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giovedì 20 ottobre 2022

Voidfire - W Cienie

#PER CHI AMA: Post Black
Dalla più orientale delle città polacche, Bialystok, ecco arrivare i Voidfire, una band che, sebbene di recente formazione, vanta in seno ex membri di Devilish Impressions, Hermh e Dying Vision. Il quartetto ci investe col proprio black melodico e sette nuovi pezzi che seguono a distanza di due anni il positivissimo debut, 'Ogień Pustki'. Il disco si apre con "Nadejście" e, come potrete facilmente intuire dai titoli, i testi sono tutti in lingua madre, rivolti verso tematiche di sofferenza emozionale. Torniamo comunque all'opener che si presenta con larghi tratti strumentali e una bella ritmica grintosa affidata ad una forma di black che ammicca al post. La prima associazione che ho fatto durante l'ascolto di 'W Cienie' è stata con i conterranei Entropia (non quelli di Bialystok ma quelli di Oleśnica), ma tra le trame di chitarra e lo screaming del frontman, ci ritroviamo ad ascoltare anche un notevole quantitativo di melodia. Niente di cosi avvincente a dire il vero, tant'è che quando parte "Niepewność", questa risuona immediatamente più interessante e forse un pizzico più originale, tra ritmiche sghembe, accelerazioni stile "fast and furious" e una buona dose di frustrate alla batteria, accompagnata da una robusta base ritmica. La voce, bella maligna, poggia poi su un sound costantemente in progressione che trova in un bridge in tremolo picking, ampie porzioni melodiche, per poi cedere ad un finale rutilante. "Rozmycie" è più compassata nel suo incedere desolato; quello che colpisce semmai è una costante ricerca di cambi di tempo e la voce di Krzysztof "Virian" Sobczak, qui in formato sussurrato, prima che la stessa viri verso una timbrica più gracchiante. I brani rimangono di lunga, lunghissima durata (e penso ai 14 minuti di "Cienie Szaleństwa") con medie che si assestano oltre agli otto minuti (fatto salvo per l'intermezzo strumentale "Wrota"). "Odchodząc W..." parte sparatissima e farà altrettanto attraverso un black ferale dai tratti epici (chi ha detto Windir?), interrotto solo da un brevissimo break atmosferico. La già citata "Cienie Szaleństwa" ci attende con il suo bel malinconico arpeggio e ancora la voce sussurrata del vocalist, ma non fatevi infinocchiare anche voi, perchè il brano esploderà nuovamente in una corrosiva e acuminata forma di black metal che ci accompagnerà tra saliscendi ritmici (incluso un suggestivo frangente atmosferico verso il decimo minuto e finalmente un signor assolo di quasi tre minuti nel finale - da incrementare il numero di assoli nel prossimo lavoro) fino alle note finali di "Oczyszczenie", un outro acustica che chiude questo secondo capitolo targato Voidfire e che apre al sottoscritto una certa curiosità nell'andare a riscoprire l'album di debutto. Voi intanto dedicatevi a questo. (Francesco Scarci)

