lunedì 9 febbraio 2026

Tempestuous Fall - The Descent of Mortals Past

#FOR FANS OF: Funeral Doom
The Australian metal scene has many interesting projects and some gifted artists who spend years developing projects that reflect their musical vision. Toni Parker, better known by his moniker Dis Pater, is one of those masterminds who has shown immense talent in creating albums with a captivating atmosphere. The particular case of his project Midnight Odyssey is noteworthy, with its mammoth albums being a demanding yet fascinating offering of atmospheric black metal.

With one of his other projects, Tempestuous Falls, Dis Pater leaves the realms of black metal and navigates to the slower, yet equally dark and atmospheric waters of funeral doom. Although the genre is different, the talents and resources of Dis Pater are still recognizable. His love for creating strongly ambient-inspired compositions is absolutely present in this project, and the new opus 'The Descent of Mortals Past' is undoubtedly a celebration of his musical vision. The memorable painting created by Jacob van Swanneburgh, which serves as the album cover, is a beautiful entrance to the musical journey of this album. This album is for sure one of the most stunning funeral doom albums I have ever listened to. The sound is a bit lighter and easier to digest than the majority of the albums we can find in this genre. Still, the slowness of the compositions sticks perfectly well to the main concept of funeral doom. But what makes this album special is the generous and well-used arrangements that Dis Pater adds to the songs, creating exquisite melodies that enrich the compositions. Just listen to the album opener "Theseus-Encased in the Stones of Hades," which is a breathtaking beauty. The introduction with these keys and the gorgeous violins is simply marvelous and leaves me speechless every time I listen to it. The keys will accompany the fierce vocals and the harmonic guitar lines through a song that will certainly allure the listener.

Another particularity of this album is the common use of clean vocals by Dis Pater, which is not a novelty if you have listened to Midnight Odyssey beforehand. The main use of this approach in a genre like funeral doom can raise some eyebrows, especially because it is quite dominant, but somehow the clean vocals work in these songs and add an epic touch to the compositions, for example in the solemn track "Heracles – Dark is the Home of the Underworld". To be honest, I prefer the use of growls, but Dis Pater makes the use of these vocals work, and this is something I truly respect. In this track, as happens throughout the entire album, the listener will experience another great use of the keys and wisely placed arrangements that make it another captivating composition. The always touching violins return in the album closer "Aeneas-Guide Me Home", which is the longest track of this album and a worthy farewell. The riffing in this track is perhaps the best, as the riffs create hypnotic melodies that, combined with the use of the violin, form an absolutely winning combo and a delight for our ears.

'The Descent of Mortals Past' is definitely a sublime work by Tempestuous Fall. Dis Pater takes the funeral doom fundamentals and enriches them with his atmospheric excellence. The result is, as said, a beautiful work with tons of ravishing melodies that should be savored slowly and intensely by the listener. (Alain González Artola)

(I, Voidhanger Records - 2025)
Score: 90

venerdì 6 febbraio 2026

Cyclone - Known Unto God

#PER CHI AMA: Thrash/Speed
Trentasei anni di silenzio discografico rappresentano un vero e proprio abisso temporale, ma per i belgi Cyclone, pionieri del thrash metal europeo dal 1981, il tempo sembra essersi fermato nell'energia travolgente di 'Brutal Destruction', il loro capolavoro underground che uscì addirittura 40 anni fa. Con il nuovo EP 'Known Unto God', la band guidata dall'inconfondibile voce di Guido Gevels (in stile vocalist dei Forbidden) torna a farsi sentire con una forza che si pone esattamente tra la brutalità teutonica e la precisione tecnica della Bay Area (che evoca spettri di Exodus, Sacred Reich e i già menzionati Forbidden), senza rinunciare a un richiamo alla muscolosa anima NWOBHM. La produzione si distingue per un sound potente e autentico: le chitarre sono affilate come lame, mentre la sezione ritmica mantiene quel groove incessante che da sempre contraddistingue il sound del quintetto fiammingo, schivando abilmente le insidie di una modernità eccessivamente sintetica. L'EP si apre con "Eliminate", un brano selvaggio che trasmette immediatamente l'energia della rinnovata line-up che solo recentemente ha trovato una sua stabilità. In seconda posizione nella scaletta, ecco la title-track, un pezzo dal ritmo cadenzato e massiccio, in cui la parte solista è semplicemente da urlo come quello di Guido a chiudere il brano. Con "I Fear Myself", la band accelera nuovamente, con un sound semplice e lineare, ma sempre efficace. Chiaro, non stiamo scoprendo l'acqua calda, ma è innegabile che l'energia sprigionata dai nostri diventi virale dopo pochi secondi. Postilla per un altro bell'assolo di scuola heavy rock in chiusura del brano. "Nothing Is Real" si configura come un omaggio energico alle radici anni '80, con una costruzione musicale dinamica e travolgente, ma forse eccessivamente accademica. La chiusura è invece affidata a "The Truth Lies", l'ultimo schiaffone, in puro stile thrash metal, a segnare il ritorno trionfale di una band che non ha perso un grammo della propria identità negli ultimi 45 anni. (Francesco Scarci)

