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giovedì 13 aprile 2023

Dying Fetus - Purification Through Violence

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Death/Grind
L'album ha qualche anno ma poco importa perchè i Dying Fetus suonano death-grind, un genere che se ne infischia dei trend imperanti. Chi conosce il genere sa quali siano gli ingredienti: tempi di batteria veloci, accelerazioni improvvise, voce gutturale alternata ad una più acuta, testi che sono un concentrato di odio e violenza, a volte parossistici e quindi divertenti come in "Skull Fucked" e "Raped on the Altar", a volte impegnati come "Nothig Left to Pray for". Personalmente penso che le convinzioni politiche siano roba da punk-hardcore e non c'entrino niente con il metal. Comunque quello che conta maggiormente sono le parti suonate: i pezzi sono buoni, anche se la produzione è un po' debole per quanto riguarda il suono di chitarra, la durata breve (28 min) contribuisce a non stancare chi ascolta. È presente anche una cover dei maestri Napalm Death, "Scum" , qui richiamata "Skum (Fuck the Weak)". Non consiglio l'album ai puristi dell'heavy, mentre lo faccio a chiunque voglia mettere nello stereo un cd estremo ma allo stesso tempo divertente.

(Pulverizer Records/Relapse Records - 1996/2021)
Score: 65

https://dyingfetus.bandcamp.com/album/purification-through-violence

martedì 11 aprile 2023

Niden Div.187 - Impergium

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Black Old School
Già con il mcd d’esordio 'Towards Judgement' nel ’96, questo gruppo svedese si era distinto per le qualità malsana e grezza del suono. Nel ’97 la band sforna il suo primo ed unico full-lenght , dopo di che se ne perdono le tracce. Prima di entrare nel vivo della recensione vorrei soffermarmi un attimo sul booklet, perché è rappresentativa del concept trattato all’interno dell’album e cioè la guerra con le sue atrocità ed ingiustizie. Il suono proposto è sporco, con una voce fetida e allucinata in stile black. Le chitarre costruiscono trame semplici e ossessive con tempi tirati all’inverosimile. Direi che se non fosse per la registrazione volutamente underground o per altre caratteristiche oltranziste della band, il loro sound potrebbe essere identificato come black svedese ma le visioni oscure, atroci, deliranti della musica sono qualcosa di unico e irripetibile. Se ancora fosse in circolazione questo album, lo consiglierei a chi cerca atmosfere allucinate e totalmente estreme. 27 minuti d’inferno.

(Necropolis Records/Self - 1997/2021)
Voto: 68

https://nidendiv187.bandcamp.com/album/impergium

Räum - Cursed by the Crown

#PER CHI AMA: Post Black
Una grandinata di riff caustici come la morte irrompono in questo debut album dei belgi Räum, intitolato ‘Cursed by the Crown’. “Andromeda” è la furibonda traccia che esplode nei nostri cervelli con quel riffing scarno e angosciante, mentre la voce ringhiante di Olivier Jacqmin, lascia trasparire tutto il proprio odio. Si tratta certamente di un furente post-black dai rari tratti atmosferici (giusto un paio di break acustici interrompono infatti la furia cieca del quartetto originario di Liegi) che potrebbe evocare nelle partiture più ragionate, un certo black norvegese di metà anni ’90. Ci provano infatti solo per pochi secondi nella title track, secondo atto di questo disco, a offrire un sound più compassato, ma dopo pochi attimi si riparte con un suono glaciale, tiratissimo (dove peraltro non mi convince affatto l’acustica della batteria), decisamente asciutto e questo screaming che alla lunga diventa a dir poco fastidioso. Fortunatamente il mattatoio messo in atto dai nostri s'interrompe a metà traccia, lasciando il posto a sonorità più affabili, quasi sognanti e con la comparsa contestuale di vocals pulite e oscure che comunque abbassano quella tensione quasi insopportabile che si era creata nei primi 11 minuti di ascolto. Con un fare vicino a certe sonorità death doom, la band sembra ripartire da un black più ragionato che per lo meno non persiste in frustate continue. Addirittura, un assolo dal piglio scandinavo chiude un pezzo comunque movimentato e più interessante di quello in apertura. Il sound tipicamente old school riprende però nella terza “Fallen Empire” e lo fa macinando riff serrati a mo’ di contraerea nei cieli di Baghdad con un rifferama tagliente, qualche episodico frangente melodico e poco più, il che non arriva a scardinare la mia emozionalità in fatto di sonorità estreme. Un peccato, perchè qualche idea discreta ci sarebbe pure, ma la sensazione che avverto, anche alla fine della lunghissima (12 minuti), spettrale e meno ammorbante “Beyond the Black Shades of the Sun“, è che quello che ho fra le mani, sia un prodotto austero, forse ancor troppo ancorato ai dettami della tradizione black. C’è ancora un po’ da lavorare per scrollarsi di dosso quell’impronta old fashion che rendono i Räum, ancora una band tra tante. (Francesco Scarci)

