mercoledì 6 maggio 2026

Scarab - Transmutation of Fate

#PER CHI AMA: Techno Death
Il Cairo non è una città che si dimentica tanto facilmente, e non è solo merito delle piramidi di Giza e della Sfinge. C'è una densità particolare nell'aria, una miscela di polvere, rumore moderno e un silenzio millenario che sembra rimasto intrappolato tra le crepe dei palazzi. È lo stesso tipo di densità che ti si piazza sul petto quando facciamo partire il disco degli Scarab, una band death metal originaria proprio della capitale egiziana. E non si tratta poi degli ultimi arrivati, visto che il sestetto è in giro dal 2006. Chi segue i sentieri meno battuti del death, sa bene che la band non è un nome come un altro, sono una specie di anomalia geografica e spirituale, un organismo che ha passato vent'anni a raccogliere frammenti di riff nel buio per poi fonderli insieme in un'unica, spaventosa colata di piombo che ha trovato la sua forma definitiva in 'Transmutation of Fate'. Qui non troverete l'aggressione cieca, quella fretta adolescenziale di spaccare tutto e tutti che spesso penalizza le band più giovani. Qui stiamo parlando di techno death dalle classiche tinte mediorientali, un sound che ci investe, sin dall'iniziale "Vow of the Sphinx {Abo El-Houl}", con arrangiamenti fitti, quasi soffocanti, e armonizzazioni stratificate che avanzano con la solennità di una processione funebre. Sembrerebbe addirittura che l'uso del ritmo sia modellato su incantazioni fonetiche antiche e concetti neoglifici. È un suono comunque pesante, oscuro, talvolta quasi teatrale nella sua drammaticità, che mi ha evocato i nostrani Fleshgod Apocalypse, quest'ultimi forse un filo più orchestrali. Brani come la già citata opening track, considerata da più parti, la pietra angolare dell'intero EP, la belligerante "Hands from the Sun {Amon}" con le sue scariche di blast-beat e la pulsante (complice un basso da urlo) "Epistle of Secrets {Creators of III}", non sono semplici canzoni, ma nodi concettuali che parlano di risvegli violenti, di memorie sepolte nella carne e di una resa dei conti karmica a cui nessuno può sottrarsi. La mia preferita rimane però la conclusiva "Monarch of Violence {Oriasirius}", una centrifuga di suoni, atmosfere, cori cerimoniali che sembrano proiettaci indietro nel tempo di 3000 anni. 'Transmutation of Fate' in definitiva, è un lavoro maturo, che usa l'immaginario esoterico come l'ossatura di un discorso morale più profondo. (Francesco Scarci)

(Brutal Records - 2026)
Voto: 72