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giovedì 30 aprile 2026

Witchtrap - Witching Black

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Death/Black
Mamma li turchi Witchtrap e il loro unico disco 'Witching Black'! Si comincia con una gradevole intro orientaleggiante ("Convent of Misery I"), che si va ad allacciare direttamente al sensazionale muro di chitarre di "Asura". Il suono è, secondo me, quello tipico della scena metal turca. L'avevo già notato sul debut album dei Cenotaph, 'Voluptously Minced'. Segnalo poi alcuni riff thrash che mi ricordano l'epoca di Venom e Bathory ma quel suo gusto orientale dona un fascino speciale a questa canzone. "Witchcraft" è più sul genere Goatlord nel loro album 'Reflections of the Solstice', solo con delle vocals black molto più aggressive. "Dreams from Hell" presenta alcuni riff a metà strada fra i vecchi mid-tempo heavy thrash e ancora i Venom; questa canzone però è anche lenta e malinconica, molto heavy metal inspired con vocals lamentose, mi ha ricordato addirittura certe band dell'America meridionale, tipo Songe d'Enfer, ma senza tastiere, o Miasthenia. 'Witching black' è nello stile dei primi Sodom. "Dark Desire" è un pezzo da headbanging sfrenato. "Witchtrap" è una canzone lenta con riff martellanti in puro stile Sodom. Il solo punto debole è il suono della batteria, che è un po' strano, specie in "The Return of the Primewitch". Davvero una sorprendente, peccato solo se ne siano perse le tracce.

(Hammer Müzik - 2002)
Voto: 68

mercoledì 29 aprile 2026

Destruction - All Hell Breaks Loose

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Thrash Metal
Tra le band thrash tedesche che negli anni ottanta cambiarono in qualche modo volto al metal europeo, che stava per essere travolto su tutta la linea da quello americano con gruppi incredibili come Anthrax, Metallica, Exodus, Dark Angel, ci sono senza alcun dubbio i Destruction. In Europa non erano molte le band che suonavano a livelli mondiali questo genere, ma Destruction, Kreator e Sodom erano sufficientemente devastanti per contrastare quasi alla pari i colossi americani. Se i Kreator hanno, a un certo punto, deposto le armi (per poi riprendersi con gli ultimi lavori piuttosto energici), i Destruction, di resa non ne hanno mai voluto sentir parlare, e hanno continuato, anche in questo datato 'All Hell Breaks Loose' con l'uso di chitarre distorte e veloci, confermando a tutti gli effetti che il thrash metal aveva ancora molto da dire. E avvalendosi poi di una produzione migliore rispetto a quella di un tempo, i teutonici, dal lato musicale, non hanno modificato il proprio credo e il risultato, seppur non eccellente, è sempre stato comunque di notevole e ben misurata fattura. La voce di Schmier poi è migliorata nel tempo, dando l'impressione che il cantato sia addirittura più melodico e meno aggressivo. Gli anni trascorrono e qualcosa doveva pur cambiare per rimanere comunque cazzuti ma senza ripetere le stesse cose già fatte in passato. Il tema dei testi, quello non è cambiato: titoli come "Butcher Strikes Again" e "Total Desaster 2000" sono la conferma di un'incredibile coerenza germanica.

