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martedì 31 maggio 2016

Nervovago - Il Clan Rocket

#PER CHI AMA: Alternative/Noise Rock
I Nervovago sono un duo pisano che nasce nel 2011 prima con una line-up completa con cui pubblicano un paio di lavori e in seguito, si consolidano nel 2015 come chitarra/voce e batteria. 'Il Clan Rocket' è prodotto da (R)esisto Distribuzione e contiene dodici tracce raccolte in un jewel case, anche se i titoli sul retro sono elencati per lato, come se si trattasse di un vinile. La grafica è semplice, tonalità rosa per l'artwork e un bel cono gelato spiaccicato in copertina. Questo ci lascia in effetti un po' interdetti su cosa andremo ad ascoltare, quindi non indugiamo oltre e cacciamo il cd nel lettore. La prima traccia è quella che conferisce il titolo all'album in cui salta subito all'orecchio il cantato, o meglio, un free stytle con una timbrica simile a quella di Salmo per capirci, mentre la sezione ritmica articola una struttura noise dal gusto leggermente sintetico. Le distorsioni ricordano quelle dei NIN, con una certa attitudine hardcore in salsa rock, ove si susseguono diversi break che permettono l'inserimento ripetitivo del riff principale. In centocinquanta secondi non rimane granché e cerchiamo risposte con le successive canzoni. "Breaking Bad" conferma quanto già sentito, questa volta con una ritmica più lenta, ma dal risultato assai simile. Dopo poco subentra una sensazione di noia dovuta alla mancanza di dinamicità sia a livello strumentale che vocale. Quest'ultima ha tra le mani le sorti del progetto Nervovago che, se limitato a chitarra e batteria, necessiterebbe di un elemento di spicco per catturare l'ascoltatore. Cerchiamo conforto altrove, tipo in "È Necessario" e qui lo troviamo: l'introduzione ci avvolge in un'atmosfera industrial che viene spazzata via dall'entrata delle distorsioni, potenti e suadenti allo stesso tempo. Sicuramente il pezzo migliore dell'album, in cui il testo corre via liscio, senza accelerazioni forzate per rincorrere la struttura musicale, inoltre le strofe coinvolgono e trasmettono un forte senso di ansia, rassegnazione, rabbia e voglia di redenzione. C'è posto anche per un finale con pianoforte che sembra arrivare direttamente da un qualche film horror. L'album chiude con "Il Casanova", in cui il duo toscano concentra un quantitativo impensabile di rabbia e potenza, la chitarra continua con il suo suono disintegrato e ricomposto a livello molecolare. Il testo è breve e stavolta viene lasciato più spazio agli strumenti, inoltre si aggiungono degli stralci di screamo che aumentano la rabbia dell'esecuzione, come i vari feedback di chitarra. Il duo italico mostra sicuramente delle buone intuizioni e personalmente li accomuno per attitudine ai Bachi da Pietra in salsa urbana. Per essere più appetibili però servirebbe un esercizio di stile per trovare una via di uscita che porti agli obiettivi prefissatisi dai nostri, che mirano per certo a ritagliarsi un pezzo di notorietà nell'ampio panorama musicale. Sono apprezzabili per la scelta dei suoni, alcune strofe e l'energia che mettono nella loro musica, ma chiaramente si può fare di più, molto di più. (Michele Montanari)

((R)esisto Distribuzione - 2016)
Voto: 65

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