Cerca nel blog

lunedì 17 giugno 2024

Giant Fragments - Reborn

#PER CHI AMA: Djent/Metalcore
Della serie non tutte le polo escono con il buco, ci soffermiamo oggi su una band francese che secondo me non ce l'ha fatta, almeno non per ora. Si perché il sound proposto dai parigini Giant Fragments prova a coniugare, in questo 'Reborn', EP di quattro pezzi, un po' di metalcore, djient, swedish death, progressive metal e chi più ne ha, più ne metta. E alla fine il risultato è una poltiglia di suoni che non convincono più di tanto il sottoscritto. "Visions" ha la matrice ritmica tipica del djent con chitarroni iper ritmati e polifonici, a cui aggiungere poi voci growl, pulite e femminili, tra schitarrate melodiche, fraseggi progressivi e gorgoglii al limite del brutal death, il che sembra anche tutto molto figo, ma francamente non ha molta presa sul qui presente. Molto più pacata la successiva "The Grey Light" anche se, a tratti, il drumming si lascia andare a funamboliche rullate, mentre le asce fanno il loro onesto lavoro e poco altro. Mi sarei aspettato degli assoli più coraggiosi, ma non è certo questo il caso, cosi come pure opaca è la prova della cantante. "I'll Build A Bridge" mostra un ipnotico fronte di chitarre, poi largo a ritmiche sparatissime e vocals ancora in bilico tra growl e pulito/ruffiano, e un quantitativo esorbitante di cambi di tempo che alla fine non mi fa entrare nella testa i super articolati giri di chitarra dei nostri. E alla fine quello che magari volevano fosse uno dei punti di forza del disco, finisce quasi per ostacolarne la buona riuscita. In chiusura la title track parte inizialmente timida, per poi lentamente aumentare il numero di giri tra parti atmosferiche, in cui ancora una volta a mettersi in cattiva luce è la porzione pulita delle vocals, e altre un filo più tirate. Per ora è un mero sei politico. Vedremo in futuro che combinano. (Francesco Scarci)
 
(Self - 2023)
Voto: 60
 

domenica 16 giugno 2024

Maldoror - In Saturn Mystique

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine  
#PER CHI AMA: Symph Black
'In Saturn Mystique' è il secondo album per la band torinese. Per chi non li conoscesse, i Maldoror hanno esordito con 'Ars Magika' nel’98 per l’Alkaid Records, che li ha da subito fatti conoscere e apprezzare per un’originalità e freschezza di suoni invidiabile. Il loro sound è da inquadrare in un black sinfonico, cupo, teatrale e occulto, con brani molto spesso suonati a velocità sostenute. Rispetto al debut album, troviamo qui delle differenze che si rendono evidenti sin dalle prime battute e si possono riassumere in una registrazione nel complesso più potente e nitida, e le tastiere che, pur riprendendo le atmosfere oscure e misteriose del passato, vengono impreziosite da suoni prettamente elettronici e astrali. Molti dicono che in Italia i gruppi non abbiano fantasia o siano succubi di sonorità estere, beh, con i Maldoror (e quello che ne è stato dopo, nelle sue molteplici reincarnazioni, Textbook Of Modern Karate o Thee Maldoror Kollective) questo rischio non si corre minimamente. Io penso che il loro punto di forza risieda nell’uso coinvolgente e prezioso delle tastiere, unito a un riffing di chitarra melodico e frenetico e a uno screaming pazzesco, che li caratterizza e li rende riconoscibili. Brani top: "E.O.N. Mysterium", "Osiris Elettro Mantrum" e i sedici minuti di "Quinto Arcano".
 
