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giovedì 30 settembre 2021

Odem Arcarum - Awaiting the Horizon of Chaos

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA; Epic Black, Lunar Aurora
Dopo una misteriosa intro, qualcosa come una passaggiata attraverso le nebbiose foreste bavaresi, sopraggiunge una dose di intenso, altisonante black metal epico, suonato con destrezza. "Shadow of Winter" è un inno alle tempeste di neve che imperversano sulle desolate terre del nord. Una magnifica canzone in cui le tastiere sono utilizzate ad arte. "My Decay" è ripresa da un live demo ed è una traccia molto aggressiva con parti veloci ed estreme, ed altre più "profonde", in cui le tastiere si confermano come l'elemento capace di dare quel tocco di suggestione in più ai brani di ODEM ARCARUM. "Beyond the Cross of Lies" ha un breve recitato di Nezach Nyx, la bassista della band teutonica ormai scomparsa. Quando ascolto questo demo-cd, ho la sensazione di camminare attraverso magici paesaggi, sovrastati da nubi tempestose. Davvero un eccellente release per una band che dopo due album, è scomparsa dalla scena estrema.

The True Endless - The Trendkiller EP

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Black Metal, Impaled Nazarene
I passaggi più cupi, folli e lancinanti di questo demo EP mi hanno richiamato alla mente le atmosfere di una vecchia, gloriosa band milanese: i NEURODELIRI. I lettori più anziani probabilmente si ricorderanno di loro, e della tragica fine del leader del gruppo. Alle giovani leve il nome Neurodeliri dirà qualcosa in virtù del fatto che i BULLDOZER di Alberto Contini (A.C. Wild) li omaggiarono con una bella canzone. Ma veniamo ai black metallers novaresi TRUE ENDLESS. La registrazione del demo è piuttosto grezza, la confezione assai artigianale. Il che non rappresenta certo un crimine: quando il budget è limitato, non si possono certo fare miracoli. Il primo brano ("Malt Brau") è un’autentica mazzata, la trasposizione sonora di uno stato di allucinosi alcoolica acuta, un vero e proprio incubo ad occhi aperti (peccato che la sequela di rutti posti in conclusione del pezzo ne sminuisca il valore). Non meno violenta l’ultima canzone, "Napalm", arricchita da furiose accelerazioni e da un cantato rabbioso che piacerà ai fans di Mika Luttinen. Nel booklet mancano i testi, ma i titoli di alcune canzoni ("Asparagus", "Fun with Milk and Cheese") non lasciano adito a dubbi e suscitano, francamente, qualche perplessità. Va bene sfidare i trend imperanti, ma è pur vero che le sonorità tenebrose e violente del black metal mal si conciliano con lo spirito goliardico. Tuttavia, in un panorama inflazionato da bands che si prendono maledettamente sul serio, un po’ di autoironia non guasta. Ed è in questa chiave che, molto probabilmente, va accolta la proposta dei TRUE ENDLESS. Dopo tutto, è la musica che conta, e non si può negare che questo demo datata 1999, possieda un certo fascino malsano.

The Pit Tips

Francesco Scarci

Remah - Une Main
Sarin - Darker Lakes
Windfaerer - Breaths of Elder Dawns

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Alain González Artola

Arcane Existence - Colossus
Incantation - Sect of Vile Divinities
Lorna Shore - ... And I return to Nothingness

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Death8699

Carcass - Torn Arteries
Deicide - In Torment In Hell
Destruction - Live Attack

martedì 28 settembre 2021

Ropes of Night - Impossible Space

#PER CHI AMA: Post Punk/Darkwave
La tesi che da tempo sostengo e che mi impone di pensare che ci sia un filo conduttore tra la darkwave, il post punk, il dark rock e certe aree artistiche del black metal, trova significativo slancio nella scelta vincente, intrapresa da Ralph Smidth, oscura icona del metal estremo germanico, proveniente dai sotterranei di Colonia, nel presentare un nuovo progetto parallelo e diverso dalle altre sue band estreme (Ultha, Planks, Curbeaters, Hellstrom), denominato Ropes of Night. Un progetto che attinge a piene mani dalle sonorità tipiche di casa Interpol ('Turn on the Bright Lights'), Electrafixion, The Sound e Joy Division, con un full length di ottima caratura, licenziato via Golden Antenna Records, in questo mese di settembre. Intenso, carico di emotività, dal sound raffinato, scarno ed essenziale, per certi aspetti anche romantico nel suo apparire quasi vampiresco, votato a rinverdire le atmosfere create un tempo dalla evocativa voce di Adrian Borland e da una certa sofisticata eleganza nera, degna dei migliori The Mission UK, capitanati da una figura di spicco come Wayne Hassey (ascoltate "Vanishing" per credere). Gli oltre 45 minuti di 'Impossible Space' presentano una collezione di brani omogenea nella composizione e nelle sonorità, rispettosi dei canoni stilistici imposti dal genere, con ritmiche corpose e chitarre taglienti, unite a synth cupi, sognanti e malinconici. La rivisitazione in chiave moderna delle intuizioni musicali apparse nella celeberrima "Ceremony" dei New Order, dell'album 'Crocodiles' degli Echo and the Bunnymen oppure in 'All Fall Down' dei The Sound, porta in effetti a buoni frutti, che si esaltano nella parte di basso di "The Drowning Lesson", dove troviamo tracce anche di una certa scuola The Cure, con rimandi ai fasti dei colossali album, 'Faith' e 'Pornography'. Un senso di costante caduta si dirama tra le tracce del disco della band tedesca, abbandono e cinematografica suburbana decadenza, si alternano con un efficace eleganza stilistica che eleva l'intero album, a piccolo gioiellino dei tempi moderni, intenzionalmente derivativo ma con una forte personalità e un carattere sonoro che si fa notare. La produzione è ottima, il suono è corposo, dinamico, le chitarre risaltano nelle loro trame di accordi dal suono drammatico, notturno, freddo, mentre la sezione ritmica è esplosiva e sostiene perfettamente l'ottima interpretazione vocale, che nelle tonalità più basse, come in "Strange Moons", rievoca lo spettro di Andrew Heldritch, portando l'ascoltatore indietro nel tempo di qualche decennio, quando il post punk era l'alternativa perfetta per chi viveva il suo lato più esistenziale con lo spirito della notte più oscura nel cuore. Questo è un ottimo disco per gli amanti del post punk, suonato davvero bene e comunque per quanto Ralph Smidth abbia voluto cambiar pelle, il suo stile si sente ancora, come si sente il background dal taglio estremo da cui proviene il suo autore. Con questa raccolta di brani si è voluto creare un delizioso tributo ad un genere musicale variegato e di nicchia come il post punk. Una splendida collezione di affascinanti, epici, solenni e decadenti inni alla notte, suonati con uno stile moderno ma perfettamente retrò. Un disco che non può (non deve) sfuggire agli amanti del rock più crepuscolare. (Bob Stoner)

(Golden Antennna Records - 2021)
Voto: 78

https://ropesofnight.bandcamp.com/album/impossible-space

Arafel - Skazki Starogo Lesa

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Epic Black
I nostri ARAFEL rivendicano con fierezza la loro appartenenza alla Fratellanza Pagana e propongono, dallo Stato di Israele, un black metal epico ed evocativo. L’album rilasciato su musicassetta, consta di quattro canzoni ben registrate (fra cui una intitolata alle "Sorcerers Of Russian Woods") che si ascoltano con piacere. Le tastiere sono onnipresenti, le vocals incazzate dall'inizio alla fine, forse è il suono delle chitarre che lascia, qua e là, un poco a desiderare. Autori successivamente di tre album prima di scomparire nel nulla, vi lascio all'ascolto di questo demo che merita attenta considerazione.