(Nuclear Blast/M-Theory Audio - 2000/2025)
Voto: 70

martedì 28 aprile 2026

Reinfection - They Die for Nothing

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Grind/Death
Rieccoci all'obitorio. Il grugnito atroce di un antropofago duetta con una voce isterica al vetriolo. Rammentate l'accoppiata Kevin Sharp - Danny Lilker in 'Extreme Conditions...'? L'ombra degli indimenticabili Brutal Truth si allunga su tutte le canzoni del cd di questa band polacca, all'esordio con questo 'They Die for Nothing'. Per intenderci: musicalmente siamo a metà strada fra il death e il grind più schizzato. I testi invece sono di stretta osservanza brutal. Basterà citare un paio di titoli, "A Morgue Filled with Rotting Corpses" e "An Institute of Bloody Anatomy", per immaginarne i contenuti. Sorge spontaneo a questo punto un interrogativo: se troppi gruppi propongono le stesse formule, non c'è il rischio che il mercato si saturi di prodotti pressoché indistinguibili gli uni dagli altri, molti dei quali fatalmente destinati a rimanere invenduti? È da sempre cosi e poi, ammettiamolo, il brutal death da un bel po' ha un disperato bisogno di nuova linfa, di un originale apporto creativo che lo preservi dall'inaridimento. Tornando a 'They Die for Nothing', va detto che si tratta di un album violentissimo, soffocante e ben registrato. Non dà un attimo di respiro, e scombinerà non poche delle vostre sinapsi. Peccato che le sue dieci canzoni si assomiglino un po' tutte.

(Ablated Records/Deformeathing Production - 1999/2018)
Voto: 66

venerdì 24 aprile 2026

Frozen Shadows - Dans les Bras des Immortels

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Black/Folk
Black metal dal Québec. Niente di strano fino a qui: le maestose foreste canadesi ammantate di neve non hanno nulla da invidiare, quanto a potere evocativo, ai paesaggi della Scandinavia. Il terzetto dei Frozen Shadows rivendica con particolare orgoglio l'appartenenza alla "Nouvelle France" e al ceppo francofono canadese. Come certamente saprete, il Québec chiede da anni l'indipendenza dal Canada (anglofono). E il black metal, arricchito talvolta da sonorità folk, si accredita sempre di più, a livello mondiale, come la forma di espressione musicale prediletta da parte di giovani desiderosi di affermare il proprio orgoglio nazionale. Dalle regioni baltiche sino ad arrivare alle lande canadesi, è tutto un pullulare di band che utilizzano il black metal per affermare i valori del proprio ethnos. Ma torniamo all'album dei nostri canadiens: esso consta di sette canzoni di cupo black metal, tre delle quali scritte in francese. Di tanto in tanto le tastiere emergono dal magma sonoro sottostante: squarci di rarefatta bellezza in un panorama nerissimo. La batteria viaggia sovente alla velocità della luce. Quanto alle vocals, sono un susseguirsi di grida laceranti, com'è consuetudine del genere. Complessivamente un cd apprezzabile, anche se un po' troppo convenzionale.

(Sepulchral Productions/Osmose Productions - 1999/2025)
Voto: 68

giovedì 23 aprile 2026

Sirius - Aeons of Magick

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Symph Black
Sette tracce all'insegna di un black metal che oserei definire astrale. Infatti, il primo nome che posso accostare al sound dei portoghesi Sirius, è indubbiamente quello del combo norvegese Limbonic Art. Con questo non fraintendetemi, 'Aeons of Magick' è una perla che brilla di luce propria. Tutte le tracce sono pervase di una maestosità superba; le tastiere e gli effetti, ovviamente protagonisti del songwriting, ricamano melodie affascinanti e coinvolgenti. Il black melodico e oscuro è affiancato da un growl abbastanza anonimo e purtroppo, da un suono di batteria orribilmente artefatto e meccanico. Queste rimangono le uniche pecche di un album che mi ha stregato. Tutti gli amanti di black sinfonico dominato dalle tastiere e dalla fantasia, con varie rimembranze di musica classica, rimarranno estasiati nell'ascoltare gemme quali "Ethereal Flames of Chaos" (grandiosa soprattutto la parte centrale in cui il pianoforte sottolinea con una vasta eco classicheggiante i passaggi più rutilanti del brano), dove veramente la musica sinfonica si dimostra la fonte compositiva primaria dei Sirius (ancor più del metal). La lunga introduzione strumentale, "The Stargate", ci mostra invece notevolissime affinità con le composizioni degli inglesi Bal Sagoth (una delle mie band di black epico preferite). La title-track ci dimostra invece tutta la creatività della band, introducendoci in più di otto minuti di meravigliosa estasi creativa; anche in questo caso le reminiscenze classiche vengono proposte ed eseguite con un ottimo gusto. La conclusiva e strumentale "Beyond the Scarlet Horizon", con il suo andamento rilassato e contemplativo, ci permette quasi di sognare ad occhi aperti l'immensità del cosmo. Ottimo album.

