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martedì 10 maggio 2016

Weird Fate - Cycle of Naught

#PER CHI AMA: Post Black/Avantgarde, Deathspell Omega
Bella scoperta i tedeschi Weird Fate, me li ero stranamente persi per strada, visto che 'Cycle of Naught' rappresenta già il loro secondo album, dopo l'esordio sulla lunga distanza nel 2012 e addirittura uno split datato 2008. I quattro di Rhineland tornano con sei pezzi di black ancestrale in cui convogliano diverse influenze: nell'iniziale "The Worthlessness of Striving", è impossibile non cogliere l'eco dei Melechesh nel saliscendi ritmico imbastito dai nostri nella prima parte del brano, che evolverà poi in un evocativo finale ritualistico, quasi da pelle d'oca. Con "Irretrievable" si cambia registro, conducendoci nei meandri di un funeral doom contaminato da sonorità post black. Ma con i Weird Fate non si possono certo dormire sonni tranquilli, visto che la loro proposta musicale si conferma costantemente mutevole con cambi repentini di tempo, di umori e pure di genere, per cui talvolta il rischio è addirittura quello di perdere il filo conduttore. Non c'è pertanto da stupirsi se in un preciso momento vi sembrerà di udire un che dei Behemoth per quelle sfuriate black/death, il secondo successivo cogliere l'epicità dei Bathory, un attimo dopo le scorribande cascadiane dei Wolves in the Throne Room fino ad arrivare al black "sconnesso" dei Deathspell Omega, tutto questo in otto minuti di totale delirio sonoro che ricordo essersi originato da suoni funeral. Tutto chiaro ora? No, perchè se avete ancora dubbi a proposito, sono certo che i nove minuti della folle "Inside the Sore", potrebbero schiarirvi le idee oppure incasinarvele ancor di più, data l'incredibile capacità del quartetto teutonico di buttare sul fuoco talmente tante idee da indurmi ancora una volta a faticare nel seguirne la proposta, non proprio lineare. Forti anche di un'ottima produzione e sicuramente di una preparazione tecnica di primo livello, i Weird Fate hanno modo di sparare altre significative cartucce nella post rockeggiante (si, avete letto bene) "Foreboding", una traccia che ha il merito di minare ulteriormente le mie certezze, mischiando un prologo post rock con un oscuro pezzo black. Un bell'arpeggio apre "Of Void and Illusion", ma è la classica quiete prima della tempesta, non fatevi ingannare pure voi. Il sound dell'act del Palatinato esplode in un dirompente black che ha modo di evocare nuovamente le ultime evoluzioni sonore dei Deathspell Omega, ma in grado anche di farci sprofondare nelle viscere della terra nel finale, in cui i suoni, ormai totalmente disarmonici, mi fanno pensare di essere in preda agli effetti di non so quale droga psicotropa. Il disco si chiude con la title track, che ci investe con gli ultimi deliranti minuti di questa band tanto incredibile, quanto ostica da approcciare, segno comunque di una forte e spiccata personalità. Coraggiosi. (Francesco Scarci)