Withering Soul - Last Contact

#FOR FANS OF: Melo Black, Dissection
Darkness reveled here in the form of minor chords galore via Chris, et al. This one is a notch better than 'Adverse Portrait'. It simply has more substance to it and better constructed riffs, ABSOLUTELY! They've come a long way since their debut which was in an entirely different genre. Still metal just more on the gothic side. This one (like their last) is in melodic black metal. It takes some listens to to get really the overall essence of it. And the songs averaged around 4-5 minutes in length, which is enough for you to get a taste in what goes in to the high volume channel! Definitely progression here, no doubt.

A 4-piece now but in the recording it featured only three. And their stage presence is totally lit up. Within the influence of Dark Fortress, Naglfar and Darkthrone, they kind of carve their way into their own sound. I think that's a little of what they lacked in their previous. On here, there's a good sound in what they have to offer in their own synthesis of melodic black metal. I like this one a lot I think it's their their absolute greatest effort since they formed. Definitely not one to play on a depressing day though which I think it was called upon their darkness visible (William Styron). It's just great to hear their musical abilities are getting better.

I'd have to say that their musicianship keeps on getting better and better and I do hope as this gets stronger the band will attract more followers. It's sounds like the vocals have some effects laced on them kind of like in the realm of Dark Fortress and Dissection's ex-front man Jon (RIP). Nevertheless, it keeps the music underground and depressing. The music and vocals is what steals the show I believe Chris on his 7-string. It's an interesting band that he's amassed here. I'm certain the songwriting took a shit-heap of a lot of work. The riffs stole it for me the music outlining what the vocals accompany them.

This was released on 9/24/21 and it's available via streaming (Spotify/YouTube) and also available on CD. I bought the CD, it's the best way to capture what streaming won't allow: BETTER QUALITY SOUND. They play as good live as they do on the LP. I was waiting for this to get on CD so everything sort of feels flowing not simply going from track to track with major pauses and poor sound quality (my computer). A good album to listen to while you're exercising for all you fitness fanatic metalheads. Let's pay a token of respect to the band and inform friends that are interested in new releases in metal. 'Last Contact' is out, now get a hold of it! (Death8699)


domenica 26 settembre 2021

Lotan - Angelus Pestis

#PER CHI AMA: Death/Black
La Danimarca si sta confermando terra rigogliosa negli ultimi tempi: la band di oggi nasce infatti in quella terra e verosimilmente come side project dei Vanir. Dalla costola di quest'ultimi, ecco arrivare Philip, Martin e Jon con i loro Lotan (il leviatano), a proporre un death/black tirato, dotato di interessanti linee melodiche che chiamano in causa tanto il suono mediterraneo dei Rotting Christ, quanto influenze metalliche di scuola scandinava. 'Angelus Pestis' è un dinamitardo contenitore di musica estrema, di quella martellante come i Rotting Christ sanno proporre e che è testimoniato dalle due tracce in apertura, "Interitus" e la feroce "Invita Lucifer", una song quest'ultima in grado di mettere un assolo di pianoforte tra parentesi di due arrembanti parti di chitarra, in un esperimento quanto meno originale. Poi per carità, non siamo di fronte agli inventori dell'acqua calda, ma a dei buoni mestieranti, musicisti abili con i loro strumenti tra le mani. E la deflagrante "B43-Moab" conferma le doti devastanti del combo danese con le ritmiche che si rincorrono vertiginosamente e furiosamente tra loro, in una proposta musicale che ha un che degli inglesi Akercocke. Strizza l'occhiolino ai Satyricon invece un brano come "In the Shadow of a Falling Star" con quelle sue zanzarose linee di chitarra e lo screaming vocale. Un po' piattino forse il risultato finale, soprattutto perchè un po' più diverso dai pezzi sin qui ascoltati. In chiusura, "Lion and Snakes" che invece mette in mostra un po' del black pagano dei Primordial (anche a livello vocale con ispirate clean vocals) in quello che forse è il pezzo meglio riuscito di questa release. (Francesco Scarci)

(Uprising! Records - 2021)
Voto: 69

https://www.facebook.com/lotanband/

venerdì 24 settembre 2021

Leprous - The Congregation

#PER CHI AMA: Prog Metal
Un esordio incessantemente funk-prog, se esiste o e mai esistito qualcosa che si possa realmente chiamare funk-prog, con tanto di vocalismi alla Muse, ma persino più sofferenti, con una punta di Vincent Cavanagh semisbronzo insomma, ed un ritornello immensamente Pain of Salvation ("The Price"), programmaticamente destinato a perdurare per l'intera durata del disco, vale a dire oltre settanta fottutissimi minuti ("Red" e "Down"), spericolatamente fervido di pindariche divagazioni difficilmente o impossibilmente concettualizzabili ("Third Law", ovvero The Mars Volta vs. Ronnie J. Dio e "Rewind", ovvero System of a Down vs. Freddie Mercury sono soltanto due esempi), eppure sideralmente allineato a quella (recentemente) popolosissima traiettoria kappa-dimensionale che conduce da qui/ora al concetto astratto di non-rock utilizzando propellente prog-metal (Anathema, Major Parkinson, Pain of Salvation, appunto). La maestà vocale e il magnetismo acchiappareggiseni di Tor Oddmund Suhrke sono ormai consolidati e indubitabili. E secondi soltanto a quelli di Daniel Gildenlöw, leader dei plurisuccitati Pain of Salvation. (Alberto Calorosi)

(Inside Out Music - 2015)
Voto: 80

https://www.facebook.com/leprousband


giovedì 23 settembre 2021

Nucleus - Sentient

#FOR FANS OF: Death Metal
I didn't think that this was necessarily boring album, I think they experimented a lot to their sound/vibe. It was an elliptical atmosphere and the aggression factor was also there. The riffs were pretty interesting, but not entirely. They did just let the metal flow on here. The production is what could have been better hence the "B-" rating to it from me. I'm sure that their follow-up might've been better. On here, sheer apocalypse. The vocals kept the sound underground as did the music. But the guitars didn't seem that overly sophisticated. I felt that they were kind of in a way a little sloppy.

But a newer band within this genre of so many other bands it's tough to compete and establish your own sound. That I think that they do have. They also do have their own style. When I say "style", I mean it in a sense of their sound formation. But anyway, they did justice to the death metal community on this one. They go from fast to slow to medium tempos in their riff writing. I think this band has a load of potential to be something really great. They just need to dig a little bit more into their creative juices then everything will fall into place. I see them as always progressing and on here you have some sounds that were plain "odd."

Again, the production was at a loss because of the sort of flat sound to it. But the music is good, that's why I'm rating them higher than I think they should've been. If the quality was better then obviously I would've rated higher. These guys will do well if they continue to make music and make it with vigor! Their latest didn't get very high ratings this one actually did better but I need to hear that one before I make a judgement about the quality of it. I felt that this one just lacked in the distortion tone of the guitars. They weren't really overly crunchy or thick, they were just sort of blah or bland feel to it.

