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lunedì 1 giugno 2026

Numen - Erre

Ascolta "Numen_Erre" su Spreaker.
#PER CHI AMA: Black Metal
'Erre' dei Numen si presenta come un ritorno assai atteso nel black metal: un disco cantato interamente in lingua euskera (il basco), e legato a credenze antiche, caccia alle streghe e Santa Inquisizione. Fuori nei prossimi giorni per la Les Acteurs de l’Ombre Productions, il disco si dipana attraverso un black metal old-school, rapido, aggressivo e dalle tinte melodiche, con una componente epica e improvvisi passaggi progressivi. Lo si evince bene dalle note dell'iniziale "Kez Beteriko Zeru Penatua", esempio di furia cieca black sparata ai mille all'ora che solo in taluni passaggi, apre a porzioni più atmosferiche. È chiaro che l'intento dei nostri punti chiaramente a una resa ruvida, a discapito di porzioni più ariose, che comunque troverete nell'album, al pari di riferimenti folklorici che già nell'incipit si palesano in un finale più melodico e affabile, ideale per ristorarci prima della successiva battaglia, affidata a "Negu Itxian Urtarril Hotza". La chitarra di Jabo innalzata al cielo, come una spada fiammeggiante nella notte, le percussioni tambureggianti di Sistre e le urla furiose del vocalist Aritz, caratterizzano un brano che di nuovo non ha nulla da mostrare e che mette a rischio la band nel rimanere prigioniera di una formula già scritta, e ormai troppo prevedibile nel 2026, da chi soprattutto mastica questo genere da quasi 30 anni. Anche i successivi brani, i cui titoli sembrano formule magiche scritte su pietra, soffrono cronicamente di questo problema e, pur evocando un finale apocalittico nella conclusiva "Euria Infernuko Sutan" (significa pioggia all'inferno), corrono il rischio di finire nel dimenticatoio con una certa celerità. Quindi, se cercate un ritornello che vi salvi la giornata, avete decisamente sbagliato indirizzo, qui troverete solo fuoco e cenere. (Francesco Scarci)

(LADLO Productions - 2026)
Voto: 62

venerdì 1 novembre 2019

Numen - Iluntasuna Besarkatu Nuen Betiko

#PER CHI AMA: Black/Folk
Scavallati i confini nazionali, la Les Acteurs de l'Ombre Productions ha iniziato a prenderci gusto, e cosi dopo l'uscita dei cileni Decem Maleficium, ecco tornare la label transalpina con i baschi Numen. Un nome che porterà alcuni di voi a pensare ad un paio di gioiellini usciti a inizio anni 2000, e cito 'Galdutako Itxaropenaren Eresia' e 'Basoaren Semeak', i primi due positivissimi e originali lavori dell'act di Mondragón. Dopo un terzo album omonimo nel 2007, il silenzio, perdurato fino ad oggi, spezzato dall'uscita di questo 'Iluntasuna Besarkatu Nuen Betiko'. Si tratta di una forma di pagan metal dalle tinte folkloriche ma comunque assai estreme nella loro componente black, l'essenza principale del sestetto basco. E cosi appare evidente già dall'opener "Iluntasuna Soilik" e dalla successiva "Lautada Izoztuetan", come i nostri miscelino raw black con un folkish sound. La melodia comunque trasuda dalle linee di chitarra in tremolo picking di questi due pezzi e ovviamente anche dai seguenti. La voce è il classico grugnito black che si dipana tra tiratissime accelerazioni e qualche momento più rallentato, come quello che chiude la seconda traccia. Tutto apparentemente interessante, ma un po' scontato e già sentito, che in taluni momenti rimane addirittura invischiato nell'anonimato di serratissime parti (la batteria proprio l'ho mal digerita qui) che forse funzionavano negli anni '90. E cosi, se "Pairamena" sembra esordire in modo oscuro, quando la ritmica si fa più infuocata, sembra emergano i limiti dei nostri di oggi, ossia meri propositori di un suono secco e tagliente, che sembra rievocare i fantasmi passati di Mayhem o anche Dissection, ma che francamente, dopo oltre vent'anni, percepisco ormai come obsoleto. Sono forse invecchiato io che ho vissuto la nascita, maturazione e declino di un sound che oggi necessita di soluzioni innovative per poter assistere ad una nuova rinascita. Alla fine 'Iluntasuna Besarkatu Nuen Betiko' è un lavoro che si farà notare per qualche raro intermezzo acustico, forse per la particolarità di essere cantato in lingua basca ed essere ispirato dalle antiche credenze di quel popolo; è un lavoro suonato da buoni mestieranti, ma di cui riesco a trovare poco altro tra le note di questo lavoro, che nella sua crudezza e glacialità, ha fallito l'obiettivo di scaldarmi l'anima. Se posso citare una song che più ho apprezzato, direi "Nire Arnasean Biziko da Gaua", un mid-tempo decisamente più ispirato delle altre, che dovrebbe far riflettere la band per la ricerca di migliori soluzioni future. (Francesco Scarci)