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sabato 23 aprile 2022

Devotion - Necrophiliac Cults

#FOR FANS OF: Brutal Death
Upon listening to this release, I've noted that I actually like this one more than their follow-up 'The Harrowing'. It's dark and eerie death metal as I have taken a great liking to their guitar crunch tone. The whole 39 minutes of this release is absolutely brutal death metal! The vocals are dark and grim which goes along well to the music. The album is TOO fast it's more of a grim vibe to it. The leads were sick too alongside the rhythm guitar-work. I enjoyed this immensely. The sound quality did the album good too. I can honestly say that my "C" rating for this wasn't overly generous.

The music and vocals I liked the most on this entire album, but the drums were well played out too! What I like about the guitars is that they're sick and original as far as riff-writing goes. These guys take no prisoners, just the listener! But it isn't much of a prison when you're digging what you hear on an album! I think that they really are a diverse band and that just shows on this release. Yes I do like this more than 'The Harrowing' but both are well played out. Gruesome and vile throat the music just is fantastic too! There isn't really anything that I'd change on this release. They nailed it!

The production quality is just about perfection and everything you could hear including the bass and keys. I wouldn't modify any part of this album. They hit home with one killer release. The only caveat is maybe a few things...the sound of the drums (snare and double bass) as well as some of the rhythm guitar is a bit muddled. That's why I took some points off otherwise it's GRAND. As long as they're playing slow, the riffs are easier to decipher. But the tremolo picking is a little tough to transcribe on a treble clef. But this album is one onslaught of destruction to your eardrums! They got it right on here. Just some things to work on.

I went ahead and bought this CD on eBay but it is available both on Spotify and YouTube. You wouldn't think of a name for a death metal band would be "Devotion", but maybe it's the illusive oxymoron. Do show support for the band by getting the album. But if you want to stick to digital, at least take a listen and hear how it sounds. I thought that it would be good from hearing 'The Harrowing' but I actually like this one a little more than their current release. It's thicker and I like the production quality more. Check it out! (Death8699)

Agro - Ritual 6

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Thrash/Death
È la seconda volta nella mia lunga carriera di scribacchino che mi trovo a recensire una band proveniente dal Sud Africa, la prima fu con i The Ocean Doesn't Want Me. No, per favore non aspettatevi cinque uomini di colore che impugnano i loro strumenti e mettono a ferro e fuoco i palchi di tutto il mondo, gli Agro infatti (peraltro mai nome fu più brutto) fanno parte degli africani bianchi. A parte queste divagazioni etniche, 'Ritual 6' rappresenta addirittura il sesto lavoro (ad oggi sono otto) per il quintetto di Johannesburg: la band gode di una certa notorietà in patria che li ha visti suonare un po’ ovunque nei vari club, in tour con i Mortification nei maggiori festival del Sud Africa e Botswana, portandoli a vendere ben 10.000 copie solo nel loro paese. Dopo la parentesi questa volta geografica, veniamo alla musica dei nostri: diciamo subito che non siamo di fronte a nulla d’innovativo (quando mai), infatti il combo africano suona un thrash/death di discreta fattura, caratterizzato da riff di chitarra un po’ grossolani, sui quali si immettono piacevoli inserti tastieristici che dovrebbero stemperare l’arroganza delle ritmiche e il cantato growling di Cliff Crabb. Se vogliamo fare un paragone con una qualche band famosa, potrei immaginare la musica degli Agro come un ipotetico mix tra Pantera e Crematory, non disdegnando qualche puntatine in territorio Machine Head o Nevermore. Se non avessi saputo che l’album in questione fosse il sesto per la band, avrei creduto fosse il loro esordio, perchè ancora molte sono le sbavature soprattutto in ambito esecutivo; qualche buon’idea c’è anche nei 55 minuti che costituiscono l’album: "B.df.p." non è una song malvagia, ha delle valide soluzioni musicali, c’è soltanto da lavorare qua e là per limare le innumerevoli imperfezioni e “grezzure” che contraddistinguono questo lavoro. Con calma, non c’è fretta, intanto una sufficienza risicata, i nostri cinque sud africani se la portano a casa, in attesa di tempi migliori. (Francesco Scarci)

(Armageddon Music - 2006)
Voto: 60

https://www.facebook.com/agroband

Gong Wah - A Second

#PER CHI AMA: Psych/Post Punk/Indie
Li abbiamo apprezzati un anno e mezzo fa quando i nostri uscivano con il loro album omonimo. Tornano oggi i tedeschi Gong Wah, forti di un nuovo lavoro all'insegna di quelle sonorità kraut rock, elettronica e fuzzwave che avevamo avuto modo di apprezzare nel debut. 'A Second' segna il passo del secondo capitolo per la band di Colonia che vede ancora l'evocativa voce di Inga Nelke dominare il palco. E la proposta dei Gong Wah la si apprezza sin dall'opener, cosi gonfia, cosi melodica e trascinante. "Heartache Jean" corre che è un piacere e noi con la fantasia proviamo a starle dietro. "The Well" nel suo incedere pop rock ci porta nel mondo fatato dei Gong Wah, dove il basso magnetico di Giso Simon si unisce al fare seducente di Inga. Le percussioni darkeggianti di Nima Davari aprono "Consolation", una danza ipnotica che non potrà non coinvolgervi nel suo mood non troppo distante pure dallo shoegaze, in un brano che ha una progressione splendida e violenta, che la identificherà alla fine di questo viaggio, tra i miei brani preferiti del lotto. Sofferenza pura per la minimalista "Baby, Won't You Come Along", tiepida e inconsistente però nelle sue zaffate droniche. Più votata al post punk con venature elettroniche invece "Paint My Soul", ancora una volta coinvolgente nelle sue note quasi danzerecce, con la voce di Inga qui sopra gli scudi. E si arriva al momento del pezzo più lungo e strutturato del disco, "One Fine Day", otto minuti di commistioni sonore tra elettronica minimalistica, IDM, kraut rock e qualche ulteriore sfumatura che solo ripetuti ascolti potrebbero palesare. Ma questo è un altro pezzo favoloso di questo 'A Second', un disco in grado di celare ancora piccole perle tipo l'irruenta e sbarazzina "The Violet Room Track". Più ritmata invece "This Life", ed è in questo genere di brani che vedo più "normalità" nella proposta dei nostri, anche se, ancora una volta la voce suadente di Inga, ravviva un po' il tutto. In chiusura la ninna nanna affidata a "A Head Is Not A Home", una ballata che chiude questo stimolante e sperimentale lavoro dei Gong Wah. (Francesco Scarci)

