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giovedì 9 marzo 2023

Cruciatus - De Virtute Sectae

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Symph Black, Summoning
I Cruciatus sono il progetto di Tenebrio, già vocalist dei Nyarlathotep. Qui è accompagnato da Deletrix con cui ha sviluppato il concept lirico imperniato sulla Guerra Santa, vista come realizzazione della Grande Opera, la fusione del cosmo. Passiamo alla musica. Questo demo cd è il giusto incontro di black metal e musica, diciamo, arcana e trionfale come sapevano fare gruppi quali Summoning e Limbonic Art. Le tastiere predominano creando tappeti veramente esoterici, coinvolgenti e soprattutto originali. A volte stupiscono, pur nella loro semplicità, perché rimangono impresse nella mente con facilità già dal primo ascolto. Non sono i soliti quattro accordi gotici. Questo fa notare la sicuramente ottima vena compositiva dei nostri. Anche la batteria, pur essendo elettronica, è usata secondo giusti criteri che seguono un filo conduttore in ogni traccia. Con questo voglio dire che non è sparata a mille come in tanti gruppi black; è ben arrangiata, riempie perfettamente ogni giro. Ad essere sincero io non amo molto suoni “artificiali”, ma se sono adoperati in questo modo, ben venga. Devo dire che poteva essere un ottimo inizio: un altro demo infatti e poi lo scioglimento.

Cave Dweller - Invocations

#PER CHI AMA: Noise/Ambient/Dark
Il nuovo album di Cave Dweller, ovvero Adam R. Bryant, ex membro della band post black metal americana Pando, è stato concepito come una lunga colonna sonora, con l'idea stessa di emanare una visione simbolica del rapporto che lega l'uomo alla spiritualità della natura. Un concetto profondamente radicato tra le note della musica di questo uomo delle caverne, che si fa notare fin dal significato del moniker scelto dall'autore stesso. Le danze si aprono con una voce che recita sopra una rarefatta base, acustico ambientale ("An Invitation"), morbida ed eterea per proseguire nella oscura parvenza di "To Accept the Shadow", che ricorda le trame delle musiche più cerebrali dei Virgin Prunes (vedi la splendida raccolta 'Over the Rainbow'), con un piano nostalgico e amaro a condurre le musica, per poi finire a deragliare su di un finale dark/ambient, con la presenza ritmica di una percussione metallica, che sonda i terreni dei lavori, tutti da scoprire, del progetto mistico/ambient russo, Enoia. Da qui, si viene traghettati in modo naturale, verso la splendida "Bird Song". Questo brano era già presente nel precedente ottimo EP, 'Between Worlds', ed è una traccia che vanta un cantato fragile, drammatico ed epico, con una chitarra solitaria dall'animo grigio e un'evoluzione in stile folk black, che fa riscoprire tutta la forza artistica di questo atipico menestrello del Massachusetts. L'arte di Cave Dweller è sotterranea, rurale fino al midollo, criptica, sperimentale e la si apprezza solo se si colgono i dettagli di registrazioni fatte con smartphone, rumori, fruscii e suoni non convenzionali, particolari sparsi un po' ovunque con genialità e la consapevolezza di creare qualcosa di profondamente evocativo. Un'opera di 44 minuti che evolve le sperimentazioni dell'autore in vari ambiti, folk apocalittico, ambient, alternative country, neofolk, senza prendere a prestito niente da nessuno, per un viaggio personale e originale. Suoni d'ambiente, uccelli in sottofondo, gabbiani, noise, oppure una tiepida batteria di matrice jazz, per rendere più accessibile la ballata noir, minimalista, "Entelechy". Un sound tribale e oscuro, con conseguente esplosione black industriale, nello stile della sua precedente band, dona con vigore, una facciata ipnotica e cosmica al lungo brano intitolato "Mirror". Ma la differenza in chiave di bellezza estrema, la troviamo nella canzone conclusiva intitolata "Solastalgia", dove il solo campione di voce simil lirica/sciamanica, che persiste in sottofondo di tutta la traccia, fa onore all'arte di questo musicista unico e impareggiabile nella sua esplicita arte sonora isolazionista, fredda, rumorista e lo-fi, contornata da psichedelia cosmica ed un cristallino folk, con uno spirito etnico proveniente da qualche sistema solare sconosciuto, che rievoca un vero e proprio risveglio interiore. Un album in veste concettuale, che rispecchia un po' la forma del gioiello sonoro quale fu, 'The Inspiration of William Blake' di Jah Wobble, ovviamente da accostare solo come intuizione compositiva, non come stile musicale, visto che i due artisti sono agli antipodi stilistici, ma convergono entrambi per una libertà d'espressione molto proficua. 'Invocations' è stato creato e mixato dallo stesso Bryant in un arco di tempo piuttosto lungo, tra il 2018 e il 2021, e si presenta come un resoconto del suo percorso sonoro, quindi da considerarsi come una specie di diario di bordo delle sperimentazioni che hanno dato vita al primo splendido album del 2019 (sotto il titolo 'Walter Goodman – or the Empty Cabin in the Woods') e l'EP sopracitato del 2021. Una musica intimista tutta da scoprire ed apprezzare, per cui consiglio di ascoltare prima questa raccolta introduttiva, per poi passare in ordine temporale, alle altre due ottime opere di questo valido autore. (Bob Stoner)

