Cerca nel blog

mercoledì 24 aprile 2019

The Shadow Lizzards - S/t

#PER CHI AMA: Stoner/Groove Rock, Led Zeppelin
Un chitarrismo apertamente 1969/hendrixiano ("Power On" e tante al.) o jimmypage/esco ("Overhaul" e le restanti al.), a tratti eminentemente strumentale (cfr. la lunga coda psych di "Breathtaker", le divagazioni bluesy stile Gov't Mule di "Sea of Curls" e "Go Down"), una voce (non sufficientemente) rauca d'ordinanza, una batteria non sempre mixata a dovere ("Rip Me Off"), qualche timida testardaggine stoner (la paranoid-sabbatiana e successivamente iper-spacey "Warzone") e, splat, giù tonnellate di quella specie di gelatina hammond ("Go Down", "Power", "Rarity" e tutte le al.) color profondo purple utilizzata da qualche anno a questa parte dagli ingegneri del sound più astuti come principio attivo antichizzante: il frondosissimo album d'esordio delle Luccertole (sic) ombreggiate di Norimberga si colloca con monolitica intenzionalità nella prima periferia del popolosissimo empireo zeppelin-centrico, notoriamente pullulante di reggiseni sventolanti e ipertricotici beati in stato sempiterna rock-fattanza, ad osare là dove osano (si fa per dire) autori del calibro di Mountain ("Top of the Mountain", ovviamente), "Rival Sons" e soprattutto "Graveyard". Una manna sonora alla psilocibina per il vostro unico, rugginoso ganglio uditivo rimasto. (Alberto Calorosi)

(Tonzonen Records - 2018)
Voto: 75

https://theshadowlizzards.bandcamp.com/

Ritchie Blackmore's Rainbow - Memories in Rock II

#PER CHI AMA: Hard/Heavy, RJ Dio
Volonterosamente determinato a riempirvi gli scaffali e al contempo vuotarvi le tasche con quella nota logica di marketing cara alla politica italiana denominata annusa-le-mie-scorregge-puzzolenti, il Becchino Permamentato formerly-known-as-guitarist, sbatte fuori il terzo live-fotocopia in meno di due anni. Duemila16: 'Memories in Rock', di cui avrete senz'altro ammirato la copertina raffinata grosso modo come un bootleg filippino degli anni novanta. Duemila17: 'Live in Birmingham 2016', in cui avrete indubbiamente gradito la scaletta clonata (fuori "16th Century Greensleeves", dentro "Burn" e "Soldier of Fortune") come una pecora cinese canterina. Duemila18: 'Memories in Rock II', di cui avrete sicuramente apprezzato la clonazione al quadrato, nella copertina, uguale nientemeno che a 'Rainbow Rising', e nella scaletta (dentro tutti i summenzionati, più "All Night Long", "Temple of the King" e crepi l'avarizia, pure un fottuto inedito). Già, l'inedito. Il primo da ventitré anni a questa parte. Si parla di almeno diecimila metallari nel mondo ricoverati per complicazioni cardiache. Quasi la metà sarebbero reggiani. Un franoso mezzotempo 101% AOR aperto da un truffaldino (ma decente) riff Dio-era e nevrilmente percorso dai consueti clichet chitarristici di Mr. Becchino P. che potrebbe stare giusto sul lato B di 'Bent Out of Shape' o nelle bonus track di una qualunque release della Frontiers. Oppure qui. Si intitola "Waiting for a Sign". Un titolo, se ci pensate, straordinariamente comico. (Alberto Calorosi)

(Minstrel Hall Music - 2018)
Voto: 45

http://www.ritchieblackmore.info/

Swans - S/t

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Post Punk/No Wave
Già nell'EP d'esordio, i suoni vi risulteranno circolari come tangenziali cittadine e ossessivi come bollette, ciò che forgia a fuoco, è arcinoto, l'intera discografia della band, oltreché la vostra pazienza. Le dissonanze siderurgiche generate dalla chitarra sconquassata di Bob Pezzola, quando non intersecano scelleratamente il sax lancinante, ma soprattutto lancinato, di Daniel Galli-Duanis, individuano quella traiettoria urgentemente e furiosamente percorsa nei dischi successivi e, al contempo, una ancora identificabile prossimità con certi scenari coevi etichettati fantasiosamente almeno quanto certi copricapi floreali britannici del periodo. Post-punk, noise-rock, no wave. Joy Division, Bauhaus, Birthday Party ("Take Advantage"), persino i Talking Heads di 'Fear of Music' ("Sensitive Skin"). Il songwriting di Michael Gira è scorticante, sì, ma solo se contestualizzato, altrimenti vi risulterà comicamente orwelliano e un cicinino acerbo. “Play with a pig, and you become a pig / play in the mud, and you sink in the mud / fall in a hole, and you stay in a hole / you'll be there to look at”, "Take Advantage". Niente da obiettare. Ma tutto qua? (Alberto Calorosi)

