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domenica 23 agosto 2020

Blind Stare - Symphony of Delusions

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Melo Death
Al pari di Svezia e Norvegia, gli anni '90 e 2000 hanno visto arrivare dalla prolifica Finlandia una miriade di band, tra cui questa dei debuttanti, all'epoca, Blind Stare. Devo ammettere che la cover artwork (ad opera di Jan Yrlund degli Ancient Rites) mi aveva un po’ depistato per quanto riguarda lo stile dei nostri: immaginavo infatti, si trattasse di un power epic metal, poi fortunatamente ho realizzato che mi trovavo di fronte ad un platter di death metal melodico. Le dieci tracks ivi contenute (11 nella versione giapponese, che include addirittura la cover di Bon Jovi, "Runaway"), rappresentano un esempio di come le band, provenienti dalla “Terra dei mille laghi”, siano sempre più avanti rispetto le altre. Pur non proponendo nulla di originale, il sestetto originario di Turku ci propone un buon death melodico con clean vocals (che ricordano Michael Stanne dei Dark Tranquillity sull’album 'Projector'), ariose tastiere e preziosi arrangiamenti orchestrali capaci di dare una certa maestosità al suono (pur non avendo un’orchestra a loro disposizione, i nostri sono riusciti ad ottenere un risultato abbastanza simile). E cosi tutto questo 'Symphony of Delusions' si presenta ricco di spunti interessanti, anche se in taluni inframmezzi, i sei ragazzi peccano un po’ di inesperienza, mostrando il loro lato più grezzo, incaponendosi nel voler ostentare quanto possano essere cattivi. Anche l’utilizzo della tripla voce (clean, growl e scream) magari rende il tutto ancora grossolano, tuttavia confermo, che d’idee ce ne sono molte e soprattutto valide. L’abilità agli strumenti poi è indiscutibile (buone le chitarre, ottime le tastiere) e sicuramente con qualche ulteriore accorgimento, una buona dose di fortuna e una casa discografica decente alle spalle, i Blind Stare avrebbero potuto dar filo da torcere a chiunque. Purtroppo dopo questo lavoro, è uscito un altro Lp nel 2012, 'The Dividing Line', poi il silenzio fino al 2019 quando un singolo, "Broken Red", ci ha restituito la band in grande forma. Preludio di un nuovo album? Staremo a vedere. (Francesco Scarci)

(Arise Records - 2005)
Voto: 70

https://www.facebook.com/blindstare/

sabato 22 agosto 2020

Sinisthra - Last of the Stories of Long Past Glories

BACK IN TIME:
#PER CHI AMA: Gothic, Charon, Him
Dalla terra dei vari Him, The 69 Eyes, Entwine e Charon (...e chi più ne ha più ne metta), arrivò nel 2005 un’altra band di gothic metal. Dalla gelida Helsinki ecco approdare sul mercato discografico i Sinisthra, conosciuti fino a pochi mesi prima con il monicker Nevergreen. 'Last of the Stories of Long Past Glories' è stato il loro disco di debutto, dove peraltro sondare all'epoca le doti canore del nuovo singer degli Amorphis, Tomi Joutsen, passato nelle file della band di Tomi Koivusaari, dopo la dipartita di Pasi Koskinen (che a sua volta era passato nelle file degli Ajattara). Ma parliamo di musica ora: il disco è un esempio di classico gothic metal, ispirato alle band sopraccitate, ma anche dai lavori più “pop” dei Pyogenesis, degli album degli Amorphis di quell'epoca e addirittura, in qualche passaggio, ho potuto scorgere l’ombra dei Red Hot Chili Peppers (quelli più intimistici però). I 40 minuti di questo lavoro ci offrono un po’ tutti i clichè del genere: malinconiche melodie sostenute dalle soffuse tastiere di T. Vainio, squarciate da momenti più aggressivi e dagli assoli dei due chitarristi. E poi la voce di T. Joutsen, che dire? Il fatto che passò a cantare sul prossimo disco di una delle mie band preferite di sempre, un po’ mi fece venire i brividi, ma poi ci ho fatto l’abitudine. La sua voce era infatti nasale, dotata di una buona estensione vocale, ma poco carismatica; sprigionava poca energia con l’album che scivola stancamente senza mai troppo coinvolgere l'ascoltatore. Cosa volete che vi dica, le premesse non sono state le migliori e se la band ci ha impiegato 15 anni per produrre un nuovo lavoro ('The Broad and Beaten Way') e ristampare questo per la Rockshots Records con un paio di demo tracks e unreleased tracks, un perchè deve esserci. Io da buon sentimentale, rimpiango ancora i tempi in cui il buon vecchio Tomi Koivusaari gorgheggiava su 'Tales From the Thousand Lakes', quindi fate voi. Per quanto riguarda le liriche trattano temi più che altro intimi e personali. Insomma all'epoca trovai questi Sinisthra abbastanza spenti e poco convincenti, ora sarei davvero curioso di ascoltare il nuovo album. (Francesco Scarci)

(Arise Records/Rockshots Records - 2005/2020)
Voto: 58

https://www.facebook.com/Sinisthra/