(Tonzonen Records - 2022)
Voto: 76

https://gongwah.bandcamp.com/album/a-second

lunedì 18 aprile 2022

Fooks Nihil - Tranquillity

#PER CHI AMA: Vintage Rock/Psichedelia
Recensiti dal buon Bob Stoner un paio di anni fa col disco di debutto omonimo, tornano in sella i teutonici Fooks Nihil e il loro sound iper vintage che ci porta a cavallo tra gli anni '60 e '70 con un sound che potrebbe fare da colonna sonora a "Sulle Strade della California" o "Le Strade di San Francisco", due telefilm di metà anni '70. Perchè questo pensiero? Ho immaginato una visione dronica della West Coast, delle sue strade e delle sue spiagge, e in sottofondo questi psichedelici brani che a partire dalla bluesy "Lovely Girl", cosi ammiccante i Buffalo Springfield, si muovono lungo gli undici brani di 'Tranquillity', evocando qua e là anche Crosby Stills & Nash e soprattutto i The Byrds, letteralmente proiettandoci indietro nel tempo di cinquant'anni. Quello dei Fooks Nihil non sembra assolutamente un album concepito oggi, ma sembra tuttavia una raccolta di inediti di alcune delle band sopraccitate. Se vi piacciono questo genere di sonorità, che chiamano in causa anche i Beatles ("Mangalitza") e gli Eagles ("C.A. Walking"), non potrete farvi mancare l'ascolto di questo lavoro decisamente old style. Il mio brano preferito? Non ho alcun dubbio, "Elain", con quel suo mood alla Bob Dylan e quell'assolo conclusivo da urlo. Menzione conclusiva per "Pictures of You", un brano dal rilassatissimo e forte "sabor latino" che incanta per quel suo scherzoso fare che mi ha evocato "Piranha" di Afric Simon. Si insomma, non propriamente un album da Pozzo dei Dannati, ma per una serata in allegria, 'Tranquillity' può andare alla grande. (Francesco Scarci)

Slayer - Repentless

#PER CHI AMA: Thrash/Speed
Nonostante gli avvicendamenti significativi (la sostituzione di Lombardo con un oplita che prende il nome di Paul Bostpah; il decesso del chitarrista Jeff Hanneman, si dice, per le complicazioni conseguite al morso di un ragno; un nuovo produttore e infine pure una nuova label), i maniscalchi del chainsaw-metal riuscirono a mettere insieme il consueto crogiolo di apocalisse, disperazione, superominismo ("Inject the system with something new / A social terror to lead the few...") e randellate sul muso transitando con coraggio e disinvoltura dal thrash-con-parecchio-speed-e-un-po'-meno-sludge di "Repentless" al thrash-con-parecchio-sludge-e-un-po'-meno-speed di "When the Stilness Comes". L'obiettivo di quest'ultimo album era dichiaratamente quello di gettarsi dietro le spalle certe recenti ingiustificabili nu-merdate per tuffarsi di nuovo tra le ascelle pelose e discutibilmente nettate appartenenti a orde di patetici veterometalloni tutt'ora piagnucolanti sul vinile di 'Reign in Blood'. Strano che nessuno abbia avvistato Rick Rubin nei paraggi. Molto strano. (Alberto Calorosi)

(Nuclear Blast - 2015)
Voto: 72

https://www.slayer.net/

Immortal - Sons of Northern Darkness

FOR FANS OF: Black Metal
I hear no flaws on this entire album. They were sticking with the blackened metal in the black metal genre. The main this is the thrash-filled guitars with the dark atmosphere. Just taking note of this and it being 20 years old I'm that behind! Though I'm not far behind in the Immortal discography except for this one. Sucks that their status now is "disputed" though I did like 'Northern Chaos Gods'. Maybe their status will change but Abbath is gone doing his own work in his project. Curious to hear what his follow-up from 'Outstrider' will be. The groundwork was laid with Immortal now he's done with this band.

All the tracks were good that crunch tone on the guitars is so Immortal-esque. That was probably date back to 'Blizzard Beasts'. But this production was quite good and everyone did a great job with this one. Totally "them" and this is when Iscariah was on bass. He didn't last too long with the band but he did well on the bass duties. Tempos by Abbath were varied but nevertheless solid! He's who made Immortal who they are Demonaz on 'Northern Chaos Gods' made a good effort though. I still think that 'At the Heart of Winter' is one of their tops despite some flaws in the guitars and production. The riffs were great!

On here, since the production was awesome it made the music way electric and more than tolerable. If Immortal never lifts their status, 'Northern Chaos Gods' is a good good-bye from the band to fans. I don't want to close the door yet, but I'm going to seemingly have to. Abbath has moved on with no real intentions of getting back together with the band. He had a good career with them and on here the riffs are amazing that thereof. And the vocals in a realm of their own. Tough album here to duplicate and they've yet to do so. The only things that I'd change are some of the lead guitar work. The rhythms, sure are solid. Just the leads.

From overlooking this one for 20 years, I'm glad that it's a part of my collection. I'm sure Immortal fans HAVE NOT overlooked this one. It's filled with all sorts of good songwriting. And a perfect score it was well deserved of. All the way, good music. These guys in their day tore it up. 'All Shall Fall' and 'Damned In Black' a few others that were good besides my favorite which I mentioned that being 'At the Heart of Winter'. Just expect top notch playing on here with variety as such it portrayed as well. Don't wait any longer if you have this album is one that is a great in its own! (Death8699)

(Nuclear Blast - 2002)
Score: 90

https://www.immortalofficial.com/

Glasgow Coma Scale - Sirens

#PER CHI AMA: Kraut/Post Rock
Terzo lavoro per i Glasgow Coma Scale, band originaria di Francoforte con un nome dal moniker alquanto strano, poiché il suo significato lo possiamo trovare nel fatto che, la scala di Glasgow, sia una scala di valutazione neurologica utilizzata dai medici per tenere traccia dell'evoluzione clinica dello stato di un paziente in coma. All'ascolto della loro musica direi che si percepisce bene il perchè di tale nome, visto che per certi aspetti il loro sound avvolge completamente l'ascoltatore e come buon album di musica postrock strumentale predilige l'uso di parti emozionali, composizioni colme di atmosfere cristalline, magiche,ed introspettive. Giocato su continui intrecci chitarristici che caratterizzano oggi più che mai il suono della band tedesca, di fronte ad una struttura compositiva consolidata, che tende ad evolversi verso i lidi cosmici di certe creazioni dei 35007, l'intero album è omologato su di una costante lunghezza d'onda, in modo da sostenere un perfetto filo conduttore musicale e permettere così a chi ascolta di addentrarsi in lunghi viaggi sonori pieni di luci e colori, ma anche di melodie più cupe e talvolta, esplosioni di natura quasi prog metal ("Magik"). Il disco è complesso, a volte mi sembra quasi di sentire una versione più soft dei The Fine Costant, con meno ossessione verso il virtuosismo. Qui il suono così preciso e puntiglioso mi rimanda al progetto di Sarah Longfield, ma anche agli Airbag, se solo fossero un combo strumentale. Le canzoni sono tutte piuttosto lunghe come del resto l'intero album, la produzione è molto buona e l'ascolto è, come di consuetudine per la band teutonica, piacevole, fluido e sempre interessante. Rock indipendente prevalentemente d'atmosfera quindi, con puntate nel prog di casa Marillion unite a certe intuizioni musicali dei Laura, come l'intro di "Underskin", che con l'aiuto di tastiere e programmazione (bello il trucchetto del togli corrente al brano con ripresa al minuto 2:13), che assieme alla strumentazione classica del mondo del rock, permettono di ottenere un mood complessivo d'impatto emotivo costante, omogeneo e coinvolgente. "Underskin" è forse la traccia più rappresentativa della loro visione artistica che tende a non essere mai pesante, anzi, si evolve in soluzioni di continua espansione, e questo richiede un ascolto molto certosino, per cogliere tutti gli aspetti di forma e cura che stanno dietro a questo ottimo progetto nato nel 2014. Ottimo il finale affidato alla title track che coglie un bel rimando a certe cose dei Pink Floyd più recenti. In un mondo, quello del post rock, dove è sempre più difficile ritagliarsi uno spazio di vera originalità, i Glasgow Coma Scale riescono a trovare una propria vena identificativa, lavorando molto bene su di una formula che da tempo sperimentano, fatta di fine equilibrio tra gli strumenti e gli spostamenti sonori continui che si snodano in forma naturale in elaborate composizioni, ricche e piene di pathos che si fanno subito apprezzare. Disco intenso, da ascoltare con attenzione e tranquillità. (Bob Stoner)

