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giovedì 5 marzo 2015

Minimal Whale – S/t

#PER CHI AMA: Alternative/Math/Post-rock, Rush, Morphine
È con grande interesse e curiosità che mi approccio all’Ep d’esordio di questo trio ligure, che vede i due terzi dei fenomenali Unsolved Problems of Noise (David Avanzini al basso e sax e Matteo Orlandi alla chitarra) unire le proprie forze al batterista e cantante Nicola Magri, per un progetto orientato ad un interessante rock che affonda le sue radici nell’alternative (che brutta parola, ma facciamo ad intenderci) degli anni 90, quello peró meno mainstream, suonato con piglio deciso, sferzante e mai banale (qualcuno si ricorda per esempio degli Shudder to Think?). Rispetto alla sarabanda noise degli UPON, il suono viene smussato agli angoli e privato di aculei urticanti, senza però rinunciare ad una forza d’urto che rimane comunque dirompente. I tre sono musicisti di gran classe e tecnica, con influenze vastissime che riescono a coniugare nel modo migliore con l’immediatezza e l’urgenza del rock più viscerale. “Five on Four”, piazzata in apertura, ammalia con i suoi controtempi, le sferzate chitarristiche in stile Polvo, il sax sinuoso e il synth avvolgente. Quindi è la volta di “Cage”, il brano più schiettamente rock, che potrebbe essere un perfetto singolo, con quel basso dritto a la Queen of the Stone Age, e il suo assolo incendiario di chitarra. Qua e là il sax contribuisce a creare un’atmosfera brumosa e notturna che richiama i Morphine, come in "Lay Down", brano percorso da un’inquietudine fremente, una tensione ritmica sempre sul punto di esplodere ma trattenuta con grande maestria (a proposito, gran lavoro quello di Magri, per tutto il disco). Le parole di Virgia Woolf ispirano la matassa ritmica di “Virginia’s Whale”, vicina a certo math-rock pulsante e pensante (mi vengono in mente i miei amati Self-Evident), mentre “Picture” sposa tensioni post-hardcore con la calda fluidità di un piano rhodes in un brano complesso, tra sussurri e improvvise aperture, sempre sostenute da un lavoro pazzesco della ritmica. Con la schizoide “8 Blind Steps” (che arriva addirittura a citare un discorso pubblico Mohandas Karamchand Gandhi), si chiude un disco importante, di statura internazionale per qualità e produzione, in cui gli unici appunti possono essere mossi ad un cantato forse un po’ monocorde. Personalmente auspico che il power-trio genovese continui su questa strada - magari focalizzandosi maggiormente sulle canzoni - quella giusta per trovare una voce che sia solo la loro. Ottimo esordio. (Mauro Catena)

(Marsiglia Records - 2014)
Voto: 75