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mercoledì 8 aprile 2026

Zapovit – Ira Borystheni

#PER CHI AMA: Raw Black Metal
Gli Zapovit ("lascito" in ucraino) non hanno scelto di essere una band black metal nel senso ricreativo del termine; sono diventati un grido di libertà perché il silenzio, a Huliaipole, non era più un'opzione. Nati nel 2024 tra le macerie della regione di Zaporizhzhia, Vladislav e Stanislav hanno trasformato il loro progetto in una trincea sonora. 'Ira Borystheni' (L'ira del Dnepr), il fiume che ha visto passare secoli di sangue e rinascite, è un EP che vibra di un'urgenza, la cui musica è una creatura ibrida che mastica black metal e lo sputa fuori mescolato a improvvise, dolorosissime aperture acustiche. La produzione ruvida e casalinga non è un limite tecnico ma una testimonianza. È il suono di chi sta suonando nello scantinato di casa mentre la storia gli crolla intorno, e ogni nota sembra dire "siamo ancora qui, siamo vivi". Sono solo tre i pezzi contenuti, con la title track ad aprire il lavoro tra furenti accelerazioni black accompagnate da timide melodie di sottofondo e parti acustiche folkloriche, che fungono da richiamo ancestrale per un popolo che rifiuta di essere cancellato dalle mappe. "Berestechko" prosegue con la sua furia estrema, tra disperate grim vocals e glaciali linee di chitarra. C'è poco di innovativo in questa proposta, sia chiaro, non è black metal arricchito di orpelli, anzi, è un black metal inteso come atto di sopravvivenza e memoria collettiva, avvalorato anche dalla conclusiva "Ruina", un grido di battaglia verso l'intruso, un inno alla protezione della patria attraverso il sangue e il dolore di coloro che stanno combattendo per l'Ucraina. Onore a voi. (Francesco Scarci)

(Self - 2026)
Voto: 62