Saturnus - Veronika Decides to Die

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Death/Doom
Ho i brividi, palpitanti tremolii pervadono tutto il mio corpo, il battito accelerato del mio cuore mi fa capire quanto sia vivo e quanto sia ancora in grado di emozionarmi ascoltando un disco. Questo è quanto ha generato a livello emozionale 'Veronika Decides to Die' dei danesi Saturnus, ma devo ammettere che così sia sempre stato per ogni loro uscita, dall’oscuro 'Paradise Belongs to You', al malinconico 'For the Loveless Lonely Nights' arrivando al raffinato 'Martyre'. 'Veronika Decides to Die' ricordo di averlo aspettato con estremo bisogno, quasi un morboso desiderio di farmi travolgere dalla decadenza emotiva del sestetto scandinavo. Il disco si apre con gli undici minuti della bellissima "I Long", un cammino di tragica melancolia in cui arrivo a soccombere nell’atmosferico e toccante epilogo, dove una chitarra ricama commoventi note di passione. La seguente "Pretend" parte veloce, ma sono le melodie create da questi ottimi compositori, a turbare il mio animo: l’assolo infatti che chiude il brano ha un che di commovente, quasi straziante. Ricordate le emozioni trasmesse dai primi lavori dei My Dying Bride? Beh, qui i ragazzi si sono superati e le suggestioni messe in musica dal sestetto nordico sono in grado di generare un batticuore a chiunque. Ritmiche rallentate, accompagnate dai vocalizzi, ora growl ora puliti, di Thomas Jensen (di cui prediligo la versione pulita, più calda e suadente), fraseggi chitarristici fenomenali, un gusto per la melodia come pochi, completano un lavoro straordinario contraddistinto da otto brani eccelsi, senza alcuna sbavatura, senza momenti noiosi, nonostante l’elevata durata del cd (che sfiora l’ora di musica). Un’ottima tecnica individuale concorre nel rendere ancor più gradevole questo cd. "Descending" è forse il pezzo migliore dell’album con l’imprinting tipico dei Saturnus: atmosfere sofferenti, intermezzi acustici, momenti deprimenti in abbondanza e bellissime e strazianti melodie. I Saturnus stillano nelle otto tracce qui incluse tutta la loro passione per il gothic doom, ricordando in alcuni frangenti gli Anathema dell’era 'Pentecost III' o i My Dying Bride di 'Turn Loose the Swans'. Siete pronti ad assaporare le emozioni profonde e la poesia che sgorga dalle anime di questi artisti, ora peraltro in una versione in doppio cd/vinile, in attesa di ascoltare il loro nuovo disco? Questa è musica nobile solo per uomini capaci di profondi sentimenti. (Francesco Scarci)