(M-Theory Audio - 2026)
Voto: 74

Trimarkisia - The Light Keeper

#PER CHI AMA: Black/Death/Doom
Con 'The Light Keeper', la one man band francese dei Trimarkisia si riappropria dell'oscurità più pura, consegnandoci un'opera che affonda le radici nel black/death/doom melodico, memore della lezione dei primi Katatonia. Un primo vagito che ci fa già ben sperare per il futuro del mastermind originario dell'Occitania. Il disco si presenta subito in palla con la title-track e le sue melodie accattivanti, che richiamano Jonas Renkse e soci, ai tempi di 'Brave Murder Day'. Le chitarre non disdegnano aperture atmosferiche di rara bellezza, tra il sinistro e il malinconico, mentre le vocals si muovono più su un growl oscuro, senza tuttavia rinunciare a qualche urlaccio qua e là. Ma è con la seconda "Last Days of Rain" che la band mi conquista definitivamente, sebbene qualche momento un po' troppo ancorato alla vecchia scuola doom. Il dischetto (dura quasi 29 minuti) è comunque un bel biglietto da visita per il factotum transalpino e anche le due restanti tracce, "Aven" e "When the Sun No Longer Rises", si confermano qualitativamente sullo stesso piano delle precedenti. Forse c'è ancora qualcosina su cui lavorare e da levigare, ma è innegabile come la qualità della melodia, la pesantezza ritmica, e anche una certa fluidità musicale, risuonino a meraviglia in questo EP di debutto. Spettacolare, a tal proposito, il bridge di "Aven" con le sue coinvolgenti melodie tastieristiche che ci accompagneranno fino alla fine di quello che sarà anche il mio pezzo preferito. L'ultimo brano è forse un filo più scolastico; ecco, avrei osato un po' di più, alla ricerca di un nuovo filone melodico dedito al black/death/doom. (Francesco Scarci)

(Self - 2025)
Voto: 74

mercoledì 4 febbraio 2026

Anal Trump - Fuckin' Bitch

#PER CHI AMA: Grind/Punk
Non sono mai stato un grande fan del grind/punk/hardcore tuttavia, pur di dare visibilità a questa band e soprattutto a quello che c'è dietro (il supporto al progetto di difesa degli immigrati e del Centro nazionale per la legge sull'immigrazione negli Stati Uniti, grazie ai siti https://www.nilc.org/ e https://www.immigrantdefenseproject.org/), eccomi pronto a immolarmi nell'ascolto di 'Fukin' Bitch', solo per una giusta causa. E chi meglio dei Trump stessi, non gli originali sia chiaro, ma una "famiglia" formata da Travis, Justin e Rob, originari di San Diego, a combattere le mistificazioni del presidente americano? Con un EP di 10 pezzi, gli Anal Trump si candidano sicuramente al disco più corto al mondo: ben 74 secondi!! Si, avete letto bene. Si tratta di schegge impazzite di protesta che vanno dal secondo di durata ai 15, con un sound che premia l'estremismo sonoro, sorretto da testi non proprio comprensibilissimi, a meno che non vi leggiate le liriche sulla pagina bandcamp. Per certi versi, mi sono venuti in mente i famigerati Lawnmower Deth (ai tempi di 'Billy') che popolavano i miei incubi notturni una trentina di anni fa, anche se quelli erano decisamente più scanzonati di questi Anal Trump, che trovo davvero incazzati per i fatti provocati dall'ICE e da una politica di deportazione statunitense davvero scellerata. Musica e propaganda politica non possono coesistere? Al punk non gliene è mai fottuto niente. (Francesco Scarci)