Varathron - The Lament of Gods

#FOR FANS OF: Hellenic Black
The Hellenic scene is one that I truly love to revisit when it's possible, especially if we are talking about one of the big ones of that scene. I reckon that every fan of black metal knows Varathron, as they are considered one of the most classic acts of the extreme metal scene of their country, alongside with Rotting Christ and Septic Flesh. Varathron was founded in Athens in 1989, and as you may expect several line-up changes has occurred since the band inception. Stefan Necroabyssious is the sole original member remained, nowadays accompanied by other four musicians who can also be considered long-time members, as the majority of changes were made in the '90s. The band carved its legendary status with its seminal albums 'His Majesty at the Swamp' and 'Walpurginacht', although they haven´t been particularly prolific releasing full lengths, as they have taken long periods of time between some of the albums. In any case, the wait between those albums were eased with the release of some splits, compilations, and for example an EP called 'The Laments of Gods', which is the effort I am to review today.

'Laments of Gods' was originally released in 1999, during the longer period of time without a new album from Varathron, that lasted nearly a decade. This EP consists of four new tracks and a Merciful Fate cover. What we can find here is the personal sound of this band quite well-represented, with a generous dose of keyboards. It doesn’t reach the level of excellence of the previous albums, but in terms of quality, it is a very enjoyable work. Varathron’s vision of black metal here is the one we can expect from the Hellenic scene, creating songs which combine the rawness of the genre with the trademark strong melodic sense of the Greek scene. With Varathron, the melodic tone is reinforced by the presence of a permanent keyboard player at that time, whose instrument is quite present through the whole EP, and gives a baroque touch to the band’s music. Just give a listen to the beautiful track "Beyond the Grave", where the synths and pianos play a major role with some excellent melodies, combined with Stefan’s raspy vocals and a solid rhythmic base. Even though, as mentioned, the keys are the leaders by far making this song a quite symphonic influenced one. In any case, I like how the guitars, with their rough tone, and the ripped vocals, make a great contrast with the most atmospheric tone of the song. In general terms, the rest of the songs also have a quite strong melodic touch. The keys are generally present, but the balance between the guitars and the keys is more equal. The riffing is more present as you can notice in the EP opener "Fire Spell-Forbidden Lust", where the pace is mainly focused on the mid-tempo rhythm, with even some slow passages at times. The idea is to focus on creating songs where the riffs and the keys have room to create good melodies without having to focus on speed and brutality. The second song "Warrior’s Nightmare" is a bit heavier and probably the hardest one of this EP. The song has a more impetuous touch with even slight moments of a speedier pace, but without quitting from the general tone of this work. The aforementioned rough toned guitars have this time the main role with a greater margin, being the keys in this case almost absent. The recent re-release of this EP, made by Vic Records, comes with three extra songs form the 1997's demo 'Sarmutius Pegoru', which is a great addition.

In conclusion, 'Laments of Gods' is not a masterpiece, but a quite good work with a bunch of songs that every fan of Hellenic black metal should enjoy. (Alain González Artola)


venerdì 15 aprile 2022

TesseracT - Regrowth

#PER CHI AMA: Djent
La guerra scatenata dalla Russia in Ucraina spaventa il mondo. Le iniziative a sostegno dell'Ucraina però si stanno moltiplicando a vista d'occhio, anche in ambito musicale. Gli ultimi a darne esempio sono i TesseracT che hanno annunciato l'uscita di 'Regrowth', uno speciale "double A-side", come da loro definito, per raccogliere fondi per aiutare la gente ucraina e non solo, anche altre crisi umanitarie in giro per il mondo. E allora, anche se i brani sono solo due, ma è in arrivo un nuovo full length da parte dell'act inglese non temete, perchè non dare intanto una mano, contribuendo al sostegno della causa, e nel frattempo vi godrete un paio di pezzi nuovi in classico TesseracT style, ossia un djent di buonissima fattura, il cantato inconfondibile di Dan Tompkin, quel basso tonante scatenato in "Hollow" che avevo amato fin dal debut 'One', e quelle chitarre liquido-eteree che si palesano in "Rebirth". I TesseracT rimangono dei fighi, una versione decisamente più catchy dei Meshuggah, ma comunqueuna band che oltre ad essere fenomenale musicalmente parlando, ora si conferma anche estremamente intelligente. Ma non ne avevo dubbi. (Francesco Scarci)

giovedì 14 aprile 2022

Destruction - Diabolical

#FOR FANS OF: Thrash Metal
On the first few hearings, I figured this is going to be another "recycled" Destruction album but it grew on me! The only founding member left is Schmier as Mike departed from the band after being a founding member for 39 years. Some of the material on here remind me of 'Release From Agony' as some riffs are similar to that title track way back then. The album itself is somewhat brutal in the sense of thrash brutality. It's not as hard as 'Born To Perish', but it still has its highs and lows. I enjoyed the whole album though despite the fact that it's hit-or-miss with the songs themselves. They really haven't invented anything new.

I still dig Schmier's vocals over the music it's sounding pretty good! I think that he's the driving force in the band. They're never going to play another 'Infernal Overkill' or the EP's 'Mad Butcher' and 'Eternal Devastation'. But the fact that they're still around making music is impressive. I suppose once you've got the fire it stays and even if it doesn't at least it's relatable at least the anger and fury in metal. The leads on here are pretty impressive. They remind me of their old guitarist Harry Wilkens. Now that guy can shred! But Damir does a good job on his own ground with some of fury!

The studio recording sounds pretty solid. The fact that Mike didn't show up means that they've done what they can for this album and he's out. Schmier's comment about Mike not looking healthy is right. He didn't want to change his lifestyle even at the age of 56. It's creeping up on him and it's time for the new generation of Destruction with a solid lineup. The whole album sounds solid in respect to its quality. They really tore it up but like I said not as hard as 'Born To Perish'. Still, it's got some sick riffs and leads. That being said, they still have time before they hang-it-up totally and retire. I mean Metallica is talking retirement too!

