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domenica 19 ottobre 2014

The Bastard Sons - Roads

#PER CHI AMA: Hard Rock Blues
No, non sto per scrivere una recensione sulla band italiana omettendo la divinità greca che ne completa il nome, quindi mettete pure giù i forconi e le torce perché non ho perso il senno. Questi cinque bastardi provengono dalla vecchia York (Inghilterra) e si sono formati nel 2011. 'Roads' è il loro secondo EP ed pieno zeppo di suoni al limite hard rock e metal. Un mix che sapientemente dosato può dare ottimi risultati, quindi immaginate la mia frenesia nell'accendere il fido impianto Hi-fi e aspettare i primi giri del cd. "O' Brothel where Art Thou" apre l'EP con tutta la birra che la band ha in canna, quindi ritmica veloce e riff grossi, ma con la classica equalizzazione che fa l'occhiolino al popolo hard rock sparso nel mondo. Assoli old stile e doppio pedale nei punti giusti aiutano il brano a stare sempre in alto, senza incappare in cali di tensione che permettono all'ascoltatore di cambiare traccia o andare al bancone a prendesi la sesta o settima birra. Il vocalist è aggressivo, non ha un'estensione vocale degna di nota, ma punta tutto sul timbro graffiante, a volte un pelo troppo strozzato. "Sobre la Muerte" è il brano più riuscito, ritmica meno veloce, ma tanta botta e headbanging spinto a più non posso. Gli arrangiamenti sono stati fatti ad arte, alternando momenti più distesi che poi permettono di apprezzare al meglio l'accelerazione. Gran musicisti i The Bastard Sons, dove gli axemen trascinano la composizione dei brani, ma drummer e bassista non sono da meno. La ritmica è in continua evoluzione durante tutti i brani, sempre pulita e precisa, feeling non sempre facile da trovare. In generale i suoni sono abbastanza moderni, non ripudiando però la vecchia scuola che tanto ha insegnato negli ultimi vent'anni. Peccato per "Season End" che poteva essere sviluppata maggiormente, invece che essere tagliata a poco più di un minuto di durata. Batteria e voce carichi di effetti creano grande atmosfera, un fertile terreno per le tastiere che dominano e puntano sul fattore emotivo di chi si immerge nell'ascolto. Se la band l'avesse sviluppata maggiormente con un attacco di quelli che fanno tremare i muri, probabilmente avremmo avuto la traccia perfetta. Gli inglesi ci sanno comunque fare e questo EP non lascia dubbi, inoltre fa ben sperare nel fatto che non siano ottusamente chiusi nel genere, ma si possano aprire ad altre influenze, abbracciando vecchio e nuovo. Dai ragazzi, fatto l'EP ora datevi da fare con un vero e proprio album. (Michele Montanari)