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martedì 3 novembre 2015

Kevel – Hz of the Unheard

#PER CHI AMA: Sludge/Alternative/Post Metal
Arriva direttamente da Atene la sorpresa che non ti aspetti, una band formatasi solo nel 2012 che al debutto licenzia, autoproducendosi, un piccolo gioiellino interamente strumentale. La scelta di mettere presto da parte la voce si mostra alquanto efficace: le composizioni trovano infatti un perfetto equilibrio da sole, con un sound potente, compatto e dinamico, in evoluzione costante tra chiaroscuri, cambi di tempo e umori vari. Alla fine i brani si sviluppano in modo scorrevole e l'effetto globale risulta letale per chi ascolta. Nella musica dei Kevel non ci sono regole scritte, tutto è permesso all'interno di uno stile assai personale, quindi, trovare una composizione progressiva con l'emotività e il sound di casa Tool ai tempi del mitico 'Undertow' sarà cosa normale ascoltando 'Hz of the Unheard'. Non solo, pensateli mischiati alla forza espressiva dei Pelican, alla tensione dei Kylesa, la vena cinematica dei Red Sparrowes e l'oscurita post core dei Battle of Mice (senza voce ovviamente!), il tutto suonato con una pesantezza da far invidia ad una band sludge, con un tocco di post black che non guasta mai e anzi fa la differenza. Mi risulta difficile descrivere questi brani, poiché la loro complessità e bellezza è assimilabile solo ascoltandoli ripetutamente. Il suono è corpulento ma snello, teso, di altissima qualità e non stanca mai, intelligente nella sua composizione e perfetto nella trascrizione di oscure visioni in grigio, psichedelia, intricati percorsi psichici frammisti a complicate deviazioni dell'anima (guardatevi il video di "Seeds of Famine" e giudicate voi, semplicemente geniale!). Sono cinque i pezzi che costituiscono l'esordio della band ateniese, e tutti di ottima qualità, di media-lunga durata e curatissimi nei suoni, cosi come nell'artwork (a cura di Dimitrios Kyriazis), che riflette a dovere un ensemble che esce dai canoni senza stravolgerne le coordinate, l'impatto ed il risultato. Una scrittura che dona sfumature davvero interessanti ad una musica che può essere catalogata come alternative/sludge metal ma che in realtà al suo interno nasconde una moltitudine di influenze più o meno legate al variegato mondo della musica estrema. Un piccolo gioiello che nei primi due brani, "Pavlova" e "EoD (Edward on Death Row)" trova la sua magnifica essenza. I Kevel, con la propria musica, sovrastano e sconfiggono la pesante crisi economica greca, sfornando un debutto di notevole carattere e di respiro internazionale. Da ascoltare e avere! (Bob Stoner)

(Self - 2014)
Voto: 85