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mercoledì 20 maggio 2026

Taxology - A Deep Dive In The Colourful And Mysterious Garden Of Mr. Taxology

#PER CHI AMA: Instrumental Psichedelia
'A Deep Dive In The Colourful And Mysterious Garden Of Mr. Taxology' è la porta d'ingresso per il visionario mondo dei Taxology. Il disco segna il debutto su lunga distanza del duo di polistrumentisti originario di Taranto, attraverso un corposo viaggio di ben 15 brani, che è però assai distante dalle sponde del metal che solitamente frequentiamo. Quello che ci apprestiamo ad ascoltare infatti, sembra più qualcosa ideale per quei pomeriggi in cui la mente, stanca del solito rumore quotidiano, comincia a cercare un ordine diverso nelle cose, una logica che non sia quella dei doveri o delle scadenze, ma qualcosa di più profondo, quasi sotterraneo. Vi guardate intorno con la necessità di perdere ogni punto di riferimento tradizionale, per scivolare in un luogo dove le regole della fisica e della logica comune, sembrano sospese. Ecco cosa ci si para davanti, una raccolta di brani e intermezzi scientifici, da consumare distrattamente, magari con un bel cocktail in una mano e una canna (anzi Cannabis sativa), nell'altra. Cerchiamo di essere precisi visto che i titoli dei brani riprendono la nomenclatura botanica. "Azadirachta Excelsa", "Mandragora Caulescens" e "Aceranthus Sagittatus" sembrano estratti direttamente dalle pagine ingiallite di un vecchio manuale di medicina medievale o di botanica occulta, mentre il sound ci conduce attraverso atmosfere soffuse, ipnotiche e cinematiche, il tutto rigorosamente in veste strumentale. L'ascolto sottolinea inoltre come la proposta dei due artisti tarantini, misceli sonorità vintage con suoni più contemporanei, anche se a prevalere è sicuramente la prima. La psichedelia si fonde con pulsioni funk, break atmosferici e frammenti orchestrali. Beh, tutto molto bello ma dopo un po', se l'ascolto si fa più attento, per il sottoscritto diventa un filo noioso. Rimane il diktat iniziale allora, ossia di un ascolto distratto, per meglio assaporare le atmosfere caleidoscopiche messe in scena dai due autori in una sorta di jam session botanica. Se dovessi pensare a delle band con tratti similari, il primo nome che mi viene in mente è quello degli Eterea Post Bong Band, anche se quest'ultimi sono decisamente più vivaci dei Taxology. È un debutto eccentrico, coraggioso, perfetto per quelle serate in cui la solitudine smette di pesare e diventa lo spazio ideale per prenderci cura del nostro piccolo bonsai. (Francesco Scarci)

(NOS Records - 2026)
Voto: 68

mercoledì 18 marzo 2026

Georgeanne Kalweit - Tiny Space

#PER CHI AMA: Psych Folk Pop
'Tiny Space' è il primo album a nome proprio della cantante e pittrice statunitense Georgeanne Kalweit, che nel bel paese è ricordata peraltro come la voce dei Delta V. Oltre ad aver collaborato in altre molteplici collaborazioni, la cantautrice s'immerge in un ambiente sonoro dai toni moderati e intimistici, con una leggera e progressiva contaminazione proveniente dalla psichedelia e dall'elettronica, esponendo anche un certo amore per il pop a tinte alternative folk, ottenendo così degli apprezzabili risultati. Da destra a sinistra possiamo notare influenze e circostanze musicali condivise con alcuni autori tra cui P. J. Harvey, e un tratto marcato e ad ampio respiro internazionale, rivolto al pop di classe alla K. D. Lang, uniti ad una buona ricerca sonora che rimanda all'ipnotica e leggendaria psichedelia di fine anni '60, quella di "Sunday Morning" dei Velvet Underground, per intenderci, come accade nel brano di apertura "Tiny Space", dove è impossibile negarne l'evidenza. Anche nell' intro di "Heavenly Thoughts", la mente corre al ricordo di quegli anni, con una interpretazione vocale che non verrà disprezzata dagli estimatori della Nico più noir. Stilisticamente, si possono vedere anche le influenze intrinseche nel background della Kalweit, di certo un sound più lounge, anche se mi piace accostarla nei momenti più intimistici del disco, alla voce delle ultime uscite di Tanita Tikaram ("Egoverse"), che per il sottoscritto rimane un'artista molto sottovalutata. Altra cosa stilistica che si fa notare in quest'album, è il suo essere meravigliosamente ricoperto da una fragile nostalgia mattutina, anche nelle parti più allegre, vedi la splendida "Crystal Clear", che unisce quel sentore di musica sofisticata, contemporanea, che fa dilatare le pupille e che possiamo trovare nei lavori solisti di Bjorn Riis (Airbag), l'altra è che contiene tanta malinconia latente, che mi ha fatto correre con la mente al gioiellino pop datato 1985, che pochi ricorderanno, del gruppo britannico Everything But the Girl, dal titolo 'Love Not Money'. Il progredire del disco si sposta nelle ultime due tracce, "International Intrigue Time Zone" e "Bullet Holes", verso orizzonti divisi tra elettronica minimale, ambient sperimentale e synth wave che divergono ma non contrastano con il resto dell'opera e lasciano intravedere nuovi orizzonti artistici per la cantante statunitense. Alla fine, 'Tiny Space', risulta un ottimo lavoro che si fa apprezzare da varie angolature e che riporta le bandiere del pop rock e del folk contaminato ad un livello di qualità molto alto. È un album da ascoltare attentamente, perché i dettagli fanno la differenza. Una voce profonda ed entusiasmante, pop intelligente e psichedelico rock d'autore, le chitarre cristalline e una moderna, soffice, elettronica sperimentale. A voi tutti, un buon ascolto. (Bob Stoner)

(Nos Records - 2026)
Voto: 70