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sabato 22 marzo 2025

Saor - Amidst the Ruins

#PER CHI AMA: Folk/Black
Dalle nebbie delle Highlands, dove il vento canta inni di un passato dimenticato, i Saor, guidati dal visionario Andy Marshall, hanno rilasciato un nuovo capitolo sonoro in grado di scuotere le fondamenta del tempo. 'Amidst the Ruins', sesto capitolo della loro discografia, si manifesta come un portale verso l’anima selvaggia della Caledonia. Cinque brani, cinque torri di suono che si ergono tra le rovine di un mondo perduto, intrecciando black atmosferico a melodie folkloriche, in un arazzo di tragica bellezza che risuona tra le valli e i glen della Scozia, un inno alla terra e ai suoi spiriti ancestrali. La title track è il primo brano e si presenta, travolgendoci con i suoi riff possenti e i tamburi che rullano come un esercito in marcia, mentre le melodie delle tastiere soffiano come brezze lontane. La voce di Marshall stride come un corvo sopra le rovine, mentre flauti e cornamuse si levano in un canto di gloria e rovina. È un viaggio in epoche lontane tra le pietre spezzate di antichi castelli, dove ogni nota è un colpo di spada e ogni melodia, un’eco di un regno caduto. Ma non scopriamo certo oggi il valore di una band che adoro da sempre. Questo è quanto possiamo godere già dall'opening track e dalle sue eccelse melodie cinematiche, ma anche dalla successiva "Echoes of the Ancient Land", che esplode sin dall'inizio con ritmiche che galoppano come cavalli selvaggi su e giù per le colline. Poi, un’orgia di fiati e archi succede al caos, dipingendo visioni di foreste fiabesche. L’atmosfera è maestosa, un’ode ai tempi in cui gli dèi camminavano tra gli uomini, con un crescendo musicale e vocale - complice per quest'ultimo le splendide clean vocals di Marshall - che spinge verso cime nebbiose, ma solo per lasciarci poi cadere in un abisso di malinconia che si concretizzerà sul finale del brano. Non ci sono parole. E in "Glen of Sorrow", il tono si fa più cupo e solenne inizialmente, per poi lasciar viaggiare melodie folk e fantasie in un sound che sembra evocare anche un che degli Alcest. La voce eterea di una gentil donzella (Ella Zlotos) si affianca a quella del mastermind scozzese in un maestoso tripudio sonico. Arpeggi acustici e i tiepidi sussurri di Andy caratterizzano invece "The Sylvan Embrace"; presto la voce di Ella lo raggiungerà in questo momento di pace inquieta, dove un'ombra sembra tuttavia suggerire l'imminente ritorno del caos. Presto accontentato, visto che "Rebirth" divampa con il suo assalto di chitarre e blast-beat in un titanico inno di rinascita. Quattordici minuti di pura trascendenza in un brano che si muove in realtà su un mid-tempo malinconico e in un'atmosfera che richiama una fenice che risorge dalle ceneri, un ciclo di morte e vita che si chiude con un ruggito eterno. 'Amidst the Ruins' è un album notevole, un black metal atmosferico che non si limita a sfogare oscurità, ma la eleva con melodie folk che colpiscono l’anima. Ogni traccia è un capitolo di un’epopea, un ponte tra il passato glorioso della Scozia e un presente che ne reclama l’eredità. (Francesco Scarci)

sabato 15 marzo 2025

Ofnus - Valediction

#PER CHI AMA: Black Melodico
Li ho adorati con il loro primo lavoro, 'Time Held Me Grey and Dying'. Ora i gallesi Ofnus ritornano con un disco ancor più severo e oscuro. 'Valediction' è il titolo che racchiude le sei nuove tracce, che esplorano i meandri del dolore e della morte. L'album si apre con "The Shattering", un brano che sembra evocare il momento in cui la realtà si frantuma sotto il peso della perdita. Le chitarre, sparate a velocità estreme, s'intrecciano in un lamento straziante, mentre la batteria pulsa impazzita come un cuore che si rifiuta di fermarsi, nonostante il dolore. È un incipit affidato a un post black arrembante che non lascia scampo, trascinando l'ascoltatore in un abisso di disperazione. Tuttavia, scorgiamo anche parti più malinconiche, in cui le melodie (e le clean vocals) smorzano la furia ancestrale dissipata. Segue la più meditabonda "Reflections of Delusion", un pezzo che si muove tra atmosfere eteree e riff aguzzi, come se la mente cercasse di aggrapparsi a ricordi distorti, ormai corrotti dal tempo. Il canto del frontman rimbalza da uno screaming acuminato a un growl profondo, mentre l'assolo conclusivo regala attimi di una vena progressiva che sembra custodita gelosamente dal quintetto gallese. Con "Throes of Agony", la proposta sembra convolare verso un apice di intensità emotiva, anche se il brano è un vortice di ritmiche tormentate che si perdono nel vuoto. La produzione è cruda e viscerale, andando quasi ad amplificare il tormento che la band vuole trasmettere. È forse con le più lunghe "Proteus" e "Zenith Dolour" (21 minuti totali) che i nostri raggiungono le vette più rappresentative di un album decisamente più feroce del precedente. Qui meglio si bilanciano furia e malinconia, attraverso chiaroscuri chitarristici e atmosfere più delicate. Infine, la title track "Valediction" chiude il cerchio con una maestosità funerea, tra galoppate imbizzarrite e frammenti melodici. È un addio, un ultimo sguardo al passato prima di essere inghiottiti dall'oblio. Qui, gli Ofnus dimostrano tutta la loro abilità nel creare un'atmosfera che è al tempo stesso opprimente e catartica, lasciando l'ascoltatore svuotato, ma stranamente purificato. Un disco da ascoltare per confrontarsi con i propri tormenti interiori. (Francesco Scarci)

