giovedì 30 aprile 2026

Witchtrap - Witching Black

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Death/Black
Mamma li turchi Witchtrap e il loro unico disco 'Witching Black'! Si comincia con una gradevole intro orientaleggiante ("Convent of Misery I"), che si va ad allacciare direttamente al sensazionale muro di chitarre di "Asura". Il suono è, secondo me, quello tipico della scena metal turca. L'avevo già notato sul debut album dei Cenotaph, 'Voluptously Minced'. Segnalo poi alcuni riff thrash che mi ricordano l'epoca di Venom e Bathory ma quel suo gusto orientale dona un fascino speciale a questa canzone. "Witchcraft" è più sul genere Goatlord nel loro album 'Reflections of the Solstice', solo con delle vocals black molto più aggressive. "Dreams from Hell" presenta alcuni riff a metà strada fra i vecchi mid-tempo heavy thrash e ancora i Venom; questa canzone però è anche lenta e malinconica, molto heavy metal inspired con vocals lamentose, mi ha ricordato addirittura certe band dell'America meridionale, tipo Songe d'Enfer, ma senza tastiere, o Miasthenia. 'Witching black' è nello stile dei primi Sodom. "Dark Desire" è un pezzo da headbanging sfrenato. "Witchtrap" è una canzone lenta con riff martellanti in puro stile Sodom. Il solo punto debole è il suono della batteria, che è un po' strano, specie in "The Return of the Primewitch". Davvero una sorprendente, peccato solo se ne siano perse le tracce.

(Hammer Müzik - 2002)
Voto: 68

mercoledì 29 aprile 2026

Destruction - All Hell Breaks Loose

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Thrash Metal
Tra le band thrash tedesche che negli anni ottanta cambiarono in qualche modo volto al metal europeo, che stava per essere travolto su tutta la linea da quello americano con gruppi incredibili come Anthrax, Metallica, Exodus, Dark Angel, ci sono senza alcun dubbio i Destruction. In Europa non erano molte le band che suonavano a livelli mondiali questo genere, ma Destruction, Kreator e Sodom erano sufficientemente devastanti per contrastare quasi alla pari i colossi americani. Se i Kreator hanno, a un certo punto, deposto le armi (per poi riprendersi con gli ultimi lavori piuttosto energici), i Destruction, di resa non ne hanno mai voluto sentir parlare, e hanno continuato, anche in questo datato 'All Hell Breaks Loose' con l'uso di chitarre distorte e veloci, confermando a tutti gli effetti che il thrash metal aveva ancora molto da dire. E avvalendosi poi di una produzione migliore rispetto a quella di un tempo, i teutonici, dal lato musicale, non hanno modificato il proprio credo e il risultato, seppur non eccellente, è sempre stato comunque di notevole e ben misurata fattura. La voce di Schmier poi è migliorata nel tempo, dando l'impressione che il cantato sia addirittura più melodico e meno aggressivo. Gli anni trascorrono e qualcosa doveva pur cambiare per rimanere comunque cazzuti ma senza ripetere le stesse cose già fatte in passato. Il tema dei testi, quello non è cambiato: titoli come "Butcher Strikes Again" e "Total Desaster 2000" sono la conferma di un'incredibile coerenza germanica.

(Nuclear Blast/M-Theory Audio - 2000/2025)
Voto: 70

martedì 28 aprile 2026

Reinfection - They Die for Nothing

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Grind/Death
Rieccoci all'obitorio. Il grugnito atroce di un antropofago duetta con una voce isterica al vetriolo. Rammentate l'accoppiata Kevin Sharp - Danny Lilker in 'Extreme Conditions...'? L'ombra degli indimenticabili Brutal Truth si allunga su tutte le canzoni del cd di questa band polacca, all'esordio con questo 'They Die for Nothing'. Per intenderci: musicalmente siamo a metà strada fra il death e il grind più schizzato. I testi invece sono di stretta osservanza brutal. Basterà citare un paio di titoli, "A Morgue Filled with Rotting Corpses" e "An Institute of Bloody Anatomy", per immaginarne i contenuti. Sorge spontaneo a questo punto un interrogativo: se troppi gruppi propongono le stesse formule, non c'è il rischio che il mercato si saturi di prodotti pressoché indistinguibili gli uni dagli altri, molti dei quali fatalmente destinati a rimanere invenduti? È da sempre cosi e poi, ammettiamolo, il brutal death da un bel po' ha un disperato bisogno di nuova linfa, di un originale apporto creativo che lo preservi dall'inaridimento. Tornando a 'They Die for Nothing', va detto che si tratta di un album violentissimo, soffocante e ben registrato. Non dà un attimo di respiro, e scombinerà non poche delle vostre sinapsi. Peccato che le sue dieci canzoni si assomiglino un po' tutte.