(Nocturnal Art Productions - 2000)
Voto: 80

lunedì 20 aprile 2026

Stargazer/Invocation - Harbringer/H.A.S.T.U.R.

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Death/Thrash
Era il 2000 quanto l’etichetta di Singapore ci consegnava uno split cd di due gruppi australiani in giro già da anni. Si inizia con il mcd di sei pezzi degli Stargazer, tre folli musicisti che propongono un grezzo e old-style black-thrash. Velocità indiavolate in puro stile Kreator, infarcite di cambi di tempo, privi di qualsivoglia tecnicismo, ma con grande carica devastante. Ed ora veniamo agli Invocation (band scioltasi prematuramente), che risorgevano dalle ceneri dei Necrovore con questo EP di death metal sulla scia dei Morbid Angel di 'Altars of Madness', in cui tuttavia gli australiani risultano decisamente meno raffinati ma direi che la carica anticristiana è la medesima degli americani. Sicuramente, non c’è niente di originale nella proposta dei due gruppi, ma chi ama le cose grezze, troverà pane per i suoi denti.

(Dies Irae Productions - 2000)
Voto: 62

lunedì 9 marzo 2026

Mactätus - Blot

BACK IN TIME:
#FOR FANS OF: Atmospheric Black Metal
It is well known that Norway had one of the mightiest black metal scenes during the magical 90s, when countless great (and not so great) bands emerged. Among these bands, a few became absolute icons of the genre, while others remained overshadowed by them despite their respectable quality. Mactätus was one of those projects, particularly thanks to its first two excellent albums. I personally discovered the band through its second effort, 'Provenance of Cruelty', an outstanding work of classic black metal with a generous use of keyboards that made it sound remarkably majestic.

Nevertheless, I want to focus on the band’s first opus, 'Blot', which - like the aforementioned second album - has seen the light of day once again thanks to a reissue by Aeternitas Tenebrarum Musicae Fundamentum. I always support these reissues because they give listeners another chance to get an album at a reasonable price while bringing exposure to lesser-known projects like this one. 'Blot' is a very solid debut by Mactätus and a perfect showcase of how black metal sounded in the second half of the 90s. The production is somewhat raw and old-school, but never too noisy: both vocals and instruments are clearly audible and well balanced. There is also a fine interplay between guitars and keyboards, each having room to shine without overshadowing the other.

Compared to the second effort, this debut presents a few more purely raw moments - as often happens with first albums. Tracks like "Knust Kristendom" display the band’s fiercest side, full of unfiltered fury and raspy riffs. On the other hand, you’ll find truly solemn pieces such as "Sorgvinter", where the keys really shine through their fantastic melodies. Back then, terms like symphonic or atmospheric weren’t used so often, but Mactätus could easily fit into both categories in tracks like this one. "Et Kald Rike" is probably my favorite piece on the album, with its exquisite riffs and hypnotic, addictive keyboard lines forming an unbeatable combination. "Vandring" also shows how the band successfully combines its rawest and most atmospheric sides in a smooth, dynamic composition.

Such a solid album deserves a worthy closer, and "Hat og Kulde" certainly delivers. Hate Rodvitnesson’s work on keys and vocals is fantastic throughout; his screams, as on the rest of the album, are powerful and perfectly suited to the music. The addition of varied keyboard textures, flute-like melodies, and acoustic guitar lines creates a truly beautiful composition that leaves the listener with the best possible impression.