(Firebox Records/Prophecy Productions - 2006/2022)
Voto: 84

https://saturnus-official.bandcamp.com/album/veronika-decides-to-die

martedì 7 marzo 2023

Slayer - Divine Intervention

#FOR FANS OF: Death/Thrash
This is a release that I like with Bostaph was on drums. The guitar riffs are good on here, especially on "Killing Fields." The leads were a little lacking on Kerry King's side but he's always been in Hanneman's (RIP) shadow. The songwriting quality on here was top notch! Not as good as 'Seasons in the Abyss' though. A different production quality on here. It's actually better sounding than 'Seasons...' just the guitar riffs weren't as good on here. But they are pretty catchy. The title-track "Divine Intervention" had a killer opening riff that just took everything away. Mind you, the whole song is incredible.

I just don't like Slayer without Lombardo or guitar without Hanneman (anymore). But on here they did really well! I still think that this is deserving of anything higher. Araya's vocals were a little annoying on here but not to an nth degree.

The 90's Slayer I wasn't much in favor with or the newer modern stuff. I'm for the older material such as 'Show No Mercy', 'Reign In Blood', 'South of Heaven' and 'Seasons in the Abyss'. It just seemed to be the "real" Slayer that the 90's stuff and modern didn't cut it.

As I say, the production quality was decent on here. Rick Rubin on 'Seasons...' did a great job on that release. But here the instruments were done in well despite the music not being as well as the 80's and 1990 Slayer. The leads were good and the rhythms were tight. The music fits with the vocals. Just they will never reach the status of how they were in the past. It's too bad they're gone for good but without Hanneman and Lombardo it just isn't Slayer to me! The music on here is catchy though. Probably the best Slayer of the 90's aside from 'Seasons...'. They are good on here in the lead department and the riffs are pretty OK.

This album is less than 40 minutes but it's still good musically. The aggression fact isn't as prominent as the 80's Slayer and up until the end they turned out to be horrible on 'World Tainted Blood' and 'Repentess'. Those two were flops. This one isn't nearly as bad as those. At least on here they have some catchy songs. Aside from the title-track and "Killing Fields", I would recommend checking out "Sex. Murder. Art" and "213." Slayer retired too soon, they would've had more albums to release with Bostaph and Gary Holt. As Kerry King's anger about retiring too early, he misses the live shows. I don't blame him, but he's formed another band I think with an album on its way.

From the time that they formed in the early 80's, Slayer was a pivotal force in the thrash metal arena that basically never changed their style of music. Bands like Necrophobic got their name from a 'Reign In Blood' song. The whole community died when Hanneman passed on and (to me) Lombardo out. Though he's with Testament now. Old Slayer is gone, long live Slayer forever (RIP). (Death8699)


(American Recordings - 1994)
Score: 70

https://www.slayer.net/

Obituary - Dying of Everything

#FOR FANS OF: Death Old School
This album has a 'Cause of Death' vibe to it. The music is quality riff-wise. And the vocals are vintage John Tardy-esque. I like both the riffs and the vocals the most. The production quality is different. It's kind of hollow which doesn't mean I'm scoring it lower. The riffs are fresh and the songwriting is totally Obituary. But yeah, the vibe is in the vein of 'Cause of Death'. But it's modern death metal with their own sound that they acquired in the late 80's-early 90's. A lot of their releases duplicate the previous but this one is a little different. The main difference is the sound quality. It makes it sound unique.

The songwriting is quality and the guitar riffs are catchy. I liked this whole album I thought that they have a lot to offer (still) and I think they have more full-length albums up their alley in the future. The music is pretty slow but chunky riffs. Definitely one of their better releases.

Check out the songs "By The Dawn" and "Be Warned." The rest are good but the latter one is totally from the vein of 'Cause of Death', absolutely. The music is definitely fresh and new with the taste of the old. But they didn't seem to duplicate past releases with a grim vibe.

