martedì 2 settembre 2025

Novarupta - Astral Sands

#PER CHI AMA: Post Metal/Post Rock
I Novarupta sono una one-man band svedese, capitanata dal poliedrico Alex Stjernfeldt, ex membro dei The Moth Gatherer. Nel 2025 il factotum scandinavo ha fatto uscire il quarto lavoro, 'Astral Sands', che va a chiudere un ciclo ambizioso di quattro album, che era nato nel 2019 come una sorta di supergruppo underground. In questi sei anni, la band ha scavato un solco profondo nella scena post-metal e sludge, distinguendosi per un approccio collaborativo che vede ogni album della loro tetralogia elementale, ospitare una parata di cantanti ospiti dal mondo metal estremo. Questo quarto capitolo, dedicato alla terra, conferma la band come una forza creativa nell'ambito post-metal, dove lo sludge si fonde con echi shoegaze e post-rock, bilanciando egregiamente introspezione e intensità, senza per forza cadere nel cliché. Il suono di questo nuovo disco non si discosta poi molto dai precedenti, offrendo un approccio mid-tempo contemplativo e atmosferico, privilegiando una tiepida stratificazione sonora piuttosto che l’assalto frontale. Le chitarre, centrali negli arrangiamenti, alternano riff corrosivi e grooveggianti a linee melodiche eteree, supportate da un basso solido e una batteria che varia tra groove cadenzati e fill dinamici. Parlavamo di ospiti e non potevano mancare nemmeno qui con una serie di collaborazioni vocali che rappresentano il vero asso della manica della band: si va infatti da Jonas Mattson (Deathquintet) nella splendida "Seven Collides" a Martin Wegeland (dei Domkraft) nella conclusiva "Now We Are Here (At the Inevitable End)", passando attraverso la poetica di "The Bullet Shines Before Impact", in compagnia di Kristofer Ã…ström (Fireside) e scavando nell'anima attraverso le malinconiche melodie di "Endless Joy", dove a dividersi la scena, troviamo Per StÃ¥lberg (Divison of Laura Lee) e il musicista dronico Johannes Björk. Il disco è delicato, emozionale, maestoso, vario e non solo per l'alternanza vocale dietro al microfono. È un lavoro che tocca le corde dell'anima in ogni suo frammento, e per questo l'ho amato sin dal primo ascolto. Vi basti ascoltare un pezzo come "Terraforming Celestial Bodies", dove alla voce troviamo Arvid HällagÃ¥rd (Greenleaf) e ve ne innamorerete immediatamente. Per non parlare poi della successiva "Breathe Breathe" con un ottimo Patrik Wiren (Misery Loves Co) a regalare una performance ineccepibile per un disco davvero avvincente, che mi sento di consigliare a 360°. (Francesco Scarci)