(Ablated Records/Deformeathing Production - 1999/2018)
Voto: 66

lunedì 27 aprile 2026

The Pit Tips

Francesco Scarci

Splendidula - Absentia
Ultha - A Light So Dim
Green Carnation - A Dark Poem, Part II: Sanguis

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Alain González Artola

Astral Valley - Midnight Sun
Bloedmaan - Vampyric War in Blood
Déhà - Ashes as Rain II

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Death8699

Dark Tranquillity - The Gallery
Ophthalamia - Dominion
The Pat Catalano Project - Paper Crowns

domenica 26 aprile 2026

Apolaustic - No Plenitude without Suffering

#FOR FANS OF: Black/Death
Apolaustic is a Swiss project that was created just last year. It is the new side project of the musician Romain, who is part of the full-band Stortregn, an interesting group with some similarities, particularly in its early days, to the style that Apolaustic delivers. The good references and the promising demo tracks convinced the Indian label Transcending Obscurity Records to release the first opus of this Swiss project, which is always a safe bet as this label has a sharp eye for quality bands.

'No Plenitude Without Suffering' is the name of the first opus released by Apolaustic, and it contains seven tracks and a short instrumental where Romain shows his love for a melody-driven extreme metal approach. Although the compositions are made by himself, the execution of the guitars and drums has been carried out by some Swiss collaborators who have done a perfectly solid job bringing Romain’s ideas to reality in the recording of this album. The production of this album is very solid, with vocals and instruments sounding perfectly balanced and clear. I like the fact that none of them overshadow the work of the others, which makes the whole thing sound powerful. All the tracks are entirely rooted in the melodic black metal genre, although I personally consider they tend to sound a bit closer to black metal. Personal considerations aside, what is clear here is that there is great work on the guitars, whose melodies throughout the album are excellent. There is a respectable amount of variety in the riffs and harmonies that make this opus quite a fun listen. As happens with other albums of this subgenre, Apolaustic has given some room for acoustic-esque guitars and nice guitar solos, which truly shine every time they are included. You don’t need to go too far in this album, as the initial tracks, "Devouring the Past" and "Fragments from a Misty Journey" are a fine example of it. These tracks are remarkably fast-driven, and the guitars create a good range of different melodies, both in the rhythm and the solo ones. No matter how speedy the tracks are, the absence of pace changes is never an issue, which I appreciate. This subgenre has always had a defining tendency to create pace-varied tracks, and thankfully Apolaustic does not fail in this aspect. Thanks to this, the ups and downs are constant and reinforce the sense of listening to an energetic, yet varied track.

As we approach the final part of the album, I praise the fact that the consistency of this album does not slow down. In fact, tracks like "Black Flame Reviver" or "De Feu et de Cendre" are among the best ones. The first one is probably the most interesting as it has a very dynamic structure and some nice surprises, such as the very enjoyable saxophone part included, which adds a touch of originality to an already superb composition.

In conclusion, Apolaustic’s excellent debut effort, 'No Plenitude Without Suffering', is an inspired example of melodic black metal’s strongest and most defining aspects, and it will surely please the fans of the genre. A very promising start for a project that hopefully will deliver more in the future. (Alain González Artola)

