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domenica 18 settembre 2016

Dive Your Head – Le Prix Du Sang

#PER CHI AMA: Hardcore/Metalcore
La band francese dei Dive Your Head s'incastra alla perfezione in un limbo sonoro tra metal, nu metal, hardcore e metalcore senza imitare nessuno, pur restando fedele ai canoni stilistici dei suddetti generi. La commistione sonora è lanciata in orbita da una prova canora decisamente esaltante ed esplosiva del vocalist Luca Depaul – Michau, un vero creatore di rabbia urlata al vetriolo. Alla prestazione vocale sopra le righe aggiungiamo anche che Luca canta in lingua madre e questo rende la storia molto intrigante e personale, nel ricordo di grandi band conterranee come FFF o Noir Desir che in ambiti musicali diversi, hanno avuto il coraggio di sostituire il classico inglese con il francese, ottenendo ottimi risultati. La band suona secca e precisa, dominata da riff aggressivi e un drumming tesissimo, per cui tutto il carico del suono è spalmato in brani velocissimi e sempre in tiro, mostrando tutta la loro potenza in composizioni che arrivano al massimo intorno ai quattro minuti. Niente fronzoli e tanta rabbia, da ascoltare e da saltare, con parecchi watt da vendere e quel tocco modernista alla Of Mice & Men che non guasta in una band così giovane, essendosi formata nel 2012. Buona la tecnica di tutto l'ensemble, con poco spazio concesso ad inutili virtuosismi, un'attitudine hardcore, un velato amore per i ritmi alla Slipknot ma anche una propensione all'orecchiabilità, che non vuol dire per forza perdita di coerenza e potenza ma al contrario, così sparsa tra un brano e l'altro, fa in modo che l'album risulti assai trascinante e di facile accesso, in grado cosi di soddisfare anche i più esigenti a riguardo del genere. Si percepisce la voglia di farsi largo tra i tanti progetti esposti in questo campo, spingendo al massimo l'acceleratore su ritmi incalzanti dal sapore metal e dal piglio hardcore, omogenei e pesanti sulla scia di band come August Burns Red, e i già citati Of Mice & Men, qualche nevrosi alla Cursed, anche se non in chiave così sotterranea, e un accenno di folle tecnologia metallica virata verso gli ultimi Fear Factory, che esalta l'impeto di un drumming mozzafiato. Ottima l'apertura affidata a "Les Rois Perdus" o l'incedere lento, teso e futurista di "Luxuria" con le sue sferragliate al veleno che non lasciano il tempo di riprendere fiato (il mio brano preferito) o ancora "Post Mortem" così grooveggiante (in alcune parti di voce pulita immaginate di sentire i geniali Helmet cantati in francese!) e isterica da non riuscire a stare fermi (esplosiva e perfetta per l'headbanging!). Alla fine, la band transalpina con questo album non potrà che ottenere buoni consensi, ed anche al di fuori dei confini nazionali, il cantato in lingua madre potrebbe risultare come una novità e riscuotere un ottimo riscontro di pubblico. Ascoltate e riascoltate senza remore questo album, non ve ne pentirete! (Bob Stoner)