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lunedì 13 giugno 2016

Balance Breach - Incarceration

#PER CHI AMA: Melo Death, Soilwork, Omnium Gatherum
Ascoltando l'opener dell'EP dei Balance Breach, nonché anche title track di questo 'Incarceration', ho avuto l'impressione di rivivere le stesse emozioni che provai all'ascolto di 'Quicksilver Clouds' dei Throes of Dawn, qualche anno fa. Chitarra dark corredata da un'avvolgente atmosfera e da vocals graffianti. Impatto a dir poco entusiasmante, peccato solo si esaurisca nell'arco di un paio di minuti e di quel death dark non rimangano altro che briciole affidate invece ad un rifferama sincopato, scuola Meshuggah. "Deprivation". Muro di chitarre, screamo, stop'n go e voilà, il melo death/metalcore del duo di Mikkeli è servito. Il sound dei Balance Breach non propone grosse novità in un ambito in cui non c'è, a dire il vero, più molto da dire e alla fine i nostri si limitano a un compitino ove abilmente l'act scandinavo raggiunge la sufficienza, tra melodie ammiccanti, dark vocals pulite ("Useless Prey"), scale ritmiche inserite in un ipnotico contesto tutto da sviluppare ("Cast Aside") e linee di chitarra che qua e là richiamano a random, Soilwork e Omnium Gatherum, andando poi a braccetto con atmosferiche keys, come in "The Essence of Joy", dove vorrei segnalare un pout pourri di vocalizzi (mi sembra di aver contato addirittura quattro timbriche differenti). Insomma il più classico caso "ci sono enormi potenzialità, ma non vengono sfruttate a pieno". Diamoci dentro ragazzi! (Francesco Scarci)