Visualizzazione post con etichetta Gothic. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gothic. Mostra tutti i post

lunedì 3 agosto 2026

Death by Love - 444

Ascolta "Death By Love_444" su Spreaker.
#PER CHI AMA: Electro Goth/Darkwave
Probabilmente Il Pozzo dei Dannati non è il posto più indicato per recensire un progetto come Death by Love, guidato dal producer e polistrumentista americano Peter Guellard e dalla vocalist polacca Inga Habiba. La componente electro-dance, che predomina per quasi tre quarti dell'album, imbriglia la musica del duo, che pure trae stimoli da molteplici tendenze: harsh, industrial, electro-goth e persino loop presi dal folk mediorientale, inseriti per rendere il tutto più sofisticato ed etnico. L'intero lavoro suona decisamente retrò: le composizioni sfoderano poche idee davvero nuove in ambito elettronico e l'originalità non è al massimo della sua forma. Ciononostante, nel suo complesso il disco risulta lineare e piacevole, sorretto da un grande lavoro di produzione pensato per metterne in risalto la natura dance-oriented. Quindi, per quanto io possa esprimere un buon giudizio sulla qualità complessiva del prodotto, sono episodi come il singolo "Strong Inside" a rappresentare l'arma migliore da sfoderare su un ipotetico indie dancefloor. Di contro, non posso chiudere gli occhi di fronte alla disarmante, per quanto efficace, staticità creativa del duo, che per l'intero album si limita a inanellare una sequenza di soluzioni sonore più o meno derivate da altre realtà ed epoche che hanno fatto la storia del genere (Siouxsie and the Banshees, Diva Destruction, Hanzel und Gretyl, tra le altre). Tutto è fin troppo perfetto e nulla risulta davvero inaspettato, se si escludono i tre brani conclusivi, stilisticamente staccati dal resto. Fa eccezione anche un brano esemplare come "God", pezzo privo di sbavature in bilico tra Boy Harsher e Hocico, darkwave e industrial anni 2000: un mid-tempo dal grande impatto elettronico con un riff sintetico alla Depeche Mode e la voce, solo in questo caso affidata a Guellard, filtrata da un effetto rigoroso che oscilla tra Dave Gahan e Gary Numan. La voce di Inga, in tutti gli altri brani, si mantiene accattivante e sensuale. Il progetto risulta assolutamente funzionale sotto l'aspetto dell'orecchiabilità e per la sua anima più dance, che fonde synth rock e darkwave. Forse, per le nuove generazioni di oscuri ballerini, '444' potrebbe persino diventare un cult: l'album è stato sicuramente ideato con questa intenzione e ne sfoggia fiero la propensione. "Lost and Found" è la traccia che preferisco, perché mostra una costruzione più profonda e amplia la prospettiva sonora della band. Infine, come già accennato, c'è il trittico finale: "Temros" e "Ziro", che si muovono su coordinate ethereal ed etniche alla Dead Can Dance, e la conclusiva "Sellenno (reprise)", chiaramente di scuola Kirlian Camera. Per concludere, i Death by Love hanno costruito un album sulle ceneri di composizioni immortali, sfruttandone atmosfere e strutture e ottimizzandone il suono in maniera intelligente, gestendo il tutto con maestria e astuzia. Insomma, chi saprà porsi all'ascolto a cuore aperto non potrà che apprezzare gli intenti, le dinamiche, le potenzialità e le doti sonore e vocali emerse in questa raccolta. Andando oltre i riferimenti d'epoca e l'effetto nostalgia, con i riascolti il disco si rivela appieno, affrancato da qualsiasi stereotipo invadente. (Bob Stoner)

(Distortion Promotion - 2026)
Voto: 65

domenica 2 agosto 2026

The Secrecy - Pins & Needles

Ascolta "The Secrecy_Pins & Needles" su Spreaker.
#PER CHI AMA: Post-Punk/Gothic/Dark
Ritmiche ipnotiche, ombre pesanti e quella strana, irresistibile tentazione di chiudere gli occhi e ballare al buio. È questo il biglietto da visita di 'Pins & Needles', l'ottimo debutto dei The Secrecy. Il supergruppo di Indianapolis (con membri rubati a Flesher, Chrome Waves e Bringers of Disease) firma un disco che si piazza a gamba tesa all'incrocio tra il post-punk moderno e un dark/gothic rock denso di atmosfera. Prendete la ferocia dei Killing Joke, le ombre dei Fields of the Nephilim e il sound crepuscolare dei Type O Negative, rimescolate il tutto in chiave contemporanea, ed avrete il suono di quest'opera. Ho ascoltato il disco per sbaglio su Spotify e ho pensato "diamine lo devo recensire assolutamente!". Se la produzione è un piccolo gioiello di dinamica tra synth tridimensionali e chitarre sature, la voce di Dustin Boltjes oscilla da toni profondi e sognanti a improvvisi slanci drammatici. Il disco corre via veloce, un pezzo dopo l'altro. "Theresa" rompe gli indugi con un basso pulsante e ipnotico che mette subito in chiaro la proposta dei nostri. Un'apertura cupa, tesa, quasi cinematografica. "Dancing in the Fire" vede il battito accelerare. Riff taglienti, ritmo sostenuto e un crescendo dinamico e coinvolgente. "Meet Me After Midnight" mostra un differente lato della medaglia, fatto di atmosfere oscure e synth sognanti che mi hanno evocato addirittura gli Actors. Parte piano "Sky", una sorta di ballad crepuscolare solenne ed emozionante, che scomoda qualche scomodo paragone con i The Cure di "Trust". Ovvio, i maestri inglesi sono di un altro pianeta, ma la proposta degli americani, non sfigura affatto. Il disco s'incanala tra pezzi dark/synthwave ("The Watchers"), chiaroscuri intimistici rafforzati da echi di Jaz Coleman e soci ("Set Me Free"), senza dimenticare le origini (la title-track mostra piuttosto palesemente le influenze dei Fields of the Nephilim), per chiudere con le note malinconiche di "Same", che sanciscono come il post-punk abbia ancora diverse frecce al proprio arco da poter scoccare. (Francesco Scarci)