In conclusion, Mactätus’ debut album 'Blot' is an excellent example of the black metal scene’s strength during the 90s. It delivers a rich dose of symphonic and atmospheric black metal, where fierceness and majesty coexist in perfect - and dark - harmony. (Alain González Artola)

(Embassy Productions/ATMF - 1997/2026)
Score: 85

martedì 24 febbraio 2026

Mortal Decay - Forensic

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Brutal Death/Black
Musica da camera… mortuaria. La band è al suo secondo full-length (se si esclude la raccolta su cd dei primi tre demo rimasterizzati, intitolata 'Gathering of Human Artifacts'), dopo 'Sickening Erotic Fanaticism'. Se non li conoscete ancora, questa è l’occasione buona per farlo. 'Forensic' è un album death cupo e straniante. Stenterete a crederci, ma non è neppure esageratamente noioso, né del tutto prevedibile nei suoi passaggi. Merito di un songwriting abbastanza creativo. Il libretto riporta la seguente epigrafe: “Vorremmo estendere le nostre condoglianze alle vittime dei tragici eventi dell’11 settembre”. Ammetterete che un album brutal death è una collocazione piuttosto insolita per una frase come questa. I testi riservano un’ulteriore sorpresa: vi si coglie qualche timido accenno di giudizio morale. Appena un barlume, intendiamoci. Un esempio? "Monkey Cage" tratta di vivisezione ma, pur soffermandosi su particolari atroci, non reca segni di compiacimento per le crudeli sevizie inflitte agli animali. Si parla infatti di folli esperimenti e di scienza impazzita. In "My Mind Bleeds Tragedies" ecco la confessione di un medico legale, per cui si legge: “Non ci si abitua all’odore delle vittime carbonizzate, o alla vista dei bambini morti”. Un decennio di testi improntati al nichilismo più bieco ci ha fatto scordare che esiste una cosa chiamata Etica. Brutal death e black metal ci hanno riservato la glorificazione del peggio: l’apologia della violenza e della sopraffazione. Cos’è accaduto, nel frattempo, per far sì che un gruppo di deathsters statunitensi si riavesse – parzialmente e, temo, in via del tutto transitoria – dall’obnubilamento indotto dall’appartenenza alla suddetta scena? È accaduto che tremila persone perdessero la vita in poche ore, assassinate da dei fanatici, sotto gli occhi dell’intera nazione americana e del mondo.

(Unique Leader Records/Dissonant Tapes - 2002/2024)
Voto: 65

lunedì 23 febbraio 2026

Eviscerate - S/t

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Death/Thrash
Gran bel demo quello di questo quartetto bresciano, registrato ottimamente e composto da sei pezzi più intro per un totale di 27 minuti. La musica proposta era frutto di molteplici influenze: il death melodico dei primi In Flames e Dark Tranquillity, l’aggressività del thrash americano e anche diverse cose dei maestri Death (ho ricordato 'Human' in alcuni passaggi). Sostanzialmente, potremmo definire melodic death metal il genere degli Eviscerate, ma lo svariato background della band, rende davvero interessante il risultato. Impossibile non segnalare la preparazione tecnica dei nostri, decisamente al di sopra della media: in particolare, credo, il lavoro delle chitarre si sia fatto invidiare da molti. "Organic Weapons" è un brano che denota un’imbarazzante capacità tecnico-compositiva. Anche "Invasion" è veramente bello, con un main-riff che, una volta ascoltato, vi si inchioderà nei tessuti nervosi. Pregevoli gli assoli che rimandano a reminiscenze maideniane e grandiosa la voce, tagliente e ruvida. Per finire facciamo i super-pignoli: qualche intermezzo arpeggiato in meno non sarebbe stato male, visto che a, mio avviso, gli Eviscerate danno il meglio di sé nelle parti più cattive e coinvolgenti oppure quando sovrappongono a tali parti assoli dal tono meno incazzato, creando un piacevolissimo contrasto. Chiude il dischetto "Death on my life", veramente stupenda. Acquisto vivamente raccomandato (lo si trova su discogs.com), anche a chi non è appassionato del genere: la buona musica si fa sempre apprezzare!