I had to order this one on CD because I enjoyed what they sounded like on here. There was one cover song by the punk band GHB the final track on the album. Destruction is showing success in the charts hitting up there! Amazing, they just released this and it's already soaring! I'd have to congratulate on another solid studio album! Wondering about the touring that they're going to be doing. If you're into thrash or some of Destruction's previous works, I'm sure you'll like this. Even though it's sort of like I said "recycled" but it still has a long of good songs on it. Check it out today! (Death8699)


(Napalm Records - 2022)
Score: 75

https://www.destruction.de/

The Flying Norwegians – New Day

#PER CHI AMA: Country Prog Rock
Qualche mese fa abbiamo parlato della ristampa del fortunato secondo album, intitolato 'Wounded Bird', del 1976, di questa band scandinava, che come si può immaginare dal loro moniker, è norvegese di nome e di fatto, ma che musicalmente amava definirsi semplicemente come americani di Norvegia. Oggi parliamo invece del loro disco di debutto del 1974, ristampato e rimasterizzato sempre nel 2021, e che farà la felicità degli estimatori della musica folk e country americana, molto popolare nel periodo che oscilla tra i tardi anni '60 e i primi '70. Come detto nella precedente recensione, il gruppo guidato dal chitarrista Rune Walle e dal batterista Gunnar Bergstrøm si affaccia al mercato di fine anni '70, con un ottimo debutto discografico, anche se per il sottoscritto 'Wounded Bird', rimane il mio preferito di sempre. In questo album si fondono come al solito i vari sentori e suoni di riferimento che hanno influenzato il combo norvegese. Il country degli immancabili the Flying Burrito Brothers, gli Eagles, Crosby, Still & Nash, che si alternano con brani, come l'apripista "Young Man", che mostra una sezione ritmica molto spiccata in salsa molto funk, e nella conclusiva "It Ain't Just Another Blow", dove la band di Bergen, si muove agevolmente con melodie allegre da polveroso saloon del vecchio West. In mezzo, un'infinità di chitarre, banjo, pedal steel, wah wah ed evoluzioni sofisticate, proprio come le creazioni dei coloratissimi The Flying Burrito Brothers, lontani anni luce da chi intende il country un genere poco ricercato e piatto. Composizioni ricche e dinamiche, che non disdegnano la presenza di qualche intromissione anche nel soul, nel blues e nel progressive rock, magari nelle sue forme espressive più soft, ma comunque intelligentemente strutturato. Il sound padrone, rimane quello delle grandi praterie americane, ballate solari e libertà, con escursioni anche nella psichedelia, come nell'intermezzo di "Those Were the Days", dove da classica country song si trasforma in una specie di evoluzione ritmica dai tratti caraibici e funge quasi da precursore alle strade percorse più tardi dal geniale David Byrne. La riedizione del disco gode di un'ottima sonorità, fedele all'originale, con suoni caldi e pieni, ma che, allo stesso tempo, suona nuova come se l'album fosse stato registrato ai giorni nostri. L'intera atmosfera del disco è molto rilassante, ed il gusto di starsene sdraiati in poltrona ad ascoltare le molteplici peripezie chitarristiche sparse qua e la, un po' in tutti i brani, sarà la gioia di molti amanti del suono equilibrato e ad alta fedeltà. Come ho detto in precedenza, li preferirirò nel disco successivo, ma non posso dire che anche questo intenso, lungo primo lavoro, non sia un grande disco e che, fin dal primo ascolto, per un vero intenditore di musica, sia un'opera che veramente vale la pena di ascoltarla tutta d'un fiato e ad alto volume! (Bob Stoner)

The Sea Shall Not Have Them - Debris

#PER CHI AMA: Post Rock/Ambient
Per chi non ha ancora le orecchie sature di post rock semi-strumentale, ecco che un po' di nuova musica arriva dall'Australia, un luogo che sembra essere la fucina perfetta per questo genere musicale. Loro sono un duo, si chiamano The Sea Shall Not Have Them e 'Debris' è il loro secondo album che arriva a sette anni distanza dal loro debut 'Mouth'. Quando c'è post rock e Australia poi, non si può non citare la Bird's Robe Records che ne produce quasi tutte le uscite. Il lavoro dei nostri include otto tracce che con l'iniziale traccia omonima, mi prende il cuore, lo lacerano con un condensato di musica estremamente malinconica e lo lasciano accartocciato per terra come un feto abbandonato per la strada. Non un'immagine piacevole, me ne rendo conto, ma l'effetto forte e commovente della musica dei The Sea Shall Not Have Them ha generato in me queste immagini tremebonde. Con la successiva "Lower the Sky", dove compare il featuring di Ed Fraser alla voce, ci troviamo di fronte ad un brano enigmatico, introspettivo e irrequieto, dal flavour tipicamente new wave, contraddistinto da una pulsante linea di basso. Figo. Peccato poi che la band torni fin troppo a normalizzarsi con "YXO", un brano che francamente ha ben poco da offrire nella sua minimalistica ritmica ridondante. Già meglio "Splinters" che trae nuovamente linfa vitale da sonorità new wave, anche se questo insistere con i medesimi giri di chitarra (cosa che accadrà anche nelle successive "Everything Melts", dove peraltro ci sarà l'ottimo featuring alla chitarra di Ian Haug dei Powderfinger e nella noiosetta "Ash Cloud") non è che giovi parecchio alla lunga ai nostri. In chiusura ecco "Underneath", l'ultimo psichedelico atto di un disco a tratti intrigante, in altri frangenti forse troppo normale. Spunti interessanti se ne trovano qua e là a dire il vero ma io avrei osato un pizzico in più. (Francesco Scarci)

mercoledì 6 aprile 2022

Taumel - Now We Stay Forever Lost in Space Together

#PER CHI AMA: Dark/Jazz
Il buon Bob si era divertito a recensire il debut album dei teutonici Taumel, sempre in bilico tra doom, dark e psych jazz. E cosi ero curioso anch'io di mettermi alla prova con la stravagante creatura di Jakob Diehl, lo "Sconosciuto" della serie Dark, che torna con la seconda parte del ciclo musicale chiamato 'TRAUM'. Questo secondo capitolo, dal breve titolo 'Now We Stay Forever Lost in Space Together', racchiude cinque nuove oscure e psichedeliche visioni del poliedrico artista tedesco. L'album si apre con "Now" che nei suoi suggestivi giochi di chitarra mi evoca immediatamente i Pink Floyd. Le analogie con la band inglese e tutto il seguito che si è portato dietro nel tempo, sono tangibili nei chiaroscuri del quartetto di Rheda Wiedenbrück, con sonorità che potrebbero essere accostabili anche alle colonne sonore prodotte dagli Ulver, quelle di 'Lyckantropen Themes' e 'Svidd Neger', tanto per capirci, anche se quanto composto dai Taumel suona decisamente più pensato ed articolato nella sua stravagante forma musicale. "We Stay", la seconda song, ha un piglio decisamente più improvvisato anche se la sua prima parte potrebbe essere usata come colonna sonora per il mio funerale. Dal terzo minuto in poi, le atmosfere si fanno più stralunate, e quanto messo in scena sembra più frutto di una jam session che altro, un incontro tra artisti jazz, kraut, doom, blues, psych e chi più ne ha più ne metta, visto che non sarà cosi semplice accostarsi a tali sonorità. E non importa che il tutto sia esclusivamente strumentale, i vari strumenti esplicano qui il ruolo di mille voci differenti. Con "Forever", l'atmosfera si fa ancora più noir: mi immagino uno di quei locali fumosi anni '60, con un sassofonista che suona minimaliste melodie di un altro tempo, mentre la gente attorno non si accorge di quell'omuncolo che in realtà è un artista fenomenale che ahimè nessuno comprende. E quel senso di vuoto che risiede nella sua anima si manifesta attraverso suoni glaciali e al contempo caldi, difficile da spiegare, ancor di più da capire. È con "Lost in Space" che si parte invece per galassie lontane, dove il propellente è rappresentato da strambe melodie aliene espletate da inaspettati strumenti musicali in mondi surreali che sembrano dipinti da Salvador Dalí, De Chirico o più recentemente da Willem den Broeder. Il disco chiude con "Together", l'ultima stravagante espressione musicale di 'Now We Stay Forever Lost in Space Together' (l'avevate notato vero che il titolo del disco non sono altro che i titoli dei brani?), in un viatico triste e deprimente di sonorità surrealistiche tra il suono di una tromba ed effetti vari che sanciscono la genialità di un ensemble quasi unico nel suo genere. (Francesco Scarci)

