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domenica 2 ottobre 2016

Johansson and Speckmann - Mask of the Treacherous

#FOR FANS OF: Old-School Death Metal, Paganizer, Revolting, Master
International death metal collaboration Johansson and Speckmann are certainly putting their collective might together in this project that brings the two luminaries together once again for a spectacular assault of old-school death metal. As befits the status of the men involved here, this is their usually simplistic and overly primitive-styled mixture of straightforward death metal augmented with strong thrashing overtones. This utterly simplistic and not all that varied music within here allows it either to be a rather tight and ferocious charge swirling with mid-tempo agonized riffing and plodding paces or generates a crunchy thrash-laden series of rhythms that offer up some rather frantic and blistering efforts, and it really sounds like a full-on mixture of both artists’ main groups. While there’s plenty of rather enjoyable work here because of that, it tends to run itself into quite predictable realms because it’s all about letting their main bands come together in one area without much deviation and it does crop up as something within this one. Still, it’s got plenty to really like here in other regards. The opening title track uses tight, crunchy riffing and plenty of ravenous rhythms bouncing along to the straightforward patterns that keep the thrashing elements present during the charge into the final half for a solid and enjoyable opening effort. ‘Inhuman Lust’ has a light intro that turns into a thrashing mid-tempo assault of blistering riffing and tight drumming that switches between mid-tempo pummeling and ravenous straightforward patterns that leads into the swarming leads in the final half for another solid and enjoyable effort. ‘Through the Filth and Riddled Ages’ features a swirling mid-tempo groove fitted with plenty of heavy chugging with a plodding mid-tempo backing up the straightforward, simplistic patterns as the heavy thumping patterns carry on into the final half for a fine highlight offering. Both ‘The Wicked Marches On’ and ‘The Bringer of Pain’ take on strong and blistering rhythms with plenty of furious and strong rhythms backing into the frenzied riff-work that thrashes along throughout here with rather frantic abandon while incorporating plenty of epic melodies in the final half for fine highlights. ‘I'll End Your Rotten Life’ also uses the frenzied swirling riffing and blasting drumming while offering more of a mid-tempo crunch in the rhythms leading into the series of tight patterns throughout the final half for a rather enjoyable offering. ‘Within Reach’ offers strong blasting and frantic riffing that brings along the utter ferocity and intensity throughout here with plenty of tight, ripping riff-work that flows along to the speed-driven thrashing of the finale for a rather ripping effort. ‘Enslaved in Filth’ uses more tight and ripping rhythms that come along with plenty of stuttering crunchy patterns in the riff-work that really works into a strong blistering charge throughout the frenzied final half for a solid, blistering effort. Lastly, album-closer ‘A Grave for This World’ features thumping mid-tempo swirling patterns and plenty of agonized churning riffing that charges along through the rather tight, twisting rhythms that generates the kind of ravenous intensity that carries along throughout the final half which gives this some great work to go out on. This really furthers their collaboration quite well. (Don Anelli)