(Northern Darkness Records/Rude Awakening Records - 2000/2017)
Voto: 80
 

martedì 11 giugno 2024

Voraath - Vol 1: The Hymn of the Hunters

#PER CHI AMA: Death Metal
E finalmente arrivò il giorno. È infatti dal 2021 che sto attendendo l'uscita di questo album, quando sentii per la prima volta su bandcamp, "Siren Head", singolo apripista degli statunitensi Voraath, quintetto del North Carolina che vede nelle sue fila noti personaggi dell'underground estremo americano. Si era creato un certo hype attorno a questa band, che vede come punti di riferimento nel proprio sound, band quali Morbid Angel (la chitarra di Daniel Presnell degli Xael, talvolta sfiora il plagio con quella dei godz di Tampa), e Nocturnus, pionieri del death sci-fi. Potete pertanto immaginare, per chi come me, cresciuto avendo questi punti di riferimento, godere di una miscellanea di questi suoni, resi bombastici dall'inserimento di alcuni sofisticati trick atmosferici, mistici arpeggi ("Waypoint Orion"), funambolici pattern ritmici che si mescolano con arrangiamenti tribali ("Terminus Rift"), suggestive aperture orchestrali, e ancora, numerosi riff stratificati, vocals eteree che si contrappongo a un dualismo vocale che spazia dal growling allo screaming più efferato, e una componente melodica da spavento, sia nelle parti atmosferiche che nei brillanti assoli esibiti dal quintetto di Asheville. Il disco per me è una bomba, ma questo era già chiaro dai tre singoli rilasciati in questi infiniti tre anni passati ad aspettare per poter godere dell'ascolto di questa miracolosa band. Brani come "Dreadborn", che fonde il black sinfonico del Dimmu Borgir, con gli estetismi cibernetici dei The Kovenant, il death orchestrale dei Fleshgod Apocalypse e i virtuosismi intimistici dei Cynic, rendono l'acquisto di questo mirabolante disco una certezza. E dire che non abbiamo ancora ascoltato i pezzi da novanta. Ma presto siamo accontentati: ecco arrivare infatti la rutilante "The Barrens", un inno sublime che celebra Morbid Angel e Septicflesh simultaneamente, tra ipnotiche ritmiche orientaleggianti e vorticose accelerazioni, un break da urlooooooooo (forse sarebbero servite più o) da cui esplodono delle chitarre policrome da puro orgasmo, che elevano questo brano al top del disco e per me uno dei migliori degli ultimi dieci anni. Il distopico concept lirico prosegue con la tiratissima e lugubre atmosfera di "Judas Blood and Vultures", un altro esempio di come si possa fare musica estrema oggi arricchendola con la giusta dose di melodia, in grado di suscitare sensazioni quasi uniche, che forse non sentivo dai tempi del debutto dei Ne Obliviscaris, un'altra band che ha comunque qualche punto di contatto con i Voraath. La devastazione prosegue con l'ultimo dei singoli rilasciati dalla band, "The Leviathans Keep", un altro pezzone che chiama in causa Mike Browning e i suoi epici Nocturnus (peraltro freschi di un nuovo disco nella loro nuova veste AD), ma a differenza dei veterani della Florida, qui compaiono anche le clean vocals. Il disco non concede tregua e anche le malinconiche note di "Dirge Colony" ci regalano altri epici momenti; forse i fan più incalliti del death, si infastidiranno per la minima presenza delle voci femminili che ben si amalgamano in un tessuto ritmico comunque mortifero e spaventoso, ma invito tutti a superare i propri limiti, abbattere le barriere mentali e lasciarvi coinvolgere da un'opera finalmente originale di una band audace, pronta a candidarsi come la vera rivelazione del 2024. Ad avvalorare questa mia opinione, arrivano in supporto gli ultimi tre pezzi: la dinamitarda e scrosciante "The God-Killer Saga", vera killer song sparata a velocità disumane, ma parecchio sorprendente nella sua seconda parte; l'horrorifica ma ispiratissima "Sirenhead", con la voce della gentil donzella a spezzare la brutalità del pezzo e infine, "Pyrrhic" che con le sue melodie criptiche conclude un'opera destinata a diventare un punto di riferimento per le future generazioni. Una pietra miliare? A voi l'ardua sentenza. (Francesco Scarci)

(Exitus Stratagem Records - 2024)
Voto: 90

https://www.facebook.com/Voraath

Assimilator - Expelled into Suffering

#PER CHI AMA: Brutal Death/Thrash
Non so se voi ne sentiste la necessità, ma per quanto mi riguarda, scontrarmi con il mondo degli Assimilator, non era proprio nelle mie corde quest'oggi. La proposta del quartetto statunitense riflette una cultura, quella del brutal death, che trova ormai terreno fertile prettamente oltreoceano e che credo, abbia ormai esaurito tutte le cartucce a sua disposizione. Per quanto mi riguarda, infatti, questo genere di sonorità è ormai sorpassato e obsoleto, anche se sono certo che il mio collega Death8699 e tutti i fan del genere, avrebbero da che ridire a riguardo. Però, sfido chiunque a dire che quanto contenuto in 'Expelled into Suffering' sia qualcosa di originale e mai sentito. Per me è un lento e inesorabile maciullamento trita ossa che va dal mid-tempo (a tratti furente) dell'iniziale title track, corredata da vocals gorgoglianti e chitarroni old fashion, a una più scolastica seconda traccia, "Nocturnal Forge", che non sposta di una virgola quanto ascoltato in ambito death/thrash negli ultimi 30 anni. Certo, se vi mancano i riff stile 'Human' dei Death, in questo disco ne potreste anche trovare, cosi come quegli assalti thrash di scuola Exodus o sfrucugliamenti vari influenzati dai Suffocation. Non mancano le sfuriate isteriche nella più ossessiva e angosciante "Changeling", forte di un buon assolo conclusivo o ancora, i blast beat sparati a velocità warp, nella conclusiva "I Am", che chiude questo breve capitolo della discografia degli Assimilator, che di certo oggi non trovano un nuovo fan nel loro stuolo di supporter. (Francesco Scarci)

