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martedì 23 agosto 2016

Vow of Thorns - Farewell To The Sun

#PER CHI AMA: Black Doom Atmosferico, Agalloch
Amanti degli ahimè defunti Agalloch fatevi sotto: i canadesi Vow of Thorns seguono infatti palesemente i dettami della ben più famosa band dell'Oregon, con quello che è il loro album di debutto sulla lunga distanza, 'Farewell To The Sun'. Sebbene l'inizio quasi rockeggiante di "Meeting on the Astral Plane" possa ingannare, quando l'arcigna voce del frontman si accomoda dietro il microfono, ecco aleggiare lo spettro di John Haughm e soci. Tuttavia, il sound dei quattro dell'Ontario si muove su binari ritmici più che altro orientati all'heavy metal, con sprazzi di cupa malinconia relegati a momenti atmosferici o deliziosi e dilatati arpeggi acustici, confezionati con gran gusto. E la lunga opening track ci regala infatti lunghe fughe strumentali che inevitabilmente scomodano facili paragoni con 'The Mantle' dei già citati Agalloch (per la cronaca missaggio e mastering sono fatalità a cura dell'ex Agalloch Jason Walton). La band mi convince appieno, pur risultando evidentemente derivativa nei confronti dei gods della costa pacifica. "Great Abomination" è un pezzo che evoca il black metal dei Melechesh, anche se nella sua parte centrale ci colloca sull'orlo del dirupo con un vertiginoso break che puzza di post-metal. “Farewell To The Sun Part I” è un breve pezzo strumentale che introduce alle successive due sue parti, in cui è ancor più forte l'influenza degli Agalloch, grazie ad un sound che a livello di chitarre, non fa altro che dipingere ossessivi stati di desolazione, vero marchio di fabbrica dei pionieri di questo genere, con un utilizzo ridondante, quasi ipnotico, di loop chitarristici di matrice post rock, a cui fanno seguito da contraltare, pericolose scorribande in territori post black. Ecco emergere lungo il copioso minutaggio dell'album, il costante alternarsi delle varie sfumature del post, con rock, metal e black a rincorrersi in un riffing contorto e severo, su cui si stagliano i taglienti vocalizzi del cantante. Una spruzzata di funeral doom, ed eccovi servita anche la terza parte della title track, prima dell'abbandono conclusivo alle lunghe, soffuse e sofferte melodie della finale "Doomed Woods", oltre dodici minuti di epiche vibrazioni, suggestivi paesaggi e deprimenti emozioni, che suggellano, con un certo successo, la proposta del quartetto dei Vow of Thorns. I più accreditati eredi degli Agalloch? La storia avrà modo di dircelo... (Francesco Scarci)

(Foresta Dweller Inc. - 2016)
Voto: 75

https://vowofthorns.bandcamp.com/