(Szataniec - 2022)
Voto: 72

mercoledì 19 ottobre 2022

The Mañana People - Song Cycle, Or Music For The End Of Our Times

#PER CHI AMA: Psych Folk/Indie
Rimango sempre sbalordito quando incontro band di questo tipo e scopro che la loro provenienza il più delle volte è la Germania. Certo, in questa terra è nato il krautrock direte voi, quindi la psichedelia è di casa, ma la diffusione del psych folk, rimodernato e aggiornato ai nostri giorni, è cosa più in disuso di questi tempi, quindi, voi giurereste sul fatto che il folk psichedelico oggi, abbia trovato casa a Bonn? Dopo aver ascoltato questo duo tedesco, me ne sono convinto, ed è innegabile che in Germania esista un'anima psichedelica molto radicata. Sono rimasto affascinato dal modo intrigante di intendere la musica in questione da parte di questi due giovani musicisti, una commistione di voci e modi di fare del passato, filtrate da sonorità fresche, ricercate e moderne. Partiamo dal fatto che i "Fab Four" e i The Moody Blues hanno lasciato un segno nell'infanzia dei due giovani artisti, che il Paul McCartney dell'album 'Ram' sia uno degli imputati assieme al suo psichedelico amico John, che i richiami ai The Flamming Lips più pop e moderati siano indiscutibili, la presenza lontana del buon Syd Barrett, l'influenza e la precedente collaborazione con Bonnie Prince Billy e un'arrangiamento molto spesso degno delle visioni migliori del grande Nick Drake, fanno di quest'album un'ottima espressione di come si possa suonare stralunati oggi, senza cadere nel plagio o nella ripetitività, in maniera del tutto naturale e originale, creando un disco coloratissimo e vitale, caldo e brillante, proprio come se l'anno in corso forse il 1968. Impossibile dare un premio al pezzo migliore, visto che il disco scivola deliziosamente canzone dopo canzone con una facilità d'ascolto impressionante, tanta è la quantità di suoni e arrangiamenti cosmici presenti al suo interno, la sua orecchiabilità, e l'equilibrio tra forme retrò e soluzioni moderne è attraente e dona alla band un'identità forte e chiara. Tutto è al posto giusto e nelle giuste percentuali si dividono il folk, il country, il pop, la psichedelia ed il lato elettronico minimalista, con una capacità di riesumazione e restaurazione dei canoni di un genere che non sentivo così costruttivo dai dischi degli Scott 4 di fine anni '90, ed in tempi recenti nell'album 'The Brave and the Told' dei Tortoise proprio con Bonnie Prince Billy. Non solo nel comporre ma anche nel canto, i The Mañana People, sono degli autori formidabili, che generano liriche ad effetto, che possono spaziare dagli echi di Arcade Fire ai già citati Fab Four o The Moody Blues, con una facilità ed un'eleganza non comuni. Un disco da ascoltare e riascoltare più volte, un disco che si presenta come semplice prodotto folk, ma che al suo interno nasconde molto molto di più, un vero bosco incantato di suoni e rimandi musicali, un album consigliato a chi ama farsi sorprendere e farsi trasportare in altri mondi a suon di musica allucinata. Imperdibile per gli estimatori del genere. (Bob Stoner)

Gorguts - From Wisdom To Hate

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Death Metal
Questo è il quarto disco per i canadesi Gorguts che mi avevano lasciato letteralmente tramortito con il precedente 'Obscura', un album folle e visionario, figlio diretto del caos primordiale. Rispetto ad allora, il songwriting si è fatto meno inestricabile e dissonante, più digeribile, se mi passate il termine. Non fraintendete, si riconosce all’istante l’impronta della band, solo che questa volta il taglio dei brani è decisamente più scorrevole. Se questo sia un pregio o un difetto è cosa da rimandare al giudizio del singolo, quello che di certo si può commentare è come, anche senza il fascino delle contorsioni strumentali a sostenere le composizioni, i Gorguts rimangono una delle death metal band più convincenti in circolazione nell’underground. Da avere, senza dubbio.

(Olympic Records – 2001)
Voto: 70

https://www.facebook.com/GorgutsOfficial

domenica 16 ottobre 2022

Autopsy - Morbidity Triumphant

#PER CHI AMA: Death Gore
What can I say but: AUTOPSY! For having not been a fan throughout their career, I think this one warrants a "73" rating. A semi-raw production sound like most of the others. I suffice to say here that they have some fresh riffs, and the vocals are pretty brutal. A lot of the riffs are slow which is vintage Autopsy like their previous releases. The intensity is pretty up there and the lead guitar isn't bad at all. It's not overly sloppy, it's actually pretty well thought out. The guitars set the tone for the album and Chris behind the set/vocals seemed to be right on que. For a not so keen Autopsy fan, I can say that I like what's going on here.

I guess it's the vibe on this that makes it listenable. Just the intensity is there and the vocals are thundering. It's amusing what's going on here. Most of the tempos are slow and the overall length on this one is a little over 41 minutes. It could've been longer but they did pretty well on here. I know that this band has a good fan-base. I suppose that I never got into the vibe. But they show their self here and after all these years have made quite a good death metal album. With tempos fluctuating, they cover all aspects of their style. But they're still considered to be strictly a California based death metal band.