Soonago - Fathom

#PER CHI AMA: Post Metal Strumentale
Quando c'è di mezzo la Kapitän Platte, di solito c'è da aspettarsi qualcosa fuori dagli schemi. Anche questa volta l'etichetta teutonica ci porta in casa propria ad ascoltare questo nuovo album dei Soonago, intitolato 'Fathom', attraverso quattro pezzi piuttosto lunghi. Ci imbarchiamo in questa avventura, premendo il tasto play del lettore cd, per poi sprofondare nelle melodie metalliche di "Evac", un brano potente, decisamente melodico, ahimè strumentale e dotato di un forte retaggio post rock nel suo scheletro musicale. E su quelle architetture raffinate, sorrette peraltro da onirici break atmosferici, i nostri impongono le loro devastanti (ma sempre accattivanti) linee ritmiche che troveranno il massimo sfogo in un dirompente finale. Le cose si fanno ancora più interessanti con "Besa", una song che corre via veloce (si fa per dire, visti i suoi 13 minuti) tra alti e sonanti vortici ritmici, cambi di tempo, rallentamenti vari, flussi emozionali grondanti vagonate di malinconia, complice una sezione d'archi che si prende tutta la scena dopo cinque minuti e prosegue vibrante fino al termine del pezzo, in una girandola di emozioni, ideale per il mio stato d'animo di oggi. Cala la notte, arrivano le lenti e sensuali melodie di "Apophenia", morbide come una carezza rassicurante sul viso rigato da lacrime di dolore. Quel dolore che sembra cedere il posto ad un più epico inno di gioia che esploderà nel corso di una traccia comunque inquieta, come quella stessa inquietudine che alberga nella mia anima. È il disco che dovevo ascoltare oggi, non ci sono più dubbi, nemmeno quando nelle casse irrompe la title track e quelle sue più stralunate melodie che sembrano aver a che fare molto meno con quanto ascoltato sin qui. Ero certo che in un modo o nell'altro i Soonago mi avrebbero colpito con un fare diverso, fuori dai soliti canoni del post rock e questa traccia rappresenta la dimostrazione più lampante di un disco che non sarà l'emblema dell'originalità, ma che certamente lascia ascoltarsi per la sua eleganza, potenza, emotività, a cui aggiungerei anche la presenza di un certo Magnus Lindberg (Cult Of Luna) dietro alla consolle. Ben fatto! (Francesco Scarci)

(Kapitän Platte - 2022)
Voto: 75

https://soonago.bandcamp.com/

Crust - Stoic

#PER CHI AMA: Black/Doom/Sludge/Post
Con un moniker del genere che cosa vi aspettavate, dite la verità? La band originaria di Veliky Novgorod ci spara in faccia otto pezzi che dall'iniziale title track giungono alla conclusiva "Desert", attraversando le paludi fangose dello sludge, le inquietanti atmosfere doomish, il tutto senza disdegnare brutali scorribande post black e death. Eccovi presentato in poche righe quanto ritroverete durante l'ascolto di questo terzo lavoro dei russi Crust, intitolato 'Stoic'. Se l'opener è un connubio di un po' tutti i generi sopraccitati, la seconda "Watching Emptiness" ha un piglio decisamente più atmosferico e introspettivo, muovendosi nei paraggi di un death doom emozionale, in grado di richiamare i primi Paradise Lost, attraverso un sound cupo ma costantemente accattivante, nonostante gli oltre dieci minuti di durata (anche se gli ultimi due sono piuttosto inutili). Con "A Blind Man in Darkness" si torna a galoppare alla grande con un riffing più teso, articolato, a tratti anche decisamente più ostico da digerire, sebbene numerosi tentativi volti a rasserenare gli animi, con parti più atmosferiche. Per un ripristino delle funzioni cerebrali, arriva però l'acustica di "Willow Forest", un breve intermezzo in grado di metterci in pace col mondo. Da qui si riparte con la seconda parte del cd e un trittico formato da "Plague", "Darkness Becomes Us" e "Anhedonia" che sembrano restituirci una band più tonica ed ispirata tra le dirompenti e melodiche ritmiche post black della prima, il black dissonante della seconda (uno dei pezzi forti del disco) e il doomish black della terza (un altro brano davvero interessante), che ci accompagnerà fino al finale affidato alla strumentale e più pacata "Desert", un pezzo che per il suo ipnotico impianto ritmico, potrebbe addirittura evocare "Angel" dei Massive Attack. Alla fine 'Stoic' è un disco che lascia qualcosa dentro che mi ha spinto più volte ad un ascolto più attento dei Crust. (Francesco Scarci)

(Addicted Label - 2021)
Voto: 74

https://crustband.bandcamp.com/album/stoic

Phalanx Inferno/Melek Tha - Order of Eternal Indifference

#PER CHI AMA: Death & Ambient
Un'abbinata alquanto stravagante quella formata dai deathsters americani Phalanx Inferno e dall'entità ambient francese Melek-Tha. Ecco, la domanda che mi è sorta spontanea durante l'ascolto di questo 'Order of Eternal Indifference' è stata perchè combinare due generi cosi diversi tra loro in uno split album, considerando che chi ama il death nudo e crudo, difficilmente apprezzerà anche il drone ambient. Fatte queste dovute premesse, mi accingo ad analizzare questo lavoro di dieci pezzi che si aprono con il recitato inquietante dei Melek-Tha nell'opener "Codex Gigas of Judgement Phase: Alpha Phase 1", ideale per iniziare quella tempesta metallica che si scatenerà da li a breve, nelle successive quattro devastanti tracce dei Phalanx Inferno, in un susseguirsi di pezzi che dalla "morbid angeliana" "Diminished Dominant" arriva tra saliscendi ritmici, assoli al fulmicotone, growling vocals che si alternano a demoniaci scream (ascoltare la breve "Broken Spirit March" per capirne di più) fino alla quarta e più dinamitarda, "Sanguine Chasm". Quello che succede dopo questa traccia ha però dell'assurdo, visto che si passa da un brutal techno death ad un liturgico ambient che vede alternarsi spoken words con fiumi di sintetizzatori e sonorità industriali a dir poco alienanti, causa un reiterato loop strumentale (ascoltatevi "Gloire Aux Tenebres"). Il cd si fa anche più ostico ove la durata dei pezzi raggiunge vette quasi fastidiose, tipo nei tredici minuti di "Le Grand Requiem Des Impies", dove francamente inizio ad annoiarmi dopo soli pochi giri di orologio e dove auspico di raggiungere la fine del mio ascolto quanto prima. Forse il mio collega Bob Stoner avrebbe apprezzato maggiormente simili sonorità dark dronico ambientali, il sottoscritto decisamente no, soprattutto dopo essersi sparato quella dirompente violenza death dei primi pezzi. Per me, questo fusion album non va bene per niente perchè rischia di non soddisfare i palati di nessuno con un lavoro che alla fine contiene due generi troppo distanti tra loro. (Francesco Scarci)