Chiral - Gazing Light Eternity

#PER CHI AMA: Epic Post Black/Folk, Agalloch, Burzum
I Chiral li abbiamo incontrati la prima volta lo scorso anno quando recensii 'Night Sky', opera seconda di Teo Chiral, mastermind piacentino che si cela dietro a questo progetto. Attirata l'attenzione della cinese Pest Productions che ne ha ristampato quel cd, il musicista emiliano si è rimesso al lavoro, con l'intenzione di dare un seguito ancor più maturo a quel disco, già di per sé assai buono. Le coordinate stilistiche su cui si muove Mr. Chiral si confermano quelle del black metal emozionale, costituito da lunghe cavalcate di black melodico interrotto da break acustici e d'ambiente. Il tutto è immediatamente confermato dalla spettacolarità della opening track, "Part I (The Gazer)", una epopea di quasi quindici minuti, in cui l'alternanza tra sonorità mid-tempo e sfuriate post black, delineano egregiamente la proposta dell'act italico. Ampio spazio viene affidato all'ambito strumentale e alle galoppate in cui si insinuano quei richiami folk/ambient che già avevamo sottolineato in passato e che in un qualche modo evocano gli Agalloch più agresti ma anche le cose più epiche dei Burzum. La progressione sonora c'è e si sente nei solchi di questo nuovo lavoro, testimoniato anche da una maggior vena sperimentale che in "Part II (The Haze)", mette in scena un sogno ad occhi aperti grazie a suoni onirici su cui si installa prima un dialogo tra un uomo e una donna e poi uno spoken word su un'eterea chitarra acustica, che rende il tutto più surreale. La giusta pausa (di oltre sei minuti) che prepara all'ascolto di "Part III (The Crown)", ancora una lunga suite di oltre tredici minuti, in cui il bravo Teo ripropone il suo tipico sound estremo ma atmosferico, permeato da una forte componente depressive che si evince dai suoni glaciali delle chitarre e da un cantato inizialmente sussurrato, che da li a poco tramuterà nel caratteristico screaming del frontman. Il riffing si conferma lineare e senza esagerati sussulti almeno per i primi cinque minuti, in cui i soli synth garantiscono quei giusti ricami a completamento del tutto. Le ritmiche poi lentamente si ingrossano e la sensazione è la classica "quiete prima della tempesta", tempesta che comunque tarda ad arrivare, perché nel frattempo è una certa coralità di fondo a riempire lo spazio e il tempo in questa ispiratissima traccia che trova modo di regalare brividi di piacere nel suo ipnotico svolgimento ancestrale. La tanto agognata furia black divampa a due minuti dalla fine con una serratissima ritmica (da rivedere ancora il drumming e i volumi delle chitarre) in un dinamico finale melodico. 'Gazing Light Eternity' chiude i battenti con i sei minuti del suo quarto capitolo, "Part IV (The Hourglass)", un pezzo noise in grado di concederci gli ultimi attimi di magia di questo nuovo episodio della saga Chiral. Ben fatto! (Francesco Scarci)

(Self - 2016)
Voto: 80

https://chiral27.bandcamp.com/

Psykokondriak - Gloomy Days

#PER CHI AMA: Rap Rock, Rage Against the Machine
In passato diverse band hanno saputo fondere rock ed hip pop con risultati interessanti e su quest'onda, i Psykokondriak o P3K, hanno pensato bene di lanciarsi nella loro avventura musicale, iniziata all'incirca nel 2012, quando produssero il loro primo EP 'Hopital PsyKotrip'. Questo 'Gloomy Days' è un album che contiene dieci tracce, avvolte dal classico cd sleeve cartonato dalla grafica dark-comics. Mi sono lasciato trasportare dalla musica del sestetto francese (originario di Lille) dove è evidente il loro amore spassionato per RATM, Run DMC e Beastie Boys. Una band nata per far ballare la gente nei club o ai festival, mentre i due vocalist si divertono con il loro free style (molto ben fatto), accompagnati dalla tradizionale line-up chitarra/basso/batteria e un Dj. Le vagonate di funky arrivano con "The Fine Art of Terror" con un'intro azzeccata e ballerina, mentre le doppia voce rincara la dose e lo scratch impazzito è un buon sostituto degli assoli alla Tony Morello. La struttura del pezzo è classica, ben dosata e piacevole da ascoltare con allunghi ed esplosioni al punto giusto per trascinare l'ascoltatore. L'intro all'album " Introducing the Body Boys" è in pieno Beastie Boys style al 100%, con quella musicalità tipicamente West coast degli anni 80/90. Settantacinque secondi al top, ben rappresentati da una qualità sonora di registrazione, missaggio e mastering degna di una band ben avviata a livello di carriera. Andando avanti con i pezzi, approdiamo a titoli come "Think it up" dal freestyle roboante e "Hot Day, Hotter Night", più rilassata all'inizio, ma pronta ad esplodere a suon di riff veloci e graffianti. Il suono della chitarra è perfetto per il genere dei P3K, potente il giusto, senza cadere in sonorità troppo pesanti che avrebbero estraniato il genere, giusta anche la sezione effetti che va dal wah-wah, flanger/phaser e quant'altro. L'aggiunta del Dj poi alla formazione permette alla band di essere d'impatto anche durante i loro live show, aspetto non da sottovalutare per un gruppo che vive per suonare davanti ad una folla scatenata. Come per i RATM, basso e batteria sono fondamentali per costruire la spina dorsale dei brani, soprattutto quando la chitarra lascia volentieri spazio alla sezione ritmica, capendo che a volte è meglio togliere che aggiungere. Finalmente qualcuno ha capito come sfruttare questa potente arma compositiva. Fantastica infine l'outro elettronico che chiude questo ottimo 'Gloomy Days', un disco ben fatto e di qualità che spicca tra le produzioni rap/rock e affini al momento disponibili sul mercato. Da tenere sott'occhio. (Michele Montanari)

