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giovedì 26 agosto 2021

Edredon Sensible - Vloute Panthère

#PER CHI AMA: Jazz/Avantgarde
Due sassofonisti e due percussionisti, un disco di debutto ed una copertina assurda per una musica ipnotica, poliritmica ed influenzata dalla follia di certo jazz sperimentale quanto dall'avanguardia. Non dimentichiamoci poi di un impatto folle, tra il primo disco degli Ottone Pesante ed i Naked City, meno inquietante e più naif, il tutto nel segno dell'ipnosi psichedelica di certe band trance dei 90s (vedi Seefeel) ed una certa follia liberatrice nello stile del Krautrock. Detto questo, il disco dei francesi Edredon Sensible è molto interessante: gli schemi compositivi a volte si ripetono volutamente per indurre l'ascoltatore in un volo sciamanico/tribale di moderna concezione, evoluzioni soniche con lunghi assoli di sax che si rincorrono, ritmi incalzanti e stravaganti, quasi a immaginare il sound degli X-Ray Spex, spogliato di tutto ma non della sua istericità e del nervosismo tipico del punk. Quando i nostri rallentano sembrano una versione esotica dei Morphine, senza voce né basso, virati all'allucinazione come nel favoloso lunghissimo brano "Blirprulre", dove tra una esplosione e l'altra, poliritmi ossessivi ed una ottima produzione, ritrovo il piacere e l'interesse d'ascolto che un tempo apprezzavo tanto nei fantastici dischi del trio Medeski Martin and Wood, con la stessa fantasia e profondità per la composizione e per la ricerca del suono caldo, vivo, pulsante e presente. Il jazz in 'Vloute Panthère' è sempre dietro l'angolo e fa da solida base, ma la struttura ritmica si contorce e muta in maniera funambolica, tanto che "String et Bermuda", potrebbe essere una rilettura dei concetti percussivi espressi nel capolavoro 'Flowers of Romance' dei Pil, rielaborati con il tocco folle, dissacrante e genuinamente transalpino di band come Brice et Sa Pute, Lfant, Piol, Piniol, un modo di intendere e fare musica ("Jus d'Abricote" ha un'indole spettacolare tra atmosfera cinematografica e danza rituale woodoo) non convenzionale, figlio del dio Zorn ma con uno stile proprio di una scena che conta un sacco di idee e ottime realtà musicali d'avanguardia. Un disco davvero stimolante ma forse non per tutti, semmai adatto ad orecchie ricercatrici, che amano la sperimentazione ortodossa, quella che costruisce passo dopo passo composizioni varie, inaspettate ed ispirate e non vive di sola improvvisazione, ma unisce arte, rumore, capacità tecnica e tanto amore per la musica libera da ogni convenzione. L'ascolto di questo disco è un dovere e a buon intenditore poche parole dovrebbero bastare. (Bob Stoner)

(Les Productions du Vendredi - 2021)
Voto: 78

https://edredonsensible.bandcamp.com/album/vloute-panth-re

mercoledì 25 agosto 2021

Necroart - Let the Carnage Begin

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Death/Thrash
Storico demo (2000) di quattro pezzi più intro e outro per i Necroart, formazione attiva dal 1999 ma che solo un anno dopo sembra aver trovato una formazione stabile. Il nastro sembra risentire della storia travagliata del gruppo poiché è assai eterogeneo: le canzoni presenti sul lato A hanno lo sguardo rivolto verso gli anni ‘80 e alla scuola thrash europea; il lato B contiene pezzi più “freschi”, il cui riferimento principale è un death metal di impronta svedese più o meno melodico. Il tutto è comunque di buona fattura, a tratti personale e ben prodotto, che lascia già intravedere gli interessanti spunti che i nostri mostreranno in futuro.

