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sabato 24 agosto 2019

Nuitville - When The Darkness Falls

#PER CHI AMA: Blackgaze, Alcest
Dalla regione di Donetsk, ecco arrivare Tristan Nuit, polistrumentista ucraino, mente ed esecutore dei Nuitville. La band debutta per la Ashen Dominion con un breve EP di tre pezzi, 'When The Darkness Falls', proponendo un interessante concentrato di blackgaze e black atmosferico. Il risultato dell'opening nonchè title-track, ci fa ben sperare, visto che le melodie malinconiche ben si amalgamano con delle voci che si manifestano sia nella classica forma scream che pulita, mostrando più o meno vistosamente, una serie di punti di contatto con i maestri Alcest. Ottime melodie quindi con un imponente tremolo picking a supporto del drumming, con fortissimi sentori shoegaze che ci riconducono appunto alla band di Neige e soci. Se la seconda "Cold Water" si presenta un po' meno fluida a livello vocale, è sempre la componente melodica a farla da padrona e a convincermi della bontà di questo progetto. L'amore viscerale per Neige si manifesta poi con la conclusiva "Recueillement", una cover degli Amesoeurs, una delle band in cui l'artista francese ha militato nella sua carriera. Il brano? Un tributo dovuto al blackgaze dell'ensemble francese, ben eseguito ma non proprio indispensabile. Bene, capito ora di che pasta è fatto Mr. Nuit, gradiremo una prova più consistente per certificare i buoni sentori di questa opera prima. (Francesco Scarci)

Violet Cold - kOsmik

#PER CHI AMA: Blackgaze, Ghost Bath, Show me a Dinosaur
In un'estate in cui mi sono trovato improvvisamente apatico nei confronti del mio genere preferito, il metal, c'è ancora qualcosa che riesce a stuzzicare i miei sensi e a farmi amare questa musica. Ci ha pensato il buon Emin Guliyev, mente creativa dei Violet Cold, che torna con un nuovo lavoro, l'ottavo full length in quattro anni, intitolato 'kOsmik', uscito peraltro per la nostrana Avantgarde Music. Il cd del mastermind azero riprende dalle note post rock della precedente trilogia 'Sommermorgen', le unisce con le note esotiche del magnifico 'Anomie', infarcendo poi il tutto con stilose trovate post black e shoegaze dal forte impatto melodico. E quindi spettacolare in tal senso "Black Sun", song dal piglio feroce, ma altamente atmosferica e malinconica, caratterizzata dal dualismo vocale tra lo screaming di Emin e quello di una gentil donzella, con le melodie in sottofondo che si riempiono anche di influenze etniche e soprattutto classiche che esaltano la buona riuscita del brano. E io godo. Si perchè il flusso dinamico-musicale costruito dal factotum di Baku lo trovo estremamente piacevole e di buon gusto, in un momento in cui il post-black mi ha francamente frantumato i cosiddetti. E invece i Violet Cold continuano a produrre pezzi coinvolgenti, mai banali che mi fanno dire che c'è ancora spazio per la sperimentazione (la già citata "Black Sun"), per i suoni originali (fantastica l'ultra riverberata "Mamihlapinatapai"), per le emozioni oscure ("Space Funeral" e "Ultraviolet"), per gli echi di windiriana memoria (la title track) o i fortissimi richiami alla musica classica ("Ai(R)" evidente tributo a Johann Sebastian Bach e alla bellissima "Aria sulla Quarta Corda"). Che dire di più, se non invogliarvi ad avvicinarvi a questo brillante artista se ancora non lo conoscete ed ascoltare le sue splendide uscite su lunga distanza, tralasciando invece i fin troppo sperimentali EP. Ben fatto Emin! (Francesco Scarci)