Julie's Haircut - The Wildlife Variations

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Psych/Kraut-rock
Un motorik insistentemente cosmico (scuola krautrock, Faust, Neu!) che sfreccia supersonico attraverso scintillanti nebulose costituite da dietilamide di acido lisergico. "Dark Leopards of the Moon". Una bucolica ballata sydbarrettiana autodissolventesi, arricchita di elettronica analogica, come potrebbe escogitarla un Beck Campbell di ritorno da un concerto dei Notwist. "Johannes". Tinte notturne e incombenti (Tindersticks, Chris Isaak, Apollo 440), una specie di trip-hop inverno-solstiziale. "Bonfire". Un calypso automatico eppure evolutivo, un elementare giro di basso e percussioni, e poi altro ancora. Forse un matrimonio chimico di suoni. "The Marriage of Sun and the Moon". Le quattro composizioni dell'EP 'The Wildlife Variations' risultano ancora una volta ecletticamente aromatiche ma per questo non meno intriganti, in totale continuità con la rivoluzione psych-prog già intrapresa con 'After Dark, My Sweet" nel 2006 e ultimata nel 2009 col magniloquente 'Our Secret Ceremony'. A centro pure stavolta, in estrema sintesi. (Alberto Calorosi)

(Woodworm/Trovarobato - 2012)
Voto: 78

http://www.julieshaircut.com/

Blackfield - Blackfield IV

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Prog Rock
Si porta malauguratamente a compimento il processo di de-Stefanerd-izzazione (di questo 'B-IV', S-W non firma nessuna canzone, né la produzione) e, parallelamente, si schiudono ancora un po' gli orizzonti musicali di questo 'Blackfield IV'. Sentite per esempio, con alternate fortune, le blande dissonanze liofilizzate che chiudono la più che discreta "Pills", oppure gli inopportuni campanelli natalizi di "X-ray" o, nelle melodie, una maggiore attenzione early-psych-beatlesiana ("Kissed by the Devil" e "Firefly"). Oppure ascoltate la giuliva crapuloneria pseudo-celtica della terribile ma divertente "Sense of Insanity", con uno svogliato S-W alla seconda voce, contemporaneamente riflettendo sul fatto che utilizzare Steven Wilson come seconda voce è un po' come usare Pelé come raccatapalle, oppure Glen Hughes come bassista. L'elemento di maggiore freschezza e novità sarebbe rappresentato dalle importanti ospitate (in "X-Ray" Vincent Cavanaugh degli Anathema, vi ricorderà un Paul Carrack disidratato in "The Sky With Diamonds"; in "The Only Fool is Me" – ma, accidenti, perché non in "Kissed by the Devil" – Jonathan Donahue dei Mercury Rev, vi sembrerà l'ex-giardiniere di John Lennon eccezionalmente di buonumore in una rara giornata di sole londinese; in "Firefly", Brett Anderson dei Suede, vi farà venire alla mente un attempato Gene Pitney che canta "Something's Gotten Hold of My Nose" alla prese con una insidiosa caccola recalcitrante) se soltanto fossero state integrate un po' più convintamente nella scialba (e cortissima) scaletta di questo quarto decadente album. (Alberto Calorosi)

(Kscope - 2013)
Voto: 58

https://www.blackfield.org/

martedì 23 aprile 2019

The Pit Tips

Francesco Scarci

Shokran - Ethereal
Suldusk - Lunar Falls
In the Woods - Cease the Day

---
Matteo Baldi

Julinko - Nektar
LEDA - Memorie dal Futuro
Black/Lava - Lady Genocide

---
Alain González Artola

Mesarthim - Ghost Condensate
Schattenfall - Melancholie des Seins
None - Damp Chill of Life

Chalice of Suffering - Lost Eternally

#FOR FANS OF: Funeral Death Doom
Chalice of Suffering is a band coming from Minnesota, USA. The ensemble is certainly new as it was created in 2015 maintaining a quite stable line-up consisting of six different musicians. The only change was the departure of Robert Pollard in 2018. Almost all the members have a rich experience in other current or past projects, especially the guitarists Will Maravelas and Nikolay Velev, who play or have played in more than different 10 bands. Taking into account this, it’s not a surprise that the band managed to release its debut only one year after its foundation. The first release was called 'For You I Die', whose eye catching album cover was indicative of the subgenre the band was playing. Chalice of Suffering navigates between the thin borders of funeral doom and atmospheric doom/death metal. Though generally speaking, the pace is influenced by the former style, the music includes some aspects which inevitably remind some atmospheric doom/death metal bands.