domenica 3 aprile 2022

Allfader - At Least We Will Die Together

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Black/Death
Quando uscì quest'album mi domandai se gli Allfader potessero essere gli eredi degli immortali At the Gates? Difficile da dirsi, però sicuramente la band norvegese aveva le carte in regola per diventare una star in ambito death estremo. La band originaria di Mo I Rana rilasciò un Mcd nel 2002, 'From the Darkest Star', edito dalla Rage of Achilles che gli valse il contratto con la francese Osmose Prod, per il qui presente 'At Least We Will Die Together'. Forse sono un po’ troppo entusiasta dopo i vari ripetuti ascolti a questo lavoro, però devo ammettere che l’esordio del quintetto scandinavo mi ha lasciato senza parole. All’apparente violenza death sprigionata dal combo si affiancano una serie d’influenze che rendono la proposta dei nostri brutale, ma allo stesso tempo, oscura e melodica. La musica degli Allfader fonde gli insegnamenti degli At the Gates con quelli dei Dissection, liberando suoni pesantissimi, un mix di death e black, sui quali si inseriscono fraseggi dal chiaro sapore heavy metal. La band è una furia nei ritmi veloci, ma quando rallenta impreziosisce il proprio sound con aperture melodiche, quasi epiche, che pescano addirittura dal black sinfonico di 'The Archaic Course' dei Borknagar, ma anche dalle cavalcate che hanno reso famosi gli Iron Maiden. Stupende le tracce "This Blackened Heart" con i suoi cori epici e malinconici, e "Into Nothingness" con un coinvolgente assolo conclusivo e un’alternanza vocale tra voci demoniache e pulite, a dimostrazione del totale dinamismo di una band che prometteva davvero bene per il futuro. Cinquantadue minuti di musica aggressiva, melodica e travolgente, eseguita con classe, da cinque ragazzi dalle enormi potenzialità tecnico-compositive. L’album, registrato egregiamente agli Hansen Studios, vedeva peraltro il contributo di Jacob Hansen non solo dietro alla consolle, ma anche come backing vocals in un paio di brani. L’ascolto è pertanto dovuto. (Francesco Scarci)

(Osmose Productions - 2006)
Voto: 76

http://www.allfader.com/Allfader/Allfader.html

sabato 2 aprile 2022

Old Sea and Mother Serpent - Chthonic

#PER CHI AMA: Sludge/Doom
Quattro brani per oltre settanta minuti di musica, mica male, anche se la montagna da scalare non è certo di quelle cosi semplici e banali. 'Chthonic' rappresenta l'opera prima dei moscoviti Old Sea and Mother Serpent che nel 2012 rilasciavano questo mastodontico lavoro autoprodotto (la versione nelle mie mani è il digipack del 2013), per poi lasciarsi un tempo di gestazione per il successivo 'Plutonian' di ben nove anni. La proposta del duo è all'insegna di uno stoner doom che dire solido e compatto, potrebbe suonare quasi eufemistico. Il lavoro apre con la sporca e sludgy "She of the Black Scale" che per 18 minuti risuonerà con il suo tribale tambureggiare, accompagnato da una voce graffiante e da chitarre belle possenti. Quello che potrebbe far impressione è il relegare ad un paio di righe la descrizione di siffatta mole musicale visto che fondamentalmente il pezzo, a parte un assolo di notevole impatto melodico nella parte centrale, ha ben poco altro da raccontare. E se volete questo rischia di essere anche il limite delle restanti canzoni, ossia presentare durate infinite ma poi, a fini pratici, non contribuire a regalare nulla di cosi interessante e originale. Ci riprovano i nostri con la successiva "The Haunt", ed un inizio ritmato al limite della ridondanza sonica. Qui ritroviamo voci registrate in sottofondo, una serie di cambi di tempo che sembrano più una lezione di avvicinamento ad un genere comunque ostico e poi finalmente ricompaiono le vocals, forse l'elemento più positivo dei nostri, visto che la batteria troppo affidata ai piatti, finisce per stizzirmi dopo otto giri di orologio. Qui infatti un duplice psichedelico assolo rabbonisce i miei sensi e mi consente il proseguimento dell'ascolto. Dei quattro brani, il picco più alto da scalare è quello però rappresentato dagli oltre 28 minuti di "Demons of the Sun", fatto di pendici sabbiose ove sprofondare pericolosamente nella matrice doomish dei nostri. La traccia più lunga ma anche quella più veloce da descrivere, vista la natura malmostosa e ampollosa del pezzo, soprattutto nel suo lunghissimo finale dronico, inutile lasciatemi aggiungere. In chiusura ecco la strumentale "Moraydance" che sembra essere anche il pezzo più vivace del disco, non fosse altro che dura poco più di cinque minuti che ci consentono di tornare a respirare aria pura dopo le impervie salite dei primi tre brani. (Francesco Scarci)

(Pestis Insaniae - 2013)
Voto: 62

https://osams.bandcamp.com/album/chthonic

mercoledì 30 marzo 2022

Burning Skies - Desolation

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Death/Hardcore
Sempre più spesso mi capita che pochi minuti d’ascolto di un disco sanciscano la sua stroncatura o la sua elevazione a grande album: 'Desolation' ahimé rientra nella prima categoria. Analizziamo il terzo lavoro deigli inglesi Burning Skies, un concentrato dinamitardo, ma assai scontato di death/hardcore che oramai ha fin troppo saturato le mie orecchie. Il sound che viene fuori dai solchi di 'Desolation' è in realtà un brutal death con i soliti riffoni iper mega veloci, funambolici blast beat alla batteria, estreme growling vocals. Il tutto è poi corredato da influenze che vanno dall’hardcore di stampo americano (Hatebreed per intenderci e tutta quella corrente musicale), al black metal, fino ad arrivare allo swedish death melodico. La mia recensione potrebbe anche terminare qui, ma cerchiamo di completare fino in fondo questo lavoro. Cosa potrei dire che già non è stato scritto milioni di volte per questo genere di musica? Mah, potrei aggiungere che il quintetto di Bristol in una cosa è preparata, ossia a spaccare il culo a un sacco di altre bands clone. Sono feroci, incazzati, brutali, la loro musica sfocia spesso nel grind, ma purtroppo non mi trasmettono alcuna emozione, se non quella di prendere in mano una sedia e scaraventarla contro la finestra oppure giocare al tiro al piattello con il loro stesso cd. Indubbiamente, i ragazzi sono preparati tecnicamente, ma chi non lo è di questi tempi? Per me 'Desolation' è fondamentalmente noia pura. (Francesco Scarci)

domenica 27 marzo 2022

Theomachia - The Theosophist

#PER CHI AMA: Esoteric Black, Batushka
Dalla capitale ecco arrivare il debut album dei Theomachia, misterioso duo italico dedito ad un black esoterico alquanto intrigante. Apre infatti le porte di questo 'The Theosophist' una voce salmodiante sorretta da una vertiginosa forma di black metal che mi prende sin dal principio. Complice le buone melodie, una certa aggressività di fondo che non trascende mai oltre al dovuto, un dualismo vocale tra screaming e ritalistico, una durata contenuta che non fa stancare e "Gnothi Seauton" mi conquista subito. La successiva "The Suicide of the Demiurge", sebbene un breve attacco parossistico nel suo incipit, prosegue dopo pochi istanti, su di una ritmica controllata che divampa come fuoco sulla benzina solamente nel finale. Il breve EP si chiude con la litanica title track che vede il cerimonialistico vocalist posizionarsi su di un riffing inizialmente cauto pronto a scatenarsi in pochi secondi su di un rifferama dal sapore post-black. Un inprovviso break centrale porta i nostri a modificare l'impronta vocale che comunque continuerà ad alternarsi da qui al finale nelle sue due forme, mentre musicalmente la band avrà modo di palesare influenze che andranno ben oltre al black, abbracciando infatti darkwave e sonorità orrorifiche. Promettenti questi Theomachia, da saggiare ora sulla lunga distanza. (Francesco Scarci)