(Self - 2001)
Voto: 70

sabato 24 gennaio 2026

Fields of Jena - In Onirica

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Gothic/Dark
Dopo un intro preparatorio, dove il pianoforte accompagna i primi lamenti, ecco che si sprigiona una tale quantità di emozioni che pochi sapranno sopportare. Un’orgia in cui si fondono gothic, dark (vicino a certe cose dei Sister of Mercy), rock e death. Tra riff di chitarra al limite della melodia più triste, molto ben arrangiati e mai scontati, una batteria sostenuta che accompagna la disperazione, e una tastiera sempre presente con parti intelligenti, che rendono ancora più gustoso l’insieme, alla fine sono le liriche a meritare un posto in primo piano. Per niente scontate, evocano immagini veramente strazianti che, come affermato in apertura, poche persone potranno sopportare e ascoltare passivamente. Quando si pensava che ormai ci fossero solamente i soliti discorsi scontati e vuoti, fortunatamente sono arrivati i Fields of Jena a portare nuove riflessioni, sentimenti oscuri da affrontare nelle nostre notti insonni. Vi invito a scoprire voi stessi gli incubi (o i sogni) sprigionati da queste sei tracce, interpretate più che degnamente da Marco alla voce. Entrate, voi che volete perdervi irrimediabilmente, e sappiate che un’anima dark non ammette compromessi…

(Self - 2002)
Voto: 70

giovedì 22 gennaio 2026

De Profundis Clamavi - Artes Moriendi

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Black Metal
Un viaggio sonoro nel profondo abisso del black metal, quello che i De Profundis Clamavi ci offrono con il loro demotape, 'Artes Moriendi'. La band, segnata da un passato tormentato e da continui cambi di formazione, emerse dalle tenebre con un'opera che necessitava attenzione e dedizione. All'inizio, il suono di 'Artes Moriendi' può risuonare come un'eco di cliché già uditi, una superficie che sembrava troppo liscia per il mio palato affilato. Ma come una maledizione che si svela lentamente, ho scoperto che ogni ascolto successivo rivelava strati di complessità e oscurità. Questo lavoro non è solo un'espressione di black metal crudo; è un rituale sonoro che trascende il banale, un inno alla desolazione. Le composizioni si snodano in un abbraccio di riff gelidi e melodie sinfoniche, dove i tappeti di tastiera s'intrecciano con la furia delle chitarre, creando un'atmosfera densa e oppressiva. Ogni nota sembra evocare un senso di dolore e malinconia, trasportando l'ascoltatore in un viaggio attraverso le ombre della psiche umana, riflettendo perfettamente l'essenza di ciò che il black metal dovrebbe essere: un'istantanea della sofferenza umana. (Francesco Scarci)

(Self - 2003)
Voto: 65


domenica 4 gennaio 2026

Theatres des Vampires - The Vampire Chronicles

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Gothic/Black
Mi è capitata tra le mani quella che dovrebbe essere la ristampa di un lavoro dei Theatres des Vampires, datato 1999. Devo dire che li ho rivalutati molto. La loro continuità stilistica è impressionante, anche per quanto riguarda produzione ed esecuzione. Questo album ed il loro successivo ('Bloody Lunatic Asylum'), si spingono pienamente addentro il filone “vampirico”, sfornando canzoni piene di atmosfere cupe, melodiche, grottesche potrei dire, pienamente teatrali, dove la voce e l’interpretazione di Lord Vampyr Draculea tesse delle trame incredibili, già spinte da una batteria che freme con fraseggi di doppia cassa alquanto ispirati e da chitarre che cavalcano magistralmente i tappeti orchestrali di una tastiera veramente tetra e paranoica. Da notare la quarta traccia ("Throne of Dark Immortals") dove gli strumenti fondono magistralmente i loro arrangiamenti per portare l’ascoltatore in una vera selva oscura di suoni e immagini: la giusta colonna sonora dell’apocalisse. Anche le voci femminili sono notevoli e non un accessorio fine a se stesso, ma parte integrante del progetto concettuale dei nostri vampiri. Nell’ambiente del metal in cui si tratta di tematiche vampiresche, i testi di questo gruppo risaltano in fatto di originalità e scorrevolezza: il che non è poco visto la marea di gruppi dediti a questi argomenti. Non c’è che dire: vale veramente la pena investire soldi per procurarsi un’attimo di sicura oscurità.

