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| #PER CHI AMA: Avantgarde/Progressive |
Sotto la guida visionaria di Slavomir Nietupski, i polacchi Jasmeno spalancano le porte di un teatro sonoro colossale con il loro terzo parto, 'Assemblage of Cinematic Idioms', un'esplosione di pomposità pirotecnica e magniloquenza senza freni, dove l'avantgarde metal più audace di "arcturiana" memoria viene travolto da partiture orchestrali maestose di stampo "therioniano" e da una produzione al titanio firmata da Jakub Mańkowski (Behemoth), capace di trasformare la musica in una vera e propria colonna sonora per la fine del mondo. L'opera recluta sacerdoti dell'estremo come Bartłomiej Krysiuk (Patriarkh), Marc Grewe (ex Morgoth), Snorre Ruch (Thorns, Satyricon) e Yusaf Parvez (Dødheimsgard) per dare corpo alle liriche della poetessa Izabela Turska-Kamrowska, tessendo un arazzo lussureggiante di alienazione, dubbi esistenziali e catarsi pura. Questa cavalcata wagneriana prende vita con la lunga suite "Synesthesia Imperialis", un'apertura di una regalità accecante che parte col sussurro di un pianoforte ed eleganti ricami elettronici prima di detonare in un magma di riff complessi, una voce che evoca gli Arcturus, sezioni d'archi imponenti e linee solistiche da urlo, lanciando poi la band nella spasmodica "A Code of Equivocation", traccia che mantiene altissima la tensione a colpi di ritmiche sincopate, sghembe dissonanze e continui stravolgimenti vocali tra pulito e sconfinamenti in territori estremi, prima di spegnersi in una seconda parte ricca di chiaroscuri ambientali. Con "His Rebirth", il disco tocca vette di pura d'operistica drammaticità, grazie alla prova istrionica e teatrale di Mr Krysiuk, spianando la strada a un finale in chitarra acustica dalle venature spagnoleggianti che lascia a bocca aperta. Da qui ci si tuffa nelle architetture rarefatte di "The Void", pezzo che gioca con dinamiche cinematiche degne dei Dimmu Borgir più pomposi, evolvendo in una song più ruffiana, ma ricca comunque di colpi di scena, tra assoli di pianoforte, voci incrociate e un deflagrante finale, sferzato da vocalizzi cibernetici. Flussi progressive che profumano di Orphaned Land, tornano a ruggire nella travolgente "The Provocation of Fate", gemma trascinata da virtuosismi di chitarra, sciorinati da un parterre di altri innumerevoli ospiti (se ne contano 15 in tutto il disco) e sorretta da un groove monstre, prima che la conclusiva "Seduced by Ambiguity" cali il sipario con un'elegia cupa, pomposa e dal respiro talmente vasto da lasciare senza fiato, sospesa tra visioni cinematiche alla Blade Runner, break atmosferici e una coda di assoli memorabile, che consolidano la release del combo polacco come una delle più interessanti dell'anno. Raffinati, sfrontati e senza un briciolo di paura, i Jasmeno con 'Assemblage of Cinematic Idioms' firmano un'opera monumentale in grado di catalizzare l'attenzione dei devoti seguaci di Arcturus, Devil Doll, Ihsahn e Ulver, e candidandosi a sorpresa assoluta dell'avanguardia metal europea. (Francesco Scarci)
(Tangled Records - 2026)
Voto: 82