Show some respect for the death metal community and check out what this band does on here. I would've gave them better ratings to their guitars, vocals, drums and sound quality if it was better. But still, I think that they did some justice for themselves and put out this album for us to hear and judge. This album is available on a digital source (Spotify) and CD too. I got the CD which I'm happy with just not all the time. But show the band respect and check it out. I think they do have a unique sound to them and definitely their own riff style. Support Nucleus and check this one out! (Death8699)


(Unspeakable Axe Records - 2016)
Score: 68

https://nucleus.bandcamp.com/album/sentient

Argesh - Excommunica

#PER CHI AMA: Blackened Death, Behemoth
Ci hanno impiegato poco meno di dieci anni dalla loro fondazione i black metallers italiani Argesh ad arrivare al mai cosi tanto agognato debutto. Formatisi infatti nel 2010 in quel di Varese, il trio guidato da HHG, ha in realtà ultimato il qui presente 'Excommunica' un paio di anni fa. Ci si è messo poi il Covid a rompere le uova nel paniere e rallentare l'uscita di quello che in realtà viene considerato un EP. Eppure il dischetto, composto da sei brani, supera la mezz'ora di durata con un genere etichettato dalla band come "Apostate black metal". Le danze si aprono con "Abiura", un'intro che potrebbe stare in un qualsiasi disco dei Cradle of Filth, prima di lasciare lo spazio alle chitarre inferocite della seconda "Suffocate in Oxygen", chitarre che strizzano l'occhiolino nuovamente a Dani Filth e soci, ma che vedono anche in Behemoth e Dimmu Borgir altri punti di riferimento, i primi per le velocità incarnate, i secondi per la vena sinfonica che si percepisce lungo l'ascolto di questo e dei successivi pezzi. La band comunque è apprezzabile anche da un punto di vista melodico, sebbene quelle capre in copertina lasciassare presagire un black old school. Invece i nostri si rivelano abili tessitori di melodie, cambi di tempo, ma anche di voce, con variazioni tra lo screaming (quelli di Michele Spallieri dei Kenos e di Chainerdog dei Grendel) ed un pulito a cura di Lucifero Fieri (Tregenda), che tornerà anche nell'ultimo pezzo. Più death oriented "Source of Miracles", un brano forse più scolastico, che rende meglio laddove il sound risulta più incellophanato in un mid-tempo compassato, che piano piano cresce di intensità fino a suggellarsi in uno strepitoso assolo finale deflagrato da Matteo Gresele (Ad Nauseam). "Praelatorum Paedophilia" è una ridda di riff infuocati che, in compagnia di una devastante batteria, sembra evocare i fasti degli Anaal Nathrakh. Notevoli i dinamitardi blast beat e gli audaci cambi di tempo, con il sound che sembra talvolta incunearsi in tunnel di lugubre bellezza. Intro sinfonico per "Apocalypse 20.7 - 8 - 9" ed un sound all'insegna del blackened death per un pezzo concreto, diretto, cattivo, senza quegli orpelli che poteva lasciar presagire l'epilogo. Violenza pura per un brano da assalto all'arma bianca con tanto di linea di chitarra nevrotica e la voce di Vama Marga (Depths Above) ad affiancarsi a quella di Michele, in un sound nel finale decisamente più ritmato (scuola Septic Flesh?). Chiusura affidata a "The Elohim's Mark", song dal piglio un po' più plumbeo e malinconico, comunque animata da scariche elettriche dissonanti che potrebbero addirittura richiamare i Deathspell Omega, e ancora, screaming e voci pulite. Insomma 'Excommunica' lo vedo come un otre di tecnica, violenza, melodia e suoni maestosi che certamente farà la gioia degli amanti di queste sonorità. (Francesco Scarci)

(Nero Corvino Records - 2021)
Voto: 75

https://argeshita.bandcamp.com/album/excommunica

mercoledì 22 settembre 2021

Death Angel - Act III

#FOR FANS OF: Prog Thrash/Heavy/Funk
I thought this album was immaculate. The riffs are what stole me! And the vocals. They have 2 ballads on here "Veil of Deception" and "A Room With A View", both amazing. I'm surprised that this album didn't score higher amongst critics. I thought it to be their best album to date!! I've liked this band since High School in the 1990's. This one didn't disappoint at all. I was glued to it when it first came out. That really hasn't changed but I'm drawn to more modern releases by them nowadays. They put on a good show live as well! But anyway, I didn't think this album failed at all. Quite the contrary.

'Act III' I see it dubbed as Death Angel's black album like Metallica's and I don't agree with that at all! They're still thrashing on here despite the ballads. Maybe they softened up a little from previous releases but I just would never call this one that! Some of their best songs come off their album "A Room With A View" is my favorite track out of them all for sure but their thrash based tracks are still solid like "The Organization" (as an example). I used to own this on cassette that's how far back it traces. I'll agree some riffs are b-bop type but not the whole songs. And that doesn't take away from the magic of this release!

Production quality was all right though the audio was a little bit lower so you'll have to crank it on your stereo (if you have one!). This album clocks around 45 minutes in length and it's so worth it. The music and vocals stole it for me. I'm a devout fan now I took kind of a hiatus from the band a friend got me back into them. That's my reason for covering 'Act III'. I felt like it needed justice since I listened to it early on in their career. I sort of lost interest in the band for a while. But they do put on a good live show especially playing some songs from this album! The streaming music that we deal with now doesn't measure up having a physical cassette of this or CD.

I would just say to buy this because from start to end they dominate in the thrash genre! Some songs they're a little quirky on but the main riffs are good as well as the ballads. I like the vocals a lot and that's what I look for in bands as well as the guitars (of course). Death Angel has both and on here you cannot go wrong. I'm surprised they got a "C" average on here and some people even bashing this release. The music was amazing and not duplicated anywhere else needless to say original as all hell. People just buy this show respect for the metal community and it'll keep this band going. Over 30 years in the scene still making guality albums! 'Act III' is their top! (Death8699)


(Geffen Records - 1990)
Score: 90

https://www.facebook.com/deathangel

martedì 21 settembre 2021

Noltem - Illusions in the Wake

#FOR FANS OF: Atmospheric Black
Noltem is a tree-piece band coming from Connecticut, US. It was founded in 2003 by Max Johnson and it seems that for some reason, the mastermind spent many years without being particularly active, with only one demo released in 2005. Fortunately, the inclusion of a drummer into the line-up, Johan Kerr, also as singer, reactivated the project with a release of a second EP in 2015. The return to a more active life of the band was finally fulfilled with the incorporation of a third member in 2018, Shalin Shah, who plays the bass. Noltem, at that point finally a trio, worked hard to present a debut album that would make possible to give some notoriety to this obscure project.

Twenty-twentyone is the year when Noctem’s full length has finally seen the light of the day, with the support of the always active label Trascending Obscurity Records. 'Illusions in the Wake' is the title of their debut, which contains seven songs, lasting around forty minutes. The colourful artwork, which depicts a misty mountainous landscape, rightfully represents the band’s musical vision as there is a quite clear strong connection with nature. This closeness is not only lyrically, which is easily demonstrable taking a look to the nature and mystical-themed lyrics, but also musically, as Noltem plays a very personal atmospheric black metal with some folky connections. This influence is not so obvious, although it can be felt in the way the melodies are build and played. The album begins with "Figment", where the guitars play a key role. The riffing is tasteful and mesmerizing displaying a variety of different melodies in terms of textures and richness. The strength of the guitars marks the intensity of the song with some nice up and downs, enriched by some acoustic sections which are simply beautiful. The drums are solidly played and establish the necessary ground for the songs, where the vocals have a deep tone, like being in a mid-point between the death metal vocals and the black metal ones. As said, the intensity varies very frequently, having this song a multitude of tempo-changes, which is always a good proof, when it is done in the right way, that the composition has a great amount of work behind it. The homonymous track offers another menu of excellent melodies, accompanied by slightly more rasped vocals and some clean voices in the background. One of the melodies even has a a bit of medieval touch reminding me the excellent Obsequiae. I don't know if this was made on purpose, but this is what I felt and I sincerely have no complaints about this influence. As the album goes on, the songs seem to take a more intimate tone in certain moments, having a greater contrast between the heaviest sections and the softest ones. This is something I notice in "Beneath the Dreaming Blue", mainly in the initial part which progressively carries to a final heavier section; the opposite is done in "Ruse". This song has a quite intense beginning which hits you, then the pace
and the intensity progressively slow down, offering to the listener a clearly calmer and more, as said, intimate tone which is quite hypnotic. The album closer, entitled "On Shores of Glases", includes some hypnotic melodies and even a psychedelic section, making it the most different and experimental track of the whole album. It may not be my personal favourite, but it’s a good way to close thi work, as it keeps the general absorbing tone of this record and it doesn't lack the expected good dose of nice melodies.