The production as I've stated is a bit raw but that's how they like it! I'd have to say in certain aspects the vocals are over-the-top screaming. I like how they fluctuate though. It makes it so that they diversify. I'm not sure what they're tuned to guitar wise probably the same as older albums. It sounds that way though. These guys are immortal! I'm glad that they've reformed in 2009 and they got a fan back in me. They're just different, not typical death metal. They have their own sound and melodies. I think that they're going to be making music for a lot longer now especially since they did well here.

Don't just stream this one, pick up the CD! It's worth supporting the band! That's what I did. I was unsure as to whether or not I would like it. Even other people I've said that I didn't like this. But upon a few more listens the energy sparked and it was worth its weight in AUTOPSY! Check this one out, I thought it is a bit better than 'Skull Grinder'. The music is better and of course it isn't better than their debut. It's probably better than most Autopsy albums I was just curious that's what ended up with me buying the album. I'm going to have to stock up on more of their discography! Take a listen to this one! (Death8699)


Inchiuvatu - Viogna

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Folk/Black
Inchiuvatu, sin dagli esordi è stato un progetto particolare, nuovo, dove l'unione tra tradizione siciliana, e tutto ciò che di buono può produrre la musica estrema (in particolare nel black metal veloce, intransigente, crudo), è studiata e intelligente. 'Viogna' è un'opera atmosfericamente varia, dove l’uso passionale e triste delle tastiere spicca, rispetto agli altri strumenti. In questo secondo lavoro di Agghiastru "sognatore" vi sono richiami al sound che sin da 'Addisiu' aveva creato, ma solo per quanto rigurada le chitarre. Anche in 'Viogna' Agghiastru è riuscito perfettamente a trasporre in musica le immagini espresse nei testi. Quindi, ascoltando i brani si ha l’impressione di essere al cospetto di un teatrino di marionette, non certamente spensierato e allegro anzi, ed attraverso delle metafore viene raccontato un po' il rapporto (in tutti i sensi) tra le persone. Visioni mistiche e tetre accompagnano questo coraggioso e intenso opus. Inchiuvatu è un’entità forte e viva nel panorama italiano, sempre in continua evoluzione, che va avanti fiera delle proprie radici.

Abythic - Eden of the Doomed

#PER CHI AMA: Death/Doom
Booooooom, anzi dooooom, quello proposto dai teutonici Abythic. La band della Westfalia, con cadenza quasi regolarissima (dal 2018 a oggi, escluso il 2020, hanno fatto sempre uscire un lavoro), tornano con questo 'Eden of the Doomed' e quello che è il loro genere, ossia un claustrofobico concentrato di death doom di scuola Asphyx. Lo confermano le note incluse nell'opener "Revelation from the Great Vastness Thereafter" con quel suo massiccio rifferama a cui si affianca una seconda chitarra, mentre la marcescente voce di MDB vomita dietro al microfono. Attenzione però perchè la proposta del trio tedesco racchiude anche una discreta dose di melodia che si accompagna a quei break atmosferici che caratterizzano questo e i successivi brani. Sia chiaro, come spesso scrivo, che non siamo di fronte a nulla d'innovativo, però il primo pezzo si lascia ascoltare piacevolmente nonostante quelle sue bordate ritmiche che sembrano evocare anche i primi Sepultura o i Bolt Thrower (anche per le parti pre-registrate di suoni di guerra). Si ricomincia con la battaglia anche in "Conquest of the One True Creed": riffone mastodontico, qualche guizzo di chitarra, vocione da orco cattivo (ma anche spoken words dopo un paio di giri di orologio), pause ritmiche, screaming disperati e scenari apocalittici che potrebbero adoperarsi alle terribili immagini di guerra che vediamo alla tv oggigiorno. E da qui si riparte ancora con vorticose ritmiche che ci portato a "Victory in Your Eden of the Doomed" e alla classica intro parlata di scuola Bolt Thrower. Poi, spazio ad una ritmica sinistra ed inquietante, mai veloce a dire il vero, con le chitarre che raddoppiano spesso e volentieri, mentre le vocals si confermano gutturali più che mai ad annunciare inesorabile il giorno del giudizio. (Francesco Scarci)

Cannibal Corpse - Bloodthirst

#FOR FANS OF: Brutal Death
What a killer album that has so many highlights to it! Brutal death metal like they always deliver but the riffs are just fantastic. And the vocals. Everything seemed to fit in on this release. It's one of my favorites from them! This one is a step-up from 'Gallery of Suicide'. The riffs are better and so are the vocals! It seems like this album has a lot of balls to it. Uncompromising death metal the whole way through. It just doesn't seem to let up at all whatsoever! The only drawback is that it's a little over 34 minutes, but intense nevertheless. I find not many flaws with the playing at all and Corpsegrinder's vocals go well with the guitar.

