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martedì 13 settembre 2022

Greyswan - Promo 2001

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Gothic/Dark
In che genere inquadrare i nostri Greyswan mi è abbastanza arduo. La definizione più giusta, secondo me, sarebbe quella di un gothic-doom metal molto malinconico, improntato su un buon lavoro della chitarre che incedono in riff ben articolati e in ritmiche semplici ed azzeccate. Discreta la voce che si esprime in un cantato pulito; nella seconda track noto una certa somiglianza con alcuni toni tipo Moonspell. Musica semplice ma ben articolata, dai toni soffusi ed allo stesso tempo depressi ed incazzati. Una nota particolare vorrei dedicarla ai testi, che con mio gran piacere ho trovato inclusi. Da notare la prima song, “Sleepless Night”, un manifesto al self-hateing, dove la solitudine la fa da padrone: un testo quasi degno del primo Nick Cave. Non posso dire che questo sia un masterpiece metal, ma la sua bella figura, tra le decadenti note di chi vive nella notte, la può fare benissimo.
(Self - 2001)
Voto: 68

Hyrgal - S/t

#PER CHI AMA: Black Old School
E sono tre i lavori da me recensiti degli Hyrgal: dopo ‘Serpentine’ nel 2018 e ‘Fin de Règne’ lo scorso anno, eccomi alle prese con il terzo capitolo della loro discografia, questa volta un album omonimo. La proposta del quartetto provenzale continua a mietere vittime in territori estremi, miscelando quanto prodotto nei primi due lavori, ossia un black nudo e crudo con divagazioni atmosferiche e sghembe, degne dei migliori Deathspell Omega. “Diablerie” tuttavia apre il disco con fare black old school, scuola Gorgoroth, e un riffing mid-tempo acuminato, oscuro e orrorifico che si affida comunque ad un barlume di melodia per costruire l’architettura complessa del brano in cui la voce di F.C prosegue (in compagnia di N.M) a terrorizzare con quel suo screaming paralizzante. Da sottolineare l’epico assolo a metà brano. Si prosegue con “Légende Noire”, un pezzo dalle ritmiche serrate, sinistre e distorte, con le vocals aberranti del frontman a farla da padrona. La bellezza del pezzo risiede nei suoi continui cambi di tempo e per la presenza di una splendida ed epica chitarra in sottofondo a guidare l’ascolto del brano tra sfuriate velenose e parti atmosferiche. “La Foudre Puis La Nuit” è il pezzo che forse più ho apprezzato durante un primo e più distratto ascolto del disco, forse perchè è quella che mi si è piantata nella testa e da li non si è più mossa. L’apertura è violentissima con chitarra e basso che frustano che è un piacere. Quando entra in scena la seconda chitarra è solo piacere per le mie orecchie e la divagazione della timbrica vocale, qui in territori più evocativi/pagani, vale veramente l’ascolto del pezzo, prima di un dronico ed inquietante break che ci accompagnerà per un tratto prima del diabolico e deturpante finale. Ancora mid-tempo per “Vermines”, ma l’impressione che si cela in queste note è quella della classica quiete prima della tempesta. Detto fatto. Il brano si scatena infatti in un terremotante assalto all’arma bianca, destinato a non fare prigionieri, sebbene mantenga una certa parvenza di linea melodica di fondo prima degli ultimi 60 secondi all’insegna di partiture ambient. “Serment de Sang” ha un approccio ancora una volta sbilenco nel suo lento e fluttuante incedere sonoro tra spettrali giri di chitarra, accelerazioni improvise e caustiche vocals. Si continua a martellare come fabbri anche con “Fureur Funeste”, altro brano davvero tagliente che trova la sua normale evoluzione in un epilogo più compassato in cui anche la voce del cantante diventa molto più comprensibile. Esperimento ben riuscito considerato che a chiudere il disco troviamo “Au Gouffre”, la giusta risposta su come conciliare black norvegese con quello francese per un’ottima e riuscitissima release estrema. (Francesco Scarci)

