![]() |
| #PER CHI AMA: Power/Industrial/Hard Rock |
Quando al timone c'è un veterano del calibro di Anders Johansson, uno che ha pestato le pelli per Yngwie Malmsteen e HammerFall, sai già che non si scherza in fatto di mestiere, ma con 'Ashes' i suoi Tungsten confermano che la voglia di divertirsi senza troppe pippe mentali è ancora al massimo storico. Arrivati al traguardo del quinto disco, gli svedesi perfezionano quella loro ricetta sfacciata che mescola power metal di chiarissima marca scandinava, tamarrate sintetiche da discoteca e riff ribassati che sembrano usciti da un generatore automatizzato di hit. Il sound è tirato a lucido da una produzione specchiata, chirurgica, dove chitarre affilate e batterie sbozzate al millimetro fanno da binario a un tappeto di tastiere invade-pista e all'estensione teatrale del cantante Mike Andersson, intento a declamare storie di folklore nordico, apocalissi imminenti e resurrezioni personali. Il luna park parte subito forte con "Joker", pezzo che spara in faccia riff granitici accoppiati a tastierine talmente giocose da risultare irresistibili, spalancando le porte a un ritornello che s'appiccica al cervello al primo ascolto. Se "Bite My Tongue" alza i giri del motore tra basi synth da rave e duetti vocali aggressivi, la vera sorpresa la piazza "Fuego Del Sol", che va a pescare imprevedibili aromi mediorientali raccordati a una sezione ritmica rocciosa e a un coro arioso da cantare a squarciagola. Il pop-metal di "Supernova" prepara il terreno alla geniale "Happy", brano che gioca tutto su uno stridente e sinistro contrasto tra un'atmosfera apparentemente scanzonata e una pesantezza marziale scandita da assoli che finiscono dritti sul pezzo. La band cambia di nuovo abito con le venature oscure e industrialoidi di "Ted The Exorcist", dimostrando che sotto le luci al neon c'è anche della sostanza, per poi piazzare il pezzo da novanta in "The North Will Rise": qui entra in scena Tony Kakko dei Sonata Arctica per un'esplosione di power sinfonico velocissimo e pomposo che farà impazzire i puristi del genere. Verso il finale ci pensa l'epicità folk-metal di "For Thee" a scaldare gli animi prima che la conclusiva "The Forge" cali il sipario incrociando riff profondi, echi industriali e spruzzi d'orchestra che accompagnano l'ascoltatore verso la fine della corsa. 'Ashes' non è un disco che vuole reinventare la ruota o prendersi troppo sul serio, ed è proprio questo il suo più grande punto di forza: un lavoro brillante, elettrizzante e zeppo di ganci melodici indirizzato a chiunque adori la caciara moderna di Battle Beast, Beast in Black e Amaranthe, senza avere paura di ammetterlo. (Francesco Scarci)
(Reigning Phoenix Music - 2026)
Voto: 72