(Disorder Recordings - 2026)
Voto: 77

sabato 1 agosto 2026

Leaves' Eyes – Song of Darkness

#PER CHI AMA: Symph/Gothic
Se avete presente la formula dei Leaves' Eyes, sapete già esattamente cosa aspettarvi prima ancora di far partire il dischetto. Con il nuovo EP, 'Song of Darkness', la creatura di Alexander Krull e soci, impacchetta l'ennesimo prodotto patinato, ruffiano e mestierante fino al midollo. Tutto è perfetto, tirato a lucido e suonato con una professionalità impeccabile che ammicca palesemente ai fan di Nightwish ed Epica. Ma dietro la facciata luccicante e orchestrale, c'è davvero poco altro se non la solita minestra riscaldata ad arte per fare numero nel catalogo. La produzione è pomposa, cinematografica e confezionata con il manuale del perfetto symphonic metal commerciale: il soprano di Elina Siirala fa il suo solito lavoro impeccabile sui registri alti, il growl burbero di Krull fa da contrappunto nei punti giusti, e sotto gira il classico muro di chitarre pompate dagli archi sintetici. La scaletta scivola via veloce sui soliti, collaudatissimi binari: si parte dalla title-track, costruita e indirizzata con il pilota automatico. Riff incalzanti, esplosioni orchestrali e un refrain ruffianissimo concepito a tavolino per piantarsi in testa al primo ascolto. "Hall of the Brave" offre la classica cavalcata, i cori possenti e i tastieroni maestosi per far felice il pubblico della prima ora, senza aggiungere un grammo di novità. "Until the Last Day" parte con una ritmica più serrata e sferzata priva di sbavature, dove il duetto "bella e la bestia" gioca la carta del già sentito in maniera quasi scolastica. "Roots Eternal" cerca il respiro solenne, tessendo trame sognanti ed evocative che valorizzano l'estensione di Elina, ma senza regalare reali brividi. Zero sorprese, zero rischi e un tasso di imprevedibilità pari a zero. 'Song of Darkness' è un'operazione di puro contorno: elegante, ultra-professionale e tirata a lucido per restare nella comfort zone. Un ascolto consigliato giusto ai completisti della band o a chi vuole la sua dose quotidiana di acuti sinfonici senza troppe pretese. (Francesco Scarci)

(Reigning Phoenix Music - 2026)
Voto: 70

giovedì 23 luglio 2026

Autumnblaze - Glut

#PER CHI AMA: Dark/Gothic
Gli Autumnblaze sono una cult band, ma solo in parte conosciuta, dell'universo gothic/dark rock tedesco, che dal lontano 1997, sforna dischi di ottima qualità, senza rimorsi o perdite di direzione su quale sia la strada odierna da percorrere, e quella strada è fredda e umida, proprio come una notte d'autunno. Al loro decimo album, la classe si manifesta in un disco compatto che si lascia ascoltare tutto d'un fiato, nonostante la lingua madre che incute sempre una certa ostilità d'ascolto, ma che per gente come il sottoscritto, è più che indicata in questo contesto musicale, fatto di malinconia e tristezza. Il segreto del duo teutonico si nasconde proprio in questo modo di rileggere le fondamenta del gothic in maniera personale e a suo modo, proprio in veste romantica, anche quando calcano la mano nel growl o nella distorsione. I facili paragoni si possono perdere per definire gli Autumnblaze, tra Paradise Lost, Moonspell e tanti altri, ma la band tedesca, a mio avviso, si mette su di un piano emotivo diverso, meno depressivo e più sognante/malinconico, direi più vicino agli ultimi Tribulation e ai romani Novembre, con un modo d'intrattenere l'ascoltatore, tanto rivolto al buio quanto congeniale nel fargli dilatare le pupille, e investendolo costantemente con riff di chitarra maestosi e aperti, chiaroscuri continui, che da sempre sono una prerogativa della band, accompagnati poi da arpeggi di sospensione emotivamente compromettenti. La genesi di questo modo di fare musica nasce qualche decade fa e miete ancora vittime d'innamoramento dopo il suo ascolto, ed il duo originario di Illingen, si rende cosi artefice di un disco che difficilmente vi lascerà indenni. In questo 'Glut' non ci sono novità musicali evidenti e la band, che oggi mostra la sua completa maturità e che in passato ha sperimentato molte strade (dal gothic al black metal passando da suggestioni acustiche), non nasconde la sua contrarietà verso un ritorno alle radici del genere. Le 13 canzoni di questo album alla fine, sono veramente da apprezzare e da ascoltare a tutto volume, in una giornata di pioggia, e in rigorosa solitudine. Dicevo gotico, ma con il giusto peso, granitico quando serve e raffinato in più punti, con un equilibrio tra le parti notevole, complice anche l'ottima produzione di Markus Stock (Empyrium, The Vision Bleak, altre due realtà accostabili ai nostri/ndr) che gli dona un suono ancora più propenso all'infinito. Ultima curiosità: l'album è uscito anche in una tiratura limitata a 500 copie che prevede una seconda produzione con una diversa lettura, più dura e pesante, degli stessi brani da parte del produttore Charles Greywolf (Powerwolf); lascio a voi la scelta per giudicare quale veste oscura sia la migliore per questi. Però, lasciatemi dire che "Licht Aus", con il suo magnifico cantato straziante è bellissima, che "Polarlicther" sembra un brano magnificamente rubato ai The Mission e quanto è sognante poi l'arpeggio di "Geisteskind"? L'esperienza conta e in questo disco mostra tutto il suo peso; l'ascolto di 'Glut' non vi lascerà indifferenti è garantito. Innamorarsi di questa piccola perla nera, vi risulterà inevitabile. (Bob Stoner)

