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martedì 24 marzo 2015

Dawn of a Dark Age - The Six Elements, vol​.​2

#PER CHI AMA: Black Avantgarde, In Tormentata Quiete, Pan.thy.monium
Una grafica minimalista, un moniker quasi illeggibile e un digipack molto essenziale, mi hanno fatto presagire all'ascolto di un lavoro del tutto votato alla devastante furia iconoclasta black metal, in stile Darkthrone. E invece nulla di tutto ciò, perché i due loschi figuri che si celano dietro al nome Dawn of a Dark Age, sono dei geni... si dei geni del male. Con l'obiettivo di rilasciare un'esologia (a cadenza semestrale) che tratti gli elementi concreti, ecco trovarmi al cospetto del secondo lavoro  dei nostri, quello che tratta l'acqua. I due artisti molisani, Eurynomos e Burian, ci conducono in un delirante trip estremo dalle movenze etnico sinfoniche. Le sei tracce contenute in 'The Six Elements, vol​.​2 Water' aprono con la criptica "Intro-The Gates Of Hell (In The Deepest Dark Abyss)", traccia che coniuga con classe, l'approccio sinfonico degli austriaci Angizia con quello teatrale degli In Tormentata Quiete, il folklore degli Inchiuvatu e un'aura rock progressive anni '70, il tutto logicamente riletto in chiave estrema. Tutto chiaro no? Esaltato dall'ingresso epico dei nostri, mi spingo oltre, alla successiva "Otzuni (The Black City In Apulia)", song assai cupa che mi consente di aggiungere ulteriori elementi caratterizzanti il sound del duo di Isernia. Ricordate il capolavoro 'Dawn of Dreams' dei mai dimenticati Pan.thy.monium, folle creatura di Dan Swano, in cui strumenti a fiato e ad arco collidevano in sound granitico? Bene, se quel disco è diventato anche per voi una pietra miliare nella vostra personale discografia, il secondo capitolo dei Dawn of a Dark Age vi saprà conquistare altrettanto, poiché tutti quegli elementi che si trovavano in quel lavoro del 1992, coesistono e vengono elaborati attraverso una splendida rivisitazione moderna, in cui jazz e musica classica si fondono all'unisono con sonorità malvagie e vocals che si muovono tra il growling e lo screaming, mentre arabeschi da brividi si dischiudono nell'ipnotica "The Old Path Of Water (Where You Rot Slowly)", song che alterna essenziali sfuriate black/death, (in stile ultimi Enslaved) ad assoli di sax, clarinetto, violino e viola (questi ultimi due grazie al supporto di P-Kast). Oserei dire incredibile, sebbene nei momenti più selvaggi, il suono risulti un po' troppo elementare e le vocals poco convincenti nella loro veste più growleggiante. "The Verrin's Source (On MountField)" è un'altra bella cavalcata di grezzo black metal in cui le arcigne vocals di Burian si ergono su una ritmica ferale che richiama i Mayhem, mentre per il break centrale, i due si lasciano andare a bucolici arpeggi, fino ad un finale a la Inchiuvatu. Le citazioni che compaiono in questo disco non si limitano a quelle fin qui descritte, ma proseguono con gli epici suoni dei primi Ulver, noise, cinematica e atmosfere di Pink Floydiana memoria, quest'ultime condensate tutte nella lunga "Outro n.2". Che altro dire se non invitarvi all'ascolto attento di questo secondo capitolo dei Dawn of a Dark Age, riscoprire il loro debutto 'Earth' e attendere luglio per godere del terzo lavoro 'Fire'. Molto buoni! (Francesco Scarci)

(Self - 2015)
Voto: 80