To conclude, 'Illusions in the Wake' is definitively a very good platter with a quite personal sound thanks to the great amount of work put in the compositions. The guitars are excellent and always display a great palette of colours in terms of melodies. The compositions try to avoid sounding stereotyped and create a quite absorbing atmosphere. (Alain González Artola)

CroMagnum - Born Free

#PER CHI AMA: Thrash/Groove
Nati liberi, ecco come si definiscono i CroMagnum nel loro nuovo EP che contiene cinque nuove tracce. La band canadese, formatasi nel 2013 e con all'attivo un solo EP omonimo nel 2014, torna a distanza di ben sette anni a far sentire la propria voce, con un disco thrash carico di groove, 'Born Free' appunto. Si parte con una breve intro e a seguire il mosh incessante della title track, dove assistiamo al featuring di Alain Londero (Fatality). Buone le ritmiche, ancora meglio le melodie, e ancor di più l'assolo, non fosse altro perchè ha un taglio alquanto originale che focalizza la mia attenzione. La terza "Waterval Boven" è un po' più deboluccia musicalmente ma l'assolo strabordante ne esalta nuovamente i contenuti qui un po' più orientati all'heavy metal. Ah dimenticavo, qui il featuring è di Justyn Vynn, chitarra dei Snäkeskyn Whiskey. "Tunguska" è un bel pezzo thrash diretto nel muso, che ha il pregio di evocare i Motorhead quanto gli Artillery, questi ultimi anche a livello vocale. Qui niente guest star, poche chiacchiere e tanta sostanza. Quella che non manca nemmeno alla conclusiva "Congregation", il pezzo più lungo del lotto, con i suoi cinque minuti e mezzo di linee melodiche, e testi che trattano di storia, corruzione politica, leggende e filosofia, a mostrare le qualità di una band interessante non solo musicalmente. Niente male. (Francesco Scarci)

(King Metal Records - 2021)
Voto: 70

https://cromagnum1.bandcamp.com/album/born-free

Meridian Dawn - The Pagan Poetry

#PER CHI AMA: Melo Death
I Meridian Dawn sono uno di quei collettivi che inglobano musicisti provenienti da ogni angolo del globo e da quanto ho capito, includono membri di molteplici band (tra cui i Nightrage) provenienti da US, Grecia, Finlandia e Belgio, per una release alquanto particolare, e ve ne spiego subito il motivo. 'The Pagan Poetry' comprende infatti cinque brani, di cui ben tre cover ed è proprio con una cover che i nostri decidono di aprire le danze, con un'irriconoscibile "Pagan Poetry" di Bjork, riletta in chiave melo death, manco fossero i Dark Tranquillity a suonarla. Davvero una figata, conoscendo peraltro il genere alquanto ostico dell'artista islandese. Il combo internazionale le ha dato una luce diversa, pure troppo, però permettendo al pezzo di essere davvero godibile. La seconda "The Moonlit Path" è invece un brano nuovo dei nostri sempre all'insegna del death melodico, con una ritmica veloce, assai piacevole, growling vocals e un ottimo assolo a mostrare le capacità esecutive dell'ensemble. Un altro nuovo pezzo è rappresentato da "Goodnight, Tonite", stracarico di groove nel suo stile che ammicca agli ultimi In Flames. Niente di innovativo sia chiaro, ma la facilità delle melodie di imprimersi nel cervello, ha un che di miracoloso. Si prosegue con le cover e a seguire ecco "Dissolving Bonds" dei Katatonia dal capolavoro 'The Great Cold Distance'. Come per Bjork, anche questo pezzo prende notevolmente le distanze dall'originale, proponendo eteree atmosfere ed un cantato pulito, in un azzardo alla fine solo da premiare. A chiudere "Sleepless Nights" di King Diamond, in un'altra stravagante, potente e originale revisione dei nostri del Re Diamante, con tanto di reinterpretazione in stile prog death, scuola Cynic. Complimenti ai Meridian Dawn che hanno avuto le palle di rischiare con pezzi non proprio semplicissimi da proporre, peraltro con ottimi risultati. Bella sorpresa, devo ammetterlo. (Francesco Scarci)

Demolizer - Upgrade

#PER CHI AMA: Thrash, Exodus
Danimarca, patria degli Artillery, band alla quale i Demolizer devono aver rubato più di un segreto. Il quartetto di oggi arriva da quella terra, da Copenaghen per l'esattezza, proponendo un sound debitore al thrash dei già citati master danesi ma anche di gente del calibro di Exodus e Annihilator e non tanto perchè la quarta traccia, "King of the Kill", è una cover dell'act canadese. Comunque, quattro sono i brani a disposizione dei Demolizer in questo EP intitolato 'Upgrade', che arriva a distanza di un anno da quel 'Thrashmageddon' che ha permesso ai nostri di mettersi in luce. Il sound dicevo è un bel thrash old school con ritmi indiavolati, almeno nella infuocata opener "Ghoul" e giù martellate nelle gengive. Molto più compassata invece "Torture Insanity" almeno nella prima metà, con una ritmica rallentata, prima che improvvisamente l'aria prenda fuoco e le asce si lancino in un assolo funambolico di scuola Slayer, e la voce del frontman Ben Radtleff si muova tra urlacci e growl vari. Frustate di batteria aprono "Get Out of My Way", un'altra cavalcata anni '80 che per la presenza di una serie di coretti e una sezione ritmica cingolata, mi ha evocato gli Over Kill di 'Under the Influence'. Giungiamo infine alla cover degli Annihilator e la band sembra riproporla con una certa personalità, senza tuttavia strafare, confermandosi alla fine ottimi musicisti (fantastico l'assolo anche in quest'ultima traccia) ed amanti di un certo thrash retrò che farà la gioia dei nostalgici del genere. (Francesco Scarci)

(Mighty Music Records - 2021)
Voto: 67 
 

venerdì 17 settembre 2021

Morgoth - Ungod

#FOR FANS OF: Death Metal
This is a killer release featuring riffs that are impeccable. The sound quality of this album is also superb. Everything seemed to fit on this one. I don't own much of their material aside from digital, but I'll tell you this...it is a monument of an album 'Ungod' devastates. It's too bad this band is defunct. They really would've had a lot of years together. I get it if you lose the passion but they left the music scene on a great note because 'Ungod' is impeccable. I have nothing bad to say about this release. The music is amazing. And original sounding to the utter maximum degree! An array of metal perfection!