lunedì 1 settembre 2025

Enzø - Noisy Ass Makes You Smile

#PER CHI AMA: Alternative/Hardcore/Psichedelia
Prendete la ritmica di un brano come "Then Comes Dudley" dei Jesus lizard, solo la ritmica mi raccomando, e immaginatela il più distorta possibile. Aggiungete un po' di sano sarcasmo e critica agli usi e costumi della società odierna, poi un pizzico di quell'attitudine caotica che richiama certe idee dei DNA, riviste con un taglio alternative/hardcore molto aggressivo e istintivo, come vi capiterà di ascoltare anche nel brano, diciamo piacevolmente astratto, "Pazzi Smith" degli Enzø. Ecco, se riuscirete a mettere insieme tutto il mosaico, avrete una vaga idea sonora di quello che propone il duo beneventano. Sulla linea dei Lighting Bolt, con un'idea di canzone più accessibile e meno sperimentale, la band suona veramente in modo pulsante, rumoroso e dinamico, e spesso si sente anche una buona vena psichedelica di memoria grunge. Il progetto è composto solo da un batterista e un bassista/cantante, il quale riesce sempre a distinguersi nel marasma sonoro prodotto, per un bel timbro vocale potente e una certa attitudine alle melodie orecchiabili, sempre di giusto impatto, che fanno da contraltare al suono quasi perennemente ultra distorto dei nostri. Il singolo "Wah" resta un must di questo disco, per immediatezza e fluidità, con annesso un video assai carino. "Ballad of Enzø" è bellissima e ricorda la follia di certi Primus mischiati al Tom Waits più sbilenco e distorto. Anche la ritmica di "Les Good to Sail in a Pool of Clay", nella prima parte ricorda i Primus di un tempo (e non solo per il suo titolo bizzarro), e in generale, il funk metal degli anni '90. Nel suo insieme il disco è molto buono e stimola l'ascoltatore a valutarlo da tante angolature diverse, grazie a un sound monolitico che a suo modo è in continua mutazione. Basti pensare a "Pigface" che, complice un cantato davvero potente e un sound ipnotico, inaspettatamente, mi porta alla mente la voce e la forza irriverente e devastante dei Venom o quella di Tom Gabriel Fischer nei Trypticon. Alla fine, questo nuovo album degli Enzø, con una bella e folle copertina curata da Maria Caruso, e dal titolo 'Noisy Ass Makes You Smile', dove già il titolo la dice lunga, si dimostra una lunga e interessante carrellata di idee che mettono in mostra il modo rude, scarno e contorto di esprimersi dei due musicisti, di fare musica alternativa senza troppe regole. E la Overdub Recordings ha pensato bene di non farsi scappare questo progetto. La buona musica alternativa in Italia esiste ancora, magari come in questo caso, non cantata in lingua madre ma a tutti gli effetti, ancora esiste e resiste. (Bob Stoner)

sabato 30 agosto 2025

Urban Cairo - Dysphoria

#PER CHI AMA: Alternative Rock
Fin dal primo ascolto, l'impressione che ci lascia il nuovo lavoro del trio alessandrino degli Urban Cairo, band devota al DIY e nel rooster della Scatti Vorticosi Records, è molto positiva, e anche se risulta un tantino derivativo, è pieno di energia, genuino e reale. Le canzoni sono urlate come ai bei tempi di 'Feedtime' dei Motorpsycho, con le storture vocali dell'alternative più radicale, con i suoni del primo grunge e l'urgenza creativa che spinge da tutti i pori, una ribellione che non è più di questi tempi. Un disco normale se rimpiangiamo l'epoca di 'Bleach' dei Nirvana, con tutti i crismi del periodo, per un genere musicale che fa dell'istinto sonico un'arma bianca, un suono immediato che non lascia spazi a fronzoli tecnologici o a beghe da school of art. Il punk, il grunge e l'alternative che si sormontano e sorpassano nella corsa all'espressività garage, che a volte risuona anche nel ricordo dei Mudhoney, come in "Land(e)scape", o dei Fugazi, e mi piace immaginarli con il cantato in lingua madre, se non fosse per l'uso dell'inglese nei testi, una sorta di Gazebo Penguins dispersi nella Seattle dei primi anni '90. 'Dysphoria' è il titolo del secondo full length della band piemontese, ed è un bel disco fatto di cuore e sudore, spuntato dal sottosuolo e suonato con una gran bella energia, niente di eclatante ma qualcosa di sicuro impatto, come accade per il brano "Brush", con quel riff che lo ricordi al primo ascolto ma che viene sputato in faccia, ancora e ancora una volta, come si deve fare e come si faceva a modo, qualche decennio fa. "Dinah' Sour" richiama i Buffalo Tom di 'Birdbrain', mentre "Daisy's Charm" si sposta verso i Dinosaur Jr, con uno stile di ballata distorta e melodica che tocca le corde oblique del cuore, perché in quest'album, l'urgenza espressiva è l'arma segreta che risulta vincente. Il brano "The Nun" fa il verso ai sottovalutati Bush, e per questo, è evidente che non tutto risulti originale, per quanto sia grande l'ammirazione per il modo di fare musica di questo tipo. Alla fine potete comunque sparare nelle casse del vostro stereo questo disco senza alcuna remora, vi farà rivivere vivide emozioni, purtroppo oggi troppo frettolosamente dimenticate. (Bob Stoner)

