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lunedì 24 ottobre 2022

Lividity - ...’Til Only The Sick Remain

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Brutal Death Metal
Lo sprofondamento nella più cupa abiezione procura evidentemente, a taluni individui, una strana specie d’ebbrezza. Gli statunitensi Lividity, pornofili dichiarati, sfornano un album turpe e morboso, ma senza spingersi ai livelli di abbrutimento dei loro connazionali Waco Jesus (autori dell’album 'The Destruction of Commercial Scum', sulla cui copertina apparivano fotografie di gentili donzelle intente a defecare in faccia a dei pervertiti). Brutal death certo, ma non del tutto scontato come si potrebbe immaginare di primo acchito. Il suono delle chitarre non poteva esser più azzeccato: cambi di tempo e stop' & go contribuiscono a movimentare l’andazzo. La band dà il meglio di sé nei passaggi slow-doom, semplicemente catacombali. Purtroppo però, i Lividity ci infliggono i famigerati duetti voce gutturale-voce isterica; passi per la prima, che risulta coerente al truce contesto, ma la seconda è alquanto irritante. Ciò non toglie che '...’Til Only The Sick Remain' sia un album ben riuscito, più commestibile di molti altri esimi colleghi.

(Morbid Records/Metal Age Productions - 2002/2018)
Voto: 66

https://www.facebook.com/lividityofficial

No Point in Living - Heaven

#PER CHI AMA: Progressive Deathcore
I giapponesi No Point in Living hanno una discografia pazzesca. La one-man-band originaria di Sapporo, formatasi nel 2015, conta ben 32 album e 13 EP all'attivo, di cui quest'ultimo 'Heaven' e dire che ho tralasciato gli split, le compilation e i singoli, e se non è record questo, poco ci manca. Fatto sta che il buon Yu ci consegna tre pezzi di black/death melodico che irrompono con le ritmiche tempestose di "Heaven That We Can't Reach" che si mette in mostra per una melodica linea di chitarra, un po' meno per le grim vocals del frontman e per una drum machine troppo poco umana. Il sound potrebbe essere ascrivibile al melo death di In Flames e co., dotato però di un piglio malinconico ma poi quello screaming efferato finisce per rovinare un po' tutto. Strano leggere sulla pagina metal-archives della band che la proposta dovrebbe essere un depressive prog black perchè di questo genere trovo ben poco, considerato il fatto che sul finale della prima song, si sfocia addirittura nel deathcore. La seconda "Burn Your Heart" riparte alla velocità della luce con una ritmica assai ritmata, sporcata di un synth in sottofondo, come a dire che nel sound del factotum giapponese, ci sia un'altra tonnellata di influenze che confluiscano nelle note partorite. Ci trovo infatti un po' di metalcore e prog deathcore, cosi come pure nevrotiche sfuriate post black anticipare nel finale rallentamenti al limite del doom che rendono l'ascolto di questo lavoro alquanto eterogeneo. In chiusura, la rutilante prova di "Red Ocean" completa questi 20 minuti che ci permettono di conoscere questa creatura a me sconosciuta fino ad oggi. Peccato solo che la drum machine renda il tutto cosi asettico, perchè le schizofreniche linee di chitarra di Yu ci faranno sfociare anche nel mathcore. Da tenere sotto controllo, soprattutto per saggiare la verve creativa di questo funambolico individuo. (Francesco Scarci)

Beatrik - Journey Through The End Of Life

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Black Metal
I Beatrik hanno saputo ricreare in questo LP le atmosfere che hanno caratterizzato i primi gloriosi anni del black metal. Freddi, cupi. Sanno alternare parti mid-tempos con una batteria semplice ma efficace e la chitarra in primo piano con riff azzeccati, a parti più sostenute ma anch’esse arrangiate più che bene. La voce è arcigna al punto giusto come in passato si usava, per dare quel “dolce” senso di disperazione. La cover di un pezzo di Burzum ("Spell of Destruction") è azzeccatissima e si amalgama ottimamente con il resto delle tracce. La produzione è buona, o per lo meno è quella che serviva ai Beatrik per dare il meglio al loro lavoro. Beh, la linearità delle sei tracce composte da Frozen Glare Smara richiama sicuramente il primo “movimento nordico”, e qualche raro caso odierno, ma da un senso diverso, più compiuto: evita rumore inutile per portare l’ascoltatore direttamente al cuore delle emozioni da assorbire. Ascoltate la parte centrale della quarta traccia omonima, con il suo lento andare di chitarra e batteria, e poi mi darete ragione. Ottimo esordio e una potenziale speranza (ahimè sprecata/ndr) per il futuro.