(LADLO Productions – 2022)
Voto: 64

https://ladlo.bandcamp.com/album/cursed-by-the-crown

Trup - Nie

#PER CHI AMA: Black/Death/Noise
Prosegue l’opera della Godz ov War Productions nello scovare talenti sempre più feroci e incazzati. Oggi è il turno dei polacchi Trup e del loro corrosivo ‘Nie’. Il lavoro del trio di Varsavia si palesa quasi come un intransigente concentrato di black old school anche se nelle cinque schegge impazzite incluse in quest’album, si riescono a rintracciare anche elementi caratterizzanti la proposta dei nostri. Si parte con la furia sonora di “29”, song lanciata alla velocità della luce che trova in qualche elemento hardcore la chiave di volta per dare una lettura più integrata di quanto proposto da questi pazzi scatenati. Detto che nelle note della successiva “30” ci sento una mistura di Darkthrone e Napalm Death, potrete immaginare la ferocia profusa da questi ragazzacci in 120 secondi di puro delirio musicale. Di ben altra pasta “31”, malmostosa e dissonante, quasi una versione più distorta dei Deathspell Omega (ma non credo sia possibile) che per ben tre minuti ci allieta comunque con sonorità estremamente melodiche prima di condurci in un calderone di furia disumana, che si paleserà anche attraverso un cantato strillato, manco si trattasse di ultrasuoni per i cani. Fortunatamente alternato a questo bordello, c’è spazio anche per parti più sludgy, giusto per farci rifiatare un pochino prima delle montagne russe finali che avranno modo di regalarci anche un assolo a dir poco psicotico (chi ha detto Aevangelist?). La title track si affida ad un orrorifico sludge black per catturare la nostra attenzione, ma si rivelerà meno incisiva delle precedenti. L’ultima, “33”, si perde in tre minuti di noise black, per poi abbracciare un mefitico sound in bilico tra ambient, sludge, drone, black e paranoia ai massimi livelli che decretano la notevole personalità di questi loschi figure nel proporre un qualcosa di assolutamente interessante ma di difficilissima digestione. Io vi consiglio caldamente di dargli un ascolto, con la premessa che qui se non avete la scorza sufficientemente dura, di male ve ne farete parecchio. (Francesco Scarci)

(Godz ov War Productions - 2022)
Voto: 70

https://godzovwarproductions.bandcamp.com/album/nie

mercoledì 5 aprile 2023

HolyArrow - My Honor is my Loyalty

#PER CHI AMA: Black/Thrash
Un tributo per l’esercito cinese della Seconda Guerra Mondiale (e speriamo ci si fermi qui), le forze di terra in “My Honor is my Loyalty” e per l’aeronautica in “March to the Sky”. Ecco il nuovo EP dei cinesi HolyArrow che funge da apripista per il quarto album in uscita per la one-man-band di Xiamen, guidata da Shi Kequan. Il mastermind (che abbiamo peraltro trovato anche in altre realtà quali Demogorgon e Rupture) ci offre un black non particolarmente innovativo che evoca battaglie militari fin dalla marcette che introducono entrambe le tracce del dischetto. Suggestive sicuramente, la trovata è per lo meno originale (anche quando è inserita nella matrice sonora del secondo dei due brani), ma la proposta musicale si perde poi in chitarre zanzarose, un black thrash che ha ben poco da dire e soprattutto da chiedere. Ci prova il factotum cinese con tutta una serie di cambi di tempo su cui s'innestano le grim vocals del frontman, ma in tutta onestà, fatto salvo per qualche trovata folklorica da attribuirsi all’introduzione di alcune linee melodiche che richiamano la tradizione cinese, trovo ben poco di interessante durante l’ascolto di questo EP. Non mi ero particolarmente emozionato ai tempi della mia recensione di ‘Fight Back for the Fatherland’, non mi sono emozionato oggi. Pazienza, evidentemente gli HolyArrow continuano a non essere nelle mie corde. (Francesco Scarci)