(LADLO Productions - 2022)
Voto: 75

https://ladlo.bandcamp.com/album/--3

Dez Dare – Ulysses Trash

#PER CHI AMA: Garage Rock
Nuovo album per lo stravagante artista di Brighton, che dal suo cappello magico, estrae un altro disco veramente divertente, tutto da gustare. Un lavoro multicolore di psichedelia ortodossa, figlia di un amore assoluto verso la parte più acida del mondo del rock e del low-fi. La cosa che più colpisce della musica di Dez Dare è che, pur muovendosi all'interno di un contesto molto abusato e saturo come il fuzz sound di matrice seventies, riesce a renderlo ancora una volta affascinante, grazie ad un modo tutto suo di interagire con muri di riff distorti che sanno di vintage ma che non smettono di brillare di luce propria. Quindi, ci troviamo di fronte ad un ambiente cosmico che richiama alcuni viaggi degli Hawkins, fatti a bordo di un vecchio furgone Volkswagen T2, non in perfette condizioni ma coloratissimo, che fa apparire la contea di Brighton come la California dei Fu Manchu degli esordi. Una versione del suono distorto del mitico Hendrix che ha deciso di smettere con gli assoli e dedicarsi ad una musica più diretta, come se gli Mc5 fossero in procinto di partire per lo spazio ed il riff della perla sonica "1.9.8.5." fosse uno splendido manifesto della sua arte, tra potenza proto punk alla Stooges e garage rock underground. Il fatto che tutti i cantati, nelle loro linee melodiche ricordino molto da vicino la formula vincente di 'Licensed to Ill' dei Beastie Boys la dice lunga sullo stile di questo guru del fuzz, che non ci pensa due volte ad inserire vie tortuose nella sua musica, pur di definirne un concetto di libertà compositiva assoluta, anche a rischio di ricordare troppo qualche collega più famoso. È il caso del riff iniziale di "Trashin'" che suona come un remake di "For Whom the Bell Tolls" di Hetfield e soci, oppure quello di "Bloody Sea, Holy Fuck", che ricorda l'inizio di "Country House" dei Blur, rivisitato in stile Trailer Hitch, compianta e poco conosciuta band di camionisti americana uscita per la Man's Ruin Records nel 1997, un anno di grazia per lo stoner rock. Tra le brevi composizioni che compongono il nuovo scrigno magico, vi troviamo anche brani più complessi e introspettivi, come "Outrage, Metrics, Mechanics, Death", robotico e drammatico sabba dal fascino cupo e sinistro, dove l'artista britannico si muove tranquillamente a suo agio anche in veste più ambient/noise in salsa dark. In definitiva, l'arte rumorosa di Dez Dare è come un portale verso una nuova costellazione di un cosmo sconosciuto, creata da un cultore di suoni del passato, che non vuole assolutamente far dimenticare, e che con questo nuovo 'Ulysses Trash' riporta le sue teorie a suon di fuzz, in uno stato di grazia underground delizioso, continuando in maniera vigorosa la sua opera musicale iniziata nel 2020 con l'ottimo debutto 'So Cold, Josephine'. Nota di merito anche per l'artwork coloratissimo dalle acide, fumettistiche e strepitose copertine, che ne caratterizza ulteriormente la vena artistica indomabile, gli allucinati video che lo accompagnano e per i testi anti pop, dei vari brani, “ ...la mia testa è così piena che non riesco a sognare...” (...My Head is so Full I Can't Dream...). Lunga vita allo stregone psichedelico di Brighton! Lunga vita alla psichedelia sotterranea! Entrate nel mondo fantastico di un vero artista di culto underground! (Bob Stoner)