I like the guitar riffs and vocals plus the sound quality is illustrious. I think that this is one of the better death metal albums from 2015. They reached the pinnacle in the songwriting. Nothing shy of just an utter gem! The music is what takes it away and gets you in the realm of yes Morgoth. I haven't heard much of their earlier material but I'll be that it's good if not better than this one. I don't think that's possible though. 'Ungod' is an unmistakable album of perfection. Make no mistake about it the guitars and vocals just steal the listener. At least they did that with me. So much of a landmark.

I don't mind the vocals really, I actually thought that they complimented the music very well! And I can hear the tint of Industrial mixed with the death metal here. But overall, the riffs are totally death metal. I like the harmonies too, they enhance the rhythms. The riffs themselves are just so diametrically sound. They really did a great job in the songwriting. I wish a lot of death metal bands wrote like this. Just original, catchy, smooth, and ever flowing. They may come back to the music scene, who knows?! I'm just glad that I had a chance to review and appreciate this album their music.

It's very difficult to find this album maybe eBay because Amazon is just ridiculous as to what they want for this album. About $200 on Vinyl. Like I said, ridiculous. I may buy it on eBay, that is if I want to dish out $40 for the CD. It is good enough to spend that much on it rather than to just have it downloaded on Spotify. But in any case, it's an album well worth checking out. I had nothing ill to say about it. Everything seemed to flow. Enjoy this release if you come by it on Spotify. Then form your own opinion on it and I'm sure you won't be disappointed especially if you're into metal. Check it out! (Death8699)

(Century Media Records - 2015)
Score: 80

https://www.facebook.com/MorgothOfficial

giovedì 16 settembre 2021

Children of Bodom - Follow The Reaper

#FOR FANS OF: Power Death
What a powerful performance on all fronts! Long live Alexi Laiho! Just getting to reviewing this now, and wow, what a series of positive melodic death/power metal! The music on here is epic, I like it a little bit more than 'Hate Crew Deathroll', well...maybe. I think the compositions on here are sublime. They really did the listener good with this recording! The riffs, synthesizers, vocals, drums and production quality is more than adequate! The tear your speakers apart! Alexi was great on here rhythm and lead guitars. I think that this is the most thought out COB release ever. They tended to go downhill after this.

The music a divine music is what's on here. They did everything right on this album. Everything sounds original and to the point riff-writing wise. I think that it's pretty technical as well. Fast, ripping, and relentless. Such a great album. All was right when they wrote this release. I think the music is some of most original melodic death metal they've put forth! I dig the power metal element as well. They mix the instruments quite well and they are just relentless in terms of the energy! It's rapid fire music here, and Alexi's vocals are fantastic! Everything on here hit home with me nothing on here that I'd change.

The sound quality was top notch. Everyone on here sounded great and like I said I'd change nothing. It's a divine masterpiece. They knew exactly what to do with the songwriting. I don't know why they fell after this. Maybe the aggregate of fans then they got a little bit lazy perhaps. With the 'Hate Crew Deathroll' and 'Halo of Blood' I think were good solid albums but not to the equation of excellence that this held forth. They really did hit a pinnacle release here just wish they didn't regress all up until Alexi's death (RIP). It's rumored that he had a bad alcohol problem hence the nickname "Wildchild."

So to sum it up, 'Follow the Reaper' is probably the best COB in their entire discography. They hit home on every track. The aggression, hatred and vibe is totally sick. They definitely worked hard on this and what an output! From every aspect, they conquered. They didn't do anything wrong on here, simply said: NO MISTAKES. It's amazing the talent that the band had all up until the end. It's a sad reality that there will be no more COB. All we have now is to appreciate the memories by playing this classic and 'Hate Crew Deathroll'. I'm biased with that one though. Own this! (Death8699)


(Spinefarm Records - 2000)
Score: 90

https://www.facebook.com/childrenofbodom

mercoledì 15 settembre 2021

Vøidwomb - Altars of Cosmic Devotion

#PER CHI AMA: Black/Death
Arrivano dalla semisconosciuta Barroselas (Portogallo) questi Vøidwomb, oscuro e pericoloso quintetto dedito ad un black death old school, nonostante la band sia di recente formazione (2019). La voglia di ripescare sonorità mai dimenticate, viene a galla nella ritmica di "Summon of Utu-Shamash", che segue con le sue roboanti chitarre un'intro dal piglio liturgico. Poi spazio ad un sound old style tra chitarroni death thrash e vocalizzi d'oltretomba. Nulla di originale come potrete intuire, nemmeno a livello solistico, con un assolo di scuola floridiana (stile Deicide) davvero poco efficace. E allora si riparte con "Descent to Ersetu", tirata all'inizio e poi mid-tempo nella sua parte centrale, dove in sottofondo mi sembra di scorgere dei chorus celestiali, mentre la sei corde miete vittime con rasoiate di scuola black death svedese. Si prosegue con la cupezza sonora di "Architects of World Demise" e con quel suo incipit death doom a mischiare ancora una volta le carte in tavola, anche se poi i cinque lusitani si lanciano in ritmiche tirate (e poco melodiche) guidate dal growling cupo e a tratti acido di M.S.Vøid. L'ultima traccia è affidata alla title track e a quel suo inizio tribale che sembra mostrare un lato più personale della band, troppo poco per ingolosirsi di una release come questa, da consigliare esclusivamente agli amanti di sonorità qui troppo derivative e obsolete. (Francesco Scarci)

Tomarum - Wounds Ever Expanding

#PER CHI AMA: Prog Black/Death, Ne Obliviscaris
Ce li siamo distrattamente persi per strada lo scorso anno, in quel convulso susseguirsi di informazioni funeste sul Covid-19. Nel frattempo negli US i Tomarum si mettevano in mostra con il loro sound spaventoso e un EP mostruoso intitolato 'Wounds Ever Expanding', che in fatto di tecnica, non ha da invidiare nulla a nessuno. Ecco perchè l'abbiamo ripreso e portato alla vostra attenzione, perchè un lavoro cosi certosino che chiama in causa mostri sacri del genere, Death, Atheist e Ne Obliviscaris su tutti, non poteva essere certo trascurato. Due i brani a disposizione per 17 minuti di musica ispiratissima, intensa, melodica e devastante. E i primi sei minuti di "Throes of Life, Forever Entwined" lo dimostrano alla grande con un sound torrenziale, una pioggia di riff (di chitarra e fretless bass) contorti, melodie a fiumi, ed infine raffinati e ubriacanti tecnicismi che esaltano le qualità esagerate di un quartetto che in Europa sembra non aver calcolato nessuno. Molto male. "Crimson Severance" parte invece con una parte acustica per la classica quiete prima della tempesta che non tarderà certo ad arrivare con una proposta a tratti dissonante e con la voce del frontman a muoversi tra screaming e pulito. Ragazzi, ma che diavolo ci siamo persi, qui ce n'è per tutti i gusti. Di nuovo rallentamenti arpeggiati con delicate voci pulite e ripartenze indiavolate, black e death progressivo come solo pochi sanno suonare. Spero solo che i miei nuovi eroi di Atlanta non si perdano per strada e capiscano che le potenzialità ci sono tutte, e che ora quel che serve è solo un pizzico di fortuna. Mostruosi. (Francesco Scarci)