(Xenoglossy Productions/Onism Productions - 2022)
Voto: 70

Dark Funeral - We Are The Apocalypse

#FOR FANS OF: Black Metal
This is a good follow-up album still staying way underground and fast. Satanic, too just listen to some of the words...but the music is what I concentrate on since metal isn't as well know for the lyrical concepts as it is the music itself. The whole underground image is clear to keep the darkness high especially here which I don't focus on. On here, the vocals are good like previous releases. They sound a little like Naglfar and Shagrath from Dimmu Borgir. In any case, they are their own despite this. The music is way on high tremolo picking and chord progressions. There's quite a lot of tempo changes which makes it more diverse.

You definitely get a mix of fast-medium-slow paced music here it's not just entirely brutal like say on Markuk's 'Panzer Division', that one smokes. I think it's close to 'Where Shadows Forever Reign'. I liked the whole album because it's quite diverse. The recording quality is quite good. They just have it all together here. I like the vocals and music the most, ENTIRELY! These guys know how to design some pretty wicked music especially keeping things underground, too. They've yet to compromise their style, they are way to the extreme music scene. I'm not sure if they're entirely convincing of their Satanic lyrics, but it sure seems to be.

The people in the black metal scene like to stay dark into the concepts whereas I just listen to the music and appreciate that the most. And like I said, the recording quality is damn good on here. Well mixed too! All of the songs are good and the vocals are tops with me. The guitars still very good, probably their best in a while. If you don't like the lyrics like me, you can still appreciate the music. These guys I don't think will ever shy away from the concepts and if they do they'll probably change their name. There's just so much to talk about with the darkness and Satanism until it just gets blah. Main influences are teenagers into the lyrics taken literally.

I decided to buy the CD before listening to it on Spotify, it was well worth it. These guys use a lot of fast picking guitars with little to no lead guitar work. There literally isn't much in the lead department but they'll change things up on the rhythms and some clean tone but not too much. The music goes well with the vocals. And the drums are right on target! These guys will hopefully stay around for quite a while wreaking havoc to the scene. They have quite a few followers it's the darkness where people identify with. What a gigantic effort by these guys clocking in a little under 45 minutes in length. Check it! (Death8699)


(Century Media Records - 2022)
Score: 78

https://www.darkfuneral.se/index.php

The Pit Tips

Francesco Scarci

Novarupta - Marine Snow
Nevoa - Towards Belief
Assemble the Chariots - The Celestials

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Death8699

Agathodaimon - The Seven
Napalm Death - Inside the Torn Apart
Terrorizer - Hordes of Zombies

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Alain González Artola

Addicted to Anaesthesia - ATA
Aorlhac - Pierres Brûlées
Lunar Spells - Where Silence Whispers

Urgrund - The Graven Sign

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Black/Death
Diciamo che questa band si inserisce nel contesto black/death tracciato dai loro conterranei Destroyer 666, ma l’illustre paragone va preso cum grano salis. Questi australiani in effetti non sfoggiano l’ottimo bagaglio tecnico di Keith Warslut e compagni, ed invero le loro composizioni risultano meno aggressive ed efficaci. 'The Graven Sign' non è un cattivo album ma direi che siamo abbastanza lontani dall’aver trovato una band interessante. Molti riffs risultano un po’ stantii, decisamente sempliciotti, anche se nell’insieme il disco si lascia ascoltare; manca però qualcosa che sia al di sopra delle righe e che impedisca ai minuti di scorrere piattamente. I testi mi hanno lasciato un po’ perplesso, vi compaiono citazioni troppo eterogenee, a mio avviso, che abbracciano al contempo autori quali Hitler, Byron ed Aristotele: un minimo di coerenza intellettuale non credo potesse nuocere agli Urgrund. Segnalo “Black Death” che tratta l’argomento della peste, a quanto si desume dal ritornello (“Rattusrattus, Black Death”). Sorvolo invece sulla compresenza di titoli “nordici” e riferimenti alla classicità greca.

sabato 26 marzo 2022

Corpsegrinder - S/t

http://www.secret-face.com/
#FOR FANS OF: Brutal Death, Cannibal Corpse
What a killer project George Fisher put out with some help from Eric Rutan, et al. Putting out something within the death metal realm it definitely slays. It sounds a bit like the new Cannibal Corpse 'Violence Unimagined'. But not whole heartedly, just some variation to it. Some more slower parts, but still pretty brutal. Not so much within the brutal death metal category though. This album is to me a "B-" average. It has the elements with a little grove laden death metal with catchy riffs but the album itself is only a little more than 30 minutes in length. I wish it were longer but maybe they ran out of material.

Corpsegrinder sounds the same as he does with Cannibal Corpse so it's quite good! The riffs really stand out and make it interesting to listen to. The production quality was top notch and the guitar sounds like vintage Cannibal Corpse with a kick to it. Being that there are different guitar players each track just about makes it interesting though some of it is a little uninteresting. I'm not saying for the whole album, just some of it I thought was a little humdrum. But sometimes this happens with death metal albums especially when it's a band that you'll know what it might sound like ahead of time.

As I said, I like the production quality it's tops with me just some of the songs I thought were just mediocre. If that weren't the case I'd give it a better score. However, I think it's above average just some of it was drawn out. Corpsegrinder's vocals are pretty much similar to what he does for Cannibal Corpse just a little difference. But not really that much. The intensity isn't as robust in here as on CC Records. But I think that the guitar tuning is about the same as it is on CC it's a little bit groove-laden than anything else. Some songs they're more intense than others but for the most part they're slower.