(Naturmacht Productions - 2025)
Voto: 74
 

giovedì 13 marzo 2025

Sear Bliss - Heavenly Down

#PER CHI AMA: Symph Black
I Sear Bliss potrebbero essere annoverati tra i pionieri del black metal atmosferico-avanguardistico. Me ne innamorai infatti quando nel 1998 uscì 'The Haunting', in cui faceva la comparsa nell'intelaiatura ritmica della band, la tromba. Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia e i nostri sono tornati alla carica nel 2024 con 'Heavenly Down', nono album per la band che non solo conferma il loro status di maestri del genere, ma li proietta verso nuove dimensioni sonore. Questo disco è un viaggio cosmico, un’esplorazione tra cieli tempestosi e abissi emotivi, dove ogni nota sembra avere un’anima, tra atmosfere epiche e tromboni trionfali che già si svelano nell'opening track, "Infinite Grey", che ci dà buone sensazioni di come sia la band oggi, dopo un silenzio durato sei anni. E se c’è una cosa che i Sear Bliss sanno fare meglio di chiunque altro, è quello di fondere il potere distruttivo del black metal con melodie che ti sollevano da terra. E questo nuovo disco non fa eccezione, dando largo spazio ai tromboni, vero marchio di fabbrica della band, che risuonano maestosi e aggiungono un’aura epica, quasi cinematografica ai brani. "Watershed" rappresenta il secondo indizio, con il suo mid-tempo ragionato e i suoi fiati a prendersi il giusto spazio che meritano. "The Upper World" è il terzo indizio, e a questo punto, come diceva Agatha Christie, tre indizi ci consegnano la prova di come il quintetto magiaro sia in grado di offrire melodie taglienti, passaggi orchestrali, creando un contrasto perfetto tra caos e armonia, epicità e melodia che troverà modo di esplicarsi anche attraverso altri splendidi brani, tra cui la più mite e onirica title-track e la cosmico-sperimental-elettronica "The Winding Path", un pezzo di notevole spessore che racchiude l'essenza di questo sorprendente 'Heavenly Down'. (Francesco Scarci)

(Hammerheart Productions - 2024)
Voto: 80

https://searblisshhr.bandcamp.com/album/heavenly-down

lunedì 3 marzo 2025

Aquilus - Bellum II

#PER CHI AMA: Atmospheric Black Metal
Gli australiani Aquilus emergono come un’ombra misconosciuta nel vasto abisso del panorama estremo. Il loro primo vagito, 'Griseus', mi aveva avvinto nel 2011, un lamento primordiale che mi aveva rapito l’anima, per poi svanire in un silenzio tombale durato un decennio, un vuoto che mi aveva indotto a considerarli perduti nelle tenebre. Dieci anni di muta oscurità, spezzati solo dall’eco lontana di 'Bellum I' nel 2021, e poi, come un fulmine che squarcia un cielo catramoso, l’anno scorso è giunto, inatteso, 'Bellum II', secondo capitolo di una saga maledetta. La formula di questa one-man-band orchestrata dall’enigmatico Waldorf, si erge ancora come un monolito, un’opera titanica che intreccia il black metal atmosferico a spettrali influenze classiche, trascinando chi osa ascoltare in un viaggio sonoro che è al contempo epico e soffocante. L’album si spalanca con “By Tallow North”, un breve squarcio che non è solo un’introduzione, ma un’entità a sé, un portale che proietta immediatamente in un regno di maestà oscura ed eterea grandezza. Qui, riff taglienti come lame si fondono a melodie fragili come cristalli di ghiaccio, plasmando un paesaggio sonoro che geme sotto il peso di emozioni torbide. Ma è con “Into the Earth” che si precipita nel cuore del disco: ogni traccia si dipana come una piccola epopea, un intrico di dettagli sonori e mutamenti repentini che incatenano l’ascoltatore in una morsa implacabile. Siamo nei territori del black atmosferico, eppure chiamarlo così appare un insulto, una semplificazione che non rende giustizia alla complessità di questi passaggi strumentali, intricati come ragnatele di un’antica cripta, che tessono atmosfere cinematografiche e spettrali. È come assistere a un film muto e funereo, dove melodie struggenti, orchestrazioni sinistre e fughe vertiginose si intrecciano, tenute insieme solo dal filo rosso dello screaming lacerante del polistrumentista australiano, un urlo che sembra provenire da abissi insondabili. Le tracce più lunghe, come “Nigh to Her Gloam” – un colosso di quasi diciassette minuti –, si snodano come serpenti attraverso una serie di movimenti inquieti: raffiche di pura ferocia si alternano a pause di quiete ingannevole, dove arpeggi di chitarra dalle venature folkloriche, emergono come fantasmi di un passato dimenticato. È qui che si manifesta la genialità compositiva di Waldorf, un demiurgo che plasma il caos con mani insanguinate. E poi c’è “My Frost-Laden Vale”, un’altra suite di oltre diciassette minuti, un abisso in cui il mastermind di Melbourne, scatena una tempesta di visioni: dai primi sussurri atmosferici, che evocano una primavera morente, si scivola in sezioni più oscure, squarci cinematografici che si tingono di una dolcezza malinconica, quasi insopportabile, in contrasto con le sferzate più brutali dell’album. Il risultato è un’aberrazione gloriosa, un’opera che travalica i confini del genere, un’esperienza sonora che si insinua nella mente come un veleno, costringendo a contemplare il baratro e risvegliando emozioni che è meglio lasciare sopite. (Francesco Scarci)