Misotheismus - Demo 1

#PER CHI AMA: Black Old School
Skoll e Maldu rappresentano due terzi degli Amuleto de Calamidades, e il 100% di questi Misotheismus. I due musicisti, il primo svedese, il secondo dell'Ecuador, suonano poi in un'altra miriade di band del più profondo underground, chissà poi se con gli stessi nefandi suoni. Si, perchè quello dei Misotheismus è un black old school, registrato probabilmente nello scantinato di casa, con le confezioni delle uova attaccate ai muri che evidentemente non sortiscono i desiderati effetti. Che cosa aspettarci da questi quattro pezzi di questa prima demo? Chitarre zanzarose sparate alla velocità della luce, una batteria al fulmicotone che tira fortissimi schiaffi sui piatti, screaming vocals, qualche raro rallentamento (a metà di "Skändad Och Styckad" o la claustrofobica "Lögnens Slut" ), un'attitudine nera come la pece e poco altro. Sono salvabili, qualcuno si chiederà? Beh, se siete dei nostalgici di quelle demotape di fine anni '80, con registrazioni pessime, ma con il gelido calore emanato dal raw black contenuto nei minimalistici 12 minuti di questo nastro, forse i nostri potrebbero anche fare al caso vostro. Se non soddisfate tutti i requisiti qui sopra, lasciate perdere, rischiereste solo di farvi del male con la furia primigenia dei Misotheismus. (Francesco Scarci)

Malgöth - Primordial Dawn

#PER CHI AMA: Black/Death
Ho letto cose addirittura grandiose su questo album in rete, uscito digitale e autoprodotto a fine 2020 e solo a giugno di quest'anno, in versione fisica (12" Lp) per la Iron Bonehead Productions. Ecco, sgombriamo subito il campo col dire che sebbene a volte mi sorga il dubbio di essere un po' stronzo e non esaltarmi cosi facilmente all'ascolto degli album, 'Primordial Dawn' non è assolutamente nulla di avvincente ed emozionante. La band di oggi arriva dal Canada e propone un death/black esoterico (almeno nelle litaniche vocals dell'introduttiva "Possessed Sword of a Thousand Deaths") per poi esplodere in un cacofonico e mal registrato lavoro, che vede ritmiche iper mega serrate e vocalizzi dall'oltretomba, il tutto suonato in modo poco ispirato e decisamente poco originale. I quattro pezzi inclusi nel disco si assomigliano un po' tutti visto il minimo comun denominatore costituito da questa linea di chitarra marcescente, con le vocals (growl profondo e screaming fastidioso) che ci si piazzano sopra non sortendo alcun effetto catalizzante l'attenzione, ma anzi portandomi a lunghi sbadigli. Ci prova il terzetto di Toronto a cambiare le sorti di un EP (di debutto peraltro) destinato alla ghigliottina e lo fanno con l'inserimento di altre parti liturgico/ambientali (l'incipit di "The Opposer"), ma alla fine non ci siamo per nulla e salvare il salvabile, diventa impresa assai ardua. Speriamo che i nostri possano imparare dai propri errori e tornare con sonorità meno moleste. Mi domando invece se quelli che hanno osannato questo album, fossero sotto l'influsso di droghe o cosa... (Francesco Scarci)

Riverside - Rapid Eye Movement

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Prog Rock, Porcupine Tree
Ero un grande fan della band di Varsavia quando ascoltai questo lavoro per la prima volta, mi aspettavo che 'Rapid Eye Movement' fosse l’album della consacrazione, il top dell’anno per questo genere, in grado di surclassare anche i Porcupine Tree, ma alcune sbavature e passaggi a vuoto, non hanno fatto altro che rimandare questa gioia per il sottoscritto e anzi lentamente disinnamorarmi dei Riverside. 'Rapid Eye Movement' resta senza dubbio un ottimo lavoro che sicuramente non deluderà gli amanti delle sonorità progressive e tutti i fan (quelli un po’ meno esigenti del sottoscritto), del combo mittle-europeo. L’opener è affidata alla magnetica “Beyond the Eyelids” che insieme a “02 Panic Room”, rappresentano le mie songs preferite: ambientazioni oscure, atmosfere eleganti garantite dalle ottime tastiere di Michal Lapaj e poi, e poi c’è la voce meravigliosa di Mariusz Duda, in grado sempre di regalare emozioni da brivido. I Riverside, con questo terzo full lenght, che ha come tema portante la fase R.E.M. del sonno, caratterizzata dalla percezione di immagini e suoni apparentemente reali, ci catapultano nel loro mondo onirico, proseguendo il discorso musicale iniziato con 'Out of Myself' e 'Second Life Syndrome'. Anche se rispetto a questi due lavori è stato fatto un piccolo passo indietro, la musica dei nostri è capace di toccare nell’intimo, come poche volte accade: distillati di malinconia, atmosfere toccanti, melodie sognanti ci regalano enormi emozioni. Oltre ai due brani già citati, “Schizophrenic Prayer”, “Through the Other Side” e “Embryonic”, stimolano i nostri sensi, con le loro dolci melodie sognanti e suggestive. Discorso a parte, meritano invece “Rainbow Box” e “Parasomnia”, le songs che insieme a “Cybernic Pillow”, ci mostrano il lato più aggressivo della band e che sinceramente ho meno apprezzato. La conclusiva “Ultimate Trip”, fonde nei suoi tredici minuti, il meglio dei Riverside, spaziando da momenti tipicamente progressive a sfuriate metalliche, con la voce talentuosa di Mariusz a dimostrare il suo immenso valore e a suggellare le qualità di una band sempre troppo sottovalutata. (Francesco Scarci)