I definitely can't wait till the CD is available on Amazon. It's a CD I want because it's something that I consider to be way tops with me despite its caveats. The guitars are chunky and slower but the intensity is there. I really liked "Acid Vat" among others. That was the first song that I heart from this which I did research then eventually got the digital download. I'm definitely happy that I've had a chance to review this and experience Corpsegrinder with other people and how he was able to work with other guitarists to make it to what it is. I'd have to say that I told you what I disliked on this and it was more so that I liked it then not. Check it out! (Death8699)


(Perseverance Media Group - 2022)
Score: 73

https://corpsegrind.bandcamp.com/album/corpsegrinder

Serj Tankian - Orca Symphony No. 1

#PER CHI AMA: Orchestral Symphonic Rock
Tankian sosteneva che l'orca, in quanto metà balena e metà delfino, rappresentasse meglio di qualunque altro animale la dicotomia insita nell'essere umano. In copertina vedrete due orche incastrate nel simbolo yin-yang cinese e tutt'intorno una cornice di note sul pentagramma: a questo punto vi rallegrerete che 'Orca' sia un lavoro interamente strumentale. E che lo spacciatore di Tankian non sia un minotauro. Sprovvista delle sofisticate architetture matematiche della sinfonia classica, la composizione evolve come una sorta di flusso di coscienza collettivo, scarsamente o affatto narrativo, ma comunque dotato di quella solenne forza descrittiva tipica di certe indovinate colonne sonore. C'è ancora (un po' dappertutto, ma specialmente in "Act I" e "Act III") quel piano irriverente e gigione che ricordate in 'Elect the Dead Symphony'. Mancano stavolta i tipici lallalla laralallà tankianeschi riempispazio, ma a occhio non mi sembrate così dispiaciuti. Peraltro, non vorrei dire, ma il tema di "Act III - Delphinus Capensis" è uguale sputato a Fra Martino Campanaro. (Alberto Calorosi)

(Serjical Strike Records - 2013)
Voto: 65

https://serjtankian.com/

La Fabbrica dell'Assoluto - 1984: l'Ultimo Uomo d'Europa

#PER CHI AMA: Prog Rock
Tralasciando un'intro recitata che ha l'impatto di un Pholas Dactylus appena assunto in banca e chiusa da una coda strumentale che suona grosso modo come tutti i vostri vinili progressive suonati contemporaneamente, '1984: l'Ultimo Uomo d'Europa' prosegue trainato da un tastierismo-colonia-di-slippermen ("O'Brien", "Chi Controlla il Passato Controlla il Futuro Chi Controlla il Presente Controlla il Passato") che conferisce tonalità vampire-horror alla maniera, per esempio, dei Goblin più cinematografici, dei Museo Rosenbach e possibilmente qualcuno dei nordici anninovanta (Par Lindh Project o forse certi Anglagard), chitarrismi hard gentle-primotullici (l'incipit di "Chi Controlla il Passato...", sempre lei o la chiusura di "Bipensiero") o garybaldi/biglietto-infernali ("L'Occhio del Teleschermo") alternati a rarefatti sperimentalismi kraut-psych (tutto il resto di "Bispensiero") appositamente retrodatati. Sopra le righe il power-singing di Claudio Cassio, collocabile tra il migliore Gianni Leone (Il Balletto di Bronzo) e la Giuni Russo meno nervosa, godibilissime certe esagerazioni ipertastierose alla E-L-P che popolano soprattutto "Processo di Omologazione", l'inevitabile (ma notevole) compendio dell'intero album. Del tutto fuori bersaglio, nell'opinabile opinione del sottoscritto, la scelta di mettere in scena un romanzo scostante e freddo come '1984', profondendo semplificazioni e sensazionalismi: “passo il tempo a pensare quanto vale una vita” et al.. Et molti al.. (Alberto Calorosi)

Kreator - Extreme Aggression

#FOR FANS OF: Thrash Metal
The album that's previous to my favorite which undeniably is 'Coma Of Souls', this one packs a punch as well. The lyrical concepts are just starting to advance with the band and the aggression in the music has illuminated. The real talent comes out in this one. The guitars were quite technical and voracious. Mille's vocals is just getting their own sound that he hasn't really abdicated his whole musical career in thrash metal. Just if the lyrics were as good as the music this would get a higher rating. But that's not the case here. Subsequently they get a low "A." Fans this is no disappointment.

It's hard to believe this is about 33 years old. And the band is still going strong. It's say Mille's songwriting is what keeps me keyed into the band and their down-to-earth mentality in interviews. I've been a long-time Kreator fan. Some albums rotted though but not on here. My first listen to this album I was under the impression that it's tops with me. It was a good segue into 'Come Of Souls'. So yeah, the music leaves a scar in the memory never gets a healing since their aggression holds them true. I'm glad that they've stayed a band this whole almost 40 year career. They will always be a tops with me ABSOLUTELY.

The production quality was much better than their previous releases. The guitar riffs are what hit home with me and the vocals. And the fact that the sound quality is top notch. Mille could've done a better job on the lyrics, but they're still forming as a band or as Mick Harris would say "we're all chuffed in repulsion." Being from Germany and a lot of the philosophical influences they've not explored so much yet but I think with later releases they're more spiritual than anything else. As on 'Gods of Violence' the song "Satan is Real" is a good idea of Mille in that mindset that he's identified this and it's true the hell on Earth that there is!

This album is about 40 minutes too short, I wished it would've clocked in longer, but I'm glad to have enjoyed it nevertheless. The music, sound quality, guitars, vocals, drums and aura is all-encompassing. I think that this is one of their best releases in their entire discography. Of course over the years they've evolved but even early on they still showed groundbreaking talent. These guys know how to play quality thrash metal! I do wish Frank Blackfire would've stayed with the band throughout their career to date it's just Mille and Ventor being longtime members. Get a hold of this album! (Death8699)


(Noise Records - 1989)
Score: 85

https://www.kreator-terrorzone.de/

Once Human - Scar Weaver

#FOR FANS OF: Groove Metal
This album didn't strike me initially as something pivotal in the groove metal scene, but it kind of wore on me. I have utmost respect for the band and their music, it's just not my favorite genre. They firstly sounded a bit metalcoreish but they're not. The music is quite good, reminds me a little of Pantera's 'Far Beyond Driven' with differing vocals. The songs are slow and catchy and the vocals are decent. It's female vox on this one and she does quite a good job in that department. This album also reminds me a little bit of Djent style riff-writing, but not quite there. Not to be confused with Meshuggah-esque type of guitar playing.

I dug most of this release minus the fact that they're a little atypical for my taste. The guitars (aside from Djent) were pretty catchy and noteworthy. I didn't have much of a negative thing to say about them. They're just weird, I suppose. I like the clean vocals when they exhibited them though both formats they were good! The production quality was also good, too. This band is just an acquired taste. I only took off points when I felt that the music seemed to get way "out there." But for the most part, I enjoyed this.These guys make quality groove metal. Some songs remind me (again) of Pantera's song "Shedding Skin."

Why am I giving this a "B-" then if I'm speaking so highly of their performance? I'm not liking the music as much as I should I suppose. There aren't many leads (if any) and the music could've been a little better. The rhythms seem to go on for an eternity nothing really happens and then BOOM! The next song plays. I think though the vocals went in tandem with the music. That's the good part of the album. They really did a good job with keeping it groovy and shouting vocals in agreement with the songs. I would definitely refer listeners to hearing this if they're open minded about different genres of metal.

Overall, I like this band. I'm not sure how much of them are coming out with more new releases in the future but I sure hope so! They are a talented band and I'm sure it took a while to formulate music for this release. And make it into their own despite the similarities to Pantera or not. The vocals are outstanding and the music is better than average. I think that if they can bump it up in the music department then I would've given this a better rating. All in all, it was a good purchase for me and my collection. I'm looking forward to many a more albums in the future by them to own! Take a listen! (Death8699)


(earMUSIC - 2022)
Score: 75

https://oncehumanofficial.com/