(Alkaid Records/Dissonance Productions - 1999/2016)
Voto: 75

sabato 3 gennaio 2026

Dark Sanctuary - Vie Éphémère

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Gothic/Neoclassical Darkwave
Ero curioso di ascoltare del materiale dei Dark Sanctuary, band francese formatasi nel 1996 come un duo ma oggi composta da cinque elementi. I nostri, all'epoca di questo 'Vie Ephémère' proponevano un dark atmosferico, abbastanza oscuro ed etereo, composto da una base di archi ed orchestrazioni varie sopra cui estendersi una voce femminile tutt’altro che banale; anzi, la voce di Dame Pandora esprime una tristezza e una disperazione come poche altre. Il lavoro che ho analizzato era il mcd che apriva la strada al full-length 'L'Être las - L'Envers du Miroir'. Ascoltandoli mi viene in mente il bellissimo lavoro dei Collection d'Arnell-Andréa: forse il qui presente è un po’ meno arrangiato, ma si respirano le medesime atmosfere romantico-decadenti di questi ultimi. Le tracce sono solo due, ma sufficienti per poter capire il discorso dei Dark Sanctuary. Ad un primo ascolto ero scettico, ma poi mi sono lasciato coinvolgere in queste spirali ipnotiche che, per chi non è un estimatore del genere, possa essere di difficile sopportazione, tanto meno apprezzamento.

(Wounded Love Records - 2002)
Voto: 70

martedì 25 novembre 2025

Valgrind - Definition of Prepotence

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Death Old School
Death metal che lascia spazio a godibili assoli di chitarra, quello contenuto nelle sei tracce di questo demo cd dei calabro-emiliani Valgrind, ormai datato anno 2000. Porgendo l'orecchio alla proposta dei nostri, la voce dovrebbe avere, a mio avviso, maggiore estensione, e risultare più potente, pur restando gutturale. La bio indica nel death made in Florida, il modello cui i Valgrind s'ispiravano (oggi ci sono ben cinque album all'attivo per la band italica). Posso solo dirvi che se amate lo stile dei Rabaelliun, che americani non sono, ma brasiliani, questa band può anche fare al caso vostro. I testi all'epoca inneggiavano alla "bestiale malevolenza" ed esortavano, tanto per cambiare, a "vomitare sulla croce" (la cover è piuttosto emblematica a tal proposito). Se penso invece alle ultime release ('Millennium of Night Bliss'), la vicinanza con Death e Obituary, appare decisamente la cosa più sensata.

(Self - 2000)
Voto: 60

mercoledì 19 novembre 2025

Psycho Symphony - Silent Fall

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Techno Thrash/Progressive
I rumeni Psycho Symphony non si sono mai sciolti eppure non esistono uscite ufficiali dal 2002, quando venne rilasciato l'EP 'Schizoid'. Quest'anno tuttavia, ritorna in auge 'Silent Fall', il lavoro che uscì originariamente in cassetta nel 1997 e poi CD-r nel 2000, e che soltanto oggi, vede la luce formalmente grazie alla Loud Rage Music e a un nuovo remastering. La band di Carei muove i propri passi lungo un sottile confine fra il progressive anni '70 e il techno thrash progressive degli anni '80/'90 (per intenderci, gente del calibro di Watchtower, Anacrusis o Psychotic Waltz). Ascoltando l'album vi accorgerete infatti i vari punti di contatto con le band suddette attraverso la sofisticazione degli arrangiamenti che con l'iniziale "The King", vi farà già capire come il quartetto fosse in grado di costruire una matrice ritmica davvero complicata alternata a momenti più tecnici, evocando in certi passaggi, anche i Cynic di 'Focus' (assai palese ad esempio nel break atmosferico centrale "Temptations"). Solida e talvolta debordante ("Bloodthirsty Desires") la prova del bassista, a fungere da collante tra melodie e ritmica, al pari della folgorante prova alle pelli del drummer Gindele Gábor "Gabica", fantasioso e preciso nel passare da momenti dal piglio jazzy a esplosioni thrash. Notevole anche la prova delle chitarre, abili nel ricamare riff ultra tecnici o assoli raffinati (spettacolari a tal proposito "The Temple of Delight" o la disturbante e assai complessa, "Over the Walls"). Ho tenuto per ultimo la prova del cantante, che a mio avviso, rappresenta il punto debole dei nostri. Non sono infatti riuscito a digerire la sua voce nasale per quanto, in un contesto del genere, potrebbe essere anche particolarmente originale ed espressiva nella propria drammaticità. In chiusura, la lunga suite "Reality Falls Asleep I & II" è perfetta a riassumere la vena onirico-lisergica dei nostri (nella prima parte) combinata con la componente più veemente della band (la seconda metà). Insomma, se anche voi come il sottoscritto, vi siete persi questa release quasi trent'anni fa, beh avrete modo di rifarvi e capire come il thrash progressivo si sia ahimè nascosto nel sottobosco in un'epoca e in un contesto geografico alquanto complicati. (Francesco Scarci)