(Northern Silence Productions - 2024)
Voto: 85

https://aquilus.bandcamp.com/album/bellum-ii

venerdì 7 febbraio 2025

Akhlys - House of the Black Geminus

#PER CHI AMA: Atmospheric Black
'House of the Black Geminus' degli statunitensi Akhlys, l'ho inserita nella mia top 5 del 2024, ed è per questo che ho deciso di recensirla qui nel Pozzo. Un'opera straordinaria che incarna l'essenza del black metal atmosferico con una maestria senza pari. Questo progetto, guidato dal visionario Naas Alcameth, riesce a trasportare l'ascoltatore in un viaggio sonoro avvolto da oscurità e mistero. Il tutto è immediatamente dimostrato dalle melodie sghembe ma ammaglianti, di "The Mask of Night-speaking", che da porzioni dark ambient, che richiamano gli esordi della band del Colorado, ci conducono poi nel gorgo più infernale degli abissi pensati dagli Akhlys. Un viaggio che prosegue sempre più verso il basso con "Maze of Phobetor" e una ritmica incendiaria che, nelle sue sinistre linee di chitarra, evoca inequivocabilmente Blut Aus Nord e Deathspell Omega. Quello che mi esalta qui è la violenza incarnata dal brutale cantato del frontman. Con "Through the Abyssal Door", le atmosfere sono sempre più plumbee e nebulose grazie a sonorità doomish che si incastrano alla perfezione con un black magistralmente suonato e soprattutto prodotto. "Black Geminus" pur essendo una tappa strumentale di puro passaggio, poggia le sue basi su claustrofobiche atmosfere droniche, il cui compito è di prepararci agli ultimi due assalti del disco, "Sister Silence, Brother Sleep" e "Eye of the Daemon - Daemon I", per altri quasi 20 minuti di musica malefica, maestosa, orrorifica, inquietante ma soprattutto epica. Un'opera da non perdere per chiunque desideri esplorare le profondità della musica estrema. (Francesco Scarci)

(Debemur Morti Productions - 2024)
Voto: 85

https://akhlys.bandcamp.com/album/house-of-the-black-geminus

domenica 2 febbraio 2025

Hail Spirit Noir - Fossil Gardens

#PER CHI AMA: Atmospheric Black
Con 'Fossil Gardens' i greci Hail Spirit Noir segnano un nuovo capitolo nella loro percorso musicale, tornando a esplorare con maggiore enfasi le loro radici black metal, senza però rinunciare alla sperimentazione che li ha sempre contraddistinti. Questo sesto album, pubblicato nell'estate dello scorso anno, è un viaggio sonoro ambizioso che mescola elementi di metal progressivo, psichedelia e rock gotico, creando un'opera complessa e affascinante. L'album si apre con "Starfront Promenade", un brano che cattura subito l'attenzione grazie a riff di chitarra potenti e blast beat tipici del (post) black metal atmosferico, con un connubio di voci, growl e pulite. È evidente un cambio di direzione rispetto al precedente e controverso 'Mannequins', che si muoveva in territori più vicini al synthwave. In 'Fossil Gardens', il sestetto di Salonicco recupera invece la ferocia del metal estremo, ma la fonde con la loro inconfondibile vena sperimentale. La produzione è impeccabile: calda e potente, in grado di valorizzare sia i momenti più aggressivi che quelli più delicati. Gli arrangiamenti sono stratificati e complessi, con synth cosmici e chitarre che si intrecciano in modo fluido ("The Blue Dot"). Ma anche altri, brani come la lunga "The Road to Awe", incarnano perfettamente questa fusione, alternando sezioni vocali che spaziano dai growl feroci a melodie pulite e ipnotiche. E ancora sottolineerei, l'avanguardismo di "The Temple of Curved Space", il post black della title track che guarda ad atmosfere cinematiche e blackgaze, senza dimenticare nemmeno la stravaganza ambient-strumentale di "Ludwig in Orbit". Dal punto di vista lirico, questo nuovo lavoro affronta temi cosmici ed esistenziali, portando l'ascoltatore in un viaggio attraverso il tempo e lo spazio, attraverso testi enigmatici e profondi che aggiungono un ulteriore livello di coinvolgimento emotivo e intellettuale all'album. In definitiva, 'Fossil Gardens' è una prova convincente della maturità artistica degli Hail Spirit Noir, con i nostri che riescono a combinare il peso del metal estremo con elementi progressivi e atmosfere psichedeliche, offrendo un'esperienza sonora davvero entusiasmante che farà la gioia di chi ama il metal d'avanguardia e cerca qualcosa di stimolante ma un po' più accessibile, per un viaggio affascinante da intraprendere senza alcuna esitazione. (Francesco Scarci)

lunedì 20 gennaio 2025

Luring - Malevolent Lycanthropic Heresy

#FOR FANS OF: Atmospheric Black Metal
USA's Luring is a trio whose members are involved in similar and equally interesting projects, particularly Azathoth's Dream, which I strongly recommend if you enjoy old school atmospheric black metal. Since the release of its first album, Luring has released albums each year, improving and refining its sound, which is firmly rooted in the purest essence of the black metal genre. As is common with these underground projects, the change and evolution is not particularly significant as they strive to maintain their core sound unaltered, yet the listener will notice a progression in each album.

