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lunedì 9 maggio 2016

Presumption – Ancestral Rites

#PER CHI AMA: Stoner/Doom, Candlemass, Spiritual Beggars
Con un artwork più buio rispetto al precedente album del 2014, qui rappresentante una cattedrale gotica, desolata e decadente, i transalpini Presumption spostano il loro bersaglio sonoro ancor di più verso le gesta gloriose di Candlemass e Orange Goblin, tralasciando, anche se solo in parte, il tipico taglio hard blues per uno stoner rock/heavy doom più oscuro e granitico, spingendo oltremodo il suono, registrato al 99% in analogico, verso la storica genuinità di Motorhead e Black Sabbath, sempre in bilico tra aggressività, introversione, rudezza e "sporcizia" sonora. La verve della band non si è affatto dispersa, la tecnica è rimasta intatta, cosi come la forza della composizione e nei primi tre nuovi brani c'è il giusto appeal, il groove perfetto volto a creare quell'atmosfera sulfurea e diabolica, tipica di un orgia sonica, fatta di Pentagram e lisergico rock acido, batteria sferragliante e chitarre roventi, capitanate dalla consolidata performance vocale dell'ottimo frontman Moomoot che offre l'ennesima ottima prestazione, luciferina, alcolica e rissosa. I tre brani, di media lunghezza (sui 4 minuti), hanno il giusto tiro e la forza necessaria per dirottare la mia mente verso una psichedelia retrò, potente, figlia del buon rock trasgressivo dei '70s e di una certa oscurità mistica che si propaga tra titoli grigi come "Astral Death" e la stessa title track. L'EP, autoprodotto, contiene anche due titoli registrati live @ OTG Fest, che ci mostrano la band in salute e in buona forma esecutiva, "Dr Satan" e il già osannato "Albert Fish Blues", tratto dal precedente lavoro del 2014 (leggetevi pure la recensione di "From Judgement to the Grave"). Dal vivo la band suona dura e pesante, molto compatta ed heavy, sulla scia dei compianti ed eroici Cathedral e dei plurigettonati Orange Goblin, concludendo così la nuova raccolta in maniera fosca e allucinata. Forse tre nuovi brani sono pochi per valutare l'effettivo stato di salute della band, nonostante questo, ritengo i Presumption una band da seguire attentamente, carica di volontà, doti e buone idee, da tempo in costante ascesa. Niente di veramente nuovo in realtà sotto il sole cocente del panorama desertico, nessuna novità dal profondo della musica del destino, solo un disco carico di personalità (e non è poco!) che riesce a risvegliare la voglia di stoner rock che è in ognuno di noi! (Bob Stoner)