(Self/Loud Rage Music - 1997/2025)
Voto: 76

venerdì 24 ottobre 2025

Zorn - Schwarz Metall

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Black Metal
Dalla Germania, una band che, si è formata nel 2000. Prima uscita ufficiale questo 'Schwarz Metall', un violento black metal, tenebroso e cupo (Darkthrone e vecchi Gorgoroth sono dei chiari punti di riferimento per i nostri), che pesca dal vecchio black metal norvegese. Un ritorno ai primi anni '90, le radici, lo stile è quello. Sembra di ascoltare un cd di quel decennio. Black metal, nessuna sperimentazione progressiva o altre fantasiose idee, semplice e diretto black metal, la rinascita di un sound oscuro e crudele. Queste otto tracce, suonate nell'arco di 30 minuti, sono nella loro semplicità, quello che spesso molti avranno avuto voglia di ascoltare, senza doversi sorbire arrangiamenti barocchi più adatti sicuramente ad altre cose. Nessuna menzione particolare, ogni componente della band fa quello che gli spetta nel modo più onesto possibile; il cantato, in tedesco, è al limite dello stridulo, ma è veramente efficace. Tutto l'odio di questa band è concentrato in queste tracce, il risultato è un' aggressione sonora devastante. Che dirvi di più, per un cd che si intitola Black Metal?

(Last Episode/Asatru Klangwerke - 2001/2012)
Voto: 70

lunedì 6 ottobre 2025

Visina - Ixia Vilenu

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
 #PER CHI AMA: Black/Gothic
Questo ennesimo progetto della Mediterranean Scene vede coinvolti: Diana alla voce, Lord Timpesta alla chitarra e l’immancabile Agghiastru (qui col alias Astru) alla chitarra, al synth e alla voce. Il demo è composto da quattro pezzi di buon gothic/black metal. Le idee sono tante e buone, le parti più lente ed atmosferiche sono ben bilanciate con le parti più veloci e pesanti, i brani sono ben sviluppati, ben sostenuti e resi più fascinosi da delle belle parti ritmiche elettroniche. L’unica nota negativa riguarda Diana: la sua voce non è ben svilluppata, è troppo approssimata, e purtroppo non si rivela all’altezza della situazione. Come sempre positiva la voce growl cavernosa di Agghiastru.