Hexahedron - When the Soul Disappear

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Black/Death
Mi sono compiaciuto con questi Hexahedron, metal band italiana dalle molteplici influenze: infatti, si parte da ritmiche prettamente thrash che sconfinano nel crossover fino a riff death black, con una voce molto versatile, pazzoide in alcuni frangenti. Devo far notare, per la seconda volta nella mia carriera di “recensore”, la bravura di una ragazza, Eleonora per la precisione, che si esibisce egregiamente alla chitarra solista. Tanto di cappello, “spacca” veramente. In soli due anni dalla loro fondazione, i nostri hanno saputo confezionare un bel suono, molto personale, che si divide bene tra veloce ed atmosferico, mai banale, con una produzione che mette perfettamente in risalto l’anima metal del gruppo. I pezzi sono veramente vari nel loro interno, dato che sono stati confezionati da validi musicisti: in primis, a fianco della nostra Eleonora alla chitarra, porrei il basso, pompato e ben arrangiato di Francesco e la voce parecchio cattiva e ben usata di Stefano. Una parola anche per l’artwork molto ben concepito e di sicuro effetto, da vedere. Presagivo un futuro roseo per i nostri, soprattutto visto il supporto della Kick Promotion Agency, ma se ne sono perse le tracce da tempo. Intanto per chi vuole sentire qualcosa di diverso e di ben suonato.

giovedì 8 settembre 2022

Miasmes - Vermines

#PER CHI AMA: Black Old School
Ecco una nuova creatura proveniente dalla Francia: si tratta dei Miasmes (nuovo mostro di Krig, ex membro dei Seth) e del loro black old school che richiama quello scandinavo di metà anni ’90, sia a livello di suoni che di proposta vera e propria. Cinque le tracce a disposizione dell’ensemble transalpino per dimostrare di quale pasta malvagia siano fatti. Parlavo inizialmente di black old style e questo fondamentalmente è quello che sento quando nel mio lettore irrompe la battagliera “Apostasie”, un brano velenoso che ci riporta appunto là dove tutto ebbe inizio con un sound minimalista, che fonde nelle sue devastanti ritmiche e nei suoi efferati screaming, estremismi sonori con influenze di derivazione punk (soprattutto nelle linee di basso). Scordatevi quindi ogni deriva sperimentale tipica della scena francese e immergetevi in un bagno di zolfo e cenere, lasciandovi investire dalla furia primordiale delle successive “Pestilence” e della più mid-tempo oriented “Desolation”, due brani che non fanno che confermare la natura estremamente aggressiva di questo trio, che saprà mostrarvi anche un lato leggermente meno crudele nelle rimanenti “Furies” (di nome e di fatto aggiungerei io) e “Vermine”, gli ultimi due capitoli di un disco all’insegna di un black metal nudo e crudo, scevro quasi del tutto di ogni componente melodica, destinata a non fare alcun prigioniero. (Francesco Scarci)

(LADLO Productions - 2022)
Voto: 65

https://ladlo.bandcamp.com/album/vermines

Megadeth - The Sick, The Dying...And The Dead!

#FOR FANS OF: Thrash/Speed
Definitely happy I got the CD version of this album. However, the streaming displays two bonus tracks not found in the physical copy of the album. It was definitely worth the wait despite the critics opinions of this release. I'm so into this one. It's probably one of their best in years. There's just a variety of thrash/heavy metal on here. What's not shown is that Steve DiGiorgio is on bass for the recording, not James Lamenzo. He's a permanent part of the band however and toured with them this past year (2021). I got a chance to catch them with Hatebreed, Lamb of God and Trivium! What a show!

The music on here is supreme balancing metal guitar with some clean parts (small amounts) mostly distortion. Kiko takes care of pretty much all of the leads so that Dave could focus on the rhythms and vocals. That's how it's going to be from now here on. The leads were technical reminiscent of Marty Friedman. It's a shame he left the band in 2000 but Kiko is darn good replacement! He had a read of Dave's book when he joined the band. These guys have been a band since 1983 ever since Dave got kicked out of Metallica. Megadeth never had as much success as Metallica but still they have loyal followers!

Pretty much every song on here I like and the production quality is top notch. The guitars and vocals did the album justice, still furious as veterans! They still have it after all these years and the lineup changing over time firings and deaths unfortunately. But as frontman, Dave is always in command showing his good songwriting even at 60 years of age. He still has the fire! This one does any but disappoint. It certainly doesn't one bit the music steals the album. These guys are still as creative as can be and the riffs are catchy as all hell. I think that they're a while from retiring!

