenti che sanno drammaticamente di già sentito. Lo stesso dicasi per "Braise the Dead" che finisce per piazzare strutture scavezzacollo sparate a tutta velocità. Con "Mastery of Sin" il trio spara una sventagliata selvaggia che evoca nuovamente gli Slayer, spianando la strada alla title-track, dove le ritmiche veloci e rallentamenti sinistri vorrebbero mostrare un songwriting dinamico ma finiscono per girare intorno ai medesimi clichè. Il disco continua sulla falsariga fino alla chiusura, affidata alla cover di "Satanic Metal Fucking Hell" dei giapponesi Abigail, un omaggio selvaggio che chiude il lavoro con la conferma definitiva che di farina del proprio sacco qui dentro ce n'è davvero pochissima. (Francesco Scarci)
(Dying Victims Productions - 2026)
Voto: 58