(Inch productions - 2001)
Voto: 65

lunedì 29 settembre 2025

Napalmed - Never Mind the MSBR, Here's the Napalmed + Misch Masch Miksasch

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
 
#PER CHI AMA: Electro Noise/Drone
band, attiva sin dal 1994, si è sempre dedicata alla sperimentazione e alla manipolazione sonora muovendosi tra noise, power electronics, industrial e compagnia bella. Con all’attivo centinaia di live show e numerose produzioni pubblicate su split tape, split 7”, compilation etc, avevano (ai tempi di quest'uscita) come uscita più importante lo split cd con Merzbow intitolato 'Crash of theTitans'. Ma iniziamo a dare un ascolto a questa folle release: immaginate un'enorme macchina da guerra simile a quella della copertina di 'Rrröööaaarrr' dei Voivod, e pensate di starci dentro con l’obiettivo di distruggere tutto ciò che vi circonda e di non lasciare intatto nemmeno un mattone. Queste sono pure le immagini che evoca l’harsh industrial di 'Never Mind...', una release di soli due pezzi ma della durata di oltre settanta minuti di sperimentazioni noise. Non potrete non divertirvi (e lasciarvi scappare un ghigno di soddisfazione) ascoltando questo potente lavoro che comunque rimane sempre sintonizzato su frequenze pacate ed ovattate come se appunto steste sentendo, dall’interno del vostro cingolato, il fragore della distruzione che state provocando. Indossate quindi la mimetica, gli anfibi e delle buone cuffie e all’attacco! Il secondo 'Misch Masch Mikesasch' è un lavoro composto da quattro brani di varia natura, forse più isolazionista. Il primo brano ("Slatemic Sounds") è composto da lievi suoni percussivi metallici effettati e campionamenti che possono dare l’idea di una costruzione in bilico che potrebbe improvvisamente crollare. "No Name" è un ensemble di suoni di microdistruzioni su un sottofondo noise. "Roomfullscapes" è un impasto dronico creato con feedback e modulazioni varie. E a chiudere il delirio, "Hey Saroy, Show me Your Guts!" è pura power electronics sanguinosa.

(Self - 2002/2001)
Voto: 70

3 - Antichristian Kaos

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Raw Black/Industrial
Già fidato collaboratore di Agghiastru, Kaos si presenta come l'unico artefice di questo entusiasmante progetto di black metal industriale. Non c’è il minimo calo d’intensita nei tre brani che compongono il demo, che nella versione su bandcamp in realtà, include tre bonus track addizionali (incluse nello split 'Mediterranean Scene Bonus Blood' con "Malamore" e il suo incipit di "dimmu borgiriana" memoria a palesare un sound decisamente più pulito e maturo): la chitarra si muove tra riff spezzati, altri relativamente melodici ed altri ancora più classici ma sempre coinvolgenti. Le parti di batteria, grazie ad una buona programmazione e a degli efficaci suoni industriali, sono costantemente presenti, ricche, pesanti, pazzescamente veloci, e dall’incessante ritmo distruttivo. Ci sono brevi parti di pura elettronica ("Infernal Sterminiu" è un esempio lampante); le tastiere sono sempre presenti e spesso con un ruolo primario nell’economia delle linee melodiche. La voce è uno screaming lancinante, effettato e malsano. Bisogno d’altro?

(Inch Productions - 2001/2014)
Voto: 70

lunedì 18 agosto 2025

The Ravenous - Assembled in Blasphemy

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Death/Horror
Rozzi, brutali, marci. Tutti questi aggettivi dovrebbero rendere l’idea di quello che sono i The Ravenous. Il cast che compone questo gruppo ha una sua rilevanza nel panorama musicale: Chris Reifert (Autopsy), Killjoy (R.I.P., ex Necrophagia) e Dan Lilker (ex Brutal Truth, S.O.D., Anthrax e tante altre band). Bene, questi folli (è il caso di dirlo) hanno composto un album fatto da riff di chitarra semplici e malati dove la registrazione è volutamente grezza, e con queste peculiarità sin qui esposte, trovo anche delle forti somiglianze con i Necrophagia (complice la voce del frontman). Nei brani dei The Ravenous si possono ascoltare parti tipicamente death senza disdegnare sfuriate black. La voce di Killjoy è furibonda e indemoniata, mai doma, sempre in continuo cambiamento per tutta la durata dell’album. I testi sono di chiara ispirazione splatter-gore, chiaramente un tutt’uno con la splendida copertina veramente realistica e vomitevole. Per chi ama le emozioni forti.

(Hammerheart Records - 2000)
Voto: 70

https://www.metal-archives.com/bands/The_Ravenous