Cerca nel blog

Caricamento in corso...

sabato 12 novembre 2016

Orpheus Omega - Partum Vitam Mortem

#PER CHI AMA: Swedish Death, Dark Tranquillity
Che Dark Tranquillity e (primi) In Flames abbiano fatto scuola non lo scopriamo di certo oggi. Migliaia di band si sono infatti ispirate alle evoluzioni dei due ensemble svedesi con esiti più o meno soddisfacenti. Gli ultimi che mi sono capitati in mano, anche se con un certo ritardo (mea culpa), sono gli australiani Orpheus Omega, che hanno confezionato, per la sempre oculata Kolony Records, questo 'Partum Vitam Mortem', terza loro opera che affronta in un concept album, il tema della ciclicità dell'esistenza umana. Le suggestioni scandinave appaiono fin dalle iniziali "I, Architect" e "Karma Favours The Wea", due cavalcate che mostrano palesi riferimenti alla band di Michael Stanne & Co, grazie ad un riffing arrembante, growling vocals che duettano con clean vocals più defilate, ottimi solos, buoni arrangiamenti e una dose spropositata di groove (qui il richiamo è più spinto verso gli In Flames), ma soprattutto una registrazione cristallina cosi potente da farmi esplodere i vetri di casa, quando ho girato la manopola del volume del mio stereo in senso orario. Tutto positivo quindi, anche quando nel mio lettore scorrono altri brani come le impetuose "Practice Makes Pathetic"o la successiva "Our Reminder". Cosa non mi convince allora? Sicuramente il fatto di essere cosi tanto poco originali da apparire come una copia sbiadita dei già citati DT, il che penalizza globalmente il mio giudizio sul quintetto. In secondo luogo, devo dire che l'utilizzo delle tastiere non mi ha proprio esaltato, molto spesso un po' troppo semplici o banalotte ("Tomorrow's Fiends and Yesterday's Ghosts"). Infine, per un album del genere non avrei mai puntato su una durata cosi elevata, prossima ai 60 minuti. Un vero peccato, considerate le elevatissime potenzialità dell'act australiano, il serratissimo tiro di alcuni pezzi ("Unravelling Today" o la funambolica "Silence, The I") o la capacità di cavarsela anche in brani mid tempo dal mood più malinconico ("Echoes Through Infinity"). La mia non vuole essere sicuramente una bocciatura, piuttosto un punto di partenza su cui riflettere e da cui ripartire per futuri sviluppi. (Francesco Scarci)

(Kolony Records - 2015)
Voto: 60