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| #PER CHI AMA: Psych Space Rock |
Gli Space Traffic non sono stati troppo fortunati nel beccarmi due volte su due a recensire i loro lavori, ma la manovalanza nel Pozzo langue e quindi tocca a me prendere tutto in mano. E cosi, eccomi di nuovo, a distanza di cinque anni da 'Numbness', a parlarvi di questa band valdostana, le cui coordinate stilistiche sono sospese in quel vuoto pneumatico, dove il rock smette di essere rumore e diventa piuttosto esplorazione spaziale. 'On the Other Side' poi, non è solo il titolo sulla copertina, è l'istruzione per l'uso, per spingerci attraverso una porta simbolica (l'introduttiva "Open the Doors") che ci permette di viaggiare attraverso dieci nuovi brani inediti, in un ritmo circolare che ci ricondurrà al punto di partenza, con una consapevolezza diversa, quella di chi ha vissuto l'esperienza di respirare atmosfere psych/space-rock sulla scia di vecchi classici, i Pink Floyd e Hawkwind in testa, ma anche di tutta quella spinta rock anni '70 che si traduce in pezzi in cui il groove delle chitarre, peraltro accordate a 432 Hz, si deposita come polvere stellare sui microfoni ("Lady Bubblegum"). Il vocalist nel frattempo si lancia talvolta in acuti un po' troppo anche per le sue qualità canore ("Fake Memories" o la conclusiva "Back from the Other Side"), mentre il terzetto nostrano continua a sfornare pezzi, senza mai spezzare la musicalità di fondo del disco. Non è il mio genere preferito sia chiaro, ma se siete amanti di space rock, atmosfere psichedeliche in salsa blues ("Looking Forward"), atmosfere dilatate che sanno di jam cosmica di doorsiana memoria ("A Deeper Dream" e la già citata "Back from the Other Side"), 'On the Other Side' potrebbe essere la vostra prossima fermata. (Francesco Scarci)
(Self - 2026)
Voto: 67
