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| #PER CHI AMA: Metalcore |
Arrivare al nono disco mantenendo la stessa identica ricetta dei primi anni duemila è un'impresa che richiede una dose incrollabile di mestiere e una sfacciata faccia di bronzo: con 'No Place for Me', gli storici metalcorer dell'Ohio, Miss May I, si ripresentano come una macchina da guerra sonora tirata a lucido, pompata a dismisura e sintonizzata sulle frequenze nostalgiche di As I Lay Dying, Killswitch Engage e Memphis May Fire. La formula è quella solita, scolpita nella pietra da vent'anni: il basso di Ryan Neff e la batteria al silicone di Jerod Boyd erigono un muro d'aria su cui si scontrano lo screaming furioso di Levi Benton e i soliti, immancabili ritornelli in voce pulita alati e melodici, mentre le liriche scavano nel solito calderone fatto di ansia, alienazione e crolli emotivi. A livello di brani non ci troviamo di certo di fronte all'invenzione dell'acqua calda, ma la dose di groove che la band riesce a sprigionare dalle casse è indiscutibile. L'apertura affidata a "Sanctuary" tira subito fuori i canini con riff serrati e un breakdown spacca-ossa che va ad incastrarsi in un refrain corale pensato appositamente per far cantare i festival, spianando la strada alla furia cieca di "Portrait of Pain", una mazzata guidata da chitarre affilate come rasoi e rullate a rotta di collo. Le cose si fanno un filo più dinamiche quando "Hand Me a Halo" sceglie di flirtare con ammiccamenti nu-metal e pulsioni industriali ricche di un groove gommoso e trascinante, per poi cedere il passo alla tensione drammatica e carica di pathos di "Pray for Silence". La band torna a premere sul pedale dell'acceleratore con "Death Threat", pezzo che scatena riff sferzanti e un basso pulsante che profumano di Gothenburg-sound alla At The Gates e primissimi In Flames, mentre "Die on the Vine" gioca sul classico contrasto tra la violenza bruta delle strofe e un gancio melodico da mandare a memoria al primo ascolto. Il disco scivola via su un'altra dose di brani energici e ruffiani, non spostando di un millimetro i confini del genere, e credo non pretenda di farlo. Sicuramente è sorretto da una bella dose di energia, da una carica e da un groove così ben confezionati che è impossibile non muovere la testa a tempo. Un acquisto divertente per i fan sfegatati del gruppo e per i nostalgici del metalcore dorato dei primi Duemila; tutti gli altri possono tranquillamente tirare dritto e andarsi a riascoltare i classici dell'epoca. (Francesco Scarci)
(Solid State Records)
Voto: 68
