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| #PER CHI AMA: Experimental/Alternative |
C'è qualcosa che non mi spiego in questo nuovo e terzo album dei Monsieur Thibault, band che sicuramente non sfigura tra le file della interessante etichetta francese Dur et Doux, e che trovo perfettamente in linea con le sue stravaganti uscite, ma qualcuno mi deve spiegare come un disco possa cambiare completamente umore musicale e in parte le sue coordinate stilistiche, dopo la prima metà del suo percorso. Infatti, i primi quattro brani di 'Port Cucu', attingono da realtà sonore molto ampie e variegate provenienti dal mondo del prog e del jazz rock, Steve Howe e soci, i Primus di 'The Desaturating Seven', i progsters Samla Mammas Lanna, Frank Zappa, per uno stile personale, ricco in cambi di tempo inaspettati e sorprese musicali sempre dietro l'angolo, con un impatto notevole, sarcastico e dinamico, almeno fino al quarto brano, "Papanari". Dopo questo, l'impeto si dirada, selezionando e dividendo gli stili in maniera selettiva. La band non rinuncia al suo status e modus operandi ma il basso cambia completamente registro diventando più addomesticato, e un brano come "Maze" si trasforma in uno standardizzato math rock moderno, mentre "C'est Bien", una normale e curiosa song pop dal buon taglio jazz. Senza nulla togliere alla bravura e alla tecnica di questi musicisti, preferisco mille volte il piglio compositivo delle prime quattro canzoni, dove i generi si scontravano in campo aperto. Lì, l'esotico tocco caraibico alla David Byrne tende agguati al progressive rock di scuola Gong, Yes o di casa Karisma Records con le vocals che rincorrono ricordi d'avanguardia care ad artisti come Joan la Barbara e Meredith Monk e comunque, in certi momenti ben mirati, si mette in luce una componente di potente alternative rock e neo prog, sulla scia di band culto come Anekdoten o Arabs in Aspic. Nella seconda metà del disco tutta questa commistione di generi, questo crossover di stili va a sfumare, non scompare ma si normalizza, i brani sono sempre più rarefatti, meno folli e non contengono l'esplosività ostentata in precedenza e che contraddistingue i primi pezzi (i cambi di tempo di "BBT Beddy-Bye Time" sono pazzeschi!), chiudendo le composizioni all'interno di recinti più definiti, ovviamente recinti dorati, sia ben chiaro, perchè la band suona che è un piacere, ma l'idea che mi hanno lasciato alla fine è la stessa che si ha quando si va ad ascoltare 'And Then There Were Three...'dei Genesis, che è bello ma non è come dovrebbe essere. Nell'insieme, al netto di questa mia personale sensazione, alla fine dell'ascolto, ci troviamo davanti a un disco molto ben fatto e ben suonato, di sicuro valore artistico e compositivo. Un album indicato ad ascoltatori attenti e appassionati di suoni aperti a molte varianti e cambi di stile, fatti da una band alla ricerca di nuove forme di espressione per la propria arte, magari più morbida, meno frastagliata, per cui questo disco ne è la prova, la prima impronta di un' evoluzione futura. (Bob Stoner)
(Dur et Doux - 2026)
Voto: 65