martedì 14 settembre 2021

Teal - Hearth

#PER CHI AMA: Alternative/Progressive Rock
La Bird's Robe Records prosegue la propria campagna di riedizioni questa volta con gli australiani Teal e il loro debut EP, 'Hearth', datato 2013. La proposta del quartetto originario di Sydney si rifà ad un alternative rock assai orecchiabile. Cinque le tracce a disposizione dei nostri per poter dire che, anche se vecchio di otto anni, questo lavoro rimane alquanto attuale. Ottime (e un po' ruffiane) le delicate melodie dell'opener "Solitaires", dove a mettersi in luce sono i vocalizzi di Joe Surgey, uno che strizza l'occhiolino, anzi l'ugola, al frontman dei Muse, con risultati peraltro più che soddisfacenti, e con la musica che si muove anche tra le maglie del prog rock, tra chiaroscuri emozionali, guidati proprio dalla voce di Joe e accelerazioni quasi ringhianti, che rendono la proposta davvero interessante. In "Don't Wake Up" non vorrei prendermi del pazzo, ma su di un tappeto post math rock, ci ho sentito dei vocalizzi addirittura alla Bono, con il sound sempre bello carico ma in continuo movimento tra trame più morbide e altre più potenti. Con "Raptor", il combo del Nuovo Galles del Sud, si propone con sonorità che richiamano ancora Matthew Bellamy e soci, anche se qui i Teal sembrano meno esplosivi che in precedenza, fatto salvo per il comparto solistico, breve ma efficace. Se parliamo di esplosività (ma pure creatività) non possiamo non citare "Voss": partenza acustica stile primissimi Pearl Jam, sound mellifuo guidato dalla voce di Joe e poi accelerazioni belle toste che si alternano a parti più atmosferiche ed intimiste con tanto di tremolo picking alle chitarre. In chiusura, la più oscura e meditabonda "Three Hours", che con i suoi costanti rimandi ai primi Muse, chiude degnamente una release che ai più, sono certo, fosse passata inosservata. Chissà che stanno combinando oggi i Teal, ora mi vado ad informare, voi nel frattempo ascoltatevi 'Hearth'. (Francesco Scarci)

(Bird's Robe Records - 2013/2021)
Voto: 73

https://tealband.bandcamp.com/album/hearth-ep

lunedì 13 settembre 2021

De Press – Block to Block / Product



#PER CHI AMA: Punk/New Wave
Parlare di una band che in un solo anno di attività ha lasciato il segno nella storia del post punk europeo non è compito facile. I detrattori potrebbero dire che non era tutta farina del loro sacco, che dentro alla loro musica, in un periodo temporale a cavallo tra la fine del punk e la nascente scena post punk/new wave di primi anni '80, c'erano mille richiami stilistici di altri gruppi ben più noti e le correnti che attraversavano le composizioni di Andrej Nebb (Andrzej Dziubek) e compagni si cullavano tra riferimenti punk alla The Blood, tensione esistenziale alla Warsaw, punk oi!, ska, dark rock, art punk berlinese emiliano alla CCCP, new wave alla Theatre of Hate e per l'appunto, tutto il nascente fenomeno post punk. La musica dei De Press del primo album, 'Block to Block', era evidentemente debitrice di tutte queste band ma con una particolarità stilistica che li rendeva padroni di una formula musicale unica di quel periodo, ossia un'attitudine naturale e una singolare capacità di inglobare in ogni loro composizione, tutti assieme i dogmi e i modi di fare più consoni, di tutte le altre band appartenenti a questo genere musicale tanto trasversale al tempo e tanto diverso da quello che oggi viene chiamato erroneamente post punk. I primi due dischi della loro sterminata discografia, sono stati ristampati e rimasterizzati con cura e ottima qualità, anche in formato vinile, dalla Apollon records. Per festeggiare il quarantesimo anniversario di 'Block to Block' ed il secondo 'Product', del 1982, registrato con la band ormai già sciolta e che vedeva il trio spostare il suo sound verso lidi new wave ancor più convincenti e vicini alla musica di The Sound e Joy Division, vengono oggi riportati alla luce nella loro totale bellezza, due album che sono entrati nella leggenda e che rendono il giusto omaggio ad un gruppo imperiale. Nato e cresciuto nel panorama sotterraneo norvegese, la band ha lasciato un segno indelebile nella storia musicale dell'epoca, in Norvegia e Polonia ma anche nel resto d'Europa. La band resa famosa anche dal canto inusuale in lingua pseudo inglese/polacco/norvegese, dal bassista e vocalist, musicista e rifugiato politico dalla Polonia in Norvegia, con 'Block to Block' ha ottenuto, in terra scandinava, il riconoscimento di miglior album rock del XX secolo. Due dischi fondamentali, colmi di rabbia, immediatezza stilistica, impegno sociale, politico e tanta ribellione, che non possono mancare negli scaffali di un estimatore del post punk tout court, alla pari di 'Hymns of Faith' dei Crisis, 'Always Now' dei Section 25 oppure 'Westworld' dei Theatre of Hate. La prima incarnazione dei De Press chiude la propria discografia con l'ottimo epitaffio discografico live, del 1983, dal titolo 'On the Other Side', che depone le armi del trio e ne affossa definitivamente l'attività artistica di quel periodo. L'attività musicale riprenderà solo un decennio più tardi, per continuare fino ai giorni nostri senza interruzioni, con una nuova formazione capitanata sempre dall'instancabile Andrej Nebb, che nel 1991 fa rinascere la band sotto una nuova veste musicale a metà strada tra musica folk della tradizione polacca, reminiscenze rock e protesta sonora alla The Fall, confezionando ad oggi un'infinità di opere musicali. Ma questa è un'altra facciata della storia dei De Press su cui poter ancora scrivere diverse pagine. Una band che è stata un culto dell'underground, un fenomeno venuto dal grande nord che pochi ricorderanno, ma che vale la pena rispolverare e ammirare ancora una volta. (Bob Stoner)

Orgrel - Red Dragon’s Invocation

#FOR FANS OF: Black Old School

Let`s go with another interesting project, which literally comes from nowhere. The Italian project Orgrel has signed a deal with Iron Bonehead Productions to release its first opus entitled 'Red Dragon’s Invocation'. As this label usually releases quality stuff, it is clear that the band’s first effort must have something which should be worth of our time.

As I have no more info about this obscure project, I immediately decided to focus on the most important thing, the music itself. One needs only a couple of seconds to realize that Orgrel plays black metal in its purest and most iconic form. Every second of this powerful debut is a sincere and passionate tribute to the genre’s gold era, the never forgotten '90s. Production wise, 'Red Dragon’s Invocation' is an album with a good balance in terms of merging the current production standards and a devotion to that era. There is no crystal-clear sound here, but a quite good production, where the main instruments can be easily distinguished, while the overall sound is enough raw to fit the music. The vocals sound high and powerful, just in the front but without being over present, as they share the main role with the guitars and drums. As mentioned before, Orgrel plays black metal as quintessential as the genre can be, so there is no need to lose time trying to give a more refined definition of the band’s sound. 'Red Dragon’s Invocation' is an album where speed, ferocity and melody are fused together in a very natural way, like black metal has always been, as least when it has not been perverted. There is no black metal if we only find brutality without melody and this Italian project has perfectly understood this indispensable condition. For that reason, the seven songs of this debut album have a healthy balance of these elements, including a good dose of tempo changes, which is always a welcome aspect in this genre. The album opener "Burning Ruins", which is actually one of the top songs of this album, summarizes all the strong points of Orgrel’s music. It’s a fast track with ferocious vocals and an excellent work with the guitars, which sound equally strong and melodic and with a good degree of elaboration, as they guide all the tempo changes of this track. The composition has a handful of them, as it flows easily between fast, medium, and slow sections which make the song truly captivating. The tremolo riffing is the king in songs like "Amor Fati" or the album closer, the massive "Carved in Blood", especially in the fastest sections of these songs and in general in the whole album. On the other hand, we can find slightly more distorted guitars in the slowest parts, being maybe the clearest example the headbanging inducing "Gate of Eternal Life", which could be defined the slowest song of the album, although it doesn´t lack a pinch of power.

