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giovedì 28 aprile 2016

Steal the Universe - Ascend

#PER CHI AMA: Metalcore/Djent, Meshuggah, Tesseract
La Francia è diventata ormai un paradiso musicale. Da Dijon giungono oggi i metalcorers Steal the Universe con il loro debut EP, 'Ascend'. Il genere come avrete già capito è all'insegna di un metalcore stracarico di groove in ogni sua singola nota. Si parte alla grande con le ritmiche sincopate di "Breather", song che oltre ad avere il classico piglio ruffiano, trademark del genere, ha modo di sciorinare un breve ma efficace assolo di stampo heavy metal, per poi continuare ad attaccare con sonorità arrembanti, stop'n go, ritmiche serrate, frangenti acustici e growls accattivanti, tutto nell'arco di soli quattro minuti, un lampo se pensate al minutaggio di per sè, un'eternità per le innumerevoli evoluzioni che scorreranno nelle vostre orecchie. "Eternal" è l'atto secondo: le linee di chitarra sono ultra melodiche e costantemente in evoluzione tra cambi di tempo improvvisi, aperture classiche, vocioni e riff pestanti, il tutto sempre catalizzato da una elevata vena melodica e condensato in pochi spiccioli di minuti, tre e mezzo in questo caso. Anche qui l'assolo è da urlo. C'è più cupezza nelle note di "Illusions", song che continua sulla linea delle precedenti, strizzando l'occhiolino inevitabilmente a destra ai Meshuggah e a manca ai Tesseract, per i suoi poliritmici traccianti chitarristici. Quello che continua a stupirmi, oltre a una certa preparazione tecnica, è la fase solistica dell'ensemble transalpino con melodie che si piantano nella testa e non si scollano più, cosi come quella melodia iper ruffiana della successiva "Lonely". Sia ben chiaro che gli Steal the Universe non sono degli sfigati musicisti che suonano canzoncine per quindicenni, nelle note di 'Ascend' c'è davvero buona musica, magari la giudicherete derivativa, ma di idee ce ne sono parecchie e da sviluppare ulteriormente nell'immediato futuro. "Daylight" è roboante nel suo ingresso, con debordate ritmiche che martelleranno non poco lungo tutta la schizofrenica traccia, in cui a confermarsi sopra la media sono però questa volta gli ottimi vocalizzi di Benjamin Doussot. L'ultima "Introspection", come suggerisce anche il titolo, ha una vena più introspettiva, meditativa, quasi malinconica, pur mantenendo inalterato lo stile dei nostri e suggellando il tutto con un altro sorprendente assolo. Magari c'è da rivedere ancora qualcosa (forse il vocalist è troppo incalzante), ma se il buongiorno si vede dal mattino, gli Steal the Universe si trovano sulla strada giusta. (Francesco Scarci)