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giovedì 14 aprile 2016

Fallen - S/t

#PER CHI AMA: Funeral Doom
I Fallen sono norvegesi e suonano funeral doom fin dal lontano 1996; hanno prodotto un demo e un album nel 2004 dal titolo 'A Tragedy's Better End'. Nel 2015 hanno pubblicato una raccolta per la Solitude Productions, riproponendo il vecchio lavoro arricchito da una splendida cover di "Persephone - A Gathering of Flowers" dei Dead Can Dance e di un altro brano fantastico dal titolo "Drink Deep My Wounds". In assoluto questa compilation è un lavoro stupendo, ricercato, che colpisce profondamente, un geniale colosso sonoro, romantico, malinconico ed ipnotico, un album che nessun appassionato del genere deve farsi mancare, un lavoro da rispolverare in pompa magna. Niente di nuovo sia ben chiaro ma semplicemente un mastodontico capolavoro di ottanta minuti dove il trio scandinavo non lascia superstiti, tra folate di vento gelido, ritmi al rallentatore, riff strazianti, morenti, decadenti, una qualità sonora egregia ed aperture pianistiche in pieno spirito classico ("The Funeral" è a dir poco fantastica e magnificamente inserita nell'album), puntuali come non mai nell'infliggere il colpo di grazia allo stato d'animo di chi ascolta. L'evocativa voce baritonale di Kjetil Ottersen è il perfetto Caronte della situazione, a traghettarci nell'Ade cavalcando le lente e drammatiche litanie della band, in un infinito inferno della psiche, spingendo al massimo la crescita artistica del gruppo e in generale di un genere tanto affascinante quanto di nicchia. Tornando a "Drink Deep My Wounds" la eleggo a mia song preferita, un capolavoro gotico, di tristezza profonda e imperiale che supera il confine del mondo metal accostandosi più all'opera teatrale, alle colonne sonore, alle opere maestose ed epiche di certa imponente musica classica e lirica. I quindici minuti circa di questa canzone sono il condensato della musica dei Fallen, una band che punta all'oscurità e che vuol lasciare parlare solo la propria musica, piena di risvolti sonori inaspettati ma sempre coerenti al genere ma al tempo stesso rivitalizzanti e suonati in modo inusuale. Con un artwork lodevole, 'A Tragedy's Better End' si conferma uno tra gli album più apocalittici ed interessanti degli ultimi anni, in cui i Fallen sono riusciti a valorizzare il modo di intendere il rock, emulando in modo egregio i grandi miti del genere, trovando però una propria inconfondibile, potente e distinta personalità. La mia massima ammirazione per la band che è riuscita a comporre un'opera simile, immortale, infinita e a oggi ancora stupenda nonostante il tempo passato. (Bob Stoner)

(Solitude Productions - 2015)
Voto: 90