'Malevolent Lycanthrophic Heresy' is the name of Luring's newest effort, and from the moment you see the album cover, you can realize that the USA-based project remains loyal to its roots. The black and white tenebrous artwork is a fine portrait of what you will listen to. This new opus sounds as dark as the previous ones, combining the pure aggression of the genre and a murky atmosphere. The production is, as expected, raw and lugubrious, but still enjoyable, not reaching the annoying levels of certain projects that sound like a noise ball. The short and straightforward album opener "Ravaged By the Teeth of a Feral God" is a fine example of it, with its aggressive riffs and raspy vocals. Although, I particularly enjoy songs where the atmosphere is more present, like the longer composition "Born With the Devil's Marking". This song has some nice tempo changes, making the composition quite interesting and enjoyable. The other longer track, entitled "The Odious Gaze of Chronos," is also remarkably inspired, showing that Luring finds the best room to shine in these lengthy songs. In this case, the pace is much slower except for the final section, although the riffs are equally sharp and tasty. The final proper track, entitled "Dying Wolf Beneath the Stars," is another enjoyable piece of atmospheric black metal with a particularly raw atmosphere that Luring masterfully creates. The guitar lines are again the best thing here, as they have the hypnotic essence that is a trademark of the genre. There are no big complaints from my side if we solely focus on the aforementioned songs, but the album lacks something important due to its shorter length. The whole record lasts 36 minutes, which in theory is enough, but half of the compositions are ambient/instrumental tracks. Don’t get me wrong, to a certain degree I enjoy them, but as this is a black metal album, having half of the compositions in this vein is a bit disruptive and leaves you with a feeling of wanting more.

In conclusion, 'Malevolent Lycanthropic Heresy is a quite good album when it focuses on its pure atmospheric black metal side. However, having so many ambient tracks leads you to think that this is more an EP than an actual full-length album. I sincerely think that a couple more tracks would have improved the experience a lot more. (Alain González Artola)


(Iron Bonehead Productions - 2024)
Score: 73

https://luring.bandcamp.com/album/malevolent-lycanthropic-heresy

domenica 12 gennaio 2025

Faidra - Dies Irae

#PER CHI AMA: Atmospheric Black
Non mi perdo in troppi giri di parole per questo EP degli svedesi Faidra, dal momento che include due tracce, "Ixion" e "Phantasmagoria" che sono rimaste come puri singoli rilasciati dalla band nel 2020 e 2022, e mai incluse in nessun album ufficiale, e la nuova "Dies Irae", song che dà il titolo al dischetto. La release, fuori in formato mini-Cd e mini-Lp, sembra già andare verso il sold-out, quindi meglio affrettarsi per accaparrarsene una copia. La proposta poi della misteriosa one man band scandinava, non sembra discostarsi di una virgola dai precedenti lavori, proponendo fin dall'iniziale title-track, un concentrato di black mid-tempo oscuro e depressivo, con quei suoi giri di chitarra evocanti i Burzum di 'Hvis Lyset Tar Oss', ma con una dose di eleganza un filo superiore a quella del buon Conte norvegese, soprattutto senza sfociare nella ridondanza (e noia) che le chitarre di Varg Vikernes, potevano evocare al millesimo loop infernale. "Ixion" incarna maggiormente l'indottrinamento del Conte Grishnackh, con quelle sue spettrali tastiere ad accompagnare ritmica e screaming, portandoci quasi sull'orlo del baratro del delirio mentale per poi salvarci, ripiegando su suoni folklorici, che si paleseranno nuovamente nelle note introduttive di "Phantasmagoria". Questo è un altro brano che incarna la passione del mastermind per il black nordico, combinato con partiture folk atmosferiche che gli permettono di prendere le distanze da Burzum e soci. L'Ep è comunque un piacevole ritorno che lascia presagire che qualcosa di nuovo stia bollendo nella magica pentola infernale dei Faidra. (Francesco Scarci)