(Horror Pain Gore Death Productions - 2024)
Voto: 60

https://hpgd.bandcamp.com/album/expelled-into-suffering


Black Edifice - The Miasmic Trance

#PER CHI AMA: Epic Black Old School
Passati quasi in sordina sul finire del 2023, la one-man band norvegese dei Black Edifice, ha visto il suo debutto per la Iron Bonehead Productions. Un EP, questo 'The Miasmic Trance', atto a testimoniare la proposta di questo baldo musicista nordico, tal The Archfiend, membro peraltro di altre quattro sconosciutissime band. Il dischetto si compone di sei tracce, in realtà quattro se escludiamo intro e outro. I contenuti sono parecchio old fashioned, con quello sguardo al passato che punta dritto ai primi lavori dei Bathory, dove coesisteva un'anima putrescente black, ma dove si intravedevano pure le epiche potenzialità di Quorthon e compagni. E cosi, l'ascolto di "Creeping Mists of the Nethertomb" mi ha catapultato indietro nel tempo di oltre 30 anni, facendomi pensare a lavori come 'Under the Sign of the Black Mark' o 'Blood Fire Death' dei godz svedesi. Forti di una registrazione old school, e alfieri di un black mid-tempo dalle tinte cupe e sinistre, The Archfiend ogni tanto si lancia anche in scorribande più ferali (la prima metà della title track), offrendo un ascolto che mostra peculiarità intriganti; e dire che all'inizio non ci avrei scommesso nemmeno un euro. Ma è forte l'aura folklorica che avvolge l'EP, e le note iniziali di "Into Perennial Gloom" lo testimoniano, tra chitarre zanzarose, uno screaming mai fuori posto, delle pompose proto-orchestrazioni che conferiscono un certo valore a questa release che rischiava di cadere nel dimenticatoio più totale. Spazio infine addirittura a una parvenza di assolo nella seconda metà, a rendere il tutto ancora più credibile. Niente male. Certo, non un disco per tutti, viste le sonorità malefiche che permeano un lavoro che in alcuni tratti (le chitarre di "Citadel of the Doomsayer, Swathed in Dusk ") mi hanno evocato un che degli Isengard più epici di 'Vinterskugge', ma qui senza clean vocals. Quindi, amanti della fiamma nera fatevi sotto e date una chance al buon The Archfiend, potreste rimanere piacevolmente sorpresi. (Francesco Scarci)

Temple of the Beast - Geminian Arcana

#FOR FANS OF: Black/Death
Texas-based solo-project Temple of the Beast is a young entity created only two years ago by the quite active musician Alexander Macias, known as Blackthorn in this current project. All his projects have been closely related to the extreme metal scene, and Temple of the Beast is not an exception. It is quite remarkable that with only a demo and a single the project has captured the attention of a well-known label as Iron Bonehead Productions, which for sure made me feel curious about how good its music could be.
 
'Geminian Arcana' is the first effort by Temple of the Beast, which is an EP consisting of five songs. The style is unmistakably a combination of death and black elements, with a quite sinister sound. The production has a clear old-school touch, with a murky sound, particularly in the guitars. In any case, all the instruments are audible, which is always a good point. The vocals undoubtedly follow the classical patterns of the death metal genre. The sound is, truly cavernous and furious, which fits perfectly with the overall sound of this EP. Regarding the production, the compositions have a clear old school feeling, and they go quite straight to the bone. You won’t find here pompous structures or excessive technical stuff, but pure and uncompromised fury. The first track, "Temple I: Through the Trees", opens the EP with a sinister intro followed by the aforementioned combination of death/black metal. The pace is changing, with fast and relentless sections adequately combined with mid-tempo ones, where the riffing is particularly enjoying. The balance in the ups and downs shifts progressive towards an increasing speed until the fourth track, entitled "Temple IV: The Key & The Gate (Sitra Achra)", where speedy sections reign with almost no opposition. As a welcome contrast comes the closer track, where Temple of the Beast shows its calmer yet truly dark face. This is by far the slowest composition which ends in the same way as the EP begins, which an eerie ambience section.
 