Like I said, the sound quality is different but good. The music on here is very catchy and new. These guys are great with their quality music the whole way through. I like the music the most and the vocals are totally like they usually are. Overall, they did great! These guys are middle-aged but still excellent brutal metal. I liked the riffs and it sounds like they're in D tuning. Maybe a little bit lower on here. But they're thick and catchy. Those two tracks I mentioned are my favorites from this release. They rehashed 'Cause of Death' with the touches of their new material going in that direction.

I preordered this because it seemed to get positive press and they were right! I'm glad that I checked it out! (Death8699)


venerdì 3 marzo 2023

Paul Chain - Park of Reason

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Psych Rock/Dark
Veramente malata questa fatica di Paul Chain. Atmosfere dark come da tanto non ne sentivo, pura ossessione creata dalle tastiere che, nella loro prevalente lentezza, sembrano insopportabili, complice una durata medio-alta delle canzoni. Non manca la sperimentazione noise, come la quinta "War Abysses" mostra egregiamente. La voce, pur essendo pulita, è strana, monotona ma seducente all’ascolto. La lentezza, ribadisco, regna disperata assopita solo da qualche spunto stoner. Paul ha composto quasi tutte le canzoni, eccetto la settima traccia, cover dei Saint Vitus. Mantenendo la sua ispirazione dark, Mr. Chain è riuscito ad evolvere e trovare, attraverso alcune sperimentazioni/improvvisazioni soluzioni originali che fanno sicuramente onore ad un pioniere come è Paul. La produzione è ottima: ascoltate più volte "Wings of Decadence" e scoprirete come determinati suoni sappiano diffondere atmosfere già di per sè allucinanti. La undicesima "Logical Slow Evolution", in verità, è composta da due canzoni sovrapposte, registrate in mono, che possono essere ascoltate in tre modi differenti: se si porta l’equalizzazione a sinistra si ha "Logical Slow Revolution". Se invece si sposta l’equalizzatore a destra, si può ascoltare "… In Time". Con l’equalizzazione bilanciata, non sono sicuro del risultato che si può ottenere, forse questo esperimento si può gustare maggiormente con un buon impianto stereo. Comunque tutto è azzeccato, e Paul non ha fatto che confermarsi. L'unica nota che mi rende perplesso, è il linguaggio usato in queste canzoni. Nella prima pagina del booklet è riportato che ciò che canta Paul Chain, è "purely phonetics", mah...

(Beyond Productions - 2002)
Voto: 73

https://www.facebook.com/paolocatena4/

giovedì 2 marzo 2023

Purgatory - Apotheosis of Anti Light

#FOR FANS OF: Brutal Death
These guys are amazing death metal! And brutal as all hell. The vocals are utmost brutal and the guitars are mostly fast with a furious tempo. They know how to make some awesome death metal. Their album is about 45 minutes long and it's worth a listen to. I actually discovered this band from a friend of mine. What an awesome suggestion! I liked this whole release. It's immaculate and HEAVY. The vocals make it more brutal as the guitars are fast. They somewhat grind on here. They don't let up much in the intensity factor. The whole way through they're absolute dynamite.

I like the overall riffs they're catchy and unique. They play some harmonies too with the guitars. And the leads are impeccable. They're totally heavy and they don't let up much in the tempos. Maybe sometimes they a little less fierce but not much. A lot of blast beating and tremolo picking on the guitars. The riffs are totally catchy. These Germans know how to make good death metal. And they're not borrowing the Swedish sound like some bands do like Fleshcrawl (as an example). They've got their own sound and man are the drums totally wicked. I'm so loving what I heard from these guys!

The sound quality is top notch. Everything is mixed well the production is quality. It's hard to find acts that have good recordings. This one seems to be immaculate. And it does the album justice, absolutely! These guys I hope will be around longer. They've been around since maybe 1993 or thereabouts. I'm just discovering them! That's alright though. Their music and vocals are killer. The songs are powerful and intense. They seem to not let up much on the intensity. They're pretty insanely brutal this whole album. I'm glad that they're taking their aggression seriously and getting out the anger!