Three years after the releasing of the debut, these guys come back with their sophomore work entitled 'Lost Eternally'. Although the album artwork could led us think that the band has gone to a more atmospheric black metal style, the core sound of Chalice of Suffering is still dominant. In fact, the band continues to mix the aforementioned styles, though the funeral doom influences are undeniably strong. Once again the songs are quite long, reaching in the whole album a full hour of duration. 'Lost Eternally' has 7 different pieces whose style is strongly atmospheric, something which I really appreciate in bands with such a slow pace. I wouldn’t say that keys play a main role, though their presence is noticeable and important through the whole record, being a nice example the third track “Forever Winter”, which has an evocating atmosphere. Vocally, the band tries to escape from the monotone vocals as the use of clean and narrated vocals add a welcoming variety. The narrated and whispered vocals, when they are used correctly, add a dramatic touch and the idea of an ongoing history. As it happens with the keys, the third track is able to show also how the band successfully used this resource, creating a typically doom metal song, but with some interesting characteristics and a healthy variety. The guitars are quite good, being as heavy as expected and playing with a very slow tempo. Thankfully, and though they have in many moments the characteristic monorithmic tone, they retain a melodic touch which enhances the cold yet dramatic atmosphere of the band´s compositions. In songs like the title track, the guitars play a major role accompanied by melancholic and sorrowful keys. This song is a fine example of how Chalice of Suffering is a purely funeral doom metal band, but still adding a slightly more melodic tone. Probably, the most intense track is “Miss me, But Let Me Go”, which includes some double bass sections and very interesting tempo changes, which make this song stylistically one of the most different and captivating of this album. The band has some Celtic influences considering that a band member who plays bagpipes. Strange enough, I can only recall the use of this instrument in the opening track “In The Mist of Once Was”, which I must say it’s my favourite track, thanks to the initial hypnotic and mysterious atmospheric introduction and the inclusion of the bagpipes themselves. This instrument fits surprisingly well with this genre, reminding me the positive debut of Downfall of Nur.

If I had to complain about this album, this would be the issue. The bagpipes should be used more frequently as they would give a higher touch of originality to the music by Chalice of Suffering. Apart from that, 'Lost Eternally' looks a very competent album able to satisfy every single doom maniac out there. (Alain González Artola)

lunedì 22 aprile 2019

Ellende - Lebensnehmer

#FOR FANS OF: Post Black
The black metal scene in the German speaking countries has traditionally been focused on a certain type of black metal where relentless songs were the norm, always intensive but retaining some sense of melody, which I have always found interesting. In recent times bands like the Germans Der Weg Einer Freiheit or the Austrian Ellende, without leaving aside this traditional approach, have increased this sense of melody creating albums where the atmosphere is particularly intense. Now it’s time to turn out our attention to the Austrian project Ellende. This one-man band was created by Lukas Gosch in Graz back in 2011 and this project is exclusively his property though he uses live members to play gigs.

Ellende plays a rather interesting mixture of black metal with atmospheric and post metal influences. From the very beginning, the quality of the stuff composed by Lukas was very good, though this project gained a bigger recognition in the scene thanks to the album 'Todbringer' which caught the attention of many fans. Thanks to this success, Lukas signed a new deal with the always recommendable label Art of Propaganda, which has made possible the release of the third and newest opus 'Lebensnehmer'. From the very first moment that you take a look the its macabre and war related artwork, you realise that this stuff is an ode to darkness and a melancholic approach to existentialism. Ellende’s stuff is primarily black metal with a strong atmospheric and mournful touch, where the guitars play a major role. This instrument´s tone varies from the most furious moments, mixing the most intense black metal with some post influences, and other sections where the riffs have a more tranquil and hypnotic touch. Those parts are the best ones in my humble opinion as they show the intense work Ellende has done composing these tracks. Like the guitars, the rest of instruments vary their tone and pace according to the approach of each song. This makes the compositions to flow very naturally from some fast and furious sections to the most mid-paced and even slow ones, where melodies are more prominent. A nice example of this could be the song “Der Blick Wird Leer”, which contains very contrasted parts. The keys play a secondary role in Ellende, though they have certain moments to shine during very short though inspired sections like in “Augenblick”, for example. Lukas likes to introduce some guitars with a more acoustic touch, as it happens in “Der Wege” or the excellent closing track “Atemzung”. The use of purely acoustic or, like this time, acousticesque electric guitar chords helps to reinforce the atmospheric and gloomy characteristics of Ellende’s music.