Again, I'm glad I bought this CD and showed support for the music industry that's failing due to streaming services. I'll probably collect CD's till I die. This is an outstanding album. I say that it's a "77" average but it's because there are some things that could use improvement but not many things. I'm glad that they took this "old school" approach to thrash metal than their other releases which were more heavy metal. I'm not in favor of the lyrical concepts but that is immaterial. What these guys did on here was monumental. I hate other critics that damn this one where I see as one of the highlights of 2022 in metal. Own it! (Death8699)


(Universal Music Group - 2022)
Score: 78

https://megadeth.com/the-sick-the-dying-and-the-dead/

venerdì 2 settembre 2022

Peurbleue – La Ciguë

#PER CHI AMA: Black/Drone
La perlustrazione del sottosuolo francese prosegue senza sosta da parte della Les Acteurs de L’Ombre Productions, un’opera incessante volta a identificare i migliori talenti in terra transalpina. Quello dei Peurbleue è un progetto che fa capo a tal JC EX, un musicista legato all’underground drone ambient. Questo background diventa estremamente chiaro con l’incipit “Fecondation” che ci propina tre minuti di inquietanti suoni industriali. Auspicando che l’intero lavoro non segua la stessa piega, mi accingo all’ascolto della successiva “A la Gloire!”, ma anche qui accanto ad una voce quasi declamatoria, sono sonorità spettrali, fluttuanti e angoscianti a palesarsi, almeno fino al terzo minuto, quando la proposta destrutturata del duo, sembra finalmente prendere una forma più delineata ai confini di un suicidal black. Questo sound inizia a prender forma con la terza “Rosee Eternelle”, un brano orrorifico per componente vocale, atmosfere totalmente sghembe che richiamano quelle di film in cui l’immagine della realtà sembra distorcersi nella rappresentazione dello spazio, quasi fossimo in pieno hangover e non ci reggessimo nemmeno in piedi. I suoni sembrano frutto di una pura improvvisazione tra pazzi psicotici rinchiusi da decenni entro quattro mura di una stanza dalle pareti bianche imbottite. Questo per dire che quanto incluso in ‘La Ciguë’ non è qualcosa di cosi semplice da assimilare viste le influenze derivanti da band come gli Xasthur e vari epigoni o da ambiti musicali che fanno della distorsione, della follia e della sperimentazione il proprio mantra. Penso alla breve “Survie” e alle sue alterazioni sensoriali all’insegna di drone e ambient, cosi come alle stralunate atmosfere della successiva “Caniveau”. Quello dei Peurbleu, sia ben chiaro, non può essere definito un disco di cui possa apprezzare in toto i suoi contenuti, cosi schivi, tormentati e demoniaci, ma non posso nemmeno schiantarne la voglia esagerata di seguire nuove strade di ricerca, un qualcosa a cui ambisco ogni qualvolta mi metto ad ascoltare e recensire un disco. Insomma, ben vengano dischi di tali contenuti, anche se non apprezzabili tout court. Per ora va bene cosi, ma in futuro mi aspetto un pizzico di accessibilità in più altrimenti il rischio è che album di questo tipo sia riservato solo ad un pubblico di pochi eletti. (Francesco Scarci)

(LADLO Productions - 2022)
Voto: 68

https://ladlo.bandcamp.com/album/la-cigu

Vanitas - Das Leben Eintraum

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Gothic/Death/Black
Un disco, questo degli austriaci Vanitas in cui si potrebbero spendere fiumi di parole senza mai riuscire a inquadrare il loro particolarissimo stile che riesce ad abbracciare diversi generi come il gothic, il death, il black o ancora la musica classica senza mai essere banale o scontata. I pezzi superano di media i cinque minuti e alternano parti veloci ad altre tristi offrendo anche bellissime melodie con cantati growls nel classico stile degli Amorphis (primo periodo) fino ad arrivare a stacchi di soprano alla Nightwish, riuscendo cosi a conferire ai pezzi un’affascinante impronta barocca.

(CCP Records – 2000)
Voto: 74

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