(Northern Silence Productions - 2025)
Voto: 70

https://faidra-northernsilence.bandcamp.com/album/dies-irae

lunedì 9 dicembre 2024

Lord Agheros - Anhedonia

#PER CHI AMA: Symph Death/Black
Fermi tutti, prendete il vostro taccuino e segnatevi il 3 gennaio 2025 come data della nuova uscita dei Lord Agheros. Difficilmente faccio proclami di questo tipo, ma ascoltare 'Anhedonia' in anteprima, è stata una delle più belle sorprese di questo fine 2024 e l'album del polistrumentista siciliano Gerassimos Evangelou, si candida già a essere uno dei top del prossimo anno. Quello della one-man-band italica è da sempre un percorso ambizioso, che noi qui nel Pozzo, abbiamo provato ad accompagnare nella sua evoluzione sonora, recensendo alcune delle sue passate release. Ci siamo persi la precedente 'Koinè', ma per 'Anhedonia' volevamo esserci. E allora, pronti a immergervi nelle atmosfere raffinate di questo lavoro, il cui titolo si riferisce all'incapacità di provare appagamento per le comuni attività quali cibo, sesso e relazioni interpersonali? Il disco, che consta di otto pezzi, si apre con i malinconici vocalizzi di "Lament of the Lost", e un'atmosfera cosi cinematica che pare catapultarci in un kolossal come 'Il Gladiatore', e in una delle inquadrature più famose in cui Massimo Decimo Meridio accarezza le spighe di grano. Questa è l'immagine che mi sono configurato mentre ascoltavo le note iniziali del disco, con la magnetica presenza di una voce femminile in un contesto crescente in cui irromperà il growling potente del frontman. Con una proposta che mi ha evocato i Moonspell più ispirati, i Lord Agheros sprigionano qui la loro maestosa forza, tra roboanti ritmiche e break ambientali affidati a delicate vocals femminili e suoni di carillon. "Harmony of Despair" è uno dei due singoli che hanno anticipato l'uscita del disco e si apre con delicati tocchi di pianoforte e un angelico coro che mette i brividi. A sconquassare l'eterea atmosfera ci pensano le vocals del mastermind, in un'atmosfera che comunque mantiene una forte componente orchestrale, cosa che contraddistinguerà l'intera release. La componente cinematica torna nelle note iniziali di "Eclipse of Hope", che affida all'essenzialità di chitarra e tastiere, il traino di un altro brano da applausi, struggente nella sua vena crepuscolare almeno fino al minuto 2.30 quando deflagrerà la componente vocale a rompere quella delicatezza iniziale che si era instaurata. Da li sembra di sprofondare in un incubo a occhi aperti con una ritmica deragliante che conserva comunque la sua parte sinfonica. "Lost Dreams Ritual" con i suoi cori salmodianti, ha le sembianze di un rituale esoterico, complice anche l'utilizzo di strumenti alternativi, in un incedere tribale che potrebbe evocare un cerimoniale attorno al fuoco, tutte immagini che si parano davanti ai miei occhi durante l'ascolto, un viaggio mistico che trova la sua strada "metallica" solo verso il finale che ci prepara a "Sorrow's Shroud" (il secondo singolo) e a una song decisamente più classica, affidata a un black atmosferico mid-tempo. Niente di trascendentale almeno fino al secondo giro d'orologip quando subentra un break cinematico-avanguardistica, con melodie dal sapore orientale e il brano a instradarsi verso un death dalle forti tinte sinfoniche (chi ha detto Therion?). Il disco si conferma una bomba nella sua alternanza tra parti dal sapore folklorico che si intersecano con altre orchestrali quasi operistiche ("Soul's Descent into the Void") e ancora con il death sinfonico o il black atmosferico norvegese, in un viaggio musicale che ci consente di vedere il mondo in luoghi e periodi storici differenti. A chiudere il disco altri due pezzi: il delicato savoir-faire di "Tears in the Silence", interamente affidata a delle vocals femminili e la conclusiva "Ancient Echoes", un ultimo omaggio alla mediterraneità racchiusa in questo disco, espressa in chiave dark/ambient, a sigillare un piccolo grande gioiello pronto ad aprire in modo entusiastico il 2025. (Francesco Scarci)

venerdì 22 novembre 2024

Time Lurker - Emprise

#PER CHI AMA: Atmospheric Black
Ci ha impiegato ben sette anni il buon Mick, leader solitario dei Time Lurker, a tornare con un nuovo full length. Io c'ero nella stesura della recensione del debut album e ai tempi dello split con i Cepheide, e ci sono oggi per raccontarvi qualcosa di più di questo 'Emprise'. Il nuovo lavoro include cinque nuovi pezzi e, se consideriamo che l'iniziale title track è poco più di una inquietante e demoniaca intro, potremmo ridurli a quattro. Ma questi quattro pezzi sembrano promettere faville. Si parte con "Cavalière de Feu" e un incipit molto delicato, la classica quiete prima della tempesta. E infatti non sbaglio, dal momento che la ritmica della one man band transalpina, esplode in tutta la sua veemente malvagità, qui potenziata peraltro, dallo straziante supporto vocale di Sarah L. Kerrigan (alias Sotte) dei Neant. Quello che colpisce è la componente melodica delle chitarre che donano un più ampio respiro alla proposta dell'act francese, meno prevedibilità e una maggiore gioia nel godere di questa proposta che abbina un black atmosferico ad una componente più suicidal/depressive. "Poussière Mortifère" già dal titolo non lascia presagire nulla di buono: un inizio di "alcestiana" memoria lascia il posto a ipnotiche melodie che potevano fare la loro bella figura anche in 'Hvis Lyset Tar Oss', album leggendario di Burzum, soprattutto per una performance vocale che ricorda, da vicino, quella del Conte Grishnackh. E in linea con i dettami del musicista norvegese, non mancano nemmeno le parti più atmosferiche e quelle decisamente più tirate, che si declinano in una spettacolare linea di chitarra post black nella seconda metà del brano. "Disparais, Soleil" ha un altro inizio assai tiepido, cosi come nel suo prosieguo, cosi caldamente votato al depressive black, in grado di emanare forti emozioni, complice la presenza di un'angelica voce femminile in sottofondo. I motori tornano a rombare con la conclusiva "Fils Sacré", portentosa nel suo impianto ritmico imperniato su tonalità glaciali e più avulse da quelle più melodiche dei primi brani. Tuttavia, si percepisce che covi sotto la cenere un tono più epico che stenta però a decollare definitivamente, complice probabilmente il carattere strumentale del pezzo, che lo priva di una componente, quella vocale, davvero importante. In definitiva, 'Emprise' rappresenta un passo in avanti rispetto alla precedente release del mastermind francese, ma sento che ci sia ancora margine di crescita per sentirne delle belle in futuro. (Francesco Scarci)
 