(Serpens Caput Mundi - 2002)
Voto: 68

https://www.metal-archives.com/bands/Beatr%C3%AC

Watain - The Agony and Ecstasy of Watain

#FOR FANS OF: Black Metal
A great release as was with 'Lawless Darkness'. I don't own any other of theirs. These guys show the world how well black metal should be played and have originality to it. Intensity is not the word for it, more like a blistering onslaught! Depressing black metal but not entirely. I've found it a little bit difficult to write about this because there's so many changes. But that's what makes it interesting. It isn't THAT fast musically. It's rather dealing with tempo changes pretty drastically. Melodies that are depressing and a unique guitar tone to it. The vocals go great with the music. It's pretty spot-on!

I like the guitars and the vocals the most out of this whole onslaught. I think that they really got super creative on this and took it from there. These guys are well established in the black metal community. What a triumphant release! I liked all the songs and no instances of this are boring or straight humdrum. This is an album that needs more followers listening to it. Blasphemous, evil, eerie and devilish. I think they had a step up from previous albums. They seemed to diversify and make use with sounds that are amazingly constructed. A difficult one to wrap our heads around musically speaking.

The production was a little raw, but not overly so. The atmosphere is what sucks you in! The slow points to the album is where the evil lurks. Not too many lead guitar bits but the rhythms are powerful. And the aura is chilling. This whole album isn't that fast. There's points where they have interludes. Kind of like old Opeth, to make that kind of distinction. All in all, a great release. These guys manipulate sounds and some tracks never seem to get out of their pit. Others that are fast and furious. As I say, they diversify. The execution is top notch. They know exactly what they're doing musically.

I liked this whole album. I thought it did no wrong in any respect. A very likable black metal based release. These guys know how to make songwriting their friend. I bought the CD but streaming it is ok to see if this is your "thing." Some of it sounds like old Marduk, just in certain places. But they're not holding blast beats for a long while. They are changing it up a lot. So yeah, show support for the band and buy the CD. These guys could use a lot more followers especially if black metal is your gig. I like it only in small doses. Being prone to their darkness, I can only take this on occasion. Check it out! (Death8699)


sabato 22 ottobre 2022

My Minds Mine - Scenes of the Compleate Annihilation of This Planet

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Grindcore
Vengono dall’Olanda e all'epoca avevano già un album e svariati 7" all'attivo. Al di là dell’artwork un po’ anni ’70 fantastico-fantascientifico, bizzarro ma comunque brillante, la musica dei My Minds Mine è puro grindcore. Canzoni brevi. Voce urlatissima mista ad una quasi cavernosa. Accelerazioni improvvise e prolungate, sottolineate poi da chitarre semplici e stridenti. La componente hardcore è veloce e di vecchio stampo. Le alternanze dei tempi sempre dissennate, deliranti e altalenanti. In ogni momento. Il suono è grezzo e congeniale al genere ed all’album. Sono un po’ meno intensi degli Anal Cunt. Anche se li ricordano un po’. Ma hanno un feeling chitarristico ironico diverso ed un estremismo più prolungato. Infatti le canzoni hanno più stacchi e più cambi hardcore. Ed un lieve utilizzo di melodie, semplicemente strozzate. Violenti.