(Self - 2026)
Voto: 75

sabato 11 luglio 2026

The Eternal - Obscured Horizons

 #PER CHI AMA: Gothic/Dark
Da grande fan dei The Eternal, dopo aver recensito il precedente 'Celestial', non vedevo l'ora di stringere tra le mani una loro nuova release. Desiderio esaudito, e pure con largo anticipo: 'Obscured Horizons' vedrà la luce ufficialmente solo tra più di due mesi. Il quartetto finnico-australiano si ripresenta al pubblico con nove tracce destinate a cementare ulteriormente il loro inconfondibile marchio gothic-dark. Il sipario si alza su "Lament for the Hollow", primo singolo estratto. Un pezzo che ribadisce un concetto chiaro: la proposta dei The Eternal è guidata, ieri come oggi, dalle melodie e dal carisma vocale del frontman Mark Nelson (già voce di Alternative4 e Cryptal Darkness). Supportato da una solida architettura orchestrale, da una produzione cristallina che valorizza ogni singolo strumento e da una tecnica sopraffina, il brano si impone come il perfetto biglietto da visita del disco. Ottimo anche l'impatto di "Existing To Expire", secondo estratto, che viaggia su una dinamica trascinante: chitarre in evidenza, voce suadente e quel tocco perennemente malinconico che è ormai il trademark della band. Il viaggio prosegue con "Colours Fade": attitudine da ballad, vocals strappa mutande, melodie azzeccatissime e un paio di assoli da brivido. Al contrario, "Harmony Breaks" irrompe con tutt'altro piglio, rivelandosi però ruffiana tanto quanto la precedente. La differenza sta in un sound a tratti più robusto, che gioca di contrasto con la melensaggine di alcuni passaggi. Nulla da eccepire sul piano tecnico, gli assoli rimangono magistrali, ma questo loro essere un filo troppo paraculi, rischia di infastidire alla lunga. Un'impressione confermata dalla successiva "I’ve Seen The Dream": incipit marcatamente pinkfloydiano e arrangiamenti fin troppo gentili. Ci pensa "Liminality" a scuotere le cose: qui esplodono le chitarre più pesanti del lotto e, finalmente, una ringhiata vocale che spezza l'intorpidimento dei brani precedenti. Grazie a questo precario equilibrio tra un gothic preponderante e un progressive mai ingombrante, la traccia si conquista la palma di mia preferita del disco. Era ora. Da qui in avanti si cambia marcia: la title track sfoggia una pesantezza elegante e teatrale, mentre l'oscura "Yesterday's Gone" osa soluzioni più sperimentali, rievocando a livello ritmico certe intuizioni alla Devin Townsend. La chiusura è affidata ad "Awaken", un pezzo intimista ma ricco di sfumature prog nel comparto solistico. In conclusione, 'Obscured Horizons' decreta l'ennesimo, ben riuscito ritorno discografico firmato The Eternal. (Francesco Scarci)

(Reigning Phoenix Music - 2026)
Voto: 74

giovedì 26 marzo 2026

Withering Soul - Passage of the Arcane

#FOR FANS OF: Melodic Black Metal
If I could give this a rating in my realm of thought, it would be 1000%/100%! I was diligently waiting for about 4 years after 'Last Contact' (2021) was released, only to find that this LP here, would be in the “superior reign” over all of their discography. They’re not so much abandoning their dark black metal-esque style but rather blending it into an eerie vibe that’s chilling, ambient and warped. I would venture to say it reflects more melodic black metal than anything else, with a tint of evil atmospheric chaos in the sound throughout the recording.

The music is sort of like (to me) blackened death metal reflective of some bands such as Witchery, but possibly a bit darker. Or maybe also similar to the incredible LP 'At the Heart of Winter.' I mean, in that It's got that sort of atmospheric touch to it that reflects that period in time (1998) for the band Immortal. Even a little more modern like Old Man's Child with the drums double kicking, guitar tone/sound and the "dry" recording taste to it. Chris Grim did mention wanting Withering Soul's material to have that touch of Abyss Studios vibe to it, like that 'ATHOW' LP that I mentioned.

Brilliant song titles and lyrics of which the focus is on mainly ghosts, horror, the paranormal, and Death. Not really subjects I read about much, but the themes work well with their style of music and keep it underground.

I feel that I'm not "overrating" this LP, but yet, giving the band the justice they deserve on making a great sound conglomeration of music. Upon release of their first LP entitled 'Apparitions of the Surreal' in 2004, the band went through lineup changes, but they've also grown quite a lot since that debut. Some bands do progress musically and some just keep releasing the same LPs every 3-4 years that's basically the same sort of thing just a new album title and lyrics, musically it's the same recycled garbage. WS keeps improving musically and they're experimenting with new sounds without abandoning their dark black metal-Esque roots.

I found that I liked the songs "Attrition Horizon" and "Gallery to the End" the most, but check out the entire LP on their bandcamp website.

