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| #PER CHI AMA: Black/Death |
Abbiamo superato la metà del 2026. Il mondo musicale corre dietro a produzioni laccate, intelligenze artificiali e suoni iper-definiti, e poi spuntano i canadesi Horns of Abomination con un disco che sembra registrato su una cassetta, consumata dentro un bunker antiatomico nel 1993. Rilasciato tramite la solita, per queste sonorità , Sentient Ruin Laboratories, il lavoro del progetto war/black/death metal è un'orgia di violenza cieca, sorda e ottusa, un assalto frontale così cavernicolo da far sorgere spontanea una domanda: ha davvero ancora senso d'esistere un demo-CD del genere nel 2026? Probabilmente no, ed è proprio per questo che i puristi dell'estremismo più marcio finiranno per amarlo. Il suono è una poltiglia viscerale, ruvida e volutamente polverosa: chitarre che grattano come lamette arrugginite, una batteria acustica che spara blast-beat senza grazia né dinamica, e una serie di animaleschi vocalizzi che si muovono unicamente tra il rantolo cavernoso e uno strillo alieno. La scaletta si commenta da sola, un massacro ritmico senza soluzione di continuità dalla title-track per concludere con "Black Blood Offering", in uno stupro sonico senza precedenti. 'Horns of Abomination' è un relitto bellico, un disco ignorante e anacronistico fino al midollo. Un ascolto raccomandato esclusivamente a quei pochi integralisti del dissonant war metal e del black/death che nel 2026 hanno ancora voglia di farsi sfondare i padiglioni auricolari da una registrazione che suona come una motosega dentro un fusto di latta. (Francesco Scarci)
(Sentient Ruin Laboratories - 2026)
Voto: 60