(Amenta Records - 2002)
Voto:70

https://www.facebook.com/mymindsmine

venerdì 21 ottobre 2022

Anderes Holz - Continuo

#PER CHI AMA: Alternative/Kraut Rock
Il nuovo album del trio teutonico è un agglomerato di stili che sconvolge e appassiona al tempo stesso. Uscito via Tonzonen Records, 'Continuo' si presenta a meraviglia, con uno splendido artwork curato dall'artista kazako, Anton Semenov, ed al suo interno, come in uno scrigno magico, troviamo sonorità che gravitano attorno al mondo dell'avantgarde, dell'art rock e del progressive. Basta guardare il video di "Morgenwelt" per capire quanto gli Anderes Holz spingano il confine delle loro creazioni sonore sempre più in là, utilizzando i canoni della fantasia più sfrenata per orchestrare brani inconsueti, ipnotici, frenetici e folli. L'uso di voci femminili e maschili, una cetra elettrificata prende il posto della chitarra elettrica, il theremin, il gong a vento giapponese, registrazioni e rumori in ambiente, un basso pulsante e percussioni di scuola kraut-rock, le arie provenienti dall'irraggiungibile galassia degli Amon Duul deformano lo stile rock di questo stravagante trio. Tre musicisti eccentrici che riescono a coniugare spinte di classico metal (globus) e certa cultura hippy, con il folk, il german prog ed il prog d'avanguardia, e ancora con il futurismo di Nina Hagen e qualche attitudine punk vicine al Kalashnikov Collective, che in "Şıfr" arriva ad emulare un jingle che troviamo in "Walls (Fun in the Oven)", un brano nientepopodimeno che dei mitici Crass. Senza dimenticare poi gli istinti folk metallizzati dei Subway to Sally in sottofondo, il tutto poi riletto in salsa psichedelica ed ipercolorata, come i loro video frenetici che li ritraggono in rete. La sensazione è alla fine di essere davanti a dei menestrelli impazziti, dalle tinte raggianti ma anche dall'umore dark, che adorano l'estro camaleontico di Peter Gabriel e il classicismo esuberante di Ian Anderson, e che costruiscono, usando esclusivamente la loro lingua madre, un miscuglio musicale simile ai pezzi più moderati dei Die Apokalyptischen Reiter (epoca "Samurai") concepiti in una veste più acida, trasversale e ritmicamente fuori contesto, come nel caso di "Schwan", che in un riff dal taglio metal primordiale, si vede infiltrare una specie di rumba che lo annienta e lo smembra ritmicamente. La psichedelia drammatica di "Buto" è un vortice oscuro inaspettato ma alla fine tutto l'album lo troverete pieno di sorprese. L'alto tasso di teatralità mi rimanda a gruppi altamente allucinogeni e misteriosi, impossibili da categorizzare, come i Gong, anche se qui il free jazz è poco presente a discapito del concetto progressivo che risulta una costante compositiva. Comunque, ci troviamo di fronte ad un potenziale esplosivo di art/punk/rock progressivo e moderno, sicuramente circondato da nostalgie retrò, ma che si mostra perfettamente al passo con i tempi e che, senza pietà, arriva a spiazzare l'ascoltatore nota dopo nota. Un insieme di brani curati e ottimamente prodotti da Matt Korr, un suono pulsante e pieno, con numerose sfaccettature che lo accomunano a tante altre band di varie epoche ma che in realtà rendono l'identità della band tedesca inconfondibile e assai personale. Un disco da ascoltare più volte e a volume alto, per apprezzarne tutti i colori e i mille volti di una band che dire istrionica è dir poco. Ascolto fortemente consigliato. (Bob Stoner)

(Tonzonen Records - 2022)
Voto: 82

https://anderesholz.bandcamp.com/album/continuo-2

giovedì 20 ottobre 2022

Suffocation - Souls To Deny

#FOR FANS OF: Brutal Death
Solid guitar and sound on this one! What a difference than on the earlier stuff. This seems a bit more polished. Still good though, not as heavy as their earlier work but still good! The drums hit home on here and the riffs are dynamic! I enjoyed this album a lot. They really did a good job on here as a follow-up. I liked this whole album, I thought that it was really a steal in terms of the songwriting. The guitars are my favorite on this. And the vocals are a close second! But overall, this album has a lot of meat to it! The recording is not as good as all, but that's alright because the music makes up for it!

This album is not super long which I had hoped, but it's still great platter of a recording. I think that they have a lot to offer here when death metal has been a bit stagnant in the year it was recorded (2004). I think they're up-to-par on here and the recording/mixing was a little flat sounding but the music takes over and that's the end of it all. Total annihilation. These guys are way up there on the list of bands who stayed consistent over the years and didn't change their style of music. That's why it's so cool to go through their succession from album to album and see what's change vs. what's stayed the same.