(Avantgarde Music - 2019)
Voto: 78

https://avantgardemusic.bandcamp.com/album/kosmik

venerdì 23 agosto 2019

MetalBack - Illusions

#PER CHI AMA: Atmospheric Black, Mesarthim
Ho appena elaborato una nuova teoria che probabilmente non troverà molti riscontri, però dopo aver perlustrato il sottobosco quest'oggi, ho potuto constatare che nel 90% dei lavori esclusivamente digitali, la qualità sia della registrazione che dei contenuti musicali sia parecchio bassa, quasi a voler dire "che cosa pretendi, lo trovi quasi a costo zero su bandcamp". Finite le mie elucubrazioni mentali, mi sono soffermato sul nuovo EP 'Illusions' della one-man-band russa MetalBack che non ho trovato proprio da buttare, anzi. Un 3-track che pesca a piene mani dal black atmosferico di gente tipo Mesarthim, proponendo quelle melodie cosmiche che s'infilano nella testa e poi da li fanno fatica ad uscire. È il caso dell'opener "Rays of Darkness" ma ancor di più della seconda "I Hail The Winter", due brani che privilegiano la componente tastieristica del lavoro su tutto. Certo, con le registrazioni siamo ancora in fase quasi casalinga, però apprezzo quel sound a cavallo tra il cosmico e il medieval black metal che trova qualche punto di contatto anche con i più classici Summoning. Devo ammettere che il black stia vivendo una fase di stanca fisiologica, con poche band davvero interessanti, però ascoltando questi prodotti dell'underground, riesco ancora ad essere fiducioso nel poter ascoltare un qualcosa che a suo modo abbia qualcosa da dire. E questi MetalBack, vedendo anche la mole di uscite dal 2014 a oggi (mi sembra 18 lavori), possono meritare senza dubbio la vostra attenzione. (Francesco Scarci)

The Pit Tips

Francesco Scarci

Verwoed - De Val
Mephorash - Shem Ha Mephorash
Will Dissolve - The Heavens Are Not On Fire..

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Shadowsofthesun

Torche - Admission
Sonic Youth - Confusion is Sex
Rammstein - Rammstein

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Alain González Artola

Idle Hands - Mana
Bròn - Decay
Malfet - The Way to Avalon

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Five_Nails

Mefitis - Emberdawn
Insomnium - Winter's Gate
Feradur - Legion

Cryptae - Vestigial

#PER CHI AMA: Death/Doom sperimentale, Aevangelist
Siamo sul finire dell'estate e non mi aspettavo di dover accogliere una marea di lavori cosi autunnali e maledettamente claustrofobici. Dopo i Mahr, ecco nel mio lettore girare anche l'EP di debutto degli olandesi Cryptae intitolato 'Vestigial'. Una sola traccia per 19 minuti scarsi di musica opprimente, furente e terribilmente deviata, in quello che dovrebbe essere un lavoro sperimentale di due loschi individui supportati dalla Sentient Ruin Laboratories. Un maelstrom dal quale sarà difficile sfuggire, una sorta di gorgo o buco nero in grado di inghiottire ogni cosa, compresa la vostra mente e le vostre anime. La proposta dei Cryptae abbraccia infatti un death doom surreale, malato e allucinato, una specie di mostro con mezzo corpo dei Morbid Angel e l'altra metà degli Aevangelist, tra ritmiche sconnesse, voci dall'oltretomba, sonorità sghembissime e brutali che vi lasceranno senza fiato in un vortice di paura annichilente e disorientante che riserva la proposta dei nostri a pochi adepti dallo stomaco forte. (Francesco Scarci)

(Sentient Ruin Laboratories - 2019)
Voto: 65

https://sentientruin.bandcamp.com/album/vestigial

Mahr - Soulmare I

#PER CHI AMA: Black Depressive, Darkspace
Originari della terra di nessuno e formati da un numero indeterminato di membri, gli enigmatici Mahr tornano a distanza di un anno dal debut 'Antelux' con un doppio EP, 'Soulmare I' e 'Soulmare II'. Detto che per oggi mi limiterò all'analisi del primo capitolo, vorrei ricordare come la band si fosse già messa in mostra con il primo album grazie ad un sound gelido e atmosferico che chiamava inequivocabilmente in causa i Darkspace. Avevo amato l'esordio dei nostri, e per questo l'attesa di una nuova release montava alte aspettative. Ed ecco 'Soulmare I', un dischetto che contiene una sola traccia, omonima, della durata di 21 minuti che sembra inasprire quella componente black desolante dell'ensemble, la cui origine permane sconosciuta (verosimilmente la Russia). I primi tre minuti includono una sorta di intro ambientale, poi ecco il classico black metal freddo, lento (molto doomeggiante), a tratti evocativo (non male il cantato quasi liturgico), ma per lo più lugubre grazie a quella voce arcigna e malefica che s'innalza dal sottofondo in quel mood altamente riverberato fatto di voci lontane, chitarre lisergiche e melodie stranianti, quasi si trattasse di un messaggio alieno proveniente da un'altra galassia. Un lavoro sicuramente affascinante ma di certo non alla portata di tutti. Dannatamente claustrofobici e malati. (Francesco Scarci)