Withering Soul has their own sound, though as I pointed out, these above bands give you an idea what to expect. Not entirely, but at least you have some material now in your head on what will come out of your headphones or speakers! And again, please take a listen to the entire 41+ minute LP 'Passage of the Arcane', it'll blow your mind! Don't pass this up, it's one of the top metal albums from 2025 with a touch of black/blackened death/death metal all in one recording! (Death8699)

(Liminal Dread Productions - 2025)
Score: 90

venerdì 20 febbraio 2026

The Eternal - Celestial

#PER CHI AMA: Dark/Gothic
Ho amato 'Skinwalker' nel 2024, ma temevo di dover aspettare molto più tempo per sentir ancora parlare della band australiano-finlandese dei The Eternal. E invece, eccoci qui con un EP, 'Celestial', nuovo di zecca, con ben cinque pezzi inediti (anche se uno in realtà, è una intro di poco più di un minuto) e una riedizione di "Everlasting" che compariva sul loro secondo disco del 2005, 'Sleep of Reason'. La band torna quindi a solcare le acque profonde del gothic/dark atmosferico, consolidando una certa maturità compositiva e quell'intensità emotiva che mi ha saputo conquistare in passato. Bando alle ciance e andiamo ad analizzare i nuovi pezzi: liquidata bruscamente l'introduttiva e orchestrale "Absence of Light", ci immergiamo nelle contemplative melodie di "Celestial Veil" e di un gothic doom che evoca immediatamente i Katatonia dell'era 'Discouraged Ones'. Gli ingredienti sono quelli classici: atmosfera malinconica sorretta da ottime linee di chitarra e dalla voce intensa di Mark Kelson, e un finale, bello robusto a livello ritmico, e con un assolo da spettinarci. "It All Ends" sorprende per le sue aperture sintetiche e un approccio ultra grooveggiante che mi ha evocato i Paradise Lost di 'Host' e andando, via via, irrobustendo il proprio sound verso sonorità alla Swallow the Sun. "Bleeding into Light" prosegue su binari affini, con quel senso di malinconia opprimente, vero trademark della band. "Casting Down Shadows" apre con una tribalità quasi mediorientale, per poi spingersi in territori meno battuti, prendendo in prestito le ipnotiche atmosfere degli Amorphis, con la voce di Mark sempre esemplare nelle sue tonalità pulite. Brano notevole, che potenzialmente apre le porte a nuovi sviluppi futuri. La conclusiva "Everlasting MMXXVI" è una riedizione, un filo più ammiccante e pulita, della vecchia versione, niente di trascendentalmente diverso, ma comunque utile per dimostrare come i nostri abbiano le carte in regola per seguire la nuova direzione della bussola. Solidi e credibili. (Francesco Scarci)

(Reigning Phoenix Music - 2026)
Voto: 75

sabato 24 gennaio 2026

Fields of Jena - In Onirica

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Gothic/Dark
Dopo un intro preparatorio, dove il pianoforte accompagna i primi lamenti, ecco che si sprigiona una tale quantità di emozioni che pochi sapranno sopportare. Un’orgia in cui si fondono gothic, dark (vicino a certe cose dei Sister of Mercy), rock e death. Tra riff di chitarra al limite della melodia più triste, molto ben arrangiati e mai scontati, una batteria sostenuta che accompagna la disperazione, e una tastiera sempre presente con parti intelligenti, che rendono ancora più gustoso l’insieme, alla fine sono le liriche a meritare un posto in primo piano. Per niente scontate, evocano immagini veramente strazianti che, come affermato in apertura, poche persone potranno sopportare e ascoltare passivamente. Quando si pensava che ormai ci fossero solamente i soliti discorsi scontati e vuoti, fortunatamente sono arrivati i Fields of Jena a portare nuove riflessioni, sentimenti oscuri da affrontare nelle nostre notti insonni. Vi invito a scoprire voi stessi gli incubi (o i sogni) sprigionati da queste sei tracce, interpretate più che degnamente da Marco alla voce. Entrate, voi che volete perdervi irrimediabilmente, e sappiate che un’anima dark non ammette compromessi…

(Self - 2002)
Voto: 70

martedì 6 gennaio 2026

Memories of a Lost Soul - Songs from the Restless Oblivion

Ascolta "Memories of a Lost Soul" su Spreaker.
#PER CHI AMA: Black/Gothic
Dando uno guardo alle classifiche sparse in rete dei migliori dischi metal usciti nel 2025, direi che senza far fatica, ci si ritrova sovente, a fare a pugni con dubbiosi pensieri scaturiti da certi nomi, magari anche relativamente famosi e interessanti ma molto spesso scontati, che provengono da ogni parte del pianeta, sicuramente spinti da una certa mirata propaganda. E, come succede di solito, anche quest'anno, a malincuore, possiamo notare che se non fosse per il botto di celebrità dei Messa, sono poche le band italiche che hanno avuto una grossa visibilità. Questo è il caso del disco in questione, 'Songs from the Restless Oblivion' dei calabresi, Memories of a Lost Soul che, senza calcare la mano sul fatto che sono al loro quinto full length e vantano una trentennale carriera alle spalle, direi che questo loro ultimo album, uscito per la My Kingdom Music, potrebbe essere dichiarato una delle più belle uscite dell'anno, almeno per quanto riguarda il versante tricolore. Un lavoro lungo e articolato con suoni caldi e umani, dove un ottimo lavoro sulla voce gutturale, con sfumature alla Moonspell e tastiere piene di pathos, inserite con estro e fantasia, fanno passare i violentissimi blast beat in secondo piano, dando una connotazione gotica anche ai brani più potenti e dinamici. Il consiglio spassionato che mi sento di dare a tutti, è di ascoltarlo in cuffia, poiché certe sfumature si assaporano meglio, e meglio si ascoltano le varie influenze che hanno dato vita a queste composizioni dai risvolti, certamente familiari per i sapienti del genere, magari anche un po' datate a volte, ma sempre variegate, ben concepite e piene di sfaccettature. Suoni e intuizioni che si spostano dal melodic death metal al black, al gothic e quant'altro, come il progressive e vagamente anche chitarre, che nel sottofondo respirano un buon sano e polveroso rigurgito di vecchio classic rock. Dalla metà circa del disco emergono poi in ordine sparso, anche una spiccata vena sinfonica, con azzeccati scambi vocali, doppie voci, clean/scream e male/female; inoltre si sentono spunti classici e vagamente etnici, che avvalorano la musica ("Into this Maze of Torment" ne è un esempio), rendendo l'ascolto ancor più piacevole, per una commistione di suoni potenti e carichi di teatrale, sinistra e malinconica epicità. "Two Dividing Souls", con quel ponte assurdo, ai confini con l'avangarde e quel suono di violino, è devastante, demoniaca e romantica allo stesso tempo. Intro, outro e un intermezzo di piano dal sapore fantasy, contribuiscono poi a stemperare i toni duri dell'opera. Insomma, 'Songs from the Restless Oblivion' è un disco complesso e completo che insieme ai lavori di Shores of Null e Novembre, dovrebbe essere un must per l'anno che si è appena chiuso. Non lasciatevelo quindi scappare. (Bob Stoner)