A lot of tremolo picking and down-picking riffs. It makes it brutal an somewhat fast. Their not lacking whatsoever in the songwriting capabilities. Pretty solid as ever! I like the vocals too, they're not as brutal as in the past but still they're good alongside the music. I enjoyed this album immensely. It's one you wouldn't think would measure up to the standards of the past records. But it does! Really good release and despite the sort of echo that the drums emit because of the mixing, everything else is fine. It's that snare drum that's a bit overpowering in ruse. However, everything makes up for the deficiencies.

I didn't download this album though I bet you could on Spotify I ended up buying the actual album. So yeah, it was definitely worth it. You won't get the same effect as their first two releases but it's a great modern or more modern Suffocation album. It's I think one of their better more modern releases even though it's itching away as being almost 20 years old. Still superb recording and I wish it didn't end at eight tracks. You'll enjoy this release if you give it a chance. No expectations. Just remember, they're more mature on here and deserve praise to staying true to their roots. Own it! (Death8699)


Kodaclips - Glances

#PER CHI AMA: Shoegaze/Post Punk
I Kodaclips sono una creatura formatasi nel recente passato. La formazione del quartetto italico risale infatti al 2021, con 'Glances' a rappresentarne il disco di debutto e una forma di tributo ad una delle principali influenze della band, ossia i post rockers statunitensi Slint, con il titolo a citare il testo di "Don, Aman", traccia inclusa nel secondo disco 'Spiderland'. Fatti questi dovuti preamboli, la musica dei nostri si muove nello spettro del post rock/shoegaze sognante ed etereo, con certe divagazioni che chiamano in causa anche un certo alternative rock stile Smashing Pumpkins (e penso ad alcune schitarrate incluse nell'opener "Temporary 7") che ben si amalgama con ammiccamenti e derive varie che ci porteranno nei paraggi di certo post punk. Lo shoegaze viene fuori alla grande nella seconda "Pacific", un brano dotato di una certa vena malinconico-depressiva, soprattutto a livello vocale e nelle cupissime melodie che ne affliggono l'andatura. Qui l'aura shoegaze si miscelerà ancora con il post rock che si esplica nel finale grazie a fraseggi in tremolo picking. L'inizio di "Drowning Tree" poteva aprire tranquillamente qualche brano dei The Cure ma i punti in comune con alcune band del passato ci conducono anche ai The Jesus and Mary Chain di "Mood Rider", mentre, sempre ampio spazio strumentale viene concessa alla seconda parte del brano, dotata di celestiali aperture post rock ma anche di roboanti riffoni post grunge. La voce di Alessandro Mazzoni è convincente quanto basta nel suo malinconico riverbero. "Not My Sound" apre con un sound ripetitivo quasi ipnotico, complice il frontman a cantare ininterrottamente "it's not my sound..." e con una coda noise nel finale. Convincenti, mi piacciono. Anche se non tutti i brani sono accattivanti allo stesso modo: "Cerbero" ad esempio la trovo un po' più statica e piattina, anche se da metà brano in poi prova ad invertire rotta e rimettersi in carreggiata con un cambio nell'architettura ritmica, sfoderando peraltro un bell'assolo conclusivo. "Muffling" non mi fa impazzire invece per quella sua eccessiva vena brit-pop nella prima metà, ma credo sia più un problema del sottoscritto, ancorato a sonorità più estreme. Nel corso del brano, la porzione ritmica si farà più energica (complice il basso di Sonny Sbrighi a tracciare poderosi fendenti), cosi come le contaminazioni noise emergeranno alla grande, invertendo nuovamente il mio giudizio iniziale. Musicalmente "Longinus" mi richiama qualche sperimentalismo di "primusiana" memoria mentre la conclusiva, strumentale e più lunga traccia del lotto, "Chrysomallos", chiuderà questo 'Glances' con l'eleganza, la robustezza e la maturità di una band di veterani, anche se, con la voce, il risultato è di tutt'altro effetto. (Francesco Scarci)

(Overdub Recordings - 2022)
Voto: 74

https://www.facebook.com/kodaclips/