(LADLO Productions - 2024)
Voto: 74
 

sabato 12 ottobre 2024

Forelunar - Hwaa (​화​)

#PER CHI AMA: Post Black
Da queste parti, seguiamo da sempre con un certo interesse, le gesta di Forelunar (all'anagrafe Harpag Karnik), artista iraniano che oltre alla presente band, offre la sua arte musicale anche sotto molteplici altri moniker, tra i quali mi preme menzionare Broken Pillars, Désespéré, Erancnoir, Etheraldine, Forestionist e Menakeret, giusto per ricordarvi i più interessanti. Un altro EP comunque, e ahimè sempre e solo in formato digitale, per Mr Karnik, un'altra piccola gemma di post black sofferente, che risponde al titolo di 'Hwaa (​화​)'. Due soli i pezzi a disposizione per mostrarvi la qualità del factotum di Teheran: "Hwaa (火)" ossia fiamme, come quelle che divampano con la medesima velocità di un incendio che si ciba di ossigeno, e che con velocità sostenute combinate ad atmosfere astrali, screaming vocals e splendide melodie, saprà conquistarvi sin dal primo ascolto, cosi come è riuscito con il sottoscritto. Disperazione, dolore estatico, sonorità eteree che ammiccano al blackgaze, vocalizzi cerimoniali, ottimi synth e tanto altro ancora, a confermare le qualità di un musicista non ancora trentenne, ma in grado di emozionare quanto un altro genio incompreso, come l'azero Emin Guliyev dei Violet Cold. E la seconda "Hwaa (花)" (fioriture) è in grado di toccarvi l'anima forse ancor di più del precedente brano. Qui vi imbatterete in sonorità e atmosfere che evocano la tradizione giapponese (come si evince anche dalla cover del disco) e che in questo pezzo, posso immaginare faccia riferimento alla fioritura dei ciliegi dopo il gelo dell'inverno; da quì ripartire con un'epica cavalcata che ci porterà a esplorare nuovi luoghi che forse Harpag stesso vorrebbe realmente visitare. Un graditissimo ritorno da celebrare assolutamente con l'ascolto di 'Hwaa (​화​)'. (Francesco Scarci)

(Ardawahisht Kollective - 2024)
Voto: 78

https://forelunar.bandcamp.com/album/hwaa

mercoledì 11 settembre 2024

Vaina – Unio Mystica

#PER CHI AMA: Atmospheric Black
Nell'ultima uscita dei Finlandesi Vaina, esiste una componente così magica, che difficilmente passerà inosservata agli ascoltatori, fin dal primo ascolto. Una magia oscura o forse meglio, come rimarcato dal significativo titolo, 'Unio Mystica', una magia misterica, criptica e intrigante. Quel tipo di legame misterioso, che nella teologia cristiana, lega l'uomo alla figura di Cristo e lo fa vivere in riflesso della sua essenza, nel bene e nel male. Un disco che affascina per suoni e varietà compositiva, per le sue atmosfere in chiaroscuro, che nasconde tra le righe dei testi, cantati in lingua madre e inglese, quel concetto che nella filosofia di Kirkegaard, rappresenta il binomio disperazione dell'uomo/ricerca religiosa, in pratica un lungo viaggio sonoro vissuto come una fuga mistica a perseguire la verità. Musicalmente, 'Unio Mystica', si presenta come un caleidoscopio di rimandi sonori, che spaziano tra diversi emisferi del metal estremo e non solo. Al suo interno troveremo spazio per l'avanguardia e l'esoteric metal, e strutturalmente potremmo ricollegarlo anche alle geometrie barocche di 'Gothic Kabbalah' dei Therion, ovviamente rivisto sotto la luce buia e sotterranea di una sperduta cattedrale gotica dispersa nella foresta. Il sentore oppressivo del capolavoro classico, i 'Carmina Burana', è sempre presente, con le sue atmosfere ampie e corali all'ombra delle candele, lo spettro de 'La Masquerade Infernale' degli Arcturus, è fonte d'ispirazione, con una teatralità viva ma meno plateale, più underground. Riecheggiano anche i Manes, quelli di 'Vilosophe', con in più schiaccianti aperture verso l'avantgarde black metal, ferreo e glaciale di stampo Angst Skvadron, e insieme, compiono il resto del richiesto miracolo. Certo i Vaina non sono una band sprovveduta e con l'avanguardia ci hanno sempre giocato. Tuttavia, stavolta ci hanno regalato il loro lavoro migliore, un gioiello sonoro tutto da gustare, dove trovare echi di doom jazz, con una tromba devastante, presente nell'articolata "Inverted", che sembra uscita da qualche cassetto dimenticato dei Mercury Rev che suonano un brano della Kilimanjaro Darkjazz Ensemble. Per luminosità e melodia, mostrano un lato progressivo eccelso, di una band in grado di fondere magistralmente correnti diverse in una traccia di poco meno sei minuti, senza perdere oscurità, profondità e amalgama nelle sue composizioni. "Incinerate" è un'icona toccante che spolvera vecchie teorie da classic metal, con un cantato esaltante in puro e astratto stile, ancora di scuola Manes/Arcturus, che ci accompagna verso un'altra chicca, stavolta nel verbo del folk rock progressivo, "Moribundus Sum", fiabesca e sognante nell'introduzione, come la calma prima della tempesta nel suo legarsi alla successiva "Golgatan Tähti". Questa è violenta e funambolica, dal piglio progressive folk metal, epico e dai mille colori, che va a sfociare in una composizione che rimanda ad alcune arie di 'Blossom of Mourning' dei Dark Reality, con quel suo gusto progressivo dai tratti classicheggianti ma tenebrosamente e totalmente metal. L'atmosfera globale ricorda l'austero, immaginario mondo monastico, visto da vie traverse e dal suo lato più introspettivo e oscuro. Infatti, sparse un po' ovunque, si presentano luci rubate alle scene di un film come 'Il Nome della Rosa', dotato comunque di una vena molto sinistra. Un rarefatto black metal avvolge molti momenti di questo disco, a renderlo oggetto di ascolto da approfondire a più riprese, per capirne la vera essenza. Una creatura artistica che vive di luce propria, difficile per questo racchiuderla in preconcetti musicali standardizzati. Alla fine possiamo dedurre però che, per quanto ostica possa sembrarci la sua struttura, dopo svariati ascolti, sarà impossibile non percepire l'attitudine originale di questo disco e di tutte le sorprese inaspettate nascoste al suo interno. Un album eclettico come poteva esserlo a suo tempo, il manifesto sonoro dei Solefald di 'In Harmonia Universal', suonato in chiave sotterranea, scarno e cupo. Un album che non vuole confini, che pone il suo aut-aut senza paura. Un ascolto che merita attenzione e che non vi lascerà l'amaro in bocca. (Bob Stoner)