Orgrel’s debut 'Red Dragon’s Invocation' will please of the fans of classic black metal, as the album keeps a quite good level through the entire work. It won´t shake the genre as the classic gems did, because I can´t find a song which is outstandingly brilliant, but I can´t either find a mediocre song or even section. In conclusion, everything here sounds packed, focused and consistent, giving us over thirty minutes of undoubted enjoyment. (Alain González Artola)


(Iron Bonehead Productions - 2021)
Score: 74

https://www.facebook.com/orgrelofficial  

Dying Empire - Dystopia

http://www.secret-face.com/
#FOR FANS OF: Melo Death
This album is way HEAVY and to the point. These guys show maturity in their songwriting skills. I'm glad that this was sent to me (as a gift). It's sure worth "playing time" since it's the genre that I highly respect: melodic death metal. There aren't enough bands nowadays that play this style anymore. At least, not to my knowledge. In any case, these guys really hit home here. It's not just "HEAVY" but it shows some ferocious tenacity. They really bleed the eardrums. The riffs are fantastic and straightforward. They leave no prisoners here. I though that album concept was simply ingenious. Great songwriting!

The vocals are split which suits the music. But you have an etch of Carcass in their during the 'Necoticism/Heartwork' days. Not entirely, but they show their influences as that. I'm surprised that they don't have an extra extent hearing this great melodic death metal! They deserve a bigger audience. With music like this, they play out a lot of modern bands. I believe that they're suited up for more great things! Their guitars are tuned low like Carcass and some of the melodies (like I said) reveal their true influences. And the vocal tradeoff (growls/screams) are a lot like other bands that have done it like that.

I'm hearing most of their own stuff though despite their obvious influences. They don't need to prove anything with their music, they've done it on here. I haven't heard their newer stuff, but on here is enough to get a feel for what the future has in store. Anyway, I have nothing but admiration of this band. They spent 42+ minutes of music that just has total balls to it. I'm in deep thought every time I hear this thinking of what good can I say here that they absolutely deserve. Well, expect heavy guitarwork, aggressive vocals, and great sound quality which makes it a pinnacle of an album. Nothing on here is "wishy washy." They killed it on here.

I would urge you to try this one if you're into extreme metal. It's got everything that makes for good in an album, remarkable. And the music if you're a guitar player is phenomenal. Technical at points and unrelenting. Definitely shows age and experience in writing for this release. I still can't believe that no one has commented on how great this release is! It's definitely up to par on simply great albums that I pointed out on this review. Please do yourself a favor and check out some of their work at least. Even if it's just a song on here, something! It's worth you listening time to this! (Death8699)


(Art Gates Records - 2015)
Score: 75

https://www.facebook.com/DyingEmpire

Barbarian Prophecies - Horizon

#FOR FANS OF: Black/Death
Absolutely the best Barbarian Prophecies album I've ever heard. It's just so diverse but not overly experimental. It's got elements of death metal and black together but it's also weaved into the genre of melodic death metal. The vocals are brutal (female) it doesn't sound like female vocals at all. But yes, these guys did a great job on everything on here. They seem to capture all avenues of metal here which makes it so not boring or long drawn out 52 minutes of boredom. It's anything but that. I like the tempo changes, the melodies, the brutality and the calm (when there is some!). I'm greatly appreciating the band's effort to step up their potential.

I do have to say that the vocals are yes a bit harsh making the music a bit drowned out, but not to the super degree that it is. It's actually all right, it's just at time a bit overbearing. But I didn't take points off because of it. I think it did fit the music well, it's just a little over-the-top but decidedly that, an excellent effort. What took me to liking the album so much was that it has so much variety and the riffs are totally original. I like the melodies a great deal. They kicked ass on the guitars/drums totally. They're not a lot of lead guitar action just a lot of melodies (as I've stated). Perfectly fine because a lot of leads can make or break an album.

I actually got to listen to this well before the album was released. I totally had a perfect "A" a couple of months ago before the albums release because I was that impressed. It really struck me as a great melodic death release. The production, sound quality, mixing was all there. The guitars stole it for me but as a band an ultimate success. No complaints really other than what I said before about the vocals. But that's rectified entirely. "Alpha" has to be my favorite track on the whole release though I liked all the song. A monument in their discography. It's amazing what a few years can make and maturity!

You'll have to wait till November for the CD to come into circulation. For the time being, Spotify and YouTube has the whole album. This band has come quite a ways since their 20 years in circulation via the music scene. They really have no holds barred on here but there are breaks during the songs it isn't all brutal. The melodies stole it for me. And the rhythms, but all in all an excellent release. Barbarian Prophecies needs to get more well known in the scene. Maybe popular in Spain (their origin) but not so much the United States. I'm hope that press will change that and they'll get noticed! Check them out! (Death8699)


giovedì 9 settembre 2021

Yawning Sons - Sky Island

#PER CHI AMA: Post Rock/Grunge
Quello degli Yawning Sons è un progetto anglo-americano formatosi nel 2008 e inizialmente costituito da membri delle leggende californiane del desert rock, Yawning Man e dai post rockers inglesi Sons of Alpha Centauri. Da qui la crasi dei due nomi con 'Sky Island' a rappresentare l'incontro delle due realtà musicali, che tornano quasi dodici anni dopo il loro debut del 2009, 'Ceremony to the Sunset', in un lavoro raffinato, che sembra prendere le distanze dagli stili musicali delle due band madri. "Adrenaline Rush" e quel suo pulsante basso in apertura, si muove infatti attraverso sonorità prog rock che mi hanno evocato Porcupine Tree e Riverside, e che ci riserva uno spettacolare coro che si affianca alla voce di Marlon King (chitarrista dei Sons of Alpha Centauri). Blues rock invece per la suadente "Low in the Valley" che si dipana tra post-rock e post-grunge, con la mia sottolineatura assegnata alla strepitosa voce di Dandy Brown (Hermano, Orquesta del Desierto), uno degli ospiti che popola questo lavoro. "Cigarette Footsteps" vede invece alla voce il mitico Mario Lalli (Yawning Man e Fatso Jetson) in un pezzo compassato ed ipnotico, per un viaggio nei meandri del post rock più onirico. Con "Passport Beyond the Tides", la band arriva ad esplorare mondi lontani e dilatati, a cavallo tra synth wave e space rock, in una caleidoscopica girandola di emozioni esclusivamente affidata al suono della sei corde e dei synth. Ci si muove veloci ed è il momento di "Shadows and Echoes", che ci stupisce per la presenza alla voce di Wendy Rae Fowler (We Fell to Earth) con quel suo stile canoro accostabile a Dolores O’Riordan, in un pezzo sciamanico dai forti rimandi malinconici. Ci si avvia verso il finale dove mancano ancora a rapporto una beatlesiana "Digital Spirit", sorretta dai vocalizzi di un altro mitico personaggio, Scott Reeder (Kyuss, The Obsessed e Fireball Ministry). E ancora, "Gravity Underwater" dove al microfono ritorna Dandy Brown in un pezzo dal forte piglio settantiano che però non mi ha convinto del tutto, nonostante il suo ottimo assolo. In chiusura la strumentale "Limitless Artifact" per un pezzo che incarna invece sia il desert rock dei Yawning Man che il post rock dei Sons of Alpha Centauri, a fare questa volta, una crasi dei loro stili musicali. Un elegante ritorno. (Francesco Scarci)