(My Kingodm Music - 2025)
Voto: 75

domenica 4 gennaio 2026

Theatres des Vampires - The Vampire Chronicles

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Gothic/Black
Mi è capitata tra le mani quella che dovrebbe essere la ristampa di un lavoro dei Theatres des Vampires, datato 1999. Devo dire che li ho rivalutati molto. La loro continuità stilistica è impressionante, anche per quanto riguarda produzione ed esecuzione. Questo album ed il loro successivo ('Bloody Lunatic Asylum'), si spingono pienamente addentro il filone “vampirico”, sfornando canzoni piene di atmosfere cupe, melodiche, grottesche potrei dire, pienamente teatrali, dove la voce e l’interpretazione di Lord Vampyr Draculea tesse delle trame incredibili, già spinte da una batteria che freme con fraseggi di doppia cassa alquanto ispirati e da chitarre che cavalcano magistralmente i tappeti orchestrali di una tastiera veramente tetra e paranoica. Da notare la quarta traccia ("Throne of Dark Immortals") dove gli strumenti fondono magistralmente i loro arrangiamenti per portare l’ascoltatore in una vera selva oscura di suoni e immagini: la giusta colonna sonora dell’apocalisse. Anche le voci femminili sono notevoli e non un accessorio fine a se stesso, ma parte integrante del progetto concettuale dei nostri vampiri. Nell’ambiente del metal in cui si tratta di tematiche vampiresche, i testi di questo gruppo risaltano in fatto di originalità e scorrevolezza: il che non è poco visto la marea di gruppi dediti a questi argomenti. Non c’è che dire: vale veramente la pena investire soldi per procurarsi un’attimo di sicura oscurità.

(Alkaid Records/Dissonance Productions - 1999/2016)
Voto: 75

sabato 3 gennaio 2026

Dark Sanctuary - Vie Éphémère

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Gothic/Neoclassical Darkwave
Ero curioso di ascoltare del materiale dei Dark Sanctuary, band francese formatasi nel 1996 come un duo ma oggi composta da cinque elementi. I nostri, all'epoca di questo 'Vie Ephémère' proponevano un dark atmosferico, abbastanza oscuro ed etereo, composto da una base di archi ed orchestrazioni varie sopra cui estendersi una voce femminile tutt’altro che banale; anzi, la voce di Dame Pandora esprime una tristezza e una disperazione come poche altre. Il lavoro che ho analizzato era il mcd che apriva la strada al full-length 'L'Être las - L'Envers du Miroir'. Ascoltandoli mi viene in mente il bellissimo lavoro dei Collection d'Arnell-Andréa: forse il qui presente è un po’ meno arrangiato, ma si respirano le medesime atmosfere romantico-decadenti di questi ultimi. Le tracce sono solo due, ma sufficienti per poter capire il discorso dei Dark Sanctuary. Ad un primo ascolto ero scettico, ma poi mi sono lasciato coinvolgere in queste spirali ipnotiche che, per chi non è un estimatore del genere, possa essere di difficile sopportazione, tanto meno apprezzamento.

(Wounded Love Records - 2002)
Voto: 70

mercoledì 3 dicembre 2025

In the Woods... - Otra

#PER CHI AMA: Prog Death
Che cambio stilistico hanno fatto gli In the Woods... dai loro esordi a oggi! Li ho amati nel loro black primordiale ma atmosferico di 'Heart of the Ages', passando per le porzioni progressive di 'Strange in Stereo' e 'Three Times Seven on a Pilgrimage', fino ad arrivare alle ultime uscite, con "Otra" a riaffermare la band nella scena norvegese non come black metal puro, ma come una raffinata fusione di avantgarde, progressive e death melodico, in grado di richiamare l'epos degli Enslaved più riflessivi e la malinconia dei Katatonia. Una produzione pulita e atmosferica, essenziale per gli arrangiamenti complessi contraddistinguono il lavoro; le chitarre sono stratificate, bilanciando un rifferama accattivante a passaggi acustici e melodici, con il basso a pennellare una base progressiva e la batteria a privilegiare ritmiche elaborate. La voce è pulita, baritonale e drammatica, un recitato epico che troverà spesso modo di spezzarsi in scream e growl più crudi. Affidandosi a tematiche introspettive poi, i nostri ci consegnano sette nuovi pezzi: "The Things You Shouldn't Know" è una sintesi prog-black, "A Misrepresentation of I" è un pezzo più diretto con un groove marcato, mentre "The Crimson Crown" è una traccia più riflessiva e compassata nella sua ritmica possente ma pur sempre mid-tempo, che si spingerà verso orizzonti di Katatonia memoria, pur mantenendo presente il cantato growl. Poi spazio alle oscure atmosfere di "The Kiss and the Lie", un brano che dopo un tiepido approccio, deflagra in un'esplosione death melodica. "Let Me Sing" lascia intravedere qualche influenza folk rock, mentre le conclusive "Come Ye Sinners" e "The Wandering Deity" aprono a ulteriori orizzonti musicali, capitanati da Amorphis e soci. Insomma, 'Otra' è un album complesso, non proprio immediato di primo acchito, ma che necessita di ripetuti ascolti per capire la nuova dimensione musicale in cui gli In the Woods... saranno in grado di portarvi. (Francesco Scarci)

