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martedì 22 marzo 2016

Lutece - From Glory Towards Void

#PER CHI AMA: Swedish Black, Marduk, Dissection
Parigi, Francia. 2016. Le tenebre calano sulla capitale e il loro volto è impersonificato dai Lutece, act transalpino attivo già da un paio di lustri e con tre album pubblicati, di cui 'From Glory Towards Void' rappresenta la loro ultima produzione. Il nuovo album continua in linea con i precedenti lavori, offrendo un black dalle ritmiche serrate ("Let the Carnyx Sound Again"), ma anche dagli ampi respiri atmosferici ("Melted Flesh"), in cui continua a mantenersi forte una certa componente epicheggiante che rende il lavoro più accessibile del previsto, pur proponendo un genere estremo. Merito sicuramente delle chitarre, che mostrano un approccio che definirei heavy, anche se la ritmica si presenta comunque tirata e pesante, complice un roboante basso e un drumming che viaggia a velocità supersoniche con blast beat schizoidi, su cui si staglia lo screaming assai arcigno di Hesgaroth. Ma il riffing si conferma sempre e comunque melodico ("The Venom Within" e "Architects of Doom"), nella sua alternanza tra sfuriate black in stile scandinavo (Sarcasm e Dissection sono ben udibili anche nella title track) e ritmiche mid-tempo. Fatto salvo per qualche passaggio a vuoto ("Labyrinth of Souls"), in cui i nostri provano a ripescare i primordiali suoni dei Samael, 'From Glory Towards Void' alla fine è un album che si lascia ascoltare dall'inizio alla fine, pur non proponendo nulla di cosi innovativo. Quel che è rimane chiaro per l'intera durata del disco è che il quintetto transalpino non si lascia certo pregare quando c'è da inferire con riff che assomigliano più a colpi di rasoio ben assestati a livello della giugulare che semplice plettrate sulla sei corde; ne sono un esempio la ficcante "The Last Standing Flag" o la debordante "Living My Funeral". Tuttavia, dovendo esprimere la mia personale opinione, posso dire che preferisco la versione mid-tempo dei nostri, ossia quei momenti più ragionati in cui l'ensemble sembra aver più chiaro cosa fare e cosa dire (splendida a tal proposito "The Dance of Rolling Heads"), anche se le cavalcate black, in stile Marduk, non sono certo disprezzabili, anzi. Insomma per concludere, ho come l'impressione che questo terzo disco dei Lutece possa rappresentare un lavoro di transizione che conduca i nostri verso l'Olimpo del black metal di matrice svedese. Avanti cosi. (Francesco Scarci)