(Overdub Recordings - 2024)
Voto: 75

https://urbancairo.bandcamp.com/album/dysphoria

mercoledì 27 agosto 2025

The Pit Tips

Francesco Scarci

Habitants - Alma
Daron Malakian & Scars on Broadway - Dictator
Midas Fall - Cold Waves Divide Us

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Alain González Artola

Lacuna Coil - Sleepless Empire
Vermilia - Karsikko
Brozen Hall - Honor & Steel

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Death8699

Anathema - Judgement
Grave - Fiendish Regression
Morta Skuld - Creation Undone

martedì 26 agosto 2025

Akhenaten - Gods Of Nibbirus Vol.2

#PER CHI AMA: Instrumental Cinematic Eastern Metal
'Gods Of Nibbirus Vol.2' è una nuova compilation interamente strumentale, la seconda dopo quella del 2019, firmata Akhenaten, stravagante progetto di metal dalle fortissime influenze mediorientali, originario di Manitou Springs (Colorado). Il sound della band dovrebbe avere una base black/death, arricchita da influenze folk mediorientali, ma qui sono quest'ultime coadiuvate da suggestioni cinematiche a prendersi la scena. Eppure, i nostri si sono costruiti una solida reputazione nella scena con tre dischi estremi, cantati e ben suonati. Ma torniamo al presente: forti di una produzione nitida e teatrale, dotata peraltro di atmosfere epiche e magniloquenti, il duo statunitense si diletta a proporci egregie orchestrazioni che assumono i connotati di colonna sonora da film colossal. Chiaro, io personalmente, li preferisco quando c'è un bello screaming a narrare di occultismo, teorie cospirative o mitologia egizia, ma è innegabile come il tono solenne dell'opener "Anunnaki Requiem" sia colmo di una certa tensione mitologica, impostando un tono epico e misterioso sin dall'inizio. O ancora, come la seconda "Echos of the Celestial Architects" mostri un'atmosfera sospesa, grazie a una costruzione lenta, ma evocativa, che lascerà un forte senso di maestosità. I pezzi si susseguono con questo piglio visionario, cinematografico, potente e soprattutto immersivo, che ci proietterà per oltre 60 minuti, in altri mondi e tempi dell'universo. (Francesco Scarci)

giovedì 21 agosto 2025

Fïnnr’s Cane - S/t

#FOR FANS OF: Atmospheric Black
The Canadian project Finnr’s Cane is definitely an original one. Firstly, although its core influence is atmospheric black metal, this band transcends boundaries between genres by incorporating influences from doom, folk, and post-metal, achieving a unique result. Furthermore, there is no proper bass guitar; instead, they use a cello and keys to create a distinctive and mournful layer that helps to shape this project’s sound.

With the aforementioned ingredients, Finnr’s Cane has released some interesting albums, taking its time to release each of them. This is no exception with the self-titled new opus, which sees the light of day seven years after their previous effort entitled 'Elegy.' The new album goes further in the distinguishable mixture of influences that has defined Finnr’s Cane’s career. It is almost impossible to limit them to a single genre, and this self-titled album won’t make things easier. An increasingly distant atmospheric black metal influence is enriched with many doom metal influences and folk touches. The vocals are also one of the most distinctive elements of this album; with a few exceptions where they sound more aggressive, they are generally clean and mournful, usually in the form of a plaintive chorus or an individual voice. I personally like this use as an occasional resource, as it enhances the sad feeling, but I would incorporate more aggressive vocals as a contrast to the melodies created by the instruments. Pace-wise, the album focuses on mid and slow tempo sections, although variety is also a key element, and faster sections are included throughout the different compositions. The cello and keys form the core sound of this album, and they are indispensable. The most memorable melodies are created by these instruments, as they help to forge the melancholic atmosphere that envelops the entire effort. The second track, "Twilight Glow," is a fine example of saddening yet beautiful melodies.