'Geminian Arcana' is a solid beginning for Temple of the Beast. The compositions are well-accomplished and have an always enjoyable old-school touch. Apart from that, the project doesn’t offer anything particularly outstanding, and for this reason, I consider that Blackthorn should push a bit further the current boundaries of the project, if he wants to offer a truly worthy full-length debut. (Alain González Artola)
 
(Iron Bonehead Productions - 2025)
Score: 70
 

venerdì 7 giugno 2024

Carcass - Heartwork

BACK IN TIME:
http://www.secret-face.com/
#FOR FANS OF: Techno Death
This is by far the most interesting, noteworthy, original, innovative Carcass release I've ever heard. 'Necroticism...' was excellent, but this release is beyond excellent. Probably one of the most original melodic death metal albums I've ever heard. Those B-tuned guitars, Walker's vocal outputs, Owen's intense drumming and both Michael/Bill amazingly orchestrate on guitars. They came up with such thick riffs but amazingly melodic. Everything seems to fit here, absolutely everything. This album is underrated by people on here (MA), I don't think there's a more perfect melodic death release than this.
 
'Necroticism...' opened up avenues of success for the band the way 'Symphonies...' did for death/grind. And of course, 'Reek...' was at the almost beginning with grindcore as we knew it. Carcass and Napalm Death both. But here came 'Heartwork' with just impeccable originality and likability. Every song on 'Heartwork' to me is good. The leads are probably Michael at his best. They aren't as good with Arch Enemy than they are on this album. And when I say Arch Enemy, I mean all of their albums. Christopher Amott smokes his brother, but Michael is way about feel. You can hear him on the wah-pedal on here. It's so prevalent.
 
So it's great that the band is still active with the tragedy about Ken Owen who cannot play drums for the band because of his brain hemorrhage. It's a darn shame, but I think people can still appreciate his longtime work with the band. Bill kind of lost a little bit of his lead wicked style, but 'Surgical Steel' is still pretty amazing. 'Heartwork' came out when I was a junior in high school, and boy did I fire it up when I heard it. Those were some good times on the guitar, ABSOLUTELY. 'Heartwork' smoked most melodic metal bands in the 90's like At The Gates, In Flames, et al. They blew the scene out of control after this.
 
This will remain to be my favorite Carcass release every and a top melodic metal release ever. You can measure it up to 'Slaughter of the Soul' by At The Gates, 'The Jester Race' by In Flames, et al. I'm not sure who did the bulk of songwriting on this one, it would probably be mutual between Amott and Steer. They put everything together and made a milestone of a record. My favorite parts of the album are the guitars. But I like the vocals and drums too. The production quality is fantastic. I wouldn't trade the guys in from Earache for anyone. They are just all about band's successes. Own this, TODAY! (Death8699)
 
(Earache Records - 1993/2021)
Score: 90
 

giovedì 6 giugno 2024

Enid - Seelenspiegel

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine 
#PER CHI AMA: Symph Black
Sono lieto di potervi riproporre il vecchio album di una band germanica dotata di uno stile personale, di un'identità non riconducibile a un modello predefinito. Proprio così: benché, in alcuni momenti (rari per fortuna), faccia capolino una voce sgraziata d'impostazione black, gli Enid non possono essere catalogati come un gruppo black metal. Le loro canzoni dal sapore malinconico sanno essere fortemente evocative. Se credete nel valore dell'epica e della tradizione, 'Seelenspiegel' saprà emozionarvi, facendo vibrare corde profonde del vostro animo. Delle nove canzoni di questo album, l'unica che non convince è la sesta, "The Forbidden Site", che paga, a livello di performance vocale, un tributo eccessivo al logoro canone black. Chi già conosce gli Enid, sa che per 'Seelenspiegel', loro terzo cd, non necessita di ulteriori ragguagli. Chi li sente nominare per la prima volta, sappia che non possono essere accostati a Falkenbach e Thyrfing, né tanto meno a Graveland o Windir (gruppi ai quali, beninteso, va tutta la mia stima): siamo in altri territori musicali, decisamente. Ma la diversificazione è una virtù, una risorsa preziosa, e le atmosfere di canzoni come "Nexus" e "Patience's Ring", sono talmente affascinanti che dubito possano lasciarvi indifferenti.
 
(Code 666/Self - 2002/2016)
Voto: 75