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| #PER CHI AMA: Gothic/Symphonic Metal |
L'EP 'Our Long Cursed Sleep' dei Blackbriar, venduto come un'estensione oscura delle "pagine perdute" del precedente 'A Thousand Little Deaths', ci conferma una grande verità sulla band olandese: sanno esattamente come accattivarsi il pubblico. Navigando furbescamente nel mare sicuro del gothic/symphonic metal, i Blackbriar sfoderano un campionario di soluzioni ruffiane e melodie di facile presa, ricalcando pedissequamente i cliché di mostri sacri come Within Temptation e Nightwish. Forti della classica produzione patinata, il disco si snoda attraverso chitarre e sezione ritmica che si limitano a fare da impalcatura robusta ma totalmente inoffensiva a una proposta accompagnata poi da orchestrazioni opulente e studiate a tavolino, finalizzate ad estorcere il brivido facile. Al centro della scena giganteggia Zora Cock con la sua eterea voce, innegabilmente affascinante, ma che gioca così tanto la carta della vulnerabilità drammatica da risultare a tratti stucchevole. La tracklist è un manuale su come compiacere i fan senza rischiare nulla: "A Long Cursed Sleep" è l'esca perfetta. Melodie malinconiche e un crescendo sinfonico costruito per farvi canticchiare il ritornello al primo ascolto. In "Apollo Never Stopped Chasing Daphne" il sound si conferma altrettanto sognante, per quanto una robusta sezione ritmica nella seconda metà , provi a dare l'impressione di maggiore spinta sull'acceleratore, ma in realtà è un trucco scenico per dar respiro a una narrazione epica ideale in sede live. "Betwixt and Between" è la classica ballata sognante e sospesa, che forza la mano sul lato tragico per strappare a tutti i costi l'emozione. A chiudere, ecco "A Thousand Anemones", una sorta di compendio di quanto fatto dalla band sin qui. Un'alternanza di sfarzi melodici e blande partiture grooveggianti che mettono il fiocco a un pacco regalo fatto per non scontentare nessuno. In sintesi, 'Our Long Cursed Sleep' è un disco solidamente paraculo. Raggiunge esattamente il suo scopo e farà la gioia degli irriducibili del symphonic metal, ma lo fa offrendo un ascolto calcolato, lezioso e privo di veri guizzi di spontaneità . Un ottimo prodotto da vetrina, ma nulla di più. (Francesco Scarci)
(Blackbriar Music VOF - 2026)
Voto: 63