(Amor Fati Productions - 2019)
Voto: 72

https://mahr-pk.bandcamp.com/album/soulmare-i

mercoledì 21 agosto 2019

Atomic Witch - Void Curse

#PER CHI AMA: Hardcore/Math/Death
Dagli States è in arrivo una colata di hardcore schizoide con gli Atomic Witch e il loro EP di debutto, il qui presente 'Void Curse'. Il quintetto di Cleveland ci spara in faccia una manciata di pezzi (quattro per l'esattezza) dal mood alquanto incendiario. Si parte con la sbilenca "Severed Communion", in cui a farla da padrona sono le vocals urlate di Gorg, per poi passare alla più oscura title track, dove accanto a melodie alquanto dissonanti, la voce del frontman di dimena tra uno screaming arcigno e urlacci in stile power metal, in un'assurda cavalcata mathcore, fatta di ritmiche lanciate a tutta velocità su cui si stagliano i vocalizzi del buon Gorg, in un calderone che alla fine sembra inglobare anche thrash, black e death metal. Si continua con "Rude" con la medesima vena assassina, fatta di ritmiche secche e nevrotiche, qualche assolo old style e botte da orbi che ricordano un certo thrash metal di fine anni '80 evocante un che dei Sepultura di 'Schizophrenia'. Si chiude con le furenti mazzate di "Funeral Rust" ed un chorus che sembra avvicinarsi ad una versione più isterica dei primi Testament. 'Void Curse' è un lavoro particolare a cui forse dare una chance. (Francesco Scarci)

The Glorious Dead - The Glorious Dead Imperator of the Desiccated

#PER CHI AMA: Brutal Death
Un po' di insano marciume dagli States con questo 7" targato Glorious Dead: due i brani per quello che sembra essere un side project del quartetto formato tra gli altri da J. Humlinski (Feast Eternal) e M. Rytkonen (Prosthesis, Slaunchwise, Charnel Valley, Bindrune Recordings), che ci propinano due marcescenti pezzi di death metal che affondano le proprie radici nei gloriosi anni '80-90. "Mangled Cerebration" apre le danze con la sua inaudita ferocia che però assai poco ha da chiedere e soprattutto da dare. "Celebrate the Corpse" invece chiude le danze dopo soli nove minuti con un mid-tempo (peraltro mal registrato in sede live) che guarda al doom nella sua prima metà, per poi divampare in un brutal death piatto e senza mordente. Solo per amanti di simili sonorità. (Francesco Scarci)

When Love Finishes - Destruction Technique of an Established Order

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Thrash/Metalcore, Soulfly, Hatebreed
Domanda: ma le band, le case discografiche o chi per loro, riascoltano ciò che hanno prodotto? Risposta: dall’ascolto di questo disco (unico della discografia della band ormai sciolta di Reggio Emilia) ho il sospetto che ciò non avvenga, perchè questo album non è stato registrato con i piedi, neppure con un aratro, forse con una zappa a giudicare dalla qualità scadente del sound. Mi auguro che si tratti ancora di una versione da remixare anche se ne dubito fortemente. E dire che la musica di questa band italiana non sarebbe neppure malaccio, con quel suo metalcore così ricco di sorprese: momenti di brutalità si alternano infatti ad attimi di insolita quiete, e poi samplers disturbanti quasi destabilizzanti, suoni tribali, piacevoli inserti melodici, vocals roche e killer solos completano il quadro di questo 'Destruction Technique of an Established Order'. I When Love Finishes si dimostrano creativi, con quel loro suonare fortemente influenzato da act quali Soulfly, Sepultura e Hatebreed e ancora Cataract e Unearth. Il problema di fondo rimane tuttavia l’indecente registrazione, i volumi po’ sballati delle vocals, il cui modo di cantare alla fine stanca. I punti di forza invece sono rappresentati dall’ispirazione di questi ragazzi capaci di tirar fuori in ogni momento una qualsiasi forma di improvvisazione: voci fuori posto, samplers industriali, ritmiche dissonanti, break imprevedibili ed una discreta preparazione tecnica. Peccato, perchè magari con un sound più pulito, questo lavoro avrebbe reso 10 volte di più. Interessante la nona traccia “Hasta Siempre Comandante “Che” Guevara” con la registrazione originale della voce del “Che”, il cantato spagnolo di Mirko Sacchetti ed un caldissimo break acustico. Io avrei tentato la strada del cantato in italiano. Solo se siete alla ricerca di qualcosa di anormale. (Francesco Scarci)