(Aesthetic Death - 2024)
Voto: 80

https://vaina.bandcamp.com/album/unio-mystica-2

giovedì 29 agosto 2024

Midnight Odyssey - Closer to The Sky

#FOR FANS OF: Atmospheric Black
The Australian project Midnight Odyssey is, for sure, one of the most respected projects in the atmospheric black metal scene. Dis Pater’s solo project has a unique approach to the genre, achieving an admirable masterfulness when we talk about creating captivating atmospheres. The project was founded back in 2007 and since then, Midnight Odyssey has released a good number of albums, showing that Dis Pater has never run out of ideas. Apart from the strong atmospheric approach, another characteristic of this project, has been that the compositions, and as a result, the albums themselves, are very long. This aspect has delighted some of his fans, while other fans of the genre complained that some albums could sound more focused if the length of the tracks would be shorter. Although I personally prefer shorter albums, I can’t deny the fact that I have enjoyed vastly lengthy albums like 'Shards of Silver Fade', for example. In any case, when Dis Pater has reduced a bit the length and has gone straight to the point, the result has been absolutely phenomenal. 'Biolume Part 1- In Tartarean Chains' was a clear example of it. Don’t get me wrong, the songs continue to be long, and the album lasts an hour, but in contrast to other lengthier albums, that opus can more easily be enjoyed if you are not a die-hard fan.
 
Taking into account the issue of the length, I was very curious to check out Midnight Odyssey’s latest output, an EP entitled 'Closer to the Sky'. This new opus contains four tracks and lasts less than 35 minutes. I can safely say that any fan of the project will be exultant with the result. These four tracks contain all the characteristics that have made this project so loved. Each song has its own personality and specific details. The EP opener, "Souls Left Wandering", is the heaviest track of the EP. The composition sounds powerful as it combines some tempo changes in a masterful way. The keys play an important role as always, but they share the job with the guitars and the always present powerful vocals of Dis Pater. If someone is a newcomer to the project’s music, this piece would be a nice one to discover what it can offer. The solemn ambience, a characteristic of Midnight Odyssey, becomes even more magnificent in the following track, entitled "Lightning Fall". Just listen to the intro, and you will immediately feel mesmerized by the grandeur of Dis Pater’s talent with the keyboards. As majesty domains the full track, the pace is slower, but I can assure that you won’t get bored if you like this kind of music. "Closer to The Sky" is another beautiful composition which includes the already known clean vocals of Dis Pater, which I personally enjoy quite a lot. The work behind to create delicate and beautiful melodies is excellent as always. If I should complain about something, I would maybe mention that a heavier track would have been a good idea, based on the fact that the last track, entitled "Awakening", is a pure ambient one. If you want to achieve a perfect balance between the more aggressive compositions and the most atmospheric ones, it would have been a good idea to include a track with a more vivid pace.
 
All in all, and even taking into consideration this minor complaint, 'Closer to the Sky' is an excellent work by Midnight Odyssey. The achieved quality creating captivating atmospheres is top-notch again, and I am sure that it will please the fans of the genre. (Alain González Artola)
 
(I, Voidhanger - 2024)
Score: 85
 

domenica 14 luglio 2024

Ancient Guard - Nightfall Enthroned

#FOR FANS OF: Atmospheric Black Metal
Ancient Guard is a new project coming from Australia, led by the musician known as Nightwolf. From his various projects, Runespell is, by far, the most well-known. The aforementioned project has a very solid discography with five very interesting albums firmly rooted in the black metal genre. Based on this, it was interesting to see what he can offer with his new creation, which has caught the attention of the respected Iron Bonehead Productions, which is always something remarkable.