(Prophecy Productions - 2025)
Voto: 75

Meteora - Broken Mind

#PER CHI AMA: Symph Death
Gli ungheresi Meteora si ripresentano sulle scene con l'EP 'Broken Mind ', nonostante un altro EP sia uscito solamente ad agosto, ma in realtà, questo lavoro è il secondo capitolo di una trilogia. Il dischetto affonda inequivocabilmente le proprie radici nel death metal sinfonico, epico e grandioso, rievocando la maestosità orchestrale degli Epica, ma anche accostabile a certe sfuriate dei Dimmu Borgir, pur mantenendo una vena progressiva che ricorda i momenti più complessi degli After Forever. E per proporre questo sound, la produzione cristallina è un must, ideale per esaltare ogni strato sonoro: il muro di chitarre e gli arrangiamenti sinfonici sontuosi, tra pianoforti e i cori operistici affidati alla cantante della band, Noémi. La sezione ritmica è bella potente, e l'opener "Broken Mind" lo conferma subito, grazie a un basso che gronda presenza e una batteria dinamica che spazia tra cavalcate furenti (ma melodiche) e groove più compassati, mentre l'alternanza vocale si dipana tra la suadente e potente voce di Noémi e il growling possente di Máté Fülöp. "Morningstar" s'introduce con una vena più melodica, con la voce della frontwoman che tesse delicate linee vocali, un'esemplificazione del bilanciamento tra durezza e melodia che i Meteora hanno affinato nel corso della loro carriera. In "Elysion" compare invece un cantato maschile pulito che sottolinea la versatilità della band magiara, ma che non mi convince pienamente. Il pezzo migliore, a mio avviso, è la conclusiva "In My Name," il brano più lungo del lotto e forse anche quello più ambizioso, che funge da cattedrale sonora, dove tutte le caratteristiche della band convogliano in un unico punto: voci pulite maschili e femminili, riff pesanti sorretti da orchestrazioni sinfoniche e growl, accelerazioni rabbiose, interrotte solo da un intermezzo di piano e violoncello, rievocando le atmosfere più riflessive del doom, prima di riesplodere in un finale di intensità epica. 'Broken Mind' alla fine è un disco che, sebbene di breve durata, è denso e stratificato, un ascolto che mi sento di consigliare a tutti gli appassionati di sonorità sinfoniche ma che non disdegnano incursioni anche nel death metal più tecnico. Ora, non possiamo far altro che attendere il terzo capitolo. (Francesco Scarci)

(H-Music - 2025)
Voto: 70

lunedì 1 dicembre 2025

The Old Dead Tree - London Sessions

#PER CHI AMA: Gothic/Prog/Dark
I The Old Dead Tree sono sinonimo di qualità nella scena prog francese e non solo. Quasi trent'anni di esperienza, per carità inframmezzati da sospensioni della loro attività, e i cinque parigini sono ancora qui. Dopo l'ottimo lavoro dello scorso anno, 'Second Thoughts', ecco arrivare un EP registrato nientepopodimeno che negli Abbey Road Studios di Londra. Da qui 'London Sessions' appunto. Quattro pezzi che si muovono sempre con diligenza ed eleganza nei paraggi di un gothic dark rock possente e ispirato, e in cui la voce di Manuel Munoz la fa sempre da padrona. "Feel Alive Again" apre le danze con una dichiarazione d'intenti ben precisa, guadagnarsi la credibilità dell'ascoltatore con un prog dark ordinato, senza sbavature, e in cui i tremolo picking delle chitarre s'intrecciano con le vocals del frontman, in un contesto malinconico e atmosferico. Nessun atto di forza, non c'è voglia di stupire con chissà quali architetture musicali, ma il solo puro desiderio di emozionare. Un'emozione che si fa più riflessiva nella seconda "Time Has Come", in cui la linea melodica delle chitarre rimane compatta, ma in cui la voce di Manuel, forse si fa più rancorosa. Al contrario della successiva "By the Way", un brano uscito in realtà nel lontano 2005 nello straordinario 'The Perpetual Motion', e qui riproposta semplicemente in modo più cupo e languido, al pari dell'ultima "What Else Could We've Said" (anch'essa presente su 'The Perpetual Motion') per una più melliflua reinterpretazione, con tanto di archi a sostegno, di una vecchia hit della band, che alla fine mi fa riflettere se queste sessioni londinesi siano una semplice mossa commerciale o un dischetto a testimoniare la vitalità della band? A voi l'ardua sentenza. (Francesco Scarci)

