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| #PER CHI AMA: Techno Death |
Un’esplosione cosmica apre le danze di questo 'Theasterion', il debutto scoppiettante della formazione sci-fi canadese Volubilis. Quello che si para immediatamente davanti è un'architettura nevrotica che oscilla schizofrenicamente tra la ferocissima brutalità del techno death, trame neoclassiche e una tensione sci-fi assolutamente paranoica. La lezione di grandi act viene qui ripresa, masticata e sputata fuori con un'imprevedibilità ritmica che vi farà girare la testa. La proposta è un turbine chirurgico: chitarre affilatissime, un basso fretless che sguscia ovunque, batteria da sparo e un'alternanza vocale che va dallo screaming acido al growling cavernoso, attraverso sei capitoli spettacolari. Il primo, "Le Flamboiement Stellaire", parte come una fucilata techno death fatta da riff spietati e blast-beat serrati, prima di spiazzarci a metà strada con uno stop improvviso, in quello che credo essere un break di basso che sembra arrivare da un altro pianeta. Poi largo a solismi da paura, un intrecciarsi di chitarre, saliscendi di scuola classica, rotti solo dal growling del frontman. La title track parte meno scomposta dell'opener, ma non per questo, non è da incensare su come semini il panico a livello ritmico, tra giri di chitarra funambolici, ritmiche spezzate e un lavoro alla batteria che sembra il classico suono della contraerea sotto i missili. Un basso allucinato apre "Homo Cumulus" e poi giù di riff sparati a mille che ci pigliano a schiaffoni che è un piacere. A livello solistico, ecco un trip intricatissimo di note, a rievocarmi i Nocturnus degli esordi, prima di un secondo assolo da urlo, prima di chiudere con uno stacco di chitarra spagnoleggiante. Un'altra bella dose di violenza è servita con "Ashes & Embers", in cui sempre in evidenza, ci sono le pulsazioni di basso che accompagnano un assalto ritmico contrappuntato da voci acidissime, assoli spettacolari e un finale super arrembante che sfocia inaspettatamente in un finale di pianoforte. Largo ancora a ritmiche ubriacanti con la strumentale "The Prism", mentre in chiusura, "Unukhalai Supernova" si configura come il compendio di tutto quanto ascoltato sin qui, un Bignami di techno death dalle tinte progressive, per un lavoro senza freni, iper tecnico e deliziosamente instabile. (Francesco Scarci)
(Self - 2026)
Voto: 74