(Self - 2026)
Voto: 65

lunedì 2 febbraio 2026

Galibot - Euch’Mau Noir Bis

Ascolta "Galibot - Euch’Mau Noir Bis" su Spreaker.
#PER CHI AMA: Post Black
Cerchiamo di fare chiarezza sul motivo per cui i francesi Galibot abbiano sostanzialmente pubblicato due album quasi identici a un anno di distanza l'uno dall'altro. Nel 2024 hanno rilasciato in maniera autoprodotta 'Euch'Mau Noir', un lavoro di sei tracce; tra qualche settimana è previsto l'arrivo di 'Euch'Mau Noir Bis'. Di fatto, si tratta dello stesso album, seppur con alcune differenze: una nuova copertina, un sound migliorato, due tracce aggiuntive (che incrementano la durata di appena tre minuti, peraltro già presenti nel demo del 2022, 'Wallers-Arenberg', ma stavolta riscritte e riregistrate) e, soprattutto, il supporto della Les Acteurs de l'Ombre Productions. Con un concept impegnativo che affronta il tema dell'utilizzo dei bambini (i cosiddetti galibot) nelle miniere di carbone francesi, la band si presenta con un sound ferale all'insegna di un black metal crudo e privo di concessioni melodiche. Superata l'intro iniziale, l'album esplode con "Cheval de Fosse", una traccia feroce caratterizzata da riff velocissimi e un cantato oscuro, espresso in uno screaming malefico. Sebbene non manchi una vena melodica tipica dello stile LADLO Productions, il disco appare marcatamente derivativo, con una sensazione di déjà-vu che accompagna l'ascolto dal primo all'ultimo secondo. Tuttavia, alcuni accorgimenti mirano a rendere il lavoro più variegato. Si notano passaggi leggermente più mid-tempo o l'inclusione di voci femminili spettrali, sia in scream che in pulito, grazie alla notevole performance di Diffamie nel finale di "Barbara". Questo brano fa riferimento a Santa Barbara, protettrice dei minatori, e al romanzo 'Germinale' di Émile Zola. "Courrières", di contro, è cosi scolastico che potrebbe facilmente essere inserito in uno dei tanti album pubblicati dalla label francese negli ultimi anni. Nonostante ciò, sarebbe ingiusto relegare la band originaria di Wallers-Arenberg nel calderone degli sprovveduti. Brani come la stessa "Barbara" e "Les Nords", emergono per intensità e qualità: esplosioni di violenza post-black accostate a un cantato che richiama gli esordi di Cadaveria negli Opera IX. Qui l'attenzione si sposta su un black metal più affilato e meno teatrale, con chitarre taglienti che strizzano l'occhio alla scuola svedese e una batteria in ultra blast beat, che evoca la potenza di una contraerea piuttosto che delle semplici percussioni. Per questa ragione, il lavoro non merita una bocciatura: s'intravedono infatti solide potenzialità di crescita nelle future produzioni del quintetto francese. (Francesco Scarci)

(LADLO Productions - 2026)
Voto: 66

domenica 1 febbraio 2026

Are you ready to dive into the depths of music and share your passion with the world? The Pit of the Damned is looking for enthusiastic album reviewers to join our team! Are you excited to be part of our crew?


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venerdì 30 gennaio 2026

Order Of The Ebon Hand - XI: Justice

#PER CHI AMA: Hellenic Black Metal
Da Atene, ecco tornare gli Order Of The Ebon Hand con un nuovo lavoro, il quarto, intitolato 'XI: Justice'. Con undici tracce e settanta minuti di durata, l'album è una bestia alquanto differente da quanto la band aveva partorito in passato, per un viaggio lungo quanto il concetto stesso di giustizia, inteso non come tribunale terreno ma come equilibrio cosmico tra mondi e piani spirituali. Un black metal, quello del quartetto greco, che affonda le proprie radici nella tradizione ellenica anni '90, che richiama i fasti di Rotting Christ, Necromantia e Varathron, senza tuttavia dimenticarsi nemmeno la lezione dei primi Bathory. Con una produzione che bilancia magistralmente modernità ad attitudine raw, il disco si dipana in brani in cui le chitarre alternano tremolo picking rabbiosi a riff melodici carichi di una certa epicità, mentre le tastiere s'inseriscono con eleganza in sezioni ritmiche più pesanti, con l'intento di creare atmosfere oscure che ne amplificano la componente rituale. Insomma, gli ingredienti per far bene sembrano esserci tutti per offrire un black canonico dotato di una vena ritualistica. La batteria spazia tra blast beat furenti, mid-tempo ipnotici e rallentamenti doom-oriented (ascoltatevi "Gorgon", che vede peraltro alcuni passaggi in greco che amplificano la solennità del messaggio): il tutto è già conclamato nella lunga "Eryn", il brano che segue l'intro. A completare il tutto ci sono le vocals di Merkaal nel loro screaming acido, sebbene non rinunci a inserti puliti o spoken words ritualistiche. Devo ammettere di non esser mai stato un grande fan dei nostri, eppure l'ascolto di questa nuova fatica, mi ha fatto ricredere sulle qualità dell'ensemble. Se avevo trovato di grande interesse "Eryn", "Charybdis" suona un filo troppo canonica per i miei gusti, al pari della successiva "Glasyalabolas", che sfoggia tuttavia un notevole intermezzo atmosferico con tanto di vocals pulite ritualistiche. "Vine" è un altro brano che si abbatte come l'oceano in tempesta sulla battigia, ma che ci fa prender fiato con un altro break centrale. Più scolastiche "Amaymon" e "Justice I: The Sword", ma non per questo, meno efficaci. L'ultima hit la identificherei in "Anteriad", per una parte di chitarra davvero epica e un crescendo esplosivo notevolissimo. Da citare per ultima la parte acustica/solistica di "Justice II: The Scale", una chicca che rende giustizia a un signor album. Con un paio di pezzi in meno, forse staremo parlando davvero di un grande disco. (Francesco Scarci)

(Satanath Records - 2025)
Voto: 75

The Pit Tips - Best 2025

Francesco Scarci

Astronoid - Stargod
Contemplation - Au Bord du Précipice
Blut Aus Nord - Ehereal Horizon
Sunken - Lykke
Novarupta - Astral Sands

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Alain González Artola

Hesperia - Fra li Monti Sibillini (Black medieval Winter Over the Sibylline Mounts)
Vermilia - Karsikko
Ellereve - Umbra
Saor - Amidst the Ruins
Grima - Nightside