The songs were key to get into the guitar mostly. That crunch tone with guitars that are in B-flat tuning. Totally brutal! The sound quality was top notch. No mistakes there! This album was released almost 25 years ago and still is a top Cannibal release. A few hit-or-miss with this band though just a few flops in their entire discography. I like the Corpsegrinder era of Cannibal though there were a couple of good releases with Barnes on vocals. I would say 'Butchered At Birth' and 'Tomb of the Mutilated' were the best in the Barnes' era. I just don't think he has the range that Corpsegrinder has.

The production quality was superb and every instrument was in sync hands down! There's really nothing to dislike here especially with death metal fans. Some of my favorites from Cannibal besides the two Barnes was on (previously mentioned) but with Corpsegrinder 'The Wretched Spawn', 'Gallery of Suicide', 'Torture', 'A Skeletal Doman', 'Red Before Black' and 'Violence Unimagined'. So it's fair to say that the most consistent they've been with Corpsegrinder. This one is top and 'Kill' is another killer release by them. But it sucks that Pat O'brien is no longer with the band. Meth addiction rendered him insane!

I bought this CD. I'm not saying that you should too if CD's aren't your "thing" at this point. Most people just stream music which doesn't really benefit the band much. Cannibal has come a long way from their origin up until now. They're still kicking ass and 'Bloodthirst' is a monument. Everything seemed to fit musically and vocal wise. I would check it out if you haven't yet. Everything just conquered! They just needed it to be longer but I didn't take points off for that. think this is one of their top releases in the 90's Cannibal era. This is an album that's difficult to top! Check it out if you haven't already! (Death8699)


(Metal Blade Records - 1999)
Score: 86

https://music.apple.com/it/album/bloodthirst/56580241

Chaos Perversion - Petrified Against the Emanation

#PER CHI AMA: Death/Black
Quando di mezzo c'è la Sentient Ruin Laboratories, è sempre il caso di prepararsi al peggio. La psicotica etichetta californiana questa volta va a pescare in Cile la sua nuova malvagia creatura. I Chaos Perversion arrivano infatti da Osorno, nel sud del paese e 'Petrified Against the Emanation' rappresenta il loro secondo EP. Il duo sudamericano propone una forma di death black oscuro e ferale nella migliore tradizione dell'etichetta americana. Dopo una breve intro, ecco "Absorption Ascension Under the Vampiric Connection", un concentrato di abissale e furibondo death black, dove di abissale ci sono le gorgoglianti vocals del frontman Daniel Hermosilla che si collocano su una spaventosa e caotica ritmica death black, appunto. E tra rallentamenti alla Disembowelment, vocals catacombali, funambolici stop and go, si chiude un pezzo che racchiude fondamentalmente tutta l'essenza dei nostri. Si perchè, "From the Ominous Funerary Miasma - Initiation by Semitrance and Praxis of the Grotesque", la terza traccia, riparte da qui, da blast-beat lanciati a tutta velocità, brusche frenate e ripartenze, manco fosse il più tortuoso dei circuiti di Formula Uno. Il caos totale ci aggredisce nella title track almeno per i primi 90 secondi, per poi arrestarsi in un atmosferico break da incubo che evoca nuovamente le sonorità degli australiani Disembowelment in quel mitico lavoro intitolato 'Transcendence into the Peripheral' e più precisamente nella traccia "Excoriate", soprattutto nella ripartenza dove il lavoro alla batteria è a dir poco disumano. E aliena è anche la coriacea "Entangled in the Roots of Death", l'ultimo devastante atto che anticipa la chiusura affidata all'outro "Awakened at the Slaughterhouse" di questo secondo mordace atto dei Chaos Perversion. (Francesco Scarci)