Ellende’s third instalment confirms the progression and quality of this Austrian project. 'Lebensnehmer' is an excellent work where the project reinforces its strengths and sounds more confident than ever. This album should help the band to increase its niche of fans, not only in the German speaking lands, but also in every country where people can appreciate this excellently done black metal. (Alain González Artola)

(Art of Propaganda - 2019)
Score: 85

https://ellende.bandcamp.com/album/lebensnehmer

mercoledì 17 aprile 2019

PoiL - Sus

#PER CHI AMA: Math/Jazz/Prog, Mr. Bungle
In arrivo dalla Francia il nuovo lavoro dei folli PoiL intitolato 'Sus', fuori per la sempre più delirante etichetta transalpina Dur et Doux. Cinque i pezzi a disposizione per il terzetto originario di Lione, in giro ormai dal 2006 con il loro concentrato irriverente di prog, jazz ed elettronica. Il nuovo lavoro, come se ce ne fosse stato bisogno, riprende là dove aveva chiuso con 'Brossaklitt', richiedendo forse un'apertura mentale ancor più spiccata per approcciarvisi. Fatto sta che iniziando con l'ascolto di "Sus la Peìra", la sensazione è quella classica di assistere ad una jam session d'improvvisazione tout court, quindi sia a livello musicale che lirico, visto che il linguaggio utilizzato nei testi sembra totalmente inventati, cosi come accaduto già in passato. Quindi diventa anche complicato star dietro a questi musicisti che in dodici minuti riescono a suonare tutto e il suo contrario, in un vortice sonoro che vaga tra suggestioni che pescano appunto da qualsiasi dei generi già menzionati, a cui aggiungerei anche math, avantgarde e bossanova. Le contorsioni stilistico-strumentali dei nostri sono, come potrete immaginare, da Cirque du Soleil, quindi sicuramente non troppo facili da seguire, anche se alla fine davvero affascinanti. Ma l'ascolto dei PoiL credo sia un esercizio per pochi eletti. "Lo Potz" è una breve nenia di poco più di un minuto che introduce a "Luses Fadas", song dall'incipit rumoristico, con voci (a tratti quasi rappate) messe in primo piano su di una ritmica totalmente scomposta, spezzata, sghemba, chiaro il concetto? Questo per ribadire che 'Sus' non è un disco cosi facile a cui accostarsi, servirà una certa preparazione psicologica per poterlo apprezzare, altrimenti il rischio è di rimanere totalmente disorientati dalla proposta dei tre pazzoidi, anche laddove la musica sembra fluire in modo lineare per almeno quattro secondi. Per il resto i tre cabarettisti lionnesi si lanciano in suoni completamente imprevedibili dove il mantra rimane #totalelibertadespressione. Ascoltatevi a tal proposito "Grèu Martire" per intuire solo lontanamente di cosa stia parlando: free jazz, passaggi nonsense quasi al limite del noise, chorus illogici, tempi completamente sghembi e va beh, cumuli di sperimentazione a non finire. E a rapporto mancano ancora gli ultimi "semplici" 14 minuti di "Chin Fòu" per decretare la definitiva psicolabilità dei nostri. Da un inizio di prog rock esoterico, ecco veder ancora una volta evolvere il sound dei nostri attraverso territori math, funk, jazz e qui anche attraverso sprazzi tribalistico-arabeggianti che eleggono l'ultima song del lotto quale mio pezzo preferito, forse perchè nella sua complessità contorta, rimane anche il brano più facile da ascoltare, se cosi si può dire. Insomma se ancora non conoscete i PoiL, e siete di larghe vedute, vi piacciono le cose stralunate alla Mr Bungle/Fantomas, unite al prog di scuola King Crimson miscelate con le allucinazioni dei Pink Floyd, allora potreste anche provare ad avvicinarvi a questi suoni, se poi lo fate sotto l'effetto di allucinogeni, beh preparatevi anche a vedere serpenti fosforescenti volanti o farfalle giganti dotate di pattini, perchè alla fine quella messa in scena dai PoiL è musica dell'assurdo, per cui sarà lecito immaginare tutto quello che volete, non preoccupatevi, non sarete additati come persone anormali. (Francesco Scarci)

(Dur et Dux - 2019)
Voto: 77

https://poil.bandcamp.com/album/sus