giovedì 29 settembre 2016

martedì 27 settembre 2016

Pénitence Onirique - V.I.T.R.I.O.L

#PER CHI AMA: Black Atmosferico, Limbonic Art
Che la parabola musica francese sia in grande ascesa, lo diciamo da tempo e non lo scopriamo di certo oggi. Quello che sorprende è che già dai debut album delle band transalpine, possiamo parlare di miracoli, grandi lavori, musiche ispiratissime od originali e quindi bisogna tributare a queste realtà, l'onore di avere idee chiare e buone fin dagli esordi e all'etichette francesi di puntare sempre sui talenti di casa propria, insomma tutto quello che manca in casa nostra sia nel calcio che nella musica. Gli ultimi arrivati in casa Emanations/Les Acteurs de l'Ombre Productions, sono questi blacksters in erba, che rispondono al nome di Pénitence Onirique, che rilasciano il loro debut intitolato 'V.I.T.R.I.O.L' (qui però mi permetto di fare un appunto su un titolo cosi abusato, Absu o Terra Tenebrosa, per citare le prime due band che mi vengono in mente). Il sound proposto dalla band di Chartres è, come si evince dalle mie parole, un black dinamico, ricco di atmosfere e melodie. "L'Ame Sur les Pavés" è l'opener del disco che palesa nei suoi oltre otto minuti le caratteristiche essenziali del duo formato da Bellovesos (tutti gli strumenti) e Diviciacos (vocals): suoni scarni, tiratissimi, oscuri ma sicuramente carichi in fatto di melodie e ambientazioni, per un risultato che li avvicina a quello di 'In Abhorrence Dementia' dei Limbonic Art, in una commistione tra black lacerante e magiche orchestrazioni, confermate lungo le infinite cinque tracce (tutte tra i 9 e gli 11 minuti) che compongono il cd. "Le Soufre", "Le Sel", la title track, fino alla conclusiva "Carapace de Fantasme Vide" saranno in grado di sommergerci con ritmiche serrate, corredate da blast beat ipersonici, vocals taglienti ma abbastanza risicate nella loro performance, questo per dar maggior spazio ad una musicalità a tratti psichedelica, epica ma comunque sempre evocativa. I testi poi, tutte in lingua madre, trattano tematiche metafisiche, occulte, legate alla vita e alla morte, anche se la mia scarsa conoscenza del francese, non aiuta granché nella lettura e interpretazione dei testi. Quello che stupisce è comunque una maturità già consolidata nel sound dei nostri, capace di mostrare una forte vena malinconica nelle chitarre in tremolo picking, in quelle urla sofferenti o in quei desolati paesaggi dipinti dalla musica dei Pénitence Onirique, che si possono scorgere in "Le Sel" o nella decadente title track che seguirà da li a poco, un'altra arrembante cavalcata di black epico e sanguigno, che avrà modo di dischiudere tremebonde trame doom. Alla fine 'V.I.T.R.I.O.L' è un lavoro davvero buono che, pur non offrendo nulla di particolarmente rivoluzionario, trova modo di offrire una più moderna interpretazione di quelli che furono grandi classici del passato, quali Limbonic Art e primi Emperor, in un maestoso approccio esoterico. (Francesco Scarci)