Aara - Anthropozän

#PER CHI AMA: Black melodico
'Anthropozän' è uscito originariamente nel 2019 come release esclusivamente digitale. Forti di un accresciuto interesse nei confronti del combo elvetico dopo lo strepitoso 'En Ergô Einai' dello scorso anno e l'altrettanto buono 'Triade I: Eos' di quest'anno, la Debemur Morti ha pensato di rilasciare questa release in un elegante 7". Un brano per lato: la corrosiva ed introspettiva "Anthropozän 1" sul side-A che si muove tra scorribande black e frangenti più atmosferici, dove a mettersi in mostra sono quelle riverberanti e melodiche linee di chitarra che sferrano attacchi all'arma bianca. Più compassata, almeno nei primi secondi, "Anthropozän 2", visto che si lancerà da li a breve in un vorticoso ed intrigante giro di chitarre, sopra il quale si palesa la caustica voce urlata di Fluss. Poi un break, il suono di un temporale, a stemperare le sferzanti ritmiche infuocate imbastite dal duo svizzero, prima di ripartire impetuosi più che mai e senza pietà. Splendida la melodia palesemente derivante dalla musica classica che va a chiudere il brano e sancire che gli Aara sono una di quelle realtà della new generation, da tenere assolutamente in considerazione. (Francesco Scarci)

White Ward - Debemur Morti

#PER CHI AMA: Post Black Sperimentale
La Debemur Morti ha affidato l'arduo compito agli ucraini White Ward di celebrare con una loro uscita discografica, la duecentesima uscita dell'etichetta francese. Autori di due eccellenti album negli ultimi quattro anni, i sei ucraini rilasciano questo 'Debemur Morti', che affida alla title track in testa all'EP la missione di aprire le danze del qui presente. E la compagine conferma sin dai primi secondi le proprie qualità con quelle trame di piano e sax che avevo amato alla follia in due brani di 'Futility Report', ossia "Deviant Shapes" e "Stillborn Knowledge". Proprio da quelle sonorità nascono e crescono le melodie dell'act di Odessa che nei nove minuti dell'opener, ha modo di abbracciare black metal, sonorità progressive di scuola Ne Obliviscaris (anche a livello vocale) e suggestivi mondi sperimentali di scuola Ulver, per una song che potrebbe affiancarsi per bellezza e intensità, alle due canzoni sopra citate. E poi attenzione alla guest star dietro al microfono, ossia Lars Nedland (Borknagar, Solefald) che sfodera una prova strepitosa che innalza ulteriormente il livello qualitativo di un pezzo che ha ancora modo di lanciarsi in una portentosa ed epica cavalcata conclusiva che peraltro carica ancor di più di aspettative la successiva "Embers". Da applausi comunque. Ancora pianoforte e sax a braccetto per i primi quattro minuti della seconda traccia, con forti richiami che mi conducono a 'Blood Inside' degli Ulver, prima che sciabolate di post-black nudo e crudo vengano propagate in modo più o meno intermittente nei restanti quattro giri di orologio di una release che ha il solo difetto di durare troppo poco. (Francesco Scarci)

domenica 5 settembre 2021

Jordsjø - Pastoralia

#PER CHI AMA: Prog Rock
I Jordsjø sono un duo proveniente dalla Norvegia, con all’attivo già diverse uscite (dal 2015 se ne contano 8 tra demo, split, EP e album veri e propri). Qui ci troviamo nell’ambito del progressive più puro, e non parlo di prog metal alla Dream Theater o cose del genere, mi riferisco proprio al progressive rock che negli anni '70 irrompeva sulla scena mescolando in modo fino ad allora inaudito il rock figlio della rivoluzione 60s con il folk, il jazz e la musica classica. E se è vero che, a volte, il connubio ha generato mostri, è innegabile che abbia anche dato vita a diverse esperienze interessanti. I Jordsjø si tengono dalla parte “buona” della barricata. Quella che riesce ad ibridare linguaggi non sempre facilmente conciliabili in modo equilibrato ed elegante, senza eccedere nel virtuosismo autoindulgente o soluzioni eccessivamente cervellotiche e tenendosi bene alla larga dal gigantismo o la magniloquenza che caratterizzano le esperienze meno felici (e ahimè non sono poche) di quel movimento. In 'Pastoralia' i due scandinavi sembrano avere preso a modello i primi Gentle Giant (ascoltare i 7 minuti di "Skumring i Karesuando" per credere), filtrandoli attraverso le lenti del folk e certo jazz di stampo nordico, smussando gli angoli e smorzando il toni generali fino ad ottenere un prodotto di altissimo artigianato che riesce a risultare fuori dal tempo, nel suo coniugare prog anni '70 ad un afflato nordico quasi pop, soprattutto nell’uso della voce. Ecco allora che ci sono momenti in cui la ripresa del folk nordico risplende come un diamante, come nella notevolissima title track o l’incantevole "Fuglehviskeren", dove sembra di ascoltare i Pentangle. Altre volte ad emergere è l’amore per certe atmosfere jazzate ("Beitemark"), fino a far confluire nella conclusiva "Jord III" tutto il loro mondo fatto di arpeggi acustici alternati ad ispirati fraseggi elettrici, flauti, mellotron, piani elettrici e strutture complesse ma mai astruse. Disco molto bello, davvero di alto livello. Un must have per gli amanti del genere. (Mauro Catena)

(Karisma Records - 2021)
Voto: 80

https://jordsjo.bandcamp.com/album/pastoralia

venerdì 3 settembre 2021

Miles Oliver – Between the Woods

#PER CHI AMA: Indie Folk Rock
Cantautore e poeta parigino abituato a fare tutto da sé (armato di chitarre acustiche ed elettriche, piano e loop station) e a dividere il palco con nomi del calibro di Shannon Wright, Wovenhand e Be Forest, Miles Oliver è al suo quarto album, al solito registrato in proprio, in perfetta solitudine. Pare che 'Between the Woods' sia nato al ritorno da un tour di settimane negli US e che abbia visto la luce inizialmente come libro, una sorta di diario del tour corredato da fotografie e poesie che hanno poi originato le 12 canzoni racchiuse qui dentro. Fedele al motto che “l’importante è la canzone, e non il modo in cui si presenta”, i 12 brani si susseguono scarni e scarnificati da un lavoro di sottrazione che lascia ben poca carne attaccata ad uno scheletro fatto di chitarre acustiche, talvolta doppiate dall’elettrica raramente accompagnate da un piano elettrico, un basso o una drum machine altrettanto essenziale. Il risultato, lungi dell’essere minimamente originale, è comunque sincero nel mostrare le proprie fragilità attraverso una voce stridula che ricorda vagamente quella del compianto Vic Chesnutt, e interessante nel suo voler offrire un’affresco che, nelle parole dell’autore, rappresenta la sue personale visione della cultura americana. Dalle radici folk blues dell’iniziale "Save Me" (dove la voce non è sorretta da strumenti) alle menti alienate di "Deamontia", fino alla vendetta di una donna oppressa di The Song I hate, unica concessione ad un rock più o meno rumoroso, il lavoro si dipana attraverso bozzetti acustici ("Last Time"), fino all’immancabile dedica a Kurt Cobain di "Myberdeen" e la danza dolente di "This is a Lie", screziata di elettronica povera, che chiude con la giusta dose di malinconia un lavoro di ottimo artigianato. E se è vero che le canzoni non sempre lasciano il segno, Miles sembra sincero nel mostrarci il suo mondo, e l’impressione è che possa dare il meglio sé nella dimensione live. (Mauro Catena)