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lunedì 22 agosto 2016

Sedulus - The Sleepers Awaken

#PER CHI AMA: Psych Stoner, Baroness, Isis
Pochi colori in copertina per i Sedulus, act britannico in attività dal 2005. Sembra un tramonto visto dall’orlo di un asteroide in orbita nello spazio aperto. Non a caso 'The Sleepers Awaken' ci arriva attraverso l'etichetta When Planets Collide, fucina di rabbia sperimentale planetaria. La band è talentuosa e con le idee chiare, il suono ricorda Tool, Russian Circles e Baroness, la cosa che forse ancora manca è la coesione artistica che a volte non permette ai brani di esprimere a pieno le proprie potenzialità. Vale la pena iniziare subito a sentire il disco che apre con “Sycamore” potentissimo brano in pieno stile sludge. Dal primo pezzo già si evince la propensione della band alla complessità compositiva dei brani, all’aggressività e alla psichedelia. La cavalcata prosegue con “Machinations”, che presenta un tappeto di chitarre rugginose che rispondono ad una linea di voce a metà tra ISIS e Melvins. Le strutture dei pezzi non sono mai semplicistiche, si passa infatti da parti ritmicamente serrate ad aperture decisamente più blande, impreziosite da arpeggi riverberati e profondi tonfi di basso. La composizione come detto è audace tanto che a volte le song sembrano andare fuori dal tracciato, minando la comprensione del pezzo. L’attenzione rimane comunque alta, sempre ridestata da cambi di dinamica e da una buona spettacolarità tecnica dei musicisti. Altro aspetto che salta all’orecchio sono i suoni ed il metodo di registrazione, per cui sembra in qualche modo tutto un po’ lontano. Certo, l’impressione di essere su un satellite che orbita intorno alla Terra è riuscita, ma forse all’opera avrebbe giovato più definizione e presenza del suono che tuttavia rimane decisamente di qualità. Approdiamo alla terza traccia che porta un nome stranamente italiano “Nomadi del Mare”: si tratta di un viaggio strumentale su un veliero fantasma nella Via Lattea assolutamente da sentire. La traccia successiva chiude la prima parte del disco, e si chiama “Things We Lost in the Fire” e trasporta l’immaginazione per mezzo di voci e chitarre effettate che fluttuano a mezz’aria. La parte più riuscita del brano è la strofa: presente, decisa e brillantemente arrangiata. Anche il break dipinge scenari apocalittici sormontati da una linea melodica vocale in pieno stile Aaron Turner. Pecca del brano è il ritornello: da un punto di vista melodico forse non proprio azzeccato, sembra che non sia esattamente l’evoluzione naturale della strofa. Ma anche con questo difetto “Things We Lost in the Fire” rimane uno dei miei pezzi preferiti. Si passa alla seconda parte ora, aperta da una traccia ostinata e orientaleggiante. Sembra di vivere una sessione di meditazione ma non nella quiete di un parco o di un tempio, ma esattamente in mezzo al caos insensato e chiassoso di una metropoli. Ad ogni modo si tratta solo di una breve pausa, “Colonise” infatti non lascia scampo. Potenti riff sludge e una voce aggressiva e perentoria esortano a non lasciarsi abbattere e avere la forza di reagire sempre, “We Must Stay Strong” si grida nel brano. Anche qui si ha la percezione lontana che alcune parti non seguano il giusto susseguirsi delle cose, tuttavia il brano risulta piacevole e trasmette una notevole quantità di energia. Eccoci alla epica “Foxhole”: si inizia con una bassa intensità, la musica evolve tra voci pulite e frequenti pause sceniche davvero assai riuscite, sia nella scelta delle note che delle dinamiche. Il pezzo poi esplode in tutta la sua potenza in tre episodi trainati da una voce sporca e mono-nota e da un profondo e denso fango, che alla fine la elegge come il pezzo più interessante dell’opera. L’ultimo passaggio strumentale “Redshift” è forse il più riuscito: frequenze basse, percussioni ancestrali che vanno a formare un ambiente sonico e spaziale ma allo stesso tribale e terreno. La chiusura “Heat Death”ci dà il giusto commiato riassumendo in sé tutte le migliori qualità dei Sedulus. Dopo un intro supersonico dove chitarre e basso si intrecciano rivelando una grande emotività, atterriamo successivamente su di un suolo ostile di un pianeta privo di ossigeno e poi di nuovo si riparte a fluttuare nel vuoto verso il prossimo pianeta sconosciuto. 'The Sleepers Awaken' è un disco ruvido e intenso che lascia intravedere talento e inventiva e crea inoltre alte aspettative per la prossima opera dei quattro britannici. (Matteo Baldi)

(When Planets Collide - 2016)
Voto: 70

https://sedulus.bandcamp.com/