(Season of Mist - 2025)
Voto: 70

mercoledì 22 ottobre 2025

Unto Others - I Believe In Halloween II

#PER CHI AMA: Dark/Gothic/Post Punk
Della serie "dolcetto o scherzetto", gli statunitensi Unto Others tornano con un EP che suona come un regalino per i propri fan. Era già accaduto nel 2021, in occasione di 'I Believe in Halloween', tornano oggi con un secondo capitolo, 'I Believe In Halloween II', un dischetto di cinque pezzi, tra cui due cover, una dei Misfits, l'altra dei Ramones. L'EP si apre con le ottime melodie di "They Came from Space" e un sound che si muove nei paraggi di un dark gothic fresco e melodico, che probabilmente poco aggiunge alle più recenti uscite del quartetto di Portland, ma per chi magari non li conoscesse, potrebbe essere un buon biglietto da visita per approcciare la band originaria dell'Oregon. Melodie orecchiabili, suoni andanti, buone vocals e una bella dose di energia. La medesima che si respira nella punkeggiante "What I Did...", una scheggia di 1 minuto e 45, tra galoppate anni '80 e qualche break in grado di regalarci qualche momento scanzonato. Lo stesso dicasi per la successiva "Robots", carina soprattutto per il suo coro e l'assolo funambolico nella seconda metà. Poi, ecco le due cover: "Halloween" dei Misfits, per altri due minuti di scorribande punk rock dedicate alla festa di zucca e fantasmi, in pieno stile eighties. E parlando di questi anni, non si poteva nemmeno rinunciare a "Pet Sematary" dei Ramones, una delle peggiori canzoni di sempre della band newyorkese, ma che qui viene riproposta in modo quasi più convincente dell'originale. Insomma, niente di nuovo all'orizzonte, solo una gran voglia di spensieratezza. (Francesco Scarci)

(Century Media - 2025)
Voto: 66

lunedì 6 ottobre 2025

Visina - Ixia Vilenu

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
 #PER CHI AMA: Black/Gothic
Questo ennesimo progetto della Mediterranean Scene vede coinvolti: Diana alla voce, Lord Timpesta alla chitarra e l’immancabile Agghiastru (qui col alias Astru) alla chitarra, al synth e alla voce. Il demo è composto da quattro pezzi di buon gothic/black metal. Le idee sono tante e buone, le parti più lente ed atmosferiche sono ben bilanciate con le parti più veloci e pesanti, i brani sono ben sviluppati, ben sostenuti e resi più fascinosi da delle belle parti ritmiche elettroniche. L’unica nota negativa riguarda Diana: la sua voce non è ben svilluppata, è troppo approssimata, e purtroppo non si rivela all’altezza della situazione. Come sempre positiva la voce growl cavernosa di Agghiastru.

(Inch productions - 2001)
Voto: 65

lunedì 11 agosto 2025

Cultus Sanguine vs Seth - War vol III

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine 
#PER CHI AMA: Black/Doom
Questa “guerra” fu un esperimento molto interessante perché oltre a rifare due pezzi loro, le due band, Seth e i nostrani Cultus Sanguine, dovevano coverizzare un brano dell'altro gruppo, e infine, entrambe dovevano proporre una cover scelta in comune. Iniziamo con i Cultus Sanguine che propongono qui un vecchio pezzo, "My Journey is Long But My Time Is Endless", tratto dal debut mcd. Questo brano acquista una forza e un impatto veramente coinvolgente, cosa che nel passato, per una pessima registrazione non aveva; come ospite in questa canzone c’è peraltro Steve Sylvester. Di seguito troviamo una versione remixata di "We Have No Mother", che sinceramente non mi piace per niente perché si è persa la vena triste e depressiva che aveva, manipolandola con vari effetti sintetici. Il pezzo dei Seth ("L'Hymne au Vampire") rifatto dai milanesi ricalca appieno l’aria che si respira ascoltando un album dei Cultus Sanguine, molto bella. Infine "Behind The Wheel" dei Depeche Mode, musicalmente è ipnotica e sofferta ma non trova un valido appoggio nella voce di Joe, forse non proprio a suo agio in questo contesto non metal. E ora tocca ai Seth: due brani sullo stile dello scorso 'Les Blessures de l’Ame', pieni di pathos e tristezza con le parti di piano molto accattivanti. Per quanto riguarda la canzone dei Cultus, "The Calling Illusion", rifatta dai francesi, ascoltiamo un cambiamento radicale di alcune parti, rese qui veloci e violente. A essere sincero, non avrei mai pensato di sentirle in questa veste, è stata una bella sorpresa. L’ultima song è arrangiata in modo completamente differente dal modo in cui era stata concepita dai Depeche Mode, decisamente una versione metal irriconoscibile. Non so quanto possano essere d’accordo gli estimatori dell'electro-dark su questo stravolgimento, comunque, esperimento riuscito.

