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| #PER CHI AMA: Dark/Gothic |
Gli Autumnblaze sono una cult band, ma solo in parte conosciuta, dell'universo gothic/dark rock tedesco, che dal lontano 1997, sforna dischi di ottima qualità , senza rimorsi o perdite di direzione su quale sia la strada odierna da percorrere, e quella strada è fredda e umida, proprio come una notte d'autunno. Al loro decimo album, la classe si manifesta in un disco compatto che si lascia ascoltare tutto d'un fiato, nonostante la lingua madre che incute sempre una certa ostilità d'ascolto, ma che per gente come il sottoscritto, è più che indicata in questo contesto musicale, fatto di malinconia e tristezza. Il segreto del duo teutonico si nasconde proprio in questo modo di rileggere le fondamenta del gothic in maniera personale e a suo modo, proprio in veste romantica, anche quando calcano la mano nel growl o nella distorsione. I facili paragoni si possono perdere per definire gli Autumnblaze, tra Paradise Lost, Moonspell e tanti altri, ma la band tedesca, a mio avviso, si mette su di un piano emotivo diverso, meno depressivo e più sognante/malinconico, direi più vicino agli ultimi Tribulation e ai romani Novembre, con un modo d'intrattenere l'ascoltatore, tanto rivolto al buio quanto congeniale nel fargli dilatare le pupille, e investendolo costantemente con riff di chitarra maestosi e aperti, chiaroscuri continui, che da sempre sono una prerogativa della band, accompagnati poi da arpeggi di sospensione emotivamente compromettenti. La genesi di questo modo di fare musica nasce qualche decade fa e miete ancora vittime d'innamoramento dopo il suo ascolto, ed il duo originario di Illingen, si rende cosi artefice di un disco che difficilmente vi lascerà indenni. In questo 'Glut' non ci sono novità musicali evidenti e la band, che oggi mostra la sua completa maturità e che in passato ha sperimentato molte strade (dal gothic al black metal passando da suggestioni acustiche), non nasconde la sua contrarietà verso un ritorno alle radici del genere. Le 13 canzoni di questo album alla fine, sono veramente da apprezzare e da ascoltare a tutto volume, in una giornata di pioggia, e in rigorosa solitudine. Dicevo gotico, ma con il giusto peso, granitico quando serve e raffinato in più punti, con un equilibrio tra le parti notevole, complice anche l'ottima produzione di Markus Stock (Empyrium, The Vision Bleak, altre due realtà accostabili ai nostri/ndr) che gli dona un suono ancora più propenso all'infinito. Ultima curiosità : l'album è uscito anche in una tiratura limitata a 500 copie che prevede una seconda produzione con una diversa lettura, più dura e pesante, degli stessi brani da parte del produttore Charles Greywolf (Powerwolf); lascio a voi la scelta per giudicare quale veste oscura sia la migliore per questi. Però, lasciatemi dire che "Licht Aus", con il suo magnifico cantato straziante è bellissima, che "Polarlicther" sembra un brano magnificamente rubato ai The Mission e quanto è sognante poi l'arpeggio di "Geisteskind"? L'esperienza conta e in questo disco mostra tutto il suo peso; l'ascolto di 'Glut' non vi lascerà indifferenti è garantito. Innamorarsi di questa piccola perla nera, vi risulterà inevitabile. (Bob Stoner)
(Self - 2026)
Voto: 75







