mercoledì 14 ottobre 2026

Brymir – What We Leave Behind

#PER CHI AMA: Melo Death
Ascoltate il canto del nord, ascoltate il ruggito che sale dalla terra dei mille laghi! Giunti al quinto sigillo della loro saga, gli eroici Brymir brandiscono 'What We Leave Behind', maestoso seguito dell'antico 'Voices in the Sky', forgiando nell'acciaio un melo death dalle tinte sinfoniche che profuma delle mitiche gesta di Wintersun, Ensiferum e dei leggendari Children of Bodom. Dai magici magli di Joona Björkroth scaturiscono riff acuti e taglienti come lame di ghiaccio, mentre il basso di Jarkko Niemi scuote le fondamenta del Sampo e la batteria martellante di Patrik Fält scatena la tempesta. Sopra questo oceano d'orchestre e tuoni, s'erge il growling feroce di Viktor Gullichsen, a cantare del destino degli uomini, del tempo che tutto divora, di guerre e di un domani cupo che attende la stirpe mortale. Il viaggio di sangue e magia ha inizio con "Slaying Star (Intro)", solenne incantesimo d'archi che spalanca le porte del cielo, prima che una arrembante ritmica travolga ogni cosa con "Sleipnir", cavalcata furiosa tra chitarre veloci e cori che invocano gli antichi Dei. La bufera infuria in "Tempestbound" (song per cui è stato anche estratto un video), dove battiti di martello e splendide melodie di chitarra mostrano la saggezza dei bardi scandinavi, spianando la strada alla title track, un turbine synth/sinfonico, in cui la rabbia del cantato si fonde ad un inseguimento di assoli d'incanto e di fuoco, mentre le vocals si sdoppiano tra il pulito dei cori e il graffiato del frontman. Si sprofonda poi nell'abisso con "True Darkness", dove oscure ombre di matrice black (con annessi ammiccamenti ai Dimmu Borgir) e ritmiche di granito avvolgono l'ascoltatore, fino a quando il breve respiro etereo e strumentale di "Moment of Silence", dona una tregua di pura poesia prima dell'ennesima battaglia. L'inno dei guerrieri risuona presto infatti in "Buried Legion", pezzo di pura tempesta, sorretto da riff quadrati e grida viscerali, mentre un altro breve preludio, "Thy Self the Highest Love", prepara l'anima all'ultimo grande scontro. Qui si erge "The Roaring King", un mid-tempo di suoni e cori epici che ruggisce tra spazi orchestrali, seguito dagli oltre sette minuti di "Broken Dawn", una summa di lacrime, tecnica e passione, dove la musica dei nostri s'innalza verso le stelle, spaziando tra melodici strali di chitarra, blast-beat, ritmi più compassati, assoli spettacolari e un cantato sempre evocativo. E quando la tensione sembra esser terminata e l'eroe aver posato la spada, ecco lo sfacciato incantesimo: "How Much Is the Fish?", folle rissa in metallo che stravolge la vecchia danza techno dei teutonici Scooter tra le risate dei bardi attorno al fuoco. 'What We Leave Behind' si consacra come un dono prezioso per chiunque brami il death melodico più arrembante e le grandi sinfonie del Nord. (Francesco Scarci)

(Napalm Records - 2026)
Voto: 78