This album doesn't really lack anything. Just the vocals take a little getting used to (for me) but I think that they suited the music. Some songs to check out would be "The Moaning of Dismal Halls", "Deny! Deny!! Deny!!!" and "Pantheon of Slaughters." The whole album is amazing! They totally slay in the music department! The music is what made me a fan. These guys don't let up much. Their intensity and their vocals mixed in with the awesome drums totally slays. It's worth listening to this album if you're a fan of Dying Fetus, old Deicide and a Chicago based band called Cardiac Arrest. Check it! (Death8699)


Enslaved - Ruun

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Black Progressive
Devo ammettere di non essere mai stato un grandissimo fan della band norvegese, ma dopo la svolta di 'Monumension', iniziai ad apprezzare enormemente il sound di Grutle e soci, aspettando ogni anno l’uscita dell’ennesimo piccolo gioiellino. In attesa dell'imminentissima uscita di 'Heimdal' (domani) andiamo a riscoprire un’altra prestazione maiuscola per la band norvegese, 'Ruun'. A differenza del precedente 'Isa', i nostri sfoderano un album leggermente più accessibile, grazie ad un ammorbidimento dei suoni e ad una ricerca ancora più raffinata di atmosfere progressive e sperimentali. "Path to Vanir" potrebbe tranquillamente essere l’emblema di questo nuovo capitolo firmato Enslaved: ritmiche rockeggianti su cui s’inseriscono i cori da brivido di Grutle, l’hammond dal deciso sapore seventies, atmosferici inserti che non possono non ricordare i Pink Floyd, evocativo. "Fusion of Sense and Earth" è già una song molto più aggressiva: ruvide chitarre sorrette da una ritmica incisiva e dalla vetriolica voce di Mr. Kjellson, mostrano di che pasta sono fatti i nostri, per poi abbandonarsi ad un finale travolgente grazie ad un bellissimo assolo. Da un bel po' si dice che il combo nordico non è più assimilabile al black metal, quella forma di viking che inventarono quasi 30 anni fa con quel capolavoro intitolato 'Vikingligr Veldi'. Gli Enslaved da un bel po' sono più vicini a sonorità progressive sia per genere proposto che per la eccellente perizia tecnica. Ogni song è un viaggio in un mondo parallelo, una caleidoscopica cavalcata attraverso giochi di luci e ombre che portano ad abbandonarmi alla mercè di questo meraviglioso album. 'Ruun' rappresenta la giusta consacrazione di una band che fin dagli esordi ha mostrato una propria personalità ben definita ed originale. La title track, richiamando i suoni di 'Isa', conferma il fatto che comunque l’act nordico non abbia tralasciato i suoni del passato: sette minuti di musica dai contorni epici, miscelati alla perfezione con il sound ispirato e psichedelico che abbiamo avuto modo di ascoltare in questi ultimi anni. "Tides of Chaos" ha un sapore più doom oriented con le sue pesanti e lente chitarre, le clean vocals corali contrapposte allo screaming tagliente di Grutle, ma ciò che comunque gioca un ruolo determinante in tutto il disco è il lavoro egregio fatto alle tastiere, mai in primissimo piano, ma fondamentali per la totale riuscita dell’album. Il disco si chiude con tre pezzi entusiasmanti: la malinconica "Essence", un eloquente dipinto del magnifico paesaggio nordico; "Api-vat", la song più metal dell’intero lavoro e "Heir to the Cosmic Seed" altro esempio di come si possa fare musica intelligente mantenendo invariata l’aggressività di fondo. Ottime melodie su dissonanti riff glaciali, atmosfere progressive, eccellenti vocals e brillanti assoli, rendono 'Ruun' un grande album da far vostro ad ogni costo. Consigliato a tutti gli amanti del metal, dal prog al death, passando per il black, il thrash o l’epic. Il più classico "Buy or Die"! (Francesco Scarci)

(Tabu Recordings - 2006)
Voto: 85

https://enslaved.no/