(Vacation House Recordings - 2005)
Voto: 62

https://myspace.com/whenlovefinishes

Mordant - Momento Mori

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Black Old School, Venom, primi Bathory
Mezz’ora di musica per questo cd dei Mordant, band svedese proveniente dalla sconosciuta cittadina di Dals Långed. Il quintetto scandinavo (le cui ridicole foto appaiono all’interno del booklet), dopo due demo all’attivo ha esordito con un black old-school, sulla scia di quanto prodotto dai Nifelheim, Pagan Rites e Bestial Mockery. Questo album di debutto, intitolato 'Momento Mori', ci dimostra la volontà della band di riesumare il sound dei primi Venom/Bathory e miscelarlo col rozzo metal dei Motorhead. Il risultato che ne viene fuori è però abbastanza scadente. La produzione grezza non aiuta poi ad apprezzare un sound che, alla lunga, si rivela scarno di idee e alquanto povero di contenuti. A tratti sembra di cogliere il fantasma di Quorthon (quello del debutto però) aleggiare sull’intero lavoro però quelli erano altri tempi. Quello che ho fra le mani è un cd che non saprei come utilizzare, se adoperarlo come bersaglio nel lancio al piattello o come spessore sotto qualche tavolo. La musica dei Mordant non è proprio pessima, in quanto il combo scandinavo si sforza di frapporre alle classiche sfuriate black, momenti di più pacata atmosfera, ricercando poi un minimo di melodia, o abbozzando qualche assolo, tuttavia alla fine è il senso di vuoto che pervade le mie orecchie a prevalere e inizio così a provare un senso di nostalgia per i bei tempi andati. Pessima inoltre la cover con quel teschio bianco su sfondo nero. Concludendo con una battuta quanto mai scontata, direi che ai Mordant manca un bel po’ di “mordent”. (Francesco Scarci)

(Agonia Records - 2008)
Voto: 45

https://www.facebook.com/mordantblackmetal

martedì 20 agosto 2019

Rings of Saturn - Lugal Ki En

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Slam/Deathcore
Diarroici schizofrenismi batteristici stocasticamente alternanti trrrrrr e tktktktktk, schizofrenici diarroismi chitarristici stocasticamente alternanti gdgdgdgdgd, gnaaaaaaugn e semibiscromatici pilipilipilipili iper-metal-decerebro-progressive, un basso impercettibile, probabilmente inesistente, immaginifici vocalismi cloaca-gorgoglianti, per cui si favoleggia che Ian Bearer sia in grado di imitare con la voce il vomito di qualunque specie vivente del regno animale, con tanto di virate bronto-gorgoglianti (almeno in "Infused"). Contrastano, una produzione assurdamente limpida, sintetica, extrasensoriale, al cui confronto gli ultimi Dream Theater vi sembreranno il primo demo-tape dei Mummies: una sensazione che individuerete con maggior facilità nei rari momenti infra-slam ("Godless Times", una specie di versione RoS del concetto di new age) è nelle iperspaziali code clean di "Beckon", "Senseless Massacre" o nei pre-finali di "Eviscerate" e "Unsympathetic Intellect", per esempio. Ciò che vi farà ragionevolmente pensare che, in fondo in fondo, il sedicente aliencore ultraterreno espresso dai RoS altro non sia che una specie di banalissimo synth-metal anni duezero punto dieci. Una specie di Milli Vanilli, ecco. (Alberto Calorosi)