(Pest Productions – 2023)
Voto: 60

Vektor - Black Future

#FOR FANS OF: Prog Thrash
This album is incredible. The amount of work it took to put it together, riffs and all was probably a while! David DiSanto is probably one of the top progressive thrash metal guitarists known. His work is quite technical! The rhythms and leads are outstanding. I'm glad the band reformed, though with some different musicians. That is fine as long as they can keep up with this guy. Vektor is a band with an acquired taste to them, they're not for everybody. Even though they're not for everybody doesn't mean that metalheads should disrespect their work. This album quite resoundingly is just an ass-kicker. So fast in many parts, yet there are parts where tempos slow down.

I liked all the songs on here and felt that every single one of them was put heart and soul into. The main things I like about it ARE the tempo changes and vocals. David's high-end screams shriek but most of the time they're tolerable. The abilities here with the songwriting capabilities are just astounding. I don't care what anyone says, Vektor is in a league of their own. Far surpasses a lot of bands nowadays. These guys are truly respectable individuals in terms of music, maybe not morals. But that's not what concerns me here. All I care about is the band's music, not lifestyle habits or way of life. As long as they can hack it here, that is what matters.

I've been able to find this album in a local record store actually, it only took 10 years to show up at a record store. I thought being Vektor it's gotta be good. And as I came to believe that it was a good choice! The songs on here are somewhat long, some the tracks are over 10 minutes in length. But they never get boring. They're more interesting the more you listen to them. Being a former guitarist, I notice things about the riffs and that the tremolo picking is superior, the leads spellbinding! These guys are far above being amateurs. They're way more advanced, the music just slays. I wouldn't say any song on here is "dull." Quite the contrary.

Since I bought the physical CD, doesn't mean that it is required. As long as you get to hear this is what matters. But showing that you support the band in any way, that is what counts. These guys I hope will stick around for a long while. It's been 10+ years so far (with gaps), so I hope they will endure a long career. I always say to support the band by buying their album, but now people mostly revert to digitally downloading albums. Some of my friends don't even have a CD player! But stay old school and buy the CD if you still have a device that plays it! Vektor is sticking around, and what a debut 'Black Future' is and what they all have become! (Death8699)


(Heavy Artillery Records/Earache Records - 2009/2018)
Score: 85

https://vektor.bandcamp.com/album/black-future

Zeal & Ardour - Firewake

#PER CHI AMA: Black Sperimentale
La creatività di Manuel Gagneux è sempre alle stelle. Gli Zeal & Ardour erano usciti a febbraio 2022 con l'album omonimo; non fa nemmeno in tempo a finire l’anno, che se ne escono con un altro EP, ‘Firewake’, che in realtà è stato scritto tempo addietro ma che non aveva trovato posto nella precedente release. La proposta? Quella di sempre, ossia in grado di miscelare sonorità black metal con suoni sperimentali che ci riconducono alla tradizione gospel degli schiavi afro-americani. Una caratteristica questa che mi ha fatto apprezzare da sempre le qualità della stravagante creatura elvetico-americana. Due i pezzi a disposizione per i nostri per conquistarci con il loro sound evocativo: “Firewake” in apertura, la title track, con un incipit affidato alla classica coralità che evoca appunto la musica afro-americana, seguita poi da un rifferama ritmato e da grim vocals che si oppongono alle voci pulite (e fantastiche) del frontman. “Cinq” è invece un breve pezzo strumentale, guidato da una chitarra cupa che con la sua melodia, s’insinuerà con un certa disinvoltura nella vostra testa. Una release questa però che non merita un voto formale data l’esigua durata e visto che il solo vero pezzo è quello che dà il titolo all’EP. Non ci resta allora che assaporarci questi due pezzi in attesa di una nuova uscita. (Francesco Scarci)

