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giovedì 11 settembre 2014

Numbers - Three

#PER CHI AMA: Progressive, Metalcore, Post-metal, Periphery, Protest The Hero
Si chiama 'Three', ma questo lavoro dei Numbers (da Seattle) è in realtà il loro vero debutto come full-lenght, dopo due EP. Carne al fuoco ce n’è parecchia, fornita soprattutto da voci e tastiere, suonate entrambe dal frontman Kyle Bishop. La voce passa dagli harsh vocals (gestiti in modo per nulla banale) del metalcore ad interessanti costruzioni melodiche – timbro pulitissimo, fantasia, melodie catchy quanto basta, ottima tecnica soprattutto nel registro più alto. Le tastiere (onnipresenti nei brani e in quasi tutti gli intro e gli outro) insistono particolarmente su costruzioni di pianoforte e strings, limitando gli inserti industrial, di synth e drums elettroniche a pochissimi episodi. Il risultato è particolarissimo: un pianoforte che arpeggia su riff appena spruzzati di math e sfuriate di doppia cassa, dona un colore completamente diverso al brano. Non pensate quindi ad un clone di Fear Factory e Pitchshifter: l’atmosfera generale è tutt’altro che cupa e oppressiva, e le scelte stilistiche sono decisamente più orientate alla melodia prog e al postcore moderno che al metal pesante. I tredici brani passano velocemente, rivelando l’intensa personalità del quartetto di Seattle e l’omogeneità del loro stile pur nel mash-up di generi. Si passa da pezzi più melodici (“Thruth Bender”, “Recreate”) con ritornelli indovinatissimi a violenti episodi metalcore (“Sicken”, “Shortly Broken”), senza mai perdere il filo. Capolavoro assoluto resta “Undertow”: oltre 11 minuti di brano in cui i Numbers lasciano il giusto spazio a ciascuno degli strumentisti, costruendo un’architettura sonora a cavallo tra ambient, prog, jazz e metal, che lascia senza fiato dal primo all’ultimo minuto. Il disco chiude con un altro piccolo gioiello, “Ghost in the Room” – penalizzata forse dalla posizione nella tracklist – in costante tensione tra Protest The Hero, elettronica e con un inserto jazz da antologia. Batteria, basso e chitarra svolgono un buon lavoro, intendiamoci, pur senza nulla di particolarmente originale. Ma senza tutta questa tastiera “classica” – che darà senz’altro fastidio ai puristi del metal – e le incredibili capacità vocali e melodiche di Bishop, temo che i Numbers sarebbero solo un gruppo come tanti altri. Bravi e originali. (Stefano Torregrossa)

(Self - 2014)
Voto: 75