(Unique Leader Records - 2014)
Voto: 58

https://uniqueleaderrecords.bandcamp.com/album/lugal-ki-en

Clouds Taste Satanic – Evil Eye

#PER CHI AMA: Instrumental Stoner/Space Rock, Sleep
Ho sempre parlato bene, in occasione delle precedenti uscite, delle opere attraenti e alquanto visionarie di questa band americana. Nonostante tutto, vorrei insistere col dire che per cercare di comprenderli al meglio, bisognerebbe entrare nelle loro teste distorte ed esaminare dall'interno il concept di questo nuovo album dal titolo così buio e occulto. Il fatto è che in 'Evil Eye', il combo di New York riesce a fare l'ennesimo passo avanti, soppesando al meglio i tanti modi di comporre, suonare e abbinare il doom con uno stoner/space rock desertico, infernale, cosmico ed introspettivo, appropriandosene nel migliore dei modi, per proporre un sound che odora dei padri fondatori Black Sabbath, cosi come dei loro ostinati seguaci Sleep, il tutto unito alla visione interstellare di album poco apprezzati ma geniali e allucinogeni, come ad esempio l'EP 'Supercoven' degli Electric Wizard. Il suono dei Cloud Taste Satanic è monolitico, pieno di sfaccettature e di chitarre tutte da scoprire (è consigliato l'ascolto ad alto volume o in cuffia!), un suono pesante ma definito e assai godibile, aiutato da una produzione validissima che esalta il fascino di questa musica a cavallo tra il vintage anni '70 e la qualità sonora dell'heavy psichedelia moderna, una versione acidissima e rallentata dei The Sword (epoca 'Warp Rider') senza cantato. L'album è costituito da due lunghissime song, che superano i venti minuti l'una: la prima, che dona il nome al disco, è forse la più affascinante dove la proposta della band si esalta nella parte finale, sfiorando meandri quasi progressive e affascinanti melodie in salsa sci-fi per un'apertura tossica e pesante ma estremamente ariosa, che proietta i CTS in un universo sonoro tutto da scoprire, che si presta molto alla figura ultraterrena della band. La pausa in stile "ci hanno staccato la corrente", al minuto 1:19 ed il suono spettacolare della batteria nella rullata al decimo minuto circa del secondo brano ("Pagan Worship"), prima dello splendido ponte psichedelico in vena sabbathiana, valgono l'ascolto di tutto il brano, dimostrando quanto sia importante per questi musicisti dare sempre un qualcosa in più agli ascoltatori ed ai fans di una musica bistrattata, dove molti artisti si improvvisano difensori del genere a suon di copiature ed emulazioni. Per concludere, posso affermare che 'Evil Eye', il quinto album dei CTS, riconferma le doti straordinarie e l'ottima forma della band statunitense, da sempre propensa alle composizioni strumentali mastodontiche con liquide evoluzioni lisergiche sempre molto ricercate. Le qualità e la conoscenza in materia poi sono altissime, con le note sempre in bilico tra Karma to Burn e i doomsters Shrinebuilder, per un colosso sonoro che può essere innalzato a potenziale punto di riferimento per il genere in questione. Si aggiunga poi un design grafico sempre estremamente curato e riconoscibilissimo, proprio come il loro stile musicale, unico ed inconfondibile, forte di anni di esperienza e di una discografia ormai invidiabile. Uno spettacolare e gradito ritorno per un album da non perdere! (Bob Stoner)

