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giovedì 25 settembre 2014

Burzum - The Ways of Yore

#PER CHI AMA: Ambient
Burzum, 'The Ways of Yore'. Tremate. Abbandonate definitivamente le tendenze black metal, cosi come pure le velleità di commettere atti terroristici, il Conte torna dandoci in pasto al suo concentrato ambient. Assecondate i suoni accattivanti, vibrati, accostati a nuvole di fumo psichedelico ed ascoltate. "God from the Machine". "The Portal". Dimensioni oniriche, prismi dai cangianti velati, ostacoli duttili, ripetizioni reiterate per alienazioni lugubri, in cui la chitarra sfregia i pensieri ed il tempo involve in collisioni improbabili. "Ek Feller (I Am Falling)". Ora abbiate paura. Questo brano è sordo, lascivo, sospeso tra un cantato mortuale e pochi cenni strumentali che peggiorano un mood impossibilitato alla felicità. Se la serata vi ha lasciato con l'amaro in bocca, questo ascolto, potrebbe illuminare il vostro inferno. "Hall of the Fallen". Cristalli che si abbattono a terra. Incedere di voce ed elettricità dal pallido sentore musicale. Terrore. Ghiaccio ancora. Ossa spezzate dentro un turbine di sensazioni dall'incedere spettrale, invisibile, minaccioso. Lasciandovi trasportare, credetemi, rischiereste di venire a patti con l'anima. A vostro rischio. "Emptiness". Voluttà ripetute. Tortuosità appianate. Un basso che distoglie dal ritmo soffuso. Soffiate sull'orizzonte, ma sappiate che non se ne andrà il grigiore, malinconico, assente pensiero che questo album evoca con individualità allargate alla coscienza comune. Nel buio di questo metallo, emerge almeno un rincorrersi di suoni estatici e carnali, sino all'epilogo orientaleggiante. "Lady in the Lake". Perché non strofinarsi su pareti di ferro ruvido, lasciando che la pelle sanguini e l'anima segua strade sconosciute? Perché non alimentare la follia, prima che vincerla, lasciando che il tempo e la ragione diventino virtù d'altri? Perché non digrignare i denti e corroborare lo stupore con la piú nichilista tra le benzine alcoliche? Perdizione. Rabbia. Museo degli orrori. Benvenuti nel tripudio del black ambient. "Hell Odin". 3 minuti ed 11 secondi. Pensateci bene se percorrerli. Suoni ripetuti si fondono con la stessa improbabile frase che il titolo del brano rappresenta. Virtuosismi modulati calano il carico presto ed il brano è buono solo per un rave di bassa lega. "The Reckoning of Man". Suoni dalle metamorfosi metalliche. Voce dai toni pretenziosi. Virtù narrative corrugate dal volo raso terra della musica narrante e del testo ipotimico. "The Hel and Back Again". Mi chiedo perché Burzum cerchi di ripulirsi la coscienza con musiche zen. Mi chiedo perché una scia di rumori di fondo imprigioni quella coscienza riportandola nelle segrete della prigionia malsana. Mi chiedo, ma so che in questo album, nulla è come ce lo si aspetta... "Heil Freyia". Danze circolari. Movimenti psichici piú che corporei. Impossibile entrare in questo rituale. C'è un obolo troppo costoso da pagare. Accompagno un velo sugli altri brani. Lascio alla notte ed alle vostre inquietudini la scelta per continuare questo album, che mi ha lasciata sfatta di luce e sottesa al buio. Buon ascolto. Tremate. (Silvia Comencini)

(Byelobog Production - 2014)
Voto: 70