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| #PER CHI AMA: Brutal Death |
Trentacinque anni ad affilare le lame nello stesso scantinato non sono una bagatella, e gli Undertakers tornano a sbranare la carne con 'Global Dominion'. I pionieri campani del death-grind nostrano non hanno la minima intenzione di deviare di un millimetro dalla loro rotta storica: niente svolte d'avanguardia o fronzoli per sfigati, solo una mazza chiodata sferrata con la precisione di chi fa questo mestiere da una vita, anche se bisogna essere onesti nel riconoscere come sia proprio questo loro approccio monolitico, ostinato e a tratti irrimediabilmente monocorde, a rappresentare il loro limite più grande, quell'attitudine stoica che li ha resi un culto di nicchia ma che ha precluso loro il balzo in avanti definitivo verso un successo globale di ben altre proporzioni. L'ispirazione attinge al sacro verbo di Napalm Death, Terrorizer e Misery Index per trasformare la carneficina sonica in un manifesto politico contro la plutocrazia e il collasso della civiltà , sorretta da una produzione che bilancia cattiveria e nitidezza con chitarre a motosega, un basso-martello pneumatico e una batteria al limite dell'umano che alterna d-beat e blast-beat selvaggi, sovrastati da un cantato che ruggisce odio contro il sistema. Una breve intro e l'assalto si apre con la fiammata hardcore/grind di "United Front", che chiama a raccolta le masse con rabbia cieca, per poi passare alla title track "Global Dominion", che cala l'asso del death metal più intransigente con stacchi granitici ideati per il moshpit. "All Out War" profuma di Slayer della prima ora nel riff d'apertura prima di esplodere come una granata grind, mentre "Plutocracy Era" parte con un basso distorto e cupo per poi deragliare nell'ennesima ripartenza alla velocità della luce. Con "Iron Regime" emergono sfumature blackened e cadenze oppressive che simulano la morsa della tirannia, seguite dal groove serrato ed elastico di "Collapse Protocol", che racconta in musica, il declino della società , e dal carro armato d-beat di "Rise of Resistance", vera colonna sonora di uno scontro di piazza. Gli echi dei Sepultura più feroci emergono nei due minuti di breakdown devastanti di "Just Keep Fighting", prima che la conclusiva "Bodies' Supermarket" metta il sigillo finale sulla mercificazione dell'essere umano tra chitarre sferzanti e ritmiche belliche. 'Global Dominion' è l'ennesima prova di forza di una band coriacea, viscerale e politicizzata anche nelle mutande (ma in un mondo di merda in cui viviamo, chi realmente non lo è?): non troverete una sola idea fuori dal seminario né la varietà necessaria per esplodere oltreconfine, ma se cercate del brutal death-grind puro, suonato da gente che non si è mai venduta, qui c'è pane per i vostri denti. (Francesco Scarci)
(Time To Kill Records - 2026)
Voto: 68