venerdì 20 giugno 2025

Lights of Vimana – Neopolis

#PER CHI AMA: Death/Doom/Gothic
Uno dei nostri amici, collaboratore a tempo perso e figura interessante del panorama doom mondiale, Jeremy Lewis (ex Dalla Nebbia, Mesmur, Pantheist), mi ha inviato il disco di debutto dei Lights of Vimana, nuova creatura internazionale che vede tra le sue fila, oltre allo stesso Jeremy, anche Déhà, per cui non servono troppe presentazioni, e il nostro Riccardo Conforti (Void of Silence). Pubblicato per l'italiana Dusktone, il trio rilascia cinque brani che si collocano nelle pieghe di un death doom goticheggiante, strizzando l'occhiolino ai Draconian, ai Void of Silence più intimisti e ai The Foreshadowing. Il disco si apre con gli inquietanti synth di "Nowhere", un brano di oltre 14 minuti che mette immediatamente in chiaro la direzione stilistica del gruppo. Quella chitarra che sembra disegnare melodie degne della colonna sonora di Blade Runner segna l'inizio dell'esplorazione nel mondo dei Lights of Vimana. Veniamo immediatamente avvolti dalle malinconiche melodie della band, in cui riesco a percepire il retaggio di tutti e tre i musicisti: sia nella delicatezza delle dense atmosfere (bravo Riccardo nel creare una certa nebulosità con le sue tastiere), che nella muscolare pesantezza delle ritmiche (e chi meglio di Jeremy alle chitarre può offrire questo?), per finire con le sofferenti vocals del polistrumentista belga, perfetto sia nella componente pulita che nel growl. Il risultato finale è decisamente notevole, soprattutto nel finale del brano, dove la componente orchestrale aumenta progressivamente. La cinematicità del trio si palesa anche nelle note iniziali di "Endure", forse più morbida a livello chitarristico, non per questo meno efficace o sorprendente. In questo caso ne beneficia la componente emozionale, sorretta anche dalle iniziali vocals meditative di Déhà che esploderanno, contestualmente a un inasprimento delle chitarre, nel suo riconoscibilissimo growl. Attenzione perché qui compaiono anche le vocals femminili di Nicole Fiameni degli Eurynome a fare da contraltare alle voci da orco del frontman belga. Effetto prevedibile ma assai efficace, che richiama mostri sacri come i Tristania. Le atmosfere si fanno più solenni, e ribadisco che il lavoro maturo di Riccardo alle tastiere si sente forte nelle note del disco, alzando enormemente il livello, senza nulla togliere agli altri interpreti. "Real" è un'altra mezza maratona di oltre 11 minuti in cui la componente cinematica continua ad andare a braccetto con la pesantezza del doom, coadiuvata dall'intensità roboante del riffing di Jeremy. Un break centrale rallenta i sensi prima di un etereo finale in crescendo che mi ha evocato i Draconian. La title track è un pezzo strumentale, sospinto dalle iniziali tinte apocalittiche, degne del mondo brutale in cui stiamo vivendo, per cedere poi il passo a panorami più positivi, quasi a voler dire che c'è ancora speranza per un pianeta devastato dalle guerre. A chiudere, ecco "Remember Me", che riprende quel discorso musicale già abbracciato da "Endure" e "Real": ancora in primo piano il chitarrismo di Jeremy e le atmosfere orchestrali imbastite dall'eccellente Riccardo, su cui si alterneranno le voci pulite e catarrose di Déhà, a chiudere uno dei debutti più intriganti dell'anno. Ma da questi tre musicisti, d'altro canto, non ci si poteva aspettare di meno. Straordinari. (Francesco Scarci)
 
(Dusktone - 2025)
Voto: 82
 

mercoledì 21 maggio 2025

Lacuna Coil - Sleepless Empire

#FOR FANS OF: Death/Gothic
The aggression factor is still quite evident on here, and the usual Cristina/Andrea vocal tradeoffs are as well. I liked the guitars probably the most on here, rather than any of their previous works. Being a fan from somewhat early on, basically 'Dark Adrenaline' (2012) onward, I really liked it. However, 'Black Anima' (2019) I didn't really care for. This is probably the most illustrious release from them, and it is continually strong! It held my interest the way 'Delirium' (2016) did for me. 'Delirium' was almost 60 minutes of sheer, unwavering gothic metal with super heavy guitars. This carries with it the same vibe though not as DARK.

It seems that Cristina is on the most here, not sure if that's what they wanted, just I like it more. I've never been a fan of Andrea's but the fact that they're still featuring both, sometimes even simultaneously, sounds pretty killer & grim!

I do believe that there's a newer guitar player, but the lines seem in the vein of the old style of tuning, maybe drop A. In any case, it's damn heavy and unique. It's safe to say musically it's 'Delirium' Part-B. I know Cristina talked openly about that album & that she would never make fun of people with "mental conditions". Rightfully so, the lyrics here are quite meaningful.

So far, I've really liked these from the band: 'Dark Adrenaline' (2012), 'Broken Crown Halo' (2014), 'Delirium' (2016) and 'Sleepless Empire' (2025), in rigorous chronological order. I encourage all of you that are fans of modern gothic metal to check this one out, what a great example of mature musicianship & a great overall sound/atmosphere! (Death8699)


(Century Media - 2025)
Score: 80

https://lacunacoil.com/

sabato 25 gennaio 2025

Anomalie - Riverchild

#PER CHI AMA: Post Rock/Atmospheric Black
Il nuovo 'Riverchild' degli austriaci Anomalie, segna un'importante evoluzione all'interno del panorama post-black metal. Con una durata complessiva di 54 minuti, questo quinto capitolo della band austriaca, targato AOP Records, esplora un'ampia gamma di influenze sonore, fondendo post-rock, black atmosferico e dark metal, per creare un'esperienza musicale ricca e stratificata. In questo modo, 'Riverchild' si distingue per la sua capacità di trasmettere emozioni in modo profondo attraverso composizioni articolate e dinamiche, sin dall'opener "Mother of Stars" con ogni brano poi, che scorre con inusuale naturalezza, invitando l'ascoltatore a immergersi in suggestioni emotive intense. Il sound dell'album si caratterizza per texture avvolgenti, melodie accattivanti e riff intrecciati con grande maestria, senza scordarsi poi della componente vocale, eccelsa nel muoversi tra vocals che sembrano derivare dal dark e un buon growl. La varietà stilistica presente nelle tracce, garantisce un'esperienza d'ascolto coinvolgente e sempre stimolante dall'inizio alla conclusiva "Thoughts" (una ballad in stile Moonspell), tra l'altro senza strafare, ma garantendo una certa fluidità melodica, dimostrata attraverso le ottime "Perpetual Night" (feroce a livello ritmico quanto ammiccante, a livello vocale), la malinconica title track o la più oscura "A Cosmic Truth". In definitiva, questo nuovo capitolo degli Anomalie conferma un talento che io ebbi modo di apprezzare su queste pagine, proprio dal primissimo lavoro 'Between the Light', talento che è stato poi in grado di evolvere nel tempo, mantenendo sempre alta la qualità che era già stata raggiunta nel precedente 'Tranceformation'. Questo nuovo lavoro sarà capace di catturare sia i fan di vecchia data, sia chi si avvicina per la prima volta al mondo del polistrumentista Marrok che guida la band di Leobendorf. (Francesco Scarci)