(Transcending Obscurity Records - 2026)
Score: 84

venerdì 24 aprile 2026

Frozen Shadows - Dans les Bras des Immortels

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Black/Folk
Black metal dal Québec. Niente di strano fino a qui: le maestose foreste canadesi ammantate di neve non hanno nulla da invidiare, quanto a potere evocativo, ai paesaggi della Scandinavia. Il terzetto dei Frozen Shadows rivendica con particolare orgoglio l'appartenenza alla "Nouvelle France" e al ceppo francofono canadese. Come certamente saprete, il Québec chiede da anni l'indipendenza dal Canada (anglofono). E il black metal, arricchito talvolta da sonorità folk, si accredita sempre di più, a livello mondiale, come la forma di espressione musicale prediletta da parte di giovani desiderosi di affermare il proprio orgoglio nazionale. Dalle regioni baltiche sino ad arrivare alle lande canadesi, è tutto un pullulare di band che utilizzano il black metal per affermare i valori del proprio ethnos. Ma torniamo all'album dei nostri canadiens: esso consta di sette canzoni di cupo black metal, tre delle quali scritte in francese. Di tanto in tanto le tastiere emergono dal magma sonoro sottostante: squarci di rarefatta bellezza in un panorama nerissimo. La batteria viaggia sovente alla velocità della luce. Quanto alle vocals, sono un susseguirsi di grida laceranti, com'è consuetudine del genere. Complessivamente un cd apprezzabile, anche se un po' troppo convenzionale.

(Sepulchral Productions/Osmose Productions - 1999/2025)
Voto: 68

giovedì 23 aprile 2026

Sirius - Aeons of Magick

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Symph Black
Sette tracce all'insegna di un black metal che oserei definire astrale. Infatti, il primo nome che posso accostare al sound dei portoghesi Sirius, è indubbiamente quello del combo norvegese Limbonic Art. Con questo non fraintendetemi, 'Aeons of Magick' è una perla che brilla di luce propria. Tutte le tracce sono pervase di una maestosità superba; le tastiere e gli effetti, ovviamente protagonisti del songwriting, ricamano melodie affascinanti e coinvolgenti. Il black melodico e oscuro è affiancato da un growl abbastanza anonimo e purtroppo, da un suono di batteria orribilmente artefatto e meccanico. Queste rimangono le uniche pecche di un album che mi ha stregato. Tutti gli amanti di black sinfonico dominato dalle tastiere e dalla fantasia, con varie rimembranze di musica classica, rimarranno estasiati nell'ascoltare gemme quali "Ethereal Flames of Chaos" (grandiosa soprattutto la parte centrale in cui il pianoforte sottolinea con una vasta eco classicheggiante i passaggi più rutilanti del brano), dove veramente la musica sinfonica si dimostra la fonte compositiva primaria dei Sirius (ancor più del metal). La lunga introduzione strumentale, "The Stargate", ci mostra invece notevolissime affinità con le composizioni degli inglesi Bal Sagoth (una delle mie band di black epico preferite). La title-track ci dimostra invece tutta la creatività della band, introducendoci in più di otto minuti di meravigliosa estasi creativa; anche in questo caso le reminiscenze classiche vengono proposte ed eseguite con un ottimo gusto. La conclusiva e strumentale "Beyond the Scarlet Horizon", con il suo andamento rilassato e contemplativo, ci permette quasi di sognare ad occhi aperti l'immensità del cosmo. Ottimo album.

(Nocturnal Art Productions - 2000)
Voto: 80

lunedì 20 aprile 2026

Stargazer/Invocation - Harbringer/H.A.S.T.U.R.

BACK IN TIME: recensione gentilmente concessa da Nihil Zine
#PER CHI AMA: Death/Thrash
Era il 2000 quanto l’etichetta di Singapore ci consegnava uno split cd di due gruppi australiani in giro già da anni. Si inizia con il mcd di sei pezzi degli Stargazer, tre folli musicisti che propongono un grezzo e old-style black-thrash. Velocità indiavolate in puro stile Kreator, infarcite di cambi di tempo, privi di qualsivoglia tecnicismo, ma con grande carica devastante. Ed ora veniamo agli Invocation (band scioltasi prematuramente), che risorgevano dalle ceneri dei Necrovore con questo EP di death metal sulla scia dei Morbid Angel di 'Altars of Madness', in cui tuttavia gli australiani risultano decisamente meno raffinati ma direi che la carica anticristiana è la medesima degli americani. Sicuramente, non c’è niente di originale nella proposta dei due gruppi, ma chi ama le cose grezze, troverà pane per i suoi denti.

(Dies Irae Productions - 2000)
Voto: 62