Moonsorrow - V: Hävitetty

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Black/Epic/Folk, Bathory
Chiudete gli occhi e respirate il gelo dell’aria rarefatta invernale: è il momento di immergerci nelle lande desolate della Finlandia, camminare nei boschi ghiacciati della terra dei mille laghi e iniziare a sognare. Queste sono in breve, le indicazioni e le emozioni che è riuscito a trasmettermi il quinto capitolo dei Moonsorrow. Già a partire dall’intro sognante in pieno stile Agalloch, “Hävitetty” apre alla grande le danze di 'V: Hävitetty'. Due lunghe suite, divise in sei capitoli, per un totale di 56 minuti, mi avvolgono la mente con le loro atmosfere epiche che non possono non richiamare alla memoria 'Hammerheart' o 'Twilight of the Gods' dei mai dimenticati Bathory. Al quintetto lappone mancherà ancora quel pizzico di epicità che contraddistinse, e rese immortali, i due meravigliosi lavori della band di Quorthon, ma ne sono certo, la strada imboccata, già da tempo, è quella giusta. I Moonsorrow sono ormai maestri nel creare suggestive atmosfere epiche, magniloquenti momenti dove ad echeggiare è il fragore delle armi e il suono di battaglie lontane. Ora come ora, credo che siano poche le band in circolazione in questo genere in grado di emozionarci quanto il quintetto finnico che, abile come sempre, impreziosisce ulteriormente il proprio sound, con frangenti malinconici ed estratti del tipico folklore nordico, non disdegnando pure feroci accelerazioni black metal. La musica dei nostri potrebbe essere l’improbabile fusione di Finntroll, Bathory e degli In the Woods degli esordi. Da segnalare infine le ottime orchestrazioni e gli arrangiamenti che suggellano i Moonsorrow come numeri uno in questo campo. (Francesco Scarci)

Jesus Franco and the Drogas – No(w) Future

#PER CHI AMA: Garage/Punk, Queens of the Stone Age, Iggy Pop
Se pensavate che al mondo i seguaci degli ultimi QOTSA fossero solo dei cloni inespressivi, allora dovrete ricredervi ascoltando questo disco dei Jesus Franco and the Drogas (uscito per la Bloody Sound Fucktory). 'No(w) Future' è divertente e ben fatto, intossicato dall'irriverente verve degli Eagles of Death Metal ed in perfetta sintonia con la follia degli ultimi dischi della band di Josh Homme ("Acufene"), carico di emozioni psych di tutto rispetto tra the Dukes of Stratosphere, Hey Satan e Nudity, con una voce gogliardica in puro stile Captain Beefheart ("No Talent Show") per cui non rimarrete delusi. La cosa che più convince in questo quinto disco della band di Ancona è la ricerca e la volontà assidua di sperimentare in campo psichedelico, sempre ai confini della realtà, tra orecchiabilità rock'n roll ("Right Or Wrong") e pupille dilatate, con una capacità esagerata di riuscire a rendere accessibili anche divagazioni allucinogene complicate ed indigeste. Tutti i brani sono un pugno allo stomaco altamente tossico, adrenalinici e deviati, a volte dai toni in salsa psych estrema ("Some People") o sparati come se il mondo non dovesse mai fermarsi e, cosa che risulta assai gradevole, è che oltre ad essere ben suonati e prodotti con un suono tipicamente garage, non risparmiano l'ascoltatore, cercando di stupirlo in continuazione, sfornando uno dopo l'altro, pezzi pieni di vita e mai banali, devastanti ed incendiari, la perfetta colonna sonora per un sequel di 'Paura e Delirio a Las Vegas'. Questi abili musicisti giocano con il garage punk ed esplodono nella psichedelia claustrofobica, il garage rock'n roll è una base solida e mai nome di una band è stato più azzeccato, per una musica figlia del più vizioso ed anfetaminico Iggy Pop ("Blast-o-Rama"). Si ritorna sui toni storti e sperimentali del divino capitano in "Brain Cage", mischiandolo ad un tono vagamente più heavy e pesante alla stregua di certi pezzi degli Amen, anche se suonati in chiave più ipnotica e meno hardcore. Nel concludere, la band anconetana inserisce il brano più soft della raccolta, "Wake Up" che aspira ad una forma di alienazione e prende le distanze dalle precedenti composizioni proponendo un volo psichedelico assai avvolgente con una voce che ricorda molto da vicino il mito sotterraneo di Mark Stewart and the Mafia. In sostanza, 'No(w) Future' è un album prezioso nel panorama sotterraneo italiano, pieno di colori e divagazioni lisergiche di varia forma e tipologia, un caleidoscopio esaltante, un disco ben fatto! (Bob Stoner)

(Bloody Sound Fucktory - 2019)
Voto: 73

https://www.facebook.com/jesusfrancoandthedrogas/