(Inside Out Music - 2007)
Voto: 77

https://riversideband.pl/en/

Katavasia - Invoking the Spirit of Doom

#PER CHI AMA: Hellenic Black, Absu
Giusto un paio di pezzi per testare lo stato di forma dei Katavasia, super band greca formata da membri di Varathron, Aenaon, Hail Spirit Noir, che lo scorso anno era uscita con il secondo lavoro 'Magnus Venator'. Tornano oggi, anzi lo faranno il primo ottobre per la Iron Bonehead Productions, con questo 7" intitolato 'Invoking the Spirit of Doom'. Dicevo due brani, "Descending to Acheron" e "Premonition of Doom" che li rendono abili portabandiera del famigerato hellenic sound, anche se la traccia del lato-A, in realtà mette in luce un sound che richiama fortemente gli statunitensi Absu con quel giro di chitarra però tipico delle band black greche. Il risultato non è affatto male, anche se c'è da dire che i Rotting Christ proponevano tali sonorità nel 1991, trent'anni fa quindi. Pertanto non aspettatevi chissà quale innovativa proposta sonora, scordatevi gli sperimentalismi delle band madri di questi non più giovanotti e lasciatevi avvolgere dal magnetico sound ellenico. Molto meglio la seconda traccia, forte di una ritmica tagliente ed estremamente melodica che nella sua parte iniziale rievoca gli svedesi Sarcasm e che ritorna sul binario del black atmosferico con quelle tastiere in sottofondo ad edulcorare una ritmica a tratti schiacciasassi, sorretta dai vocalizzi malefici di Necroabyssious dei Varathron. Insomma, l'unica pecca di questo EP è la durata, ma 'Invoking the Spirit of Doom' per lo meno ci tranquillizza del fatto che i nostri stiano bene e abbiano ancora tanta voglia di rievocare i fasti di un passato mai andato perduto. (Francesco Scarci)

