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domenica 19 luglio 2026

Inferno - The Anthropic Sophisms (On the Heights of Despair)

Ascolta "Inferno_The Anthropic Sophisms (On the Heights of Despair)" su Spreaker.
#PER CHI AMA: Cosmic Psych Black
Gli Inferno sono da sempre una di quelle band che seguo con un interesse quasi devozionale. Dopo l'ottimo album del 2021, 'Paradeigma', l'attesa per il loro ritorno era altissima. Ed eccolo qui, servito su un piatto d'argento: 'The Anthropic Sophisms (On the Heights of Despair)'. La band ceca sposta con il proprio sound, ancora più in là i confini dell'avanguardia, consolidando lo status di pioniera di un black metal psichedelico, esoterico e profondamente filosofico. Il titolo stesso è un esplicito e colto omaggio all'opera d'esordio del filosofo Emil Cioran (Al culmine della disperazione), e le liriche ne riflettono la medesima, lucida e nichilista disperazione esistenziale. L'album si sviluppa come un unico, ininterrotto flusso psiconautico capace di destabilizzare i sensi fin dal primo secondo. L'incipit affidato a "Fission of the Soul" è un labirinto quasi totalmente strumentale, che mescola intuizioni psichedeliche ad atmosfere darkwave, per poi esplodere in improvvise accelerazioni ritmiche. Il risultato disorienta l'ascoltatore e ridefinisce le coordinate stesse del genere, strizzando l'occhio in modo palese alle derive cosmiche dei Blut Aus Nord. Man mano che ci si addentra nei movimenti centrali, la contorta "Dekranos Katexochen..." e la monumentale "With Raving Mouths They Utter Things Mirthless, Unadorned and Unperfumed", l'atmosfera si fa densa, marziale, quasi industriale (soprattutto la seconda delle due). Qui sono i feedback disturbanti e gli arpeggi al pari delle spettrali vocals di Adramelech a descrivere quel senso di isolamento totale che l'essere umano sperimenta di fronte all'infinito. Il climax finale giunge come una catarsi necessaria, ma tutt'altro che liberatoria: la ferocia residua si stempera in una psichedelia acida, scura e opprimente, che congela lo stato d'animo in una consapevole accettazione del vuoto. Il finale, "Circulus Vitiosus Deus (The Infinity Ravages All)", prosegue calcando i medesimi tasti di cosmic black. Parliamoci chiaro: chi è cresciuto a pane e Blut Aus Nord o Deathspell Omega, riconoscerà immediatamente la statura immensa di quest'opera. Un disco concepito non per il mercato, ma per chi vede nella musica estrema un puro strumento di trascendenza spirituale e intellettuale. Gli Inferno hanno costruito un rifugio per chi non ha paura di guardare dentro l'abisso; un'opera d'arte stratificata che, una volta passata la tempesta, ti lascia addosso una strana, bellissima inquietudine. (Francesco Scarci)

(Debemur Morti - 2026)
Voto: 74

giovedì 23 gennaio 2014

Inferno - Omniabsence Filled by His Greatness

#PER CHI AMA: Black, Liturgy, Oranssi Pazuzu, Beherit, Marduk
Uscito per la Agonia Records nel 2013, l'album 'Omniabsence Filled by His Greatness' è l'ultima fatica della band Inferno proveniente dalla Repubblica Ceca. Forte del suo maestoso sound ipnotico, si offre all'ascolto come una full immersion dolorosa in un reame nerissimo e pieno d'insidie. La sua grazia occulta lo eleva dalla massa delle band black del sottosuolo, il suono è compatto e distinto, magmatico, omogeneo e mette in risalto la lunga esperienza della band, la cui prima released risale addirittura al 1996. Le chitarre sono intense e non tutto è finalizzato alla violenza bruta, anzi, possiamo dire che una forte componente melodica genera nell'ascoltatore un contatto diretto con questo album che rapisce per intensità e allucinazione. Una componente di nera psichedelia di casa Oranssi Pazuzu domina incontrastata, anche se il suono è più radicale, oltranzista e vicino ai Beherit o ai Marduk. I brani hanno tutti una lunga durata media che con "The Firstborn From Murk" supera gli undici minuti. Quest'album flirta senza nascondersi con la nuova scuola del post black metal, quella che vuole andare oltre e dare un futuro ed una evoluzione al genere. La cosa che rimane più impressa dopo l'ascolto è l'omogeneità e la compattezza dei brani, che costituiscono l'ossatura di un album da gustare nella sua interezza, che si esalta nelle parti più lente ma che non sfigura in quelle più veloci, pur mantenendo un'ipnosi sonica costante, servendosi di una voce demoniaca carica di riverberi oltre tombali. Un lavoro decisamente ben ragionato, intelligente. Una buona ricerca melodica delle chitarre, una scrittura musicale di tutto rispetto e una sensibilità psichedelica oltre misura, permettono a questa band di toccare vertici di eccellenza introducendo gli Inferno tra le grandi formazioni di psichedelia black, dai Liturgy agli Oranssi Pazuzu. Album consigliato, da non perdere! (Bob Stoner)

(Agonia Records - 2013)
Voto: 75

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