With Ancient Guard, Nightwolf doesn’t stray too far from the realms explored with Runespell, but this project is definitely a different monster. Ancient Guard clearly sounds more atmospheric in this EP debut entitled 'Nightfall Enthroned'. This initial effort consists of four pieces, three songs clocking in around 7 and 11 minutes, and a short piece that serves as an outro. You always want more, but these three compositions have more than enough to please the fans of the subgenre. Nightwolf leaves no room for doubt with the eleven-minute first track entitled "Dominion of Primordial Darkness". The title is cool and very fitting for the genre he explores here. This is a very interesting composition with strong pace changes and a great contrast between the furious and more blackish sections and the strongly atmospheric sections that dominate. The created ambiance sounds captivating and also a bit melancholic thanks to hypnotic guitar work. The mid-tempo sections of this track are particularly inspired and enjoyable. Ancient Guard’s mastermind seems to be comfortable with the most atmospheric and mid-paced compositions, as he masterfully shows in the song "Sepulchral Damnation", with a simple yet totally addictive melody that mesmerizes the listener. "A Moonscape Abyss" sounds more powerful in contrast, with a more energetic pace, although nothing that contrasts abruptly from the previous compositions. The atmospheric keys are the base, where the tasteful guitar work and Nightwolf’s raspy vocals reign. The riffing is again excellent and creates melodies that will satisfy fans of the genre for sure.

Debuting with an EP, especially if it is good, leaves you wanting more, but 'Nightfall Enthroned' is undoubtedly a very solid first step in the career of Ancient Guard. The elements found here, make this project interesting in the atmospheric black metal genre, and I hope that, sooner or later, a full-length album will come to confirm the potential of Nightfall's new endeavor. (Alain González Artola)

sabato 13 luglio 2024

Bríi - Último Ancestral Comum

#PER CHI AMA: Atmospheric Black/Trance
Devo arrendermi e ammettere che la proposta sonora della one-man-band brasiliana Bríi, è palesemente sconcertante quanto affascinante. La commistione di generi esibita nella loro ricetta musicale è spiazzante e per molte orecchie, poco avvezze alla sperimentazione, risulterà persino incomprensibile. 'Último Ancestral Comum' è la loro più recente uscita e fin dal primo brano ci si imbatte in un meltin' pot tra musica trance, ambient e atmospheric black metal, dalle tinte psichedeliche e space oriented. La produzione a bassa fedeltà, differenzia questo disco dalle precedenti release, e potrebbe non aiutare la comprensione totale di questo artista, al secolo Caio Lemos (aka Serafim), che già opera in altre band del settore tra cui Bakt, Rasha, Vauruvã, Kaatayra, coniugando una forte spiritualità e una profonda vena allucinogena che si esprime tramite il verbo del black metal più teso e atmosferico. Si parte con "Viajante Universal", un brano emozionale e di ottimo impatto, di oltre 12 minuti, che mette subito in chiaro gli intenti sonori del musicista brasiliano, il quale lavora molto di fino per mixare i generi citati, che sono così distanti fra loro. Quando si aprono le violente chitarre, per l'ascoltatore si apre un buco nero nello spazio, da cui si viene inghiottiti per entrare in un cosmo cervellotico e super emotivo. Nella seguente "Alienígena Interior", il viaggio continua in maniera più aspra e assume un sound al confine con il suicide black metal, tra urla lancinanti e ritmiche dal tiro infuocato per placarsi nel mezzo e riesplodere in un tripudio di melodia e violenza, quasi fosse una lunga intro degli Ozric Tentacles all'ennesima potenza oscura. Dieci minuti di grande crossover sonoro di ottima fattura. Quindi non farà clamore, cadere in un brano come "Ecos da Imaginação", che è un puro esempio di come la musica trance possa essere ancora suonata in un contesto intelligente e inserita in una lisergica cascata di suoni metallici, scream e derive black, per traghettare il disco alla canzone conclusiva, "Cada Canto do Universo", che sfugge dal mostrare la componente metal, a favore di risvolti etnici, in un suono che potrei facilmente mettere in relazione, per assurdo, agli stilemi degli Enigma, togliendo il canto gregoriano e ampliando il calore del folk latino, ma senza mai rinunciare a quella vena malinconica, cosmica e ipnotica intrinseca, che è presente per tutta la durata dell'album. Molto bello l'artwork di copertina, come lo è sempre stato per le uscite di Brii. In conclusione, possiamo guardare questo disco come un riassunto delle varie sperimentazioni fatte da Brii, nei precedenti album, con uno standard elevato dei brani, una ricerca dell'intreccio sonoro atta a spiazzare l'ascoltatore, l'utilizzo dell'elettronica e la ricerca di nuove strade ritmiche da usare come base di partenza. Un artista particolare per una musica ricercata e intelligente, per un genere che ha possibilità creative infinite. (Bob Stoner)

(Self/Flowing Downward - 2023/2024)
Voto: 74

https://flowingdownward.bandcamp.com/album/ltimo-ancestral-comum