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domenica 21 agosto 2022

The Decemberists - What a Terrible World, What a Beautiful World

#PER CHI AMA: Indie Folk Rock
È tassativo non offuscare l'elemento di maggior fascinazione, vale a dire il nitore del songwriting di Meloy. Occorrono arrangiamenti accuratissimi ma trasparenti ("Spectoriani", li definisce giustamente qualcuno). Si spazia quindi dal pop-piano-da-radio (l'inspiegabile singolo "Make You Better") a certe caciare indie-'90 alla R.E.M. ("The Wrong Year"), al doo-wop pruriginoso mid-'60 ("Philomena") al "gospel bianco da convention democratica" (la definizione è sempre di quel qualcuno) della cripto-biografica "The Singer Addresses His Audience" (da confrontare con "Anathema" degli Anathema), alle dolenti e austere "Till the Water is All Long Gone" e "Carolina Low", collocabili tra i Dire Straits di 'Private Investigation' e il Roger Waters di 'Each Small Candle'. Buona parte dell'ultima facciata del vinile (la terza) sembra una sorta di doveroso tributo al folk di Dylan e Young, cui Meloy deve sicuramente molto più di una cena costosa. (Alberto Calorosi)

(Capitol Records - 2015)
Voto: 80

https://www.decemberists.com/

lunedì 13 giugno 2022

The Decemberists - The King is Dead

#PER CHI AMA: Folk Rock
L'impervio percorso artistico del più ingombrante genio del prog-nu-folk non facente sesso con le groupies, scivola per sottrazione con la stessa velocità di una discesa lungo la coclea di Fibonacci. Ma se è facile sottrarre da 'Crane Wife' (il quarto album della band statunitense) le progressioni progressive e mainstrimate mainstream, se è altrettanto facile sottrarre da 'Hounds of Love' certi arzigogolanti arzigogoli da 'Quesito con la Susi' o da ultimi Porcupine Tree, meno facile è sottrarre alle vivaci composizioni dei primi album dei The Decemberists quella rurale spontaneità che odora di cuoio e merda di vacca. 'The King is Dead' è la (meravigliosamente eseguita e impeccabilmente prodotta) teca di cristallo che espone il songwriting di Colin Meloy al massimo del suo talento creativo. Ascoltate questo album ogni volta che pensate di aver fatto una cosa di cui avete paura di pentirvi. Vale a dire, spesso. (Alberto Calorosi)

(Capitol Records/Rough Trade Records - 2011)
Voto: 75

http://www.decemberists.com/

lunedì 15 novembre 2021

The Decemberists - Florasongs

#PER CHI AMA: Indie/Folk
Se non fosse che Colin Meloy abbia candidamente dichiarato che questo 'Florasongs' rappresenti nient'altro che una manciata di outtakes di 'What a Terrible World, What a Beautiful World', questo EP suonerebbe alle vostre orecchie proprio come una manciata di outtakes di 'W-A-T-W'. Non è così, naturalmente, ma solo per causa della vostra innata bastiancontrarietà. Impossibile individuare incompatibilità tematiche, come invece accadde per l'EP 'Long Live the King' successivo a 'The King is Dead', dal momento che 'W-A-T-W' non è un concept. Troverete invece una manciata di canzoni altrettanto limpide, scartate da 'W-A-T-W' forse solo perché troppo simili ad altre ("Why Would I Now?"), oppure troppo differenti ("Fits & Starts"), oppure ancora perché troppo a metà strada tra il troppo simile e il troppo differente ("Stateside"). Cinque canzoni, diciannove minuti: una facciata di vinile. Prendete dallo scaffale la vostra copia di 'W-A-T-W', estraete il secondo vinile, quello con il lato B serigrafato invece che inciso. Bene, ora ascoltate questo 'Florasongs', interrogandovi nel frattempo sul significato di tutto ciò. (Alberto Calorosi)

(Capitol Records - 2015)
Voto: 68

http://www.decemberists.com/