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domenica 24 maggio 2015

Deadalus - Remnant of Oblivion

#PER CHI AMA: Techno Death, Meshuggah
La Kreative Klan sale in cattedra proponendo il full length d'esordio dei belgi Deadalus, fautori di un ultra tecnico concentrato di death metal con i controcazzi. Solo sette pezzi per una mezz'ora scarsa di musica bastano e avanzano per sancire l'eccezionale bravura di questi quattro ragazzotti di Liegi che devono essere cresciuti a pane, birra e Meshuggah. "An Adverse Event Horizon" attacca con un riffone bello compatto che sembra sul punto di esplodere da un momento all'altro. La traccia si mantiene invece granitica, infliggendo cambi direzionali da urlo e mantenendo costante un senso di tensione che mai trova sfogo nell'evoluzione della song, che sottolinea il dualismo vocale (scream/growl) del frontman Nico. L'ubriacante lavoro alle chitarre di Séba trova più spazio nella successiva "An Unthinkable Mess", dove la roboante ritmica ha lo stesso effetto di un cinghiale posto sullo stomaco. Quando poi Séba inizia a giochicchiare sul serio con la sua sei corde, non ce n'è davvero per nessuno, peccato solo che gli assoli non siano cosi lunghi, altrimenti fiumi di sangue sgorgherebbero anche dalle vostre di orecchie. Dalle mie sgorga già, complici quelle frustate inferte alla batteria dal funambolico Mykke, che insieme a Max al basso, completano il quartetto. Max che irrompe a gamba tesa nella terza "Fathom", altra song che mostra una contraerea lenta ma efficace. I cambi di tempo non si contano, i tempi dispari creano una certa difficoltà nel digerire alla prima botta il sound dei nostri, ma quando anche voi ci farete l'orecchio, non potrete che esaltare l'eccezionale tecnica del combo belga, che a livello solistico sembra risentire addirittura di certi influssi jazz fusion. Spaventosi, e quando parte "In Timeless Patterns", i Deadalus sembrano essere in grado di corrodere ancor di più i miei timpani, con un giro psicotico di chitarra che evoca gli stralunati Infernal Poetry. Potenti, ma mai sopra le righe con velocità supersoniche o quant'altro. Con un riffing che sembra preso in prestito da "This Love" dei Pantera, l'ensemble costruisce un disco intelligente e assai maturo che ha ancora da dare parecchio: l'assolo in "Bury Me" ha lo stesso effetto di una punta di diamante sulla portiera di una macchina e con quella sua linea ritmica a dir poco disturbante, la eleggo come mia traccia preferita di questo 'Remnant of Oblivion'. In "Axis of Entropy", sono ancora i cambi di tempo al fulmicotone, privi di alcuna sbavatura di sorta, a tenere banco con un impianto ritmico da far impallidire chiunque. La forza dirompente dei nostri risiede poi nella capacità intrinseca di suonare brutali pur non eccedendo mai in fatto di pesantezza o velocità. Arrivo frastornato alla conclusiva title track, quasi sfinito, eppure sono passati solo 23 minuti: vengo investito dalla traccia più lunga del disco, che ha il solo compito di darmi il colpo di grazia e condurmi alla follia totale. Attenzione quindi anche a voi, l'ascolto di 'Remnant of Oblivion' potrebbe risultare parecchio pericoloso. (Francesco Scarci)

(Kreative Klan - 2014)
Voto: 80