"The Everwinter Grey" is one of my favorite tracks, with the cello opening the piece with a truly mournful melody. The composition has an even stronger atmospheric touch and varied structure, where typically slow doom metal sections are combined with fast ones, while always maintaining a gloomy feeling. The album closer, "Harvest," is another strong moment on this album. It contains some beautiful melodies and is probably one of the most melancholic tracks, with the cello playing a major role alongside these post-folk influences.

'Finnr’s Cane' is definitely a very personal album and one that will satisfy the appetite for a mixture of genres where melancholy and introspection reign. I personally would prefer a different approach to the vocals, but I always appreciate the effort to create something true to the artist’s musical vision. Another positive aspect, at least in my case, is that the album improves with further listens, which is always a good conclusion. (Alain González Artola)

(Nordvis Produktion - 2025)
Score: 75

https://finnrs-cane.bandcamp.com/album/finnrs-cane

mercoledì 20 agosto 2025

Inhuman Condition - Mind Trap

#FOR FANS OF: Death/Thrash
This is the third full-length disc I’ve purchased from the band. I picked up 'Rat God' (2021) and 'Fearsick' (2022), their previous two releases, and they were absolute gems! This new release I feel gets a solid “75” as it is consistent throughout musically, but the recording quality is not the greatest. You kind of have to crank the stereo to get it audible; nevertheless, the riffs/vocals/drums are all solid. Some songs have their own unique catch to them. This band doesn’t play with super fast tempos, their music lies within the death/thrash metal mix. I’ve been aware that since their first was released in 2021. Musically, they sort combine the heaviness of bands say like Obituary (hence, Terry’s main band) and the thrash-like essence of say Megadeth, reminiscent of their 'Countdown to Extinction' (1992) release, be it the riffs and tempos ranging from slower to moderate and again not going super fast.

The vocals are an acquired taste and their sound overall tends to be a little “flat” on the recording, just the riffs are quite good in general. I’d say that the music reflects more of a death metal band and not so much a thrash metal one. In any case, I’m forever a fan! They’ve got this sort of “groove” to their music, not necessarily groove metal, but a beat or vibe that’s easy to get into. Their music is HEAVY, but it’s not necessarily “dark” by any means. The lyrics might be, but not so much any of the songs.

Nine songs here total, clocking in at about 31 minutes in length. They all collectively good, but if I would choose at least two to check out first, maybe: "The Betterment Plan" or "Chaos Engine." Check out either of those songs; especially if you have no idea what exactly to look for with this band. No surprise that they’re solely Florida based, so many death metal bands have come out there date back to the later 80s! And I was not aware of this, but their guitar player Taylor Nordberg is also in Deicide, among others. It seems that all the members are in other bands, however.

Enjoy this, especially if these examples of whom their styles reflect yours and are on your radar! (Death8699)

(Listenable Insanity Records - 2025)
Score: 74

https://inhumancondition.bandcamp.com/album/mind-trap

lunedì 18 agosto 2025

The Ravenous - Assembled in Blasphemy

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Death/Horror
Rozzi, brutali, marci. Tutti questi aggettivi dovrebbero rendere l’idea di quello che sono i The Ravenous. Il cast che compone questo gruppo ha una sua rilevanza nel panorama musicale: Chris Reifert (Autopsy), Killjoy (R.I.P., ex Necrophagia) e Dan Lilker (ex Brutal Truth, S.O.D., Anthrax e tante altre band). Bene, questi folli (è il caso di dirlo) hanno composto un album fatto da riff di chitarra semplici e malati dove la registrazione è volutamente grezza, e con queste peculiarità sin qui esposte, trovo anche delle forti somiglianze con i Necrophagia (complice la voce del frontman). Nei brani dei The Ravenous si possono ascoltare parti tipicamente death senza disdegnare sfuriate black. La voce di Killjoy è furibonda e indemoniata, mai doma, sempre in continuo cambiamento per tutta la durata dell’album. I testi sono di chiara ispirazione splatter-gore, chiaramente un tutt’uno con la splendida copertina veramente realistica e vomitevole. Per chi ama le emozioni forti.

(Hammerheart Records - 2000)
Voto: 70

https://www.metal-archives.com/bands/The_Ravenous