(Sub Pop Records – 2022)
Voto: S.V.

https://zealandardor.bandcamp.com/album/firewake

The Meads Of Asphodel - The Excommunication of Christ

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Black Sperimentale
Come recensire il cd d'esordio degli inglesi The Meads of Asphodel? Non è facile, ci sono molte cose da dover considerare, per una band che non si può semplicemente definire black metal. È come ascoltare Venom e Sigh che suonano i loro pezzi mischiandoli a parti folk della tradizione est europea, con un'influenza musicale che li avvicina più a qualcosa dei primissimi anni '80 che ad altri loro contemporanei! Il cd contiene oltre a del nuovo materiale, anche alcune tracce già presenti sui precedenti demo ma ri-registrate, ed una cover degli ormai appartenenti alla preistoria del rock, gli Hawkwind, suonata peraltro insieme a Huw Lloyd Langton, loro chitarrista originale (tra l'altro gli Hawkwind sono stati anche una delle prime band di un tale Lemmy dei Motorhead), ma di ospiti su questo cd ce ne sono altri: c'è A.C. Wild dei Bulldozer che presta la sua voce per l'intro e c'è il cantante degli Old Forest che partecipa ad un'altra traccia. I componenti della band sanno sicuramente come suonare, ed anche se ad un primo ascolto vi chiederete "ma che stanno facendo?", vi accorgerete che ogni particolare è stato curato con la dovuta attenzione, ed il risultato è un cd ricco, sotto ogni punto di vista, dall'ottima veste grafica, al contenuto musicale, che finalmente suonava all'epoca come qualcosa di nuovo.

(Supernal Music/Razed Soul Productions - 2001/2014)
Voto: 75

https://godreah.bandcamp.com/album/2001-2014-re-issue-the-excommunication-of-christ-lp 

lunedì 3 aprile 2023

Limbes - Ecluse

#PER CHI AMA: Post Black
Altro giro, altro regalo, nel senso di un'altra one-man-band francese, che ormai devo ammettere non faccia più notizia. I Limbes sono della scuderia Les Acteurs de l'Ombre Productions, e anche questo non sembra nemmeno più far notizia e se ci aggiungiamo il genere, beh che volete aspettarvi, black nella più classica tradizione dell'etichetta francese. Almeno cosi sembrerebbe... Già, perchè mi sa tanto che la label di Nantes ci ha visto lungo un'altra volta e ha aggiunto un'altra entità davvero fuori dagli schemi a quelle già interessanti del proprio roster. Guillaume Galaup, responsabile del progetto, che peraltro abbiamo già incontrato nei Blurr Thrower, ha tirato fuori un album di debutto sconvolgente, per intensità e violenza, con un lavoro sparato a tutta velocità fin dall'opener "Lâcheté", tra linee di chitarra selvagge, melodiche e taglienti, vocals strazianti ed un vertiginoso senso di inquietudine, sorretto da eccellenti atmosfere che più o meno interrompono quella furia bieca che contraddistingue la matrice di fondo delle sonorità qui incluse. I Limbes fanno male in 'Ecluse', nonostante le sole quattro tracce, ma se pensate che solo "Leurre" dura un quarto d'ora, potrete immaginare come qui ci sia ben poco da scherzare. E il buon Guillaume ci investe in "De Courbes & de Peaux" con un torrenziale sound, di quelli che non fa prigionieri, non salva nessuno, black nero come la pece in una pericolosa mistura di suicidal, depressive e post-black malefico e dolorante, che sarà solo in grado, con la sua inarrestabile furia, di devastare tutto quello che gli si para avanti. Non bastano i break atmosferici per darci una parvenza di melodia o più facile digeribilità di un disco che troverà nell'epicità delle chitarre di "Corridors" uno dei suoi punti di forza per poi annientarci definitivamente con quei quindici interminabili minuti del distruttivo finale affidato a "Leurre", una song che rappresenta la summa della proposta dei Limbes come tormento vocale, vigore sonico (l'impeto che si sente al quarto minuto non ha eguali nel disco) e malvagità. Insomma, un disco questo, da maneggiare certamente con estrema cautela. (Francesco Scarci)

(LADLO Productions - 2023)
Voto: 77

https://ladlo.bandcamp.com/album/ecluse