(Iron Bonehead Productions - 2021)
Voto: 70

https://www.facebook.com/katavasiaofficial

martedì 24 agosto 2021

Nicta - Rage and Fury Fed Us

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Symph Power, Dimmu Borgir, Rhapsody
Ricordo una piacevole chiacchierata a quattro occhi con il vocalist e il chitarrista dei Nicta, e poi mi ritrovai fra le mani, il loro Mcd autoprodotto, 'Rage and Fury Fed Us': quattro brani per un totale di mezz’ora di musica per la band di Rovigo, che definiva il proprio genere, extreme power. Le songs contenute in questo lavoro ci consegnavano una band preparata e matura al punto giusto, quasi da meritare il salto di qualità e firmare un contratto per una casa discografica, che potesse garantir loro una distribuzione decente su tutto il territorio italiano ed europeo. Invece non se ne fece niente eppure ero straconvinto che la band potesse realmente riscuotere un discreto successo in Germania e in nord Europa, grazie alle sonorità qui proposte. Partiamo comunque con calma, esaminando traccia dopo traccia, la musica proposta dal quintetto veneto. La band suonava una sorta di death/black dalle tinte power sinfoniche e di primo acchito verrebbe da indicare come influenza primaria i Children of Bodom. Tuttavia un ascolto più accurato non fa altro che evidenziare l’ampio spettro di influenze mostrato dai nostri: notevole l’ispirazione della musica classica nelle note di “Civil War”, dove le tastiere assumono un ruolo da protagonista nell’evolversi del brano. Le chitarre, corpose e melodiche, possono richiamare alla mente i Dimmu Borgir di 'Death Cult Armageddon'; la voce si alterna tra un cantato growling (ma non troppo), sporadici scream e clean vocals in pieno stile power. La successiva “Frozen Sleeper” è probabilmente il brano più complesso del Cd; nonostante la sua lunga durata (quasi 9 minuti), i cinque ragazzi sono abili nel tenere vivo l’interesse dell’ascoltatore dall’inizio alla fine. Si passa da atmosfere doom ad altre tipicamente power con una ritmica bella potente (ottima la prova dei singoli) con le tastiere che dipingono paesaggi autunnali laddove, reminiscenze di Rhapsody e Graveworm, escono allo scoperto. “Blossom of Pain” parte su una base funerea, sostenuta sempre dall’ottima prova alle keys di Graziano, per poi scatenarsi in una lunga cavalcata power, i cui intermezzi potrebbero costituire tranquillamente la colonna sonora di un film horror. Anche la conclusiva e mia preferita “Set the Fury Free”, la song più aggressiva e malvagia del lotto, ci mostra una band valida e piacevole da ascoltare. Come sempre, ottime sono le orchestrazioni e gli arrangiamenti (Dimmu Borgir docet), così come pure la sezione ritmica, veloce e martellante, con la voce di Fabio al limite dello screaming black. Non eravamo di certo di fronte ad un disco originale al 100%, tuttavia le idee erano buone, peccato solo che questo sia rimasto un episodio isolato nella discografia dei nostri. (Francesco Scarci)

(Self - 2007)
Voto: 70

http://www.nicta.it/

Orne - The Conjuration by the Fire

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Rock Progressive
Chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare indietro nel tempo, dalle note di 'The Conjuration by the Fire', prima fatica dei finlandesi Orne, fuori per la nostrana Black Widow Records. La band finnica ai più sarà sconosciuta, sebbene esista da ben vent'anni e tra le sue fila militi Kimi Karki, meglio conosciuto come Peter Vikar, chitarrista dei defunti Reverend Bizarre. Lasciatosi alle spalle il capitolo doom con questi ultimi, il buon Peter si è lanciato nella finalizzazione del materiale, rimasto in fase embrionale per ben due lustri, con questo act, concependo un concentrato di musica rock progressive, che richiama mostri sacri del genere, quali Van der Graaf Generator, Black Widow, King Crimson, Peter Gabriel (era Genesis) e Pink Floyd. Certo, la classe profusa in questo debut, non è decisamente all’altezza dei geniali eroi degli anni ’70, tuttavia diversi spunti davvero gradevoli sono racchiusi nei sette pezzi del cd. Partendo con la recitata e sinistra intro “In the Vault”, la release si snoda attraverso intriganti pezzi dal forte flavour dark psichedelico progressivo, fatto di cupe ed arcane ambientazioni e di tematiche inerenti l’occultismo la religione, la storia e racconti dell’orrore (H.P. Lovecraft docet). Ascoltando le note di 'The Conjuration by the Fire', sembra di essere catapultati in un horror movie di Lamberto Bava, grazie alle sue atmosfere angoscianti dipinte dalle magistrali chitarre di Kimi e Pekka e dall’impeccabile utilizzo di strumenti non proprio convenzionali, come saxofono e flauto, che non possono non richiamare nella nostra memoria i Jethro Tull e la loro brillante vena improvvisativa. La calda voce di Albert (che però alla lunga risulta un po’ stancante e forse il vero punto debole della band), lo strumentismo ricercato dai nostri, i delicatissimi ricami offerti dal pianista e soprattutto dal sax di Jussi, rendono questa release abbastanza interessante per gli amanti di un genere, anche se non di così facile ascolto. Dolore, ossessione, malinconia e inquietudine completano un album raffinato, che sarà in grado di emozionarvi e stupirvi, con le sue dolci e oscure melodie, retaggio di un passato non ancora andato perduto... (Francesco Scarci)

(Black Widow Records - 2006)
Voto: 73

https://www.facebook.com/ornemusic