lunedì 26 settembre 2016

Dee Calhoun – Rotgut

#PER CHI AMA: Rock Acustico
Non è raro che chi suona in band di musica hard decida ad un certo punto di esprimersi in un ambito apparentemente lontano da quello abituale, pubblicando dischi per lo più acustici, quieti, intimi. Basti pensare ad esempio ai Neurosis e alle uscite soliste di Steve Von Till e Scott Kelly, a Wino o al “nostro” Stroszek. Alla lista si aggiunge anche "Screaming Mad" Dee Calhoun, da qualche anno voce della storica band doom degli Iron Man. Il suo esordio da solista esce per l’etichetta ligure Argonauta Records ed è un lavoro sicuramente interessante, per i fan della band madre ma non solo. 'Rotgut' è un disco prettamente acustico, scritto, suonato e cantato in modo totalmente autarchico dal buon Dee, ad eccezione di qualche parte di armonica e violoncello. Quello che emerge in maniera preponderante è la voce di Calhoum, potente e versatile, al di là di quanto già sentito negli Iron Man. Il nostro è in grado di scegliere tra più registri e risultare comunque convincente, sia quando aggredisce il microfono con tono rauco che quando fa volare le sue corde vocali in alto in modo sorprendentemente limpido. Musicalmente i brani si muovono tra atmosfere alla Alice in Chains acustici ("Unapologetic", "Babelwoka"), western-blues polverosi ("Backstabbed in Backwater", "Cast Out The Crow"), ballate toccanti ("At Long Day’s End") e suggestioni folk ("Winter: A Dirge"). Ci sono poi brani meno definiti, in cui Calhoum sfoggia un approccio forse un tantino epico e che in generale appaiono un po’ troppo prolissi ("The Train Back Home") e c’è anche spazio per un omaggio al figlioletto (che canta con lui) nella prescindibile "Little’Houn, Daddy ‘Houn". La resa sonora non è impeccabile, ma quest’aria da demo casalingo contribuisce ad accrescere quel senso di spontaneità che fa bene ad un album sincero ed appassionato, cui avrebbe sicuramente potuto giovare una nemmeno troppo generosa sforbiciata nel minutaggio. (Mauro Catena)

domenica 25 settembre 2016

Harmonic Generator - Flesh

#PER CHI AMA: Hard Rock, Aerosmith
La Francia si sa, vanta scene musicali differenti, dall'elettronica al metal e anche quella rock resiste, magari con qualche difficoltà nel trovare musicisti che siano in grado di riportarla in auge. Gli Harmonic Generator (HG) ci provano da otto anni e da poco sono usciti con questo EP che segue altri quattro lavori precedenti. 'Flesh' ci è arrivato nel classico CD sleeve cartonato, dalla grafica semplice con predominanza del giallo e nero. Una volta inserito nel lettore, ci appaiono quattro tracce per un totale di circa diciotto minuti di rock in stile anni '90, ovvero un mix di glam e hard rock pulito e pettinato. I suoni infatti sono fin troppo da bravi ragazzi, distorti ma non eccessivamente, così da piacere un po' a tutti ed evitare di essere ascoltati solamente dai patiti del genere. Probabilmente una mossa che avrebbe dato qualche frutto in passato, da un po' le statistiche dimostrano che il metal è uno dei generi più ascoltati su Spotify e quindi le situazione simil-pop rischiano di cadere nel dimenticatoio assai presto. In realtà, i brani sono anche ben fatti ed equilibrati, come "Dance on Your Grave", una ballata rock con molto groove e riff civettuoli che stimolano i fianchi delle giovani pulzelle pronte a scatenarsi sul dance floor. Il vocalist si destreggia bene tra strofe e ritornelli, la timbrica è piacevole e adatta al genere, lo stesso vale per i musicisti, che senza perdersi in sezioni ultra tecniche, riescono a portare a casa un brano adrenalinico e dinamico. "Secret Garden" piace per le sonorità simil Bon Jovi e Aerosmith, la partenza è più minimal con chitarre al limite del crunch, stacchi che permettono di riprendere fiato (non che ce ne sia bisogno) e allunghi con classici assoli di chitarra e pattern veloci di basso/batteria ben intrecciati. Un buon EP, leggermente nostalgico per chi ha superato i trent'anni e vuole rituffarsi in sonorità di qualche anno fa, ma è una valida alternativa per chi vuole rifornire la proprio collezione con materiale nuovo. (Michele Montanari)

(Self - 